«Dubito che vogliano sentir parlare di lui» disse Cadsuane bruscamente e, in effetti, per qualche ragione, più di una Consigliera parve a disagio. Per la Luce, chi era Guaire Amalasan? Il nome suonava vagamente familiare, ma Shalon non riusciva a collocarlo. Un qualche conquistatore terricolo, di certo. Aleis scoccò un’occhiata a Cadsuane, la sua bocca contratta in una smorfia. «La storia cita Guaire Amalasan come uno straordinario generale, Eadwina Sedai, forse secondo solo allo stesso Artur Hawkwing. Cosa te lo fa venire in mente?»
Shalon non aveva mai visto una delle Aes Sedai che viaggiavano con Cadsuane sfuggire ai suoi ammonimenti più casuali, tutte li accettavano senza indugio proprio come obbedivano ai suoi comandi, ma Verin stavolta non le diede retta. Non alzò lo sguardo. «Stavo solo pensando che non poteva usare il Potere, tuttavia schiacciò Far Madding come una prugna troppo matura.» La tarchiata Aes Sedai si fermò come se le fosse appena venuto in mente qualcosa. «Sai, il Drago Rinato ha eserciti a Illian e Tear, Andor e Cairhien. Per non parlare di decine di migliaia di Aiel. Davvero spietati, gli Aiel. Mi domando come tu possa essere così compiacente con questo Asha’man che si aggira qui attorno.»
«Penso che tu le abbia spaventate abbastanza» disse Cadsuane con fermezza. Verin si voltò infine dalla ringhiera dorata, i suoi occhi sgranati, un tondo uccello costiero sbigottito. Perfino le sue mani grassocce si agitavano come ali. «Oh. Io non intendevo... Oh, no. Penso che il Drago Rinato si sarebbe già mosso contro di voi se ne avesse avuto l’intenzione. No, io sospetto i Seanchan... Hai già udito di loro? Le notizie che riceviamo dall’Altara e ancora più a ovest sono davvero orribili. Sembrano spazzar via qualunque cosa gli si pari davanti. No, sospetto che loro abbiano più importanza per i suoi progetti che catturare Far Madding. A meno che tu non faccia qualcosa per suscitare la sua collera, ovviamente, o molestare i suoi seguaci. Ma sono sicura che sei troppo intelligente per fare una cosa del genere.» Parve davvero innocente. Ci fu dell’agitazione fra le Consigliere, l’increspatura provocata sulla superficie da un pesciolino mentre un pesce leone nuotava lì sotto.
Cadsuane sospirò, avendo chiaramente esaurito la pazienza. «Se vuoi discutere del Drago Rinato, Eadwina, devi farlo senza di me. Voglio lavarmi la faccia e bere tè caldo.»
La Prima Consigliera trasalì come se si fosse dimenticata dell’esistenza di Cadsuane, per quanto sembrasse incredibile. «Sì. Sì, certo. Cumere, Narvais, vorreste per cortesia scortare la Maestra delle Onde e Cadsuane Sedai a... al mio palazzo e provvedere alle loro necessità?» Quella lieve pausa fu l’unico segno di disagio che lasciò trasparire per il fatto di avere Cadsuane nella propria casa. «Desidero parlare ancora con Eadwina Sedai, se le aggrada.» Seguita dalla maggior parte delle Consigliere, Aleis si allontanò lungo la balconata. Verin parve all’improvviso allarmata e incerta mentre la prendevano con sé e se la trascinavano dietro. Shalon non credette alla sorpresa o al disagio più di quanto avesse creduto alla sua precedente innocenza. Pensava di sapere ora dove si trovava Jahar. Solo non sapeva perché.
Le donne che Aleis aveva nominato, quella graziosa che si era accigliata verso Cadsuane e una donna magra dai capelli grigi, presero la richiesta della Prima Consigliera come un comando, e forse lo era. Allargarono le vesti e fecero quei mezzi inchini, chiedendo ad Harine se le aggradava accompagnarle e annunciando con espressioni ampollose il loro piacere nello scortarla. Harine ascoltò stizzita. Potevano spargere canestri di petali di rosa sul suo cammino, se volevano, ma la Prima Consigliera l’aveva lasciata a delle sottoposte. Shalon si chiese se ci fosse qualche modo di evitare la sorella finché la sua collera non si fosse raffreddata.
Cadsuane non osservò Verin andarsene con Aleis, non apertamente, ma la sua bocca si incurvò in un debole sorriso quando svanirono attraverso la porta ad arco più vicina lungo la balconata. «Cumere e Narvais» disse bruscamente. «Sareste Cumere Powys e Narvais Maslin? Ho sentito qualcosa su di voi.» Questo distolse la loro attenzione da Harine. «Ci sono dei modelli a cui ogni Consigliera deve uniformarsi» proseguì Cadsuane fermamente, prendendole entrambe per una manica e facendole voltare verso le scale, una a ogni fianco. Scambiandosi occhiate preoccupate, loro glielo lasciarono fare, essendosi apparentemente dimenticate di Harine. Alla porta, Cadsuane si fermò per guardare indietro, ma non verso Harine o Shalon. «Kumira? Kumira!»
L’altra Aes Sedai ebbe un sussulto, e dopo aver fatto indugiare un’ultima occhiata oltre la ringhiera, si ritrasse per seguire Cadsuane. Il che non lasciò ad Harine e a Shalon altra opzione che seguirla a loro volta, o essere lasciate da sole a tentare di uscire. Shalon si affrettò dietro le altre, e Harine non fu meno rapida. Ancora tenendo le Consigliere ai suoi fianchi, Cadsuane fece strada giù per le scale a chiocciola, parlando a voce bassa. Con Kumira fra lei e le tre, Shalon non poteva udire nulla. Cumere e Narvais cercavano di parlare, ma Cadsuane non consentiva loro più di poche parole prima di ricominciare. Pareva calma, pratica. Le due con lei cominciarono a sembrare ansiose. Per la Luce, quali erano le intenzioni di Cadsuane?
«Questo posto ti turba?» chiese all’improvviso Harine.
«È come se avessi perso gli occhi.» Shalon rabbrividì per la verità di quell’affermazione. «Ho paura, Maestra delle Onde, ma, la Luce mi assista, riesco a controllarla.» Per la Luce, sperava di riuscirci. Ne aveva un disperato bisogno. Harine annuì, osservando accigliata le donne davanti a loro lungo le scale. «Non so se questo palazzo di Aleis abbia una vasca grande abbastanza perché possiamo fare il bagno insieme, e dubito che conoscano il vino al miele, ma troveremo qualcosa.» Distogliendo lo sguardo da Cadsuane e le altre, toccò in modo imbarazzato il braccio di Shalon. «Avevo paura da bambina, e tu non mi lasciavi mai sola finché la paura non passava. Nemmeno io ti lascerò sola, Shalon.»
Shalon fece un passo falso e riuscì appena a evitare di ruzzolare giù per le scale. Da quando era stata fatta Maestra delle Vele, Harine non aveva usato il suo nome se non in privato. E non era stata così amichevole in privato ancora da prima. «Grazie» disse, e con uno sforzo aggiunse: «Harine.» Sua sorella le diede un’altra pacca sul braccio e sorrise. Harine non era allenata a sorridere, ma quel goffo tentativo racchiudeva calore. Tuttavia non c’era calore nello sguardo che rivolse alle donne più avanti.
«Forse posso stipulare davvero un accordo, qui. Cadsuane ha già spostato il loro equilibrio tanto da spingerle sul bordo. Devi scoprire perché, Shalon, quando ti avvicini a lei. Vorrei infilare i canini di Aleis su una corda — allontanarsi da me senza neanche una parola! — ma non al prezzo di lasciare che Cadsuane metta il Coramoor in pericolo qui. Devi scoprirlo, Shalon.»
«Penso che Cadsuane si immischi con chiunque respiri,» replicò Shalon con un sospiro «ma tenterò, Harine. Farò del mio meglio.»
«Lo hai sempre fatto, sorella. Lo farai sempre. Lo so.»
Shalon sospirò di nuovo. Era troppo presto per mettere alla prova la profondità del rinnovato calore di sua sorella nei suoi confronti. Una confessione avrebbe potuto portarle o meno l’assoluzione, e non poteva convivere con la perdita del suo matrimonio e del suo rango in un colpo solo. Ma per la prima volta da quando Verin aveva esposto senza mezzi termini le condizioni affinché Cadsuane mantenesse il suo segreto, Shalon cominciò a prendere in considerazione l’ipotesi di una confessione.
25
Legami
Nella sua camera a La Consigliera in capo, Rand sedeva sul letto con le gambe piegate e le spalle contro il muro, suonando il flauto con montatura d’argento che Thom Merrilin gli aveva dato così tanto tempo fa. Un’Epoca fa. Questa stanza, con pannelli intarsiati e finestre che davano sul mercato Nethvin, era migliore di quella che avevano abbandonato a La corona di Maredo. I cuscini impilati accanto a lui erano di piume d’oca, il letto aveva un baldacchino e tende decorate e lo specchio sopra il lavabo era brillante e terso. Perfino l’architrave sopra il caminetto di pietra aveva un semplice accenno di intarsio. Era una camera adatta a un mercante straniero benestante. Si rallegrò di aver pensato a portare con sé abbastanza oro quando aveva lasciato Cairhien. Aveva perso l’abitudine di averne molto con sé. Al Drago Rinato tutto veniva offerto. Tuttavia, avrebbe potuto trovarsi una qualche sistemazione grazie al flauto. Il motivo si intitolava Lamento per la lunga notte e non l’aveva mai udito prima in vita sua. Lews Therin sì, però. Era come l’abilità nel disegno. Rand pensò che quello avrebbe dovuto spaventarlo o farlo incollerire, ma se ne stava semplicemente seduto a suonare mentre Lews Therin piangeva.