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Queste erano vecchie lamentele, proclamate una dozzina di volte dalla scorsa notte, quando Cadsuane aveva dettato le sue condizioni se volevano accompagnarla. Quelle condizioni erano state rigorose, ma Harine non aveva avuto altra scelta che accettare, il che non faceva che contribuire al suo rancore.

Shalon ascoltava solo distrattamente, annuendo e mormorando le risposte appropriate. Di assenso, ovviamente. Sua sorella si aspettava il suo assenso. Quasi tutta la sua restante attenzione era sulle Aes Sedai. Di nascosto. Moad non faceva nemmeno finta di ascoltare; d’altra parte era il Maestro della Spada di Harine. Harine poteva essere rigida come un nodo bagnato con chiunque altro, tuttavia era tanto flessibile con Moad che chiunque avrebbe pensato che l’uomo dagli occhi duri e dai capelli grigi fosse il suo amante, specialmente poiché erano entrambi vedovi. Almeno, potevano pensarlo se non conoscevano Harine. Harine non avrebbe mai preso un amante di rango inferiore al suo, e ora, ovviamente, questo voleva dire che non poteva prenderne nessuno. In ogni caso, una volta che ebbero fermato i loro cavalli vicino agli alberi, Moad appoggiò un gomito sull’alto pomello della sua sella, posò una mano sulla lunga elsa d’avorio intagliato della spada infilata dietro la sua fusciacca verde, infine esaminò apertamente le Aes Sedai e gli uomini insieme a loro. Dove aveva imparato a cavalcare?

Sembrava davvero... a suo agio. Chiunque poteva distinguere il suo rango con una semplice occhiata, dai suoi otto pesantissimi orecchini e dal modo in cui la sua fusciacca era annodata, perfino se non stava portando la sua spada e il pugnale coordinato. Le Aes Sedai non avevano un modo per fare lo stesso? Potevano davvero essere così disorganizzate? Si presumeva che la Torre Bianca fosse una sorta di apparato meccanico che polverizzava troni e dava loro nuova forma secondo la propria volontà. Di certo il macchinario sembrava rotto, ora.

«Ho detto: dove ci ha portato, Shalon?»

La voce di Harine, come un gelido rasoio, fece defluire il sangue dal volto di Shalon. Servire sotto una sorella più giovane era sempre difficile, ma Harine rendeva la cosa ancor più ardua. In privato era più che fredda, e in pubblico era capace di far appendere una Maestra delle Vele per le caviglie, per non parlare di una Cercavento. E dato che quella giovane donna terricola, Min, le aveva detto che sarebbe stata Maestra delle Navi, un giorno, si era fatta ancora più aspra. Fissando Shalon con occhi duri, sollevò la sua scatoletta dorata di sali come per coprire un odore spiacevole, anche se il freddo uccideva ogni fragranza.

Shalon si affrettò a guardare il cielo, cercando di stimare il sole. Desiderò che il suo sestante non fosse al sicuro su Lo spruzzo bianco — ai terricoli non era mai permesso vedere un sestante, e men che meno assistere al suo utilizzo — ma non era certa che le sarebbe servito a molto. Questi alberi potevano essere bassi, ma non riusciva comunque a distinguere un orizzonte. Vicine verso nord, le colline si elevavano in montagne che discendevano da nordest a sudovest. Non poteva dire quanto fosse in alto. Il terreno aveva troppi alti e bassi per le sue intenzioni. Anche così, ogni Cercavento sapeva fare delle approssimazioni. E quando Harine domandava un’informazione, si aspettava di riceverla.

«Posso solo fare una congettura, Maestra delle Onde» disse. Le mascella di Harine si contrasse, ma nessuna Cercavento avrebbe fornito una congettura come una posizione certa. «Ritengo che siamo a tre o quattrocento leghe a sud di Cairhien. Non posso dire altro.» Ogni apprendista che, usando bastone e corda, avesse fornito una posizione tanto approssimativa, sarebbe stata fatta piegare per lo scudiscio del mastro di ponte, ma le parole gelarono la lingua di Shalon mentre ascoltava quello che stava dicendo. Cento leghe nell’arco di un’intera giornata erano una bella distanza per un perlustratore. Moad increspò le labbra con fare pensieroso. Harine annuì lentamente, guardando attraverso Shalon come se potesse vedere perlustratori a vele spiegate che scivolavano attraverso buchi intessuti nell’aria con il Potere. Allora il mare sarebbe stato davvero loro. Riscuotendosi, si sporse verso Shalon, i suoi occhi che catturavano quelli della Cercavento come uncini. «Devi imparare questo, a qualunque costo. Se la convinci potrebbe, se la Luce ci assiste. O almeno potresti avvicinarti abbastanza a una delle altre da impararlo.»

Shalon si umettò le labbra. Sperava che Harine non avesse visto il suo sussulto. «Gliel’ho rifiutato in precedenza, Maestra delle Onde.» Aveva avuto bisogno di qualche spiegazione del perché le Aes Sedai l’avessero trattenuta per una settimana, e una versione della verità era parsa la più sicura. Harine sapeva tutto. Tranne il segreto che Verin aveva scovato. Tranne che Shalon aveva acconsentito alle richieste di Cadsuane per nascondere quel segreto. Che la Grazia della Luce fosse su di lei, rimpiangeva Ailil, ma era stata così sola che aveva navigato troppo lontano prima di accorgersene. Con Harine non c’erano chiacchierate serali davanti a vino al miele per alleviare i lunghi mesi di separazione da suo marito Mishael. Nella migliore delle ipotesi, sarebbero passati molti altri mesi prima che potesse giacere fra le sue braccia. «Col dovuto rispetto, perché ora dovrebbe credermi?»

«Perché tu vuoi apprendere.» Harine tagliò l’aria con una mano. «I terricoli credono sempre all’avidità. Dovrai dirle alcune cose, ovviamente, per darle prova di te. Io ogni giorno deciderò cosa. Forse posso farla virare come desidero io.»

Unghie appuntite sembravano scavare nella testa di Shalon. Aveva avuto intenzione di dire a Cadsuane quel poco che bastava per cavarsela, e di rado, finché non avesse trovato un modo per liberarsene. Se avesse dovuto parlare ogni giorno con la Aes Sedai e, peggio ancora, avesse dovuto mentirle completamente, la donna le avrebbe estorto più di quanto Shalon voleva. Più di quanto Harine voleva. Molto di più. Era sicuro come l’alba.

«Perdonami, Maestra delle Onde,» disse con ogni oncia di deferenza che riusciva a trovare «ma se mi è permesso dirlo...»

Si interruppe allorché Sarene Nemdahl cavalcò nella loro direzione e tirò le redini per fermarsi di fronte a loro. Le ultime Aes Sedai coi loro Custodi avevano attraversato il passaggio e Cadsuane l’aveva lasciato svanire. Corele, una donna ossuta ma graziosa, stava ridendo e agitando la sua chioma di capelli neri mentre parlava con Kumira. Merise, alta e con gli occhi più azzurri di quelli di Kumira e un volto più che attraente ma tanto severo da competere perfino con quello di Harine, stava usando gesti decisi per dirigere i quattro uomini che conducevano i cavalli da soma. Tutti gli altri stavano raccogliendo le redini. Sembrava che si stessero preparando tutti a lasciare la radura. Sarene era adorabile, anche se l’assenza di gioielli sminuiva il suo aspetto, ovviamente, allo stesso modo del semplice abito bianco che indossava. La terricola non sembravano apprezzare affatto i colori. Perfino il suo mantello scuro era orlato di pelliccia bianca. «Cadsuane mi ha chiesto... ordinato... di essere la tua attendente, Maestra delle Onde» disse lei, inclinando il capo con rispetto. «Risponderò alle tue domande, per quanto posso, e ti aiuterò con le usanze, per quanto le conosco. Mi rendo conto che tu possa trovarti a disagio con me, ma quando Cadsuane comanda, noi dobbiamo obbedire.»

Shalon sorrise. Dubitava che le Aes Sedai sapessero che, sulle navi, un attendente era quello che i terricoli avrebbero chiamato una servitrice. Probabilmente Harine avrebbe riso e avrebbe chiesto di sapere se la Aes Sedai sapeva pulire la biancheria come si deve. Sarebbe stato positivo che fosse di buonumore.

Invece di ridere, però, Harine si irrigidì sulla sella come se la sua spina dorsale fosse diventata un albero maestro e strabuzzò gli occhi. «Non provo alcun disagio!» sbottò. «Preferisco semplicemente... porre qualunque domanda a qualcun altro... a Cadsuane. Sì. A Cadsuane. E io non devo di certo obbedire a lei o a chiunque altro! Nessun altro! Tranne la Maestra delle Navi!» Shalon si accigliò; non era da sua sorella parlare come se avesse la testa fra le nuvole. Facendo un profondo respiro, Harine continuò in tono più fermo, anche se, in un certo senso, strano quanto quello prima.