«Fai troppe domande» disse lei con fermezza, voltandosi. «Ho paura che, nonostante tutto, tu non possa essermi utile. Bayle, fallo uscire!» Era decisamente un ordine perentorio.
Domon non si spostò dalla porta. «Diglielo» la esortò. «Presto o tardi deve sapere tutto, o ti metterà in un pericolo maggiore di quello che hai davanti ora. Diglielo.» Anche per un so’jhin, sembrava prendersi un bel po’ di libertà. I Seanchan erano molto sensibili al fatto che la proprietà rimanesse al suo posto. Che chiunque rimanesse al proprio posto, in effetti. Egeanin non doveva essere dura neanche un quarto di come appariva. Pareva molto decisa, al momento: scalciava le sue gonne e camminava avanti e indietro, scoccando occhiatacce a Domon e a Mat. Alla fine si fermò. «Ho dato loro un piccolo aiuto a Tanchico» disse lei. Dopo un momento aggiunse: «E a due donne che erano con loro, Elayne Trakand e Nynaeve al’Meara.» I suoi occhi si concentrarono con attenzione su di lui, osservandolo per vedere se conosceva quei nomi.
Mat sentì il petto che gli si serrava. Non era proprio un dolore, era più come guardare un cavallo su cui aveva scommesso schizzare verso il traguardo con gli altri proprio alle calcagna e l’esito ancora in dubbio. Per la Luce, cosa avevano combinato Nynaeve ed Elayne a Tanchico da aver avuto bisogno dell’aiuto di una Seanchan, e averlo ottenuto? Thom e Juilin avevano mantenuto il massimo riserbo sui dettagli. Non era questo il punto, comunque. Egeanin voleva uomini in grado di mantenere i suoi segreti e che non badassero al pericolo. Lei stessa era in pericolo. C’erano poche cose pericolose per un membro del Sangue, tranne altri del Sangue e... «I Cercatori sono sulle tue tracce» disse.
Il modo in cui lei alzò la testa fu una conferma sufficiente, e si mise la mano sul fianco come per afferrare una spada. Domon spostò i piedi e flesse le sue grosse mani, gli occhi su Mat. Occhi all’improvviso più duri di quelli di Egeanin. L’omone non pareva più divertente...sembrava pericoloso invece. D’improvviso a Mat venne in mente che avrebbe potuto non lasciare vivo la stanza.
«Se devi sfuggire ai Cercatori, posso aiutarti» si affrettò a dire. «Dovrai andare in un posto che non sia sotto il controllo dei Seanchan. Ovunque ci sono loro, i Cercatori possono trovarti. Ed è meglio che tu parta il prima possibile. Puoi sempre ottenere altro oro. Sempre che i Cercatori non ti prendano prima. Thom mi ha detto che sono in grande attività per qualcosa. Riscaldano i ferri e preparano la ruota.»
Per un po’ Egeanin rimase immobile a fissarlo. Alla fine, scambiò una lunga occhiata con Domon. «Forse sarebbe bene partire il prima possibile» mormorò. Il suo tono si stabilizzò immediatamente, però. Se per un momento c’era stata preoccupazione sul suo volto, era scomparsa. «Non penso che i Cercatori mi fermeranno se provo a lasciare la città, ma ritengono di potermi seguire fino a raggiungere qualcosa che desiderano più di quanto vogliono me. Mi seguiranno, e finché non lascerò le terre già in mano ai Rhyagelle, possono ordinare ai soldati di arrestarmi, cosa che faranno non appena decideranno che sto andando verso terre non ancora riunite. È allora che avrò bisogno delle capacità del tuo amico Thom Merrilin, mastro Cauthon. Fra qui e lì, devo svanire dalla vista dei Cercatori. Posso non avere l’oro da Cantorin, ma ne possiedo abbastanza da ricompensarti generosamente per il tuo aiuto. Di questo puoi star certo.»
«Chiamami Mat» disse lui, rivolgendole il suo sorriso migliore. Perfino le donne dal volto duro sì addolcivano al suo sorriso. Be’, lei non si addolcì visibilmente — semmai, si accigliò un poco — ma se c’era una cosa che lui sapeva sulle donne era l’effetto che facevano i suoi sorrisi. «So come farti svanire ora. Non è il caso di aspettare, sai. I Cercatori potrebbero decidere di arrestarti domani.» Così colse nel segno. Lei non sussultò — Mat sospettava che poche cose la facessero sussultare — ma quasi annuì. «C’è solo una cosa, Egeanin.» Questo poteva ancora scoppiargli in faccia come uno dei fuochi d’artificio di Aludra, ma lui non esitò. Alle volte, bisognava lanciare i dadi. «Non mi serve oro, ma ho bisogno di tre sul’dam che tengano la bocca chiusa. Pensi di potermele procurare?»
Dopo un momento che parve durare ore, lei annuì, e Mat sorrise fra sé. Il suo cavallo aveva tagliato il traguardo per primo.
«Domon» disse Thom con voce piatta attorno al cannello della sua pipa serrato fra i denti. Era sdraiato con un sottile cuscino piegato in due sotto la testa, e sembrava studiare la fievole foschia azzurrina sospesa nell’aria della stanza priva di finestre. L’unica lampada diffondeva una luce irregolare. «Egeanin.»
«Fa parte del Sangue, ora.» Seduto sul bordo del suo letto, Juilin scrutò nel fornello annerito della sua pipa. «Non so se la faccenda mi piace.»
«Stai dicendo che non possiamo fidarci di loro?» domandò Mat, pigiando il suo tabacco con un incauto pollice. Ritrasse il dito con una moderata imprecazione e se lo ficcò in bocca per succhiar via la bruciatura. Ancora una volta poteva scegliere fra lo sgabello e stare in piedi, ma una volta tanto non gli dispiaceva sedersi. Le trattative con Egeanin avevano occupato un po’ del pomeriggio, ma Thom era stato via dal palazzo fin dopo l’imbrunire, mentre Juilin ci aveva messo ancora di più ad apparire. Nessuno pareva tanto lieto per le notizie di Mat quanto lui si aspettava. Thom aveva appena sospirato di aver infine dato una bella occhiata a uno dei sigilli accettati, ma Juilin si accigliava ogni volta che guardava il fagotto che aveva lanciato in un angolo della stanza. Non c’era alcun dannato bisogno che quell’uomo si comportasse così solo perché non avevano più bisogno degli abiti da sul’dam. «Te lo dico io, hanno una fifa blu dei Cercatori» proseguì Mat quando il suo pollice si fu raffreddato. Forse non esattamente blu, ma di certo erano spaventati. «Egeanin può essere del Sangue, ma non ha mai battuto ciglio quando le ho detto il motivo per cui volevo le sul’dam. Ha solo detto di conoscerne tre che avrebbero fatto quello che ci serve e che poteva averle pronte per domani.»
«Una donna onorevole, Egeanin» meditò Tom. Ogni tanto si interrompeva per soffiare un anello di fumo. «Strana, d’accordo, d’altra parte è seanchan. Penso che perfino Nynaeve sia arrivata ad apprezzarla, e so che anche per Elayne è così. E loro sono piaciute a lei. Perfino se erano Aes Sedai, come lei credeva. È stata davvero utile a Tanchico. Molto utile. Più che semplicemente competente. Mi piacerebbe davvero sapere com’è stata elevata al Sangue, ma sì, credo che possiamo fidarci di Egeanin. E di Domon. Uomo interessante, Domon.»
«Un contrabbandiere» borbottò Juilin in tono sprezzante. «E ora appartiene a lei. I so’jhin sono più che semplice proprietà, sai. Ci sono so’jhin che dicono al Sangue cosa fare.» Thom sollevò un sopracciglio cespuglioso verso di lui. Solo quello, ma dopo un momento il cacciatore di ladri scrollò le spalle. «Suppongo che Domon sia affidabile» disse con riluttanza. «Per un contrabbandiere.»
Mat sbuffò. Forse erano gelosi. Be’, lui era ta’veren, e dovevano convivere con questo fatto. «Allora domani notte partiamo. L’unico cambiamento nel piano è che ora abbiamo tre vere sul’dam e un membro del Sangue che ci faranno superare i cancelli.»
«E queste sul’dam porteranno tre Aes Sedai fuori dalla città, le lasceranno andare e non penseranno nemmeno a dare l’allarme» borbottò Juilin.
«Una volta, mentre Rand al’Thor era a Tear, ho visto lanciare una moneta che cinque volte di fila è atterrata in piedi. Alla fine ce ne siamo andati e l’abbiamo lasciata dritta lì sul tavolo. Suppongo che possa accadere qualunque cosa.»
«O ti fidi di loro o non ti fidi, Juilin» ringhiò Mat. Il cacciatore di ladri si accigliò verso il fagotto di vestiti nell’angolo, e Mat scosse il capo. «Cosa hanno fatto per aiutarvi a Tanchico, Thom? Sangue e ceneri, non guardatemi ancora in quel modo, voi due! Voi lo sapete, loro lo sanno, e potrei saperlo anch’io.»