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Reene Harfor sostituì presto Halwin Norry, facendo un cenno col capo alle guardie alla porta mentre passava e rivolgendo ad Aviendha uno schietto sorriso. Se la grassoccia donna ingrigita aveva mai avuto delle incertezze sul fatto che Elayne chiamava Aviendha ‘sorella’, non le aveva mai mostrate, e ora pareva approvare in modo genuino. Sorrisi o meno, però, il suo rapporto fu molto più sinistro di qualunque notizia in quello del funzionario in capo.

«Jon Skellit è sul libro paga della casata Arawn, mia signora» disse Reene, il suo volto rotondo tanto severo da sembrare quello di un boia. «Finora è stato visto due volte accettare un borsellino da uomini noti per parteggiare per Arawn. E non c’è dubbio che Ester Norham sia sul libro paga di qualcuno. Non sta rubando, ma ha oltre cinquanta corone d’oro nascoste sotto una mattonella allentata, e la scorsa notte vi ha aggiunto dieci corone.»

«Fa’ come con gli altri» disse Elayne tristemente. La prima cameriera aveva trovato nove spie di cui era certa, finora, quattro delle quali al soldo di persone che Reene non era stata ancora in grado di scoprire. Il fatto che Reene ne avesse anche solo trovata qualcuna era sufficiente a far arrabbiare Elayne, ma il barbiere e l’acconciatore erano qualcosa di più. Entrambi erano stati al servizio di sua madre. Un peccato che non avessero ritenuto opportuno trasferire la loro lealtà alla figlia di Morgase. Aviendha fece una smorfia quando comare Harfor disse che l’avrebbe fatto, ma non c’era ragione di licenziare le spie, o ucciderle come aveva suggerito Aviendha. Sarebbero solo state rimpiazzate da altre spie che non conosceva. «Una spia è uno strumento del tuo nemico finché non la scopri,» aveva detto sua madre «ma poi è il tuo strumento.» «Quando trovi una spia» le aveva detto Thom «avvolgila nella bambagia e imboccala con un cucchiaio.» Agli uomini e alle donne che avevano tradito il proprio ufficio sarebbe stato ‘consentito’ scoprire quello che Elayne voleva sapessero, non tutto vero, come i numeri che Birgitte aveva reclutato.

«E l’altra faccenda, comare Harfor?»

«Ancora nulla, mia signora, ma nutro speranze» disse Reene in tono ancora più sinistro di prima. «Nutro speranze.»

A seguire dopo la prima cameriera vennero due delegazioni di mercanti, prima un folto gruppo di Kandori, con orecchini di gemme incastonate e catene argentee della gilda agghindate sui loro petti e poi, proprio dietro di loro, mezza dozzina di Illianesi con solo un filo di ricamo su giacche e abiti altrimenti sobri. Usò uno dei salotti da ricevimento più piccoli. Gli arazzi che fiancheggiavano il caminetto di marmo ritraevano scene di caccia, non il Leone Bianco, e i lisci pannelli di legno delle pareti non erano intarsiati. Erano mercanti, non diplomatici, anche se alcuni parvero subire un affronto per il fatto che lei avesse solo offerto loro del vino e non avesse bevuto con loro. Kandori o Illianesi, guardarono di traverso anche le sue guardie che la seguirono all’interno del salotto e si piazzarono accanto alla porta, anche se dovevano essere sordi visto che non avevano sentito i racconti sul suo tentato assassinio. Altre sei donne della sua scorta attendevano fuori dalla porta.

I Kandori studiavano Aviendha di nascosto quando non erano intenti ad ascoltare Elayne, e gli Illianesi evitavano del tutto di guardarla dopo aver sgranato gli occhi dalla sorpresa. Senza dubbio leggevano qualcosa di significativo alla presenza di una Aiel, anche se lei si limitava a sedere sul pavimento in un angolo e non diceva nulla, ma, che fossero Kandori o Illianesi, i mercanti volevano la stessa cosa: essere rassicurati che Elayne non avrebbe fatto adirare il Drago Rinato tanto da far sì che lui interferisse con i commercio inviando i suoi eserciti e i suoi Aiel a saccheggiare l’Andor, anche se non lo dissero a chiare lettere. Né menzionarono il fatto che sia gli Aiel che la legione del Drago avevano vasti accampamenti a non molte miglia da Caemlyn. Le loro educate domande sui suoi progetti, ora che aveva fatto rimuovere gli stendardi del Drago e gli stendardi della Luce da Caemlyn, furono sufficienti. Lei disse loro quello che aveva detto a tutti, che l’Andor si sarebbe alleato col Drago Rinato ma non sarebbe stata una sua conquista. In cambio, i mercanti porsero vaghi auguri per la sua salute, lasciando intendere che appoggiavano di tutto cuore la sua rivendicazione del Trono del Leone senza dire con esattezza nulla del genere. Dopotutto, se lei avesse fallito, avrebbero voluto restare i benvenuti nell’Andor sotto chiunque avesse ottenuto la corona. Quando gli Illianesi si furono profusi in inchini e riverenze e se ne furono andati, lei chiuse gli occhi per un momento e si sfregò le tempie. Aveva ancora un incontro con una delegazione di vetrai prima del pranzo di mezzogiorno, e altre cinque con mercanti e artigiani più tardi; una giornata molto occupata, densa di ipocriti luoghi comuni e ambiguità. E ora che Nynaeve e Merilille se n’erano andate, stasera era di nuovo il suo turno di insegnare alle Cercavento, nella migliore delle ipotesi un’esperienza meno piacevole del peggior incontro coi mercanti. Il che poteva lasciarle un po’ di tempo per studiare il ter’angreal che avevano portato via da Ebou Dar prima che fosse tanto stanca da non riuscire più a tenere gli occhi aperti. Era imbarazzante quando Aviendha doveva quasi trascinarla a letto, ma non poteva fermarsi. C’era troppo da fare e non abbastanza tempo in una giornata.

Pure se era quasi un’ora prima dai vetrai, Aviendha le sconsigliò in modo brutale di dare un’occhiata alle cose di Ebou Dar.

«Hai parlato con Birgitte?» domandò Elayne mentre sua sorella arrivava quasi a trascinarla su per una stretta rampa di scale di pietra. Quattro donne della guardia procedevano avanti, e le altre seguivano dietro, ignorando deliberatamente quello che accadeva fra lei e Aviendha. Anche se Elayne pensava che Rasoria Domanche, una tozza Cercatrice del Corno con gli occhi azzurri e i capelli biondi che di rado si trovavano fra i Tarenesi, mostrasse un minimo sorriso.

«Ho forse bisogno che sia lei a dirmi che passi troppe ore qui dentro e dormi troppo poco?» replicò Aviendha in modo sdegnoso. «Ti serve aria fresca.»

L’aria sotto l’alto colonnato era certamente fresca. E frizzante, anche se il sole era alto nel cielo grigio. Una fredda brezza soffiava attorno alle colonne lisce, perciò le guardie già in allerta per proteggerla dai piccioni, dovevano tenere stretti i loro cappelli piumati. In modo perverso, Elayne si rifiutò di ignorare il freddo.

«Te l’ha detto Dyelin» borbottò, tremando. Dyelin affermava che una donna incinta doveva fare ogni giorno lunghe camminate. Era stata svelta a ricordare a Elayne che, erede al trono o meno, era in effetti solo la Somma Signora della casata Trakand, per ora, e se la Somma Signora di Trakand voleva parlare con la Somma Signora di Taravin, poteva farlo andando su e giù per il palazzo, oppure non l’avrebbe fatto per niente.

«Monaelle ha portato sette bambini» replicò Aviendha. «Dice che devo fare in modo che tu prenda aria fresca.» Malgrado non avesse altro, a parte lo scialle tirato sopra le spalle, non dava segno di percepire il vento. Ma tuttavia gli Aiel erano capaci quanto le Sorelle di ignorare gli elementi. Avvolgendosi le braccia attorno al petto, Elayne si era accigliata.

«Smettila di tenere il broncio, sorella» disse Aviendha. Puntò verso uno dei cortili delle stalle, appena visibile oltre i tetti di tegole bianche. «Guarda, Reanne Corly sta già controllando per vedere se Merilille Ceandevin tornerà.» Il familiare squarcio di luce apparve nel cortile delle stalle e ruotò in un buco nell’aria di trenta centimetri di diametro. Elayne guardò corrucciata la testa di Reanne. Non teneva il broncio. Forse non avrebbe dovuto insegnare a Reanne a Viaggiare, dato che le donne della Famiglia non erano ancora Aes Sedai, ma nessuna delle altre Sorelle era abbastanza forte da far funzionare il flusso e, secondo lei, se alle Cercavento era consentito apprenderlo, allora doveva anche essere permesso alle poche donne della Famiglia che ci riuscivano. Inoltre, lei non poteva fare tutto da sola. Luce, l’inverno era stato mai così gelido prima che lei avesse imparato come non farsi toccare dal freddo e dal caldo?