Non le mancavano davvero il vino speziato, i dolci e le altre cose che non le erano più concesse — non molto, comunque, tranne quando Aviendha si ingozzava di crostate o budini — ma tutti a palazzo erano a conoscenza del fatto che fosse incinta. E, ovviamente, questo voleva dire che tutti sapevano com’era accaduto, anche se non con chi. Con gli uomini la cosa non era tanto drammatica, a parte il fatto che sapevano, e lei sapeva che loro sapevano, ma le donne non si preoccupavano nemmeno di nasconderlo. Che accettassero o disapprovassero la situazione, metà la guardava come se fosse una monella e l’altra metà con aria interrogativa. Costringendosi a mandar giù il porridge — non era così male, davvero, ma le sarebbe piaciuto molto un po’ del prosciutto che Aviendha stava affettando, o un po’ d’uovo con le prugne — quasi provava anticipatamente gli effetti della nausea da gravidanza, e condivideva lo stomaco in subbuglio con Birgitte. Il primo visitatore a entrare nei suoi appartamenti quella mattina, a parte Essande, fu il candidato più probabile fra le donne del palazzo a essere riconosciuto come padre del bambino che a malapena si muoveva nella sua pancia.
«Mia regina» disse il capitano Mellar, togliendosi il suo cappello piumato in un pomposo inchino. «Il funzionario in capo attende le volontà di vostra maestà.» Gli occhi scuri e imperturbabili del capitano dicevano che non avrebbe mai sognato gli uomini che uccideva, e la fusciacca bordata di merletto di traverso sul suo petto e il merletto al collo e ai polsi lo facevano sembrare più duro. Pulendosi il mento unto con un tovagliolo di lino, Aviendha la guardò senza alcuna espressione sul volto. Due guardie donna da ogni lato delle porte fecero una debole smorfia. Mellar si era già fatto la reputazione di pizzicare il sedere delle guardie donna, le più carine per lo meno, per non parlare del fatto che nelle taverne cittadine denigrava le loro capacità. Cosa era ancor peggiore, agli occhi di quelle donne.
«Non sono ancora una regina, capitano» disse Elayne velocemente. Con quell’uomo cercava sempre di attenersi quanto più possibile all’argomento.
«Come sta andando il reclutamento per la mia scorta?»
«Solo trentadue, finora, mia signora.» Con ancora in mano il suo cappello, l’uomo dal volto simile a un’accetta appoggiò le mani all’elsa della sua spada, la sua postura rilassata a malapena adatta per essere in presenza di una persona che aveva appena chiamato ‘sua regina’. Né lo era il suo sogghigno. «Lady Birgitte ha criteri esigenti. Non molte donne riescono a soddisfarli. Dammi dieci giorni e sarò in grado di trovare cento uomini migliori di loro che ti hanno cara nei loro cuori come me.»
«Ritengo di no, capitano Mellar.» Mantenere un tremito fuori dalla sua voce le richiese uno sforzo. Lui doveva aver udito delle dicerie che li riguardavano. Poteva forse pensare che, per il fatto che lei non le aveva negate, potesse trovarlo effettivamente... attraente? Spingendo via la scodella semivuota di porridge, represse un brivido. Trentadue, finora? I numeri stavano crescendo in fretta. Alcuni dei Cacciatori del Corno che avevano richiesto un avanzamento di grado avevano deciso che servire nella scorta di Elayne aveva un certo fascino. Lei riconosceva che le donne non potevano essere in servizio giorno e notte, ma, a prescindere da quello che Birgitte diceva, l’obiettivo principale sembrava esagerato. Ora però quella donna, a ogni accenno a un numero inferiore, rimaneva sulle sue posizioni.
«Per cortesia, riferisci al funzionario in capo che può entrare» gli disse. Lui si produsse in un altro complesso inchino.
Elayne si alzò per seguirlo e, mentre lui apriva una delle porte intagliate col leone, gli mise una mano sul braccio e sorrise. «Grazie ancora per avermi salvato la vita, capitano» disse, stavolta con un tono caldo e quasi affettuoso.
L’uomo le riservò un sorrisetto! Le guardie rimasero con lo sguardo fisso davanti a loro immobili, quelle che poteva vedere nel corridoio prima che le porte si chiudessero dietro di lui così come quelle all’interno. Quando Elayne si voltò, Aviendha la stava fissando col volto poco più espressivo di quello che aveva mostrato a Merlar. Quel poco era puro stupore, però. Elayne sospirò.
Attraversando i tappeti, si piegò per cingere sua sorella con un braccio e parlare piano, affinché solo lei udisse. Si fidava delle donne della sua scorta per cose che rivelava a pochissimi altri, ma c’erano alcune questioni a proposito delle quali non osava fidarsi di loro. «Ho visto una cameriera passare, Aviendha. Le cameriere chiacchierano più degli uomini. Quanti più pensano che questo bambino sia di Doilin Mellar, tanto più sarà al sicuro. Se necessario, lascerò anche che mi pizzichino il sedere.»
«Capisco» disse Aviendha, guardando accigliata il suo piatto come se vedesse qualcosa di diverso oltre alle uova e alle prugne che spingeva in giro col cucchiaio.
Mastro Norry espose la sua solita tiritera di manutenzione ordinaria del palazzo e della città, aggiornamenti dai suoi corrispondenti nelle capitali straniere e informazioni racimolate da mercanti, banchieri e altri che avevano commerci oltre confine, ma la sua prima notizia che diede fu per lei di gran lunga la più importante, se non la più interessante.
«I due banchieri più importanti in città sono... disponibili, mia signora» disse in quella sua voce secca come polvere. Stringendo la sua cartella di cuoio contro lo stretto torace, guardò Aviendha di traverso. Non si era ancora abituato alla sua presenza mentre faceva i suoi resoconti. O a quella delle guardie. Aviendha snudò i denti verso di lui, e Norry sbatté le palpebre, poi tossì coprendosi con la mano ossuta. «Mastro Hoffley e comare Andscale erano un po’... esitanti, all’inizio, ma conoscono il mercato dell’allume bene quanto me. Non sarebbe giusto dire che i loro forzieri ora sono tuoi, ma ho disposto che ventimila corone d’oro vengano trasferite nella camera blindata del palazzo, e altre ne arriveranno all’occorrenza.»
«Informa lady Birgitte» gli disse Elayne, celando il suo sollievo. Birgitte non aveva ancora arruolato abbastanza nuove guardie per tenere una città vasta come Caemlyn, men che meno per fare qualunque altra cosa, ma Elayne non poteva aspettarsi di vedere introiti dai suoi possedimenti prima della primavera, e i mercenari erano costosi. Ora non li avrebbe persi per mancanza d’oro prima che Birgitte avesse reclutato uomini per rimpiazzarli. «Poi, mastro Norry?»
«Temo che alle fogne vada assegnata un’alta priorità, mia signora. I ratti vi si riproducono come se fosse primavera, e...»
Mischiava tutto insieme, secondo quello che a suo parere era più urgente. Norry sembrava ritenere un fallimento personale il fatto di non essere ancora venuto a sapere chi aveva liberato Elenia e Naean, anche se era passata meno di una settimana dal loro salvataggio. Il prezzo del grano stava crescendo in maniera esorbitante, insieme a ogni altro genere di cibaria, ed era già chiaro che le riparazioni al tetto del palazzo avrebbero richiesto più tempo e sarebbero costate di più di quanto stimato inizialmente dai muratori, ma il cibo diventava sempre più caro nel corso dell’inverno, e i muratori costavano sempre più di quanto dichiaravano all’inizio. Norry ammise che la sua ultima corrispondenza da Nuova Braem risaliva a diversi giorni prima, ma gli uomini delle Marche di Confine sembravano contenti di rimanere dove si trovavano, cosa che lui non riusciva a comprendere. Ogni esercito, a maggior ragione uno così vasto come si diceva fosse questo, a quest’ora avrebbe già dovuto depredare le campagne. Nemmeno Elayne capiva il perché, ma era contenta che fosse così. Per ora. Dicerie di Aes Sedai che giuravano fedeltà a Rand a Cairhien almeno davano una motivazione alla preoccupazione di Egwene, anche se pareva altamente improbabile che una qualche Sorella facesse davvero una cosa del genere. A giudizio di Norry, questa era la notizia meno importante, ma non secondo il suo. Rand non poteva permettersi di alienarsi le Sorelle con Egwene. Non poteva permettersi di alienarsi nessuna Aes Sedai. Ma sembrava trovare modi per farlo.