Выбрать главу

29

Un altro piano

Lo scantinato dal soffitto a travi de La donna errante era ampio, tuttavia sembrava affollato come la stanza che Thom e Juilin condividevano, anche se conteneva solo cinque persone. La lampada a olio appoggiata su un barile rovesciato guizzava ombre in movimento. Più oltre, lo scantinato era del tutto in ombra. Il passaggio fra gli scaffali e le scabre pareti di pietra era a malapena più largo dell’altezza di un barile, ma non era questo che lo faceva sembrare affollato.

«Ho chiesto il suo aiuto, non un cappio attorno al mio collo» disse Joline freddamente. Dopo quasi una settimana sotto le cure di comare Anan, mangiando quello che cucinava Enid, l’Aes Sedai non sembrava più smunta. Il vestito logoro che Mat le aveva visto addosso la prima volta era sparito, rimpiazzato da un elegante abito di lana blu scollato con un tocco di merletto ai polsi e sotto il mento. Nella luce tremolante, la sua faccia per metà in ombra pareva furiosa, i suoi occhi che tentavano di perforare il volto di Mat. «Se qualcosa andasse storto — qualunque cosa! — io rimarrei indifesa!»

Lui ne aveva abbastanza. Offriti di aiutare per la bontà del tuo cuore — be’, una specie — e guarda cosa ottieni. Le agitò praticamente l’ a’dam sotto il naso. Era avvolto nella sua mano come un lungo serpente argenteo, che scintillava nella fioca luce della lampada, il collare e il braccialetto che sfregavano contro il pavimento di pietra, e Joline raccolse le sue gonne scure e fece un passo indietro per evitare di essere toccata. Dal modo in cui la sua bocca si contorse pareva che si trattasse di una vipera. Si chiese se le andasse bene; il collare sembrava più grande del suo esile collo. «Comare Anan lo toglierà non appena ti avremo portata fuori dalle mura» brontolò lui. «Ti fidi di lei, no? Ha rischiato la testa per nasconderti quaggiù. Te lo dico io, è l’unico modo!» Joline sollevò il mento con fare ostinato. Comare Anan borbottò sottovoce con rabbia.

«Non vuole indossare quella cosa» disse Fen con voce piatta dietro Mat.

«Se non vuole indossarla, allora non la indosserà» disse Blaeric in un tono ancora più piatto, al fianco di Fen.

I Custodi dai capelli scuri di Joline la pensavano allo stesso modo, per essere uomini così diversi. Fen, coi suoi scuri occhi obliqui e un mento che avrebbe potuto scheggiare la roccia, era poco più basso di Blaeric, e forse un po’ più pesante di petto e spalle, tuttavia avrebbero potuto indossare l’uno i vestiti dell’altro senza molta difficoltà. Dove i lisci capelli neri di Fen gli scendevano fin quasi sulle spalle, quelli molto corti di Blaeric, coi suoi occhi azzurri, erano di colore poco più chiaro. Blaeric era shienarese, aveva rasato il suo codino e si stava lasciando crescere i capelli per non attirare l’attenzione, ma non gli piaceva. Fen, un Saldeano, sembrava non apprezzare niente tranne Joline. A entrambi Joline piaceva molto. I due parlavano allo stesso modo, pensavano allo stesso modo, si muovevano allo stesso modo. Indossavano camicie sporche e semplici corpetti di lana da operai che gli arrivavano sotto i fianchi, tuttavia chiunque li avessi scambiati per dei manovali, anche in questa scarsa luce, sarebbe stato cieco. Di giorno, nelle stalle dove comare Anan li faceva lavorare... Per la Luce!

Stavano guardando Mat allo stesso modo in cui dei leoni avrebbero fissato una capra che aveva snudato i denti contro di loro. Si spostò in modo da non dover vedere i Custodi nemmeno con la coda dell’occhio. I coltelli che portava nascosti su di sé in vari punti erano di poca consolazione, con loro alle sue spalle.

«Se non ascolterai lui, Joline Maza, ascolterai me.» Piantando le mani sulle anche, Setalle girò attorno alla snella Aes Sedai, i suoi torvi occhi nocciola. «Intendo riportarti alla Torre Bianca anche se dovrò spingerti a ogni passo! Forse lungo la strada mi dimostrerai che sai cosa significa essere Aes Sedai. Mi basterà un’occhiata da donna adulta. Finora, tutto quello che ho visto è una novizia che frigna nel letto e scoppia in accessi d’ira!»

Joline la fissò, quei grandi occhi castani spalancati come se non credesse alle sue orecchie. Anche Mat non era sicuro di credere alle proprie. Le locandiere non balzavano alla gola delle Aes Sedai. Fen grugnì e Blaeric borbottò qualcosa che suonò poco lusinghiero.

«Non c’è bisogno che, una volta fuori dalla vista delle guardie ai cancelli, tu ti spinga più lontano» si affrettò a dire Mat a Setalle, sperando di sviare qualunque scoppio Joline stesse meditando. «Tieni il cappuccio del tuo mantello tirato su...» Luce, doveva procurarle uno di quegli stravaganti mantelli! Be’, se Juilin poteva rubare un a’dam, avrebbe potuto impadronirsi anche di un dannato mantello. «...e le guardie vedranno solo un’altra sul’dam. Puoi essere di ritorno qui prima dell’alba e nessuno se ne accorgerà. A meno che tu non insista per indossare il tuo coltello nuziale.» Mat rise alla sua stessa battuta, ma lei non lo fece.

«Pensi che io possa rimanere in un luogo dove le donne vengono rese animali solo perché sono in grado di incanalare?» domandò dirigendosi verso di lui impettita finché non fu esattamente di fronte a lui. «Pensi che lascerei qui la mia famiglia?» Se i suoi occhi erano stati torvi verso Joline, si infiammarono verso di lui. Francamente, lui non aveva mai preso in considerazione la questione. Certo che gli sarebbe piaciuto vedere le damane libere, ma perché a lei importava così tanto? Era ovvio che fosse così, però; la mano di lei scivolò lungo l’elsa del lungo pugnale ricurvo infilato dietro la sua cintura, accarezzandola. La gente di Ebou Dar non prendeva alla leggera gli insulti, e in questo lei era una vera abitante di Ebou Dar.

«Ho cominciato a negoziare la vendita de La donna errante due giorni dopo l’arrivo dei Seanchan, quando ho capito cosa fossero. Avrei dovuto consegnare tutto quanto a Lydel Elonid giorni fa, ma l’ho rinviato perché Lydel non si aspetterebbe di trovare una Aes Sedai nello scantinato. Quando sarete pronti a partire, posso consegnarle le chiavi e venire con voi. Lydel si sta facendo impaziente» aggiunse in tono significativo guardando dietro di sé, rivolta a Joline.

E il suo oro? voleva chiedere Mat indignato. Lydel gliel’avrebbe lasciato portar via, una fortuna inaspettata sotto il pavimento della sua cucina? Tuttavia, fu qualcosa d’altro a togliergli il fiato. All’improvviso vide sé stesso a sobbarcarsi l’intera famiglia di comare Anan, inclusi i figli e le figlie sposati coi loro bambini, e forse anche alcuni zii, zie e cugine. Tutti quanti. A dozzine, forse. Lei poteva venire da fuori, ma suo marito aveva parenti in tutta la città. Blaeric gli diede una pacca sulla schiena tanto forte da farlo barcollare.

Mostrò al tizio i suoi denti e sperò che lo Shienarese lo prendesse per un sorriso di ringraziamento. L’espressione di Blaeric non cambiava mai. Dannati Custodi! Dannate Aes Sedai! Dannate, dannatissime locandiere!

«Comare Anan,» disse con cautela «nel modo in cui intendo fuggire da Ebou Dar c’è spazio solo per un certo numero. Non le aveva ancora detto dello spettacolo di Luca. C’era una possibilità che non riuscisse a convincere quell’uomo, dopotutto. E quante più persone doveva convincere Luca a prendere, più difficile sarebbe stato. «Torna qui una volta che siamo fuori dalla città. Se devi andartene, usa una delle barche da pesca di tuo marito. Ti suggerisco di attendere alcuni giorni, però. Forse una settimana o giù di lì. Quando i Seanchan scopriranno che mancano due damane, staranno addosso a chiunque cerchi di allontanarsi.»