Col volto paonazzo, Min balzò in piedi lisciandosi furiosamente il vestito. «Hai detto che era lei!» disse in tono accusatorio proprio mentre Alanna entrava. Cadsuane chiuse la porta. Alanna si limitò a lanciare un’occhiata a Min, poi si concentrò su Rand. Senza distogliere i suoi occhi scuri da lui, si tolse il mantello e lo gettò sopra una delle due sedie della stanza. Appoggiò le mani sopra le sue gonne grigio scuro, afferrandole strette. Nemmeno lei stava indossando il suo anello d’oro da Aes Sedai. Dal momento in cui i suoi occhi si posarono su di lui, gioia sbocciò lungo il legame. Tutto il resto era ancora lì: il nervosismo, la furia, ma lui non si sarebbe mai aspettato che lei provasse gioia!
Non spostandosi dalla propria posizione sdraiata, Rand prese il flauto e ci giocherellò. «Dovrei essere sorpreso di vederti, Cadsuane? Troppo spesso hai l’abitudine di comparire quando non voglio. Chi ti ha insegnato a Viaggiare?» Doveva trattarsi di quello. Un momento prima Alanna era stata una vaga consapevolezza ai margini della sua mente, e l’attimo dopo era apparsa con forza nella sua testa. Dapprima aveva pensato che lei stessa avesse imparato in qualche modo a Viaggiare, ma, vedendo Cadsuane, aveva capito che non era così. La bocca di Alanna si tese e anche Min pareva avere un’aria di disapprovazione. Le emozioni che fluivano lungo il legame del Custode da una parte si impennavano e mutavano rapide, dall’altra ora c’era solo rabbia mista a piacere. Perché Alanna aveva provato gioia?
«Ancora educato come una capra, vedo» disse Cadsuane in tono secco.
«Ragazzo, non penso che mi serva il tuo permesso per visitare la mia città natale. Per quanto riguarda Viaggiare, non sono affari tuoi dove o quando ho appreso come Viaggiare.» Togliendo la spilla dal suo mantello, la fissò alla cintura, a portata di mano, e piegò la cappa sopra una spalla come se tenerla in ordine fosse molto più importante di lui. La sua voce assunse una punta di irritazione. «In un modo o nell’altro, mi hai caricato addosso molti compagni di viaggio. Alanna fremeva così tanto per vederti che solo una persona insensibile si sarebbe rifiutata di portarla, e Sorilea ha detto che alcune delle altre che si sono votate a te non sarebbero servite a nulla se non fosse stato concesso loro di andare con Alanna, perciò ho finito per portare Nesune, Sarene, Erian, Beldeine ed Elza. Per non parlare di Harine, più sua sorella e quel suo Maestro della Spada. Non sapeva se svenire, urlare o mordere qualcuno quando ha scoperto che Alanna stava partendo per andare a cercarti. E poi ci sono quei tuoi tre amici con la giubba nera. Non so quanto siano desiderosi di vederti, ma anche loro si trovano qui. Be’, ora che ti abbiamo individuato, posso mandare il Popolo del Mare e le Sorelle da te e lasciarti trattare con loro.»
Rand balzò in piedi borbottando un’imprecazione. «No! Tienile lontano da me!»
Gli occhi scuri di Cadsuane si assottigliarono. «Ti ho avvertito prima sul tuo linguaggio; non ti avvertirò una seconda volta.» Lei lo guardò accigliata ancora per un momento, poi annuì come se pensasse che lui aveva recepito la lezione. «Ora, cosa ti fa pensare di potermi dire quel che devo fare, ragazzo?»
Rand lottò con sé stesso. Non poteva emanare ordini qui. Non era mai stato in grado di dare ordini a Cadsuane da nessuna parte. Min aveva detto che lui aveva bisogno di quella donna, che lei gli avrebbe insegnato qualcosa che gli serviva imparare, ma semmai questo non faceva che metterlo ancora più a disagio nei suoi confronti. «Voglio terminare i miei affari qui e andarmene in silenzio» disse infine. «Se glielo dici, fa’ almeno in modo che capiscano che non posso permettermi che si avvicinino a me, non finché non sarò pronto ad andarmene.» La donna sollevò un sopracciglio verso di lui, in attesa, e lui trasse un profondo respiro. Perché doveva sempre rendere tutto difficile? «Apprezzerei molto se tu non dicessi a nessuna di loro dove sono.» Con riluttanza, molta riluttanza, aggiunse: «Per favore.»
Min espirò come se avesse trattenuto il fiato.
«Bene» disse Cadsuane dopo un momento. «Quando ci provi, sai essere educato, anche se ti fa sembrare come se avessi mal di denti. Suppongo di poter mantenere il tuo segreto, per ora. E non tutte loro sanno che sei in città. Oh, sì. Dovrei dirtelo: Merise ha legato Narishma, Corelena Damer e il giovane Hopwil è di Daigian.» Lo disse come se fosse un’informazione di scarsa importanza che poteva facilmente esserle sfuggita di mente. Lui non si preoccupò di pronunciare la sua imprecazione sottovoce, stavolta, e una forte sberla di Cadsuane gli squassò la mascella. Puntini neri baluginarono di fronte ai suoi occhi. Una delle altre donne emise un rantolo.
«Te l’avevo detto» disse con calma Cadsuane. «Nessun altro avvertimento.»
Min fece un passo verso di lui, e Rand scosse lievemente il capo. Aiutò a cacciar via le macchioline. Voleva sfregarsi la mascella, ma tenne le mani contro i fianchi. Dovette costringersi ad allentare la presa sul flauto.
Da parte di Cadsuane, lo schiaffo poteva non esserci mai stato.
«Perché mai Flinn e gli altri avrebbero accettato di essere legati?» domandò lui.
«Quando li vedi, chiediglielo» replicò lei. «Min, sospetto che Alanna voglia rimanere da sola con lui per un po’.» Voltandosi verso la porta senza attendere la risposta di Min, aggiunse: «Alanna, ti aspetterò da basso, nella Stanza delle Donne. Non metterci troppo. Voglio tornare alle Alture. Min?»
Min guardò torva Alanna. Poi lanciò un’occhiataccia a Rand. Quindi gettò in alto le mani e uscì dietro Cadsuane, borbottando sottovoce. Sbatté la porta dietro di sé.
«Mi piacevi di più coi tuoi soliti capelli.» Alanna incrociò le braccia sotto i seni e lo esaminò. Rabbia e gioia si davano battaglia nel legame. «Speravo che essere vicino a te avrebbe migliorato le cose, ma sei ancora come una roccia nella mia testa. Anche stando qui, riesco a malapena a capire se sei turbato oppure no. Nondimeno, essere qui è meglio. Non mi piace essere separata da un Custode così a lungo.»
Rand ignorò lei e le increspature di gioia che fluivano lungo il legame.
«Non ha chiesto perché sono venuto a Far Madding» disse piano Rand, fissando la porta come se potesse vedere Cadsuane attraverso il legno. Di certo se l’era chiesto. «Tu le hai detto che ero qui, Alanna. Devi essere stata tu. Cos’è successo al tuo giuramento?»
Alanna trasse un profondo respiro e lasciò passare un momento prima di rispondere. «Non sono sicura che a Cadsuane importi qualcosa di te» sbottò. «Mantengo il giuramento il meglio che posso, ma tu lo rendi difficile.»
La sua voce cominciò a indurirsi, e la rabbia proruppe più forte attraverso il legame. «Devo fedeltà a un uomo che se ne va via e mi lascia indietro. In questo modo come posso servirti? E, più importante, cos’hai fatto?» Attraversando il tappeto, rimase ritta a fissarlo, la furia avvampava nei suoi occhi. Lui era più alto di lei di oltre un piede, ma Alanna parve non accorgersene. «Hai fatto qualcosa, lo so. Sono stata priva di sensi per tre giorni!
Cos’hai fatto?»
«Ho deciso che se avessi dovuto essere legato, doveva essere con qualcuno che mi lasciasse voce in capitolo.» Lui riuscì appena ad afferrarle la mano prima che gli arrivasse in faccia. «Sono stato schiaffeggiato abbastanza per un giorno.»
Lei lo guardò torva, i denti snudati, come pronta ad azzannargli la gola. Il legame trasmetteva in quel momento solo furia e oltraggio convertiti in pugnali. «Hai lasciato che qualcun altro ti legasse?» ringhiò. «Come hai osato! Chiunque sia, la farò rinviare a giudizio! Farò in modo che venga fustigata! Tu sei mio!»
«Perché tu mi ha preso, Alanna» le disse in tono freddo. «Se lo sapessero altre Sorelle, saresti tu a venir fustigata.» Min una volta gli aveva detto che poteva fidarsi di Alanna, che aveva visto la Verde e quattro altre Sorelle ‘nelle sue mani’. Rand si fidava di lei, pur in modo insolito, tuttavia anche lui era nelle mani di Alanna, e non voleva starci. «Liberami, e negherò che sia mai accaduto.» Non aveva saputo che fosse possibile finché Lan non gli aveva detto di sé e Myrelle. «Liberami, e io ti assolverò dal tuo giuramento.»