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«Sono Aleis Barsalla, Prima Consigliera di Far Madding.» La sua voce melliflua, profonda per una donna, sembrava emettere un proclama e attendere applausi. Il suono della sua voce che rimbalzava all’interno della cupola assomigliava a un’acclamazione. «Far Madding dà il benvenuto ad Harine din Togara Due Venti, Maestra delle Onde del clan Shodain, ambasciatore straordinario della Maestra delle Navi per gli Atha’an Miere. Che la Luce possa illuminarti e vederti prosperare. Il tuo arrivo allieta ogni cuore di Far Madding. Arrido all’opportunità di apprendere di più sugli Atha’an Miere, ma devi essere spossata dai rigori del tuo viaggio. Ho predisposto alloggi piacevoli per te nel mio palazzo. Quando avrai riposato e mangiato, potremo parlare; per nostro mutuo vantaggio, se così piace alla Luce.» Le altre allargarono le gonne delle loro vesti e fecero mezzi inchini. Harine inclinò lievemente la testa, una punta di soddisfazione nel suo sorriso. Qui, almeno, c’erano persone che le mostravano il rispetto appropriato. E molto probabilmente contribuiva il fatto che non fissassero a bocca aperta i gioielli suoi e di Shalon.

«Sembra che i messaggeri dalle porte siano veloci come sempre, Aleis» disse Cadsuane. «Nessun benvenuto per me?» Il sorriso di Aleis si affievolì per un momento e alcuni dei sorrisi delle altre svanirono del tutto mentre Cadsuane si spostava per mettersi accanto ad Harine. Quelli che restavano erano forzati. Una donna graziosa dal volto serio giunse addirittura ad accigliarsi.

«Ti siamo grati per aver portato qui la Maestra delle Onde, Cadsuane Sedai.» La Prima Consigliera non suonava particolarmente grata. Si erse in tutta la sua altezza e guardò dritto davanti a sé, oltre la testa di Cadsuane invece che verso di lei. «Sono sicura che potremo trovare qualche modo per dimostrarti la profondità della nostra gratitudine prima che tu te ne vada.»

Non avrebbe potuto rendere il suo congedo più chiaro, se non impartendo un ordine, ma l’Aes Sedai sorrise alla donna più alta. Non era esattamente un sorriso privo di contentezza, ma non era neanche minimamente divertito. «Potrei non andarmene per un po’, Aleis. Ti ringrazio per l’offerta di una sistemazione e accetto. Un palazzo sulle Alture è sempre preferibile perfino alla migliore locanda.» La Prima Consigliera sgranò gli occhi sbigottita, poi li strinse determinata.

«Cadsuane deve stare con me» disse Harine, riuscendo a non strozzare troppo la voce, prima che Aleis potesse parlare. «Dove lei non è la benvenuta, non lo sono nemmeno io.» Questa era stata parte del patto che le era stato imposto, se volevano accompagnare Cadsuane. Fra le altre cose, dovevano andare quando e dove lei diceva finché non si fossero riunite al Coramoor, e includerla in qualunque invito avessero ricevuto. Quest’ultima condizione era parsa poca cosa, al momento, specialmente a paragone del resto, ma era chiaro che la donna aveva saputo con esattezza il tipo di ricevimento che avrebbe ricevuto.

«Non occorre che tu ti avvilisca, Aleis.» Cadsuane si sporse verso la Prima Consigliera con aria di confidenza, ma non abbassò la voce. L’eco nella cupola amplificò le sue parole. «Sono sicura che tu non abbia più cattive abitudini da correggere a tutti i costi.»

Il volto della Prima Consigliera arrossì e, dietro le sue spalle, le altre Consigliere si scambiarono sguardi accigliati e interrogativi. Alcune la contemplarono come se la vedessero per la prima volta. Come ottenevano il rango e come lo perdevano? Oltre ad Aleis ce n’erano dodici, di certo una coincidenza, ma le Prime Dodici fra le Maestre delle Vele di un clan sceglievano la Maestra delle Onde, di solito una di loro, proprio come le Prime Dodici fra le Maestre delle Onde sceglievano la Maestra delle Navi. Questo era il motivo per cui Harine aveva accettato le parole di quella strana ragazza, perché lei faceva parte delle Prime Dodici. Per quello e per il fatto che due Aes Sedai avevano detto che la ragazza aveva visioni vere. Una Maestra delle Onde o perfino la Maestra delle Navi poteva essere deposta, anche se solo per cause ben precise come per evidente incompetenza o per aver perduto il senno, e le Prime Dodici dovevano pronunciarsi con parere unanime. Le cose sembravano andare diversamente fra i terricoli, e spesso in modo trascurato. Gli occhi di Aleis, ora fissi su Cadsuane, erano spaventati e pieni d’odio. Forse poteva sentire dodici paia di occhi sulla sua schiena. Le altre Consigliere la stavano soppesando. Ma se pure Cadsuane aveva scelto di immischiarsi con la politica di questo luogo, perché? E perché in modo tanto brusco?

«Un uomo ha appena incanalato» disse Verin all’improvviso. Non si era unita alle altre e stava scrutando oltre la ringhiera a dieci passi di distanza. La cupola trasportava la sua voce. «Avete avuto molti uomini che hanno incanalato di recente, Prima Consigliera?»

Shalon guardò giù e sbatté le palpebre. I cunei, che prima erano chiari, adesso erano neri e, invece di puntare verso il cuore della camera, in qualche modo si erano girati più o meno nella stessa direzione. Una delle donne laggiù era in piedi, e si piegava per studiare dove stava puntando il sottile cuneo nero lungo la fascia contrassegnata, mentre le altre due donne si stavano già precipitando verso una porta dalla sommità tondeggiante. All’improvviso Shalon comprese. La triangolazione era una materia semplice per qualunque Cercavento. Da qualche parte dietro quella porta c’era una mappa, e presto vi sarebbe stato indicato il punto dove l’uomo aveva incanalato.

«Per una donna sarebbe rosso, non nero» disse Kumira, quasi con un sussurro. Se ne stava un po’ scostata dalla ringhiera, ma la stava afferrando con entrambe le man, sporgendosi in avanti per scrutare la scena sottostante. «Avverte, individua e difende. E che altro? Le donne che l’hanno creato dovevano aver voluto di più, forse gli occorreva di più. Non sapendo cos’altro poteva essere incredibilmente pericoloso.» Lei non suonava spaventata, però. Eccitata, piuttosto.

«Un Asha’man, suppongo» disse Aleis con calma, distogliendo lo sguardo da Cadsuane. «Non possono impensierirci. Possono entrare liberamente in città, sempre che rispettino la legge.» Per quanto fosse calma, alcune delle donne dietro di lei ridacchiavano come mozzi per la prima volta fra i terricoli. «Perdonami, Aes Sedai. Far Madding ti dà il benvenuto. Temo di non conoscere il tuo nome, però.»

Verin stava ancora fissando il pavimento della cupola. Shalon lanciò un’altra occhiata oltre la ringhiera e sbatté le palpebre quando i sottili cunei neri... cambiarono. Un momento dopo erano neri e puntavano a nord, quello successivo erano limpidi e puntavano verso il centro del dedalo. Non ruotarono: prima erano in un modo, poi nell’altro.

«Tutte voi potete chiamarmi Eadwina» disse Verin. Shalon represse a malapena un sussulto. Kumira non batté nemmeno ciglio. «Ricordi la storia, Prima Consigliera?» proseguì Verin, senza alzare lo sguardo. L’assedio di Far Madding da parte di Guaire Amalasan durò solo tre settimane. «Una faccenda barbara, tutto sommato.»