Alcune persone nell’Amhara gli lanciarono sguardi mentre passava, tuttavia nessuno gliene rivolse un secondo. Che venisse da fuori era abbastanza evidente, gli occhi azzurri e i capelli tagliati sulle spalle. Qui gli uomini li lasciavano crescere fino alla vita, li legavano dietro la nuca o con un fermaglio. I suoi semplici abiti di seta erano ordinari, però, nulla di più di quanto un mercante di discreto successo potesse indossare, e non era l’unico senza mantello malgrado i venti lacustri. Molti degli altri erano Kandori dalle barbe biforcute, o Arafelliani con treccine e campanelli, o Saldeani dai nasi aquilini, uomini e donne per cui questo tempo era mite, se paragonato all’inverno sulle Marche di Confine, ma nulla di lui diceva che non provenisse anch’egli da quei luoghi. Da parte sua, si rifiutava semplicemente di lasciarsi toccare dal freddo, lo ignorava come se fosse una mosca che gli ronzava attorno. Un mantello avrebbe potuto essergli di impaccio, se avesse avuto occasione di agire. Per una volta, perfino la sua altezza non catturava l’attenzione. C’erano un bel po’ di uomini molto alti a Far Madding, alcuni di loro del luogo. Manel Rochaid stesso era solo un palmo più basso di Rand, se era per quello. Rand se ne stava a una buona distanza da quell’uomo, lasciando che persone e portantine filtrassero fra loro e, alle volte, nascondessero il suo obiettivo. Coi suoi capelli tinti di nero grazie alle erbe fornite da Nynaeve, dubitava che l’Asha’man rinnegato l’avrebbe notato perfino se si fosse voltato. Da parte sua, lui non era preoccupato di perdere di vista Rochaid. Molti degli uomini del luogo indossavano colori smorti, con ricami più vividi sul petto e sulle spalle e forse un fermaglio per capelli ingioiellato per i più benestanti, mentre i mercanti stranieri preferivano vestiti sobri e senza pretese, in modo da non sembrare troppo ricchi, e le loro guardie e carrettieri erano avvolti in rozzi abiti di lana. La giubba di seta color rosso brillante di Rochaid risaltava. Percorse la piazza a grandi passi come un re, una mano appoggiata leggermente sull’elsa della sua spada, un mantello bordato di pelliccia che si gonfiava dietro di lui nel vento. Era uno sciocco. Sia il mantello sventolante sia la spada attiravano gli sguardi. I suoi baffi arricciati e incerati lo marchiavano come Murandiano, che avrebbe dovuto tremare per il freddo come ogni normale essere umano, e quella spada... Un emerito sciocco.
Tu sei lo sciocco, a venire in questo posto, ansimò violentemente Lews Therin dentro la sua testa. Follia! Follia! Dobbiamo andarcene! Dobbiamo!
Ignorando la voce, Rand si mise i suoi confortevoli guanti e mantenne un ritmo costante dietro Rochaid. Alcune delle guardie cittadine nella piazza stavano osservando l’uomo. I forestieri erano considerati combinaguai e teste calde, e i Murandiani avevano la reputazione di essere gente irritabile. Un forestiero che portava una spada attirava sempre l’attenzione delle guardie. Rand fu lieto di aver deciso di lasciare la sua alla locanda con Min. Lei era annidata nel profondo della sua mente in modo più forte di Elayne, Aviendha o Alanna. Era solo vagamente conscio delle altre. Min sembrava viva dentro di lui.
Quando Rochaid lasciò l’Amhara, diretto più in profondo nella città, stormi di piccioni balzarono dai tetti, ma, invece di lanciarsi nelle precise picchiate che di norma li avrebbero portati in cielo, gli uccelli cozzarono l’uno contro l’altro e alcuni precipitarono sul selciato sbattendo le ali. La gente rimase a bocca aperta, incluse le guardie cittadine che solo un momento prima stavano osservando Rochaid così attentamente. L’uomo non si guardò indietro, ma non era importante che avesse visto. Sapeva che Rand era in città senza vedere gli effetti di un ta’veren, oppure non sarebbe stato lì.
Seguendo Rochaid su Via della Gioia, in realtà due ampie strade separate da una fila cadenzata di alberi senza foglie dalla corteccia grigia, Rand sorrise. Rochaid e i suoi amici probabilmente pensavano di essere molto astuti. Forse avevano trovato la mappa delle pianure settentrionali di Maredo rimessa a posto al contrario negli scaffali nella Pietra di Tear, o i libri sulle città del sud messi sullo scaffale sbagliato nella biblioteca del Palazzo Aesdaishar a Chachin, o uno degli altri indizi che si era lasciato alle spalle. Piccoli errori che un uomo che andava di fretta avrebbe potuto commettere, ma due o tre insieme formavano una freccia che puntava a Far Madding. Rochaid e gli altri erano stati rapidi ad accorgersene, più rapidi di quanto si fosse aspettato, oppure avevano avuto aiuto nel capirlo. In ogni caso non aveva importanza. Non era sicuro del motivo per cui il Murandiano fosse venuto prima degli altri, ma sapeva che sarebbero giunti, Torval e Dashiva, Gedwyn e Kisman, per cercare di finire quello che avevano rabberciato a Cairhien. Un peccato che nessuno dei Reietti sarebbe stato abbastanza sciocco da seguirlo qui. Avrebbero semplicemente mandato gli altri. Rand voleva uccidere Rochaid prima che gli altri arrivassero, se poteva. Anche qui, dove erano tutti sullo stesso piano, sarebbe stato meglio riequilibrare le probabilità. Rochaid era a Far Madding da due giorni, e faceva apertamente domande su un uomo alto dai capelli rossi, andandosene in giro tronfio come se non avesse nulla al mondo di cui preoccuparsi. L’uomo aveva visto un bel po’ di gente che, più o meno, rispondeva alla sua descrizione, ma pensava ancora di essere il cacciatore, non la preda. Ci hai portato qui a morire! gemette Lews Therin. Essere qui è male come la morte!