Lasciando scemare le proprie parole, Tylin scivolò verso di lui lungo i tappeti e gli tastò la semplice giacca verde. «Il problema nell’avere una volpe come animale domestico,» mormorò «è che presto o tardi si ricorda di essere una volpe.» Quei grandi occhi scuri lo scrutarono. All’improvviso gli afferrò i capelli con entrambe le mani e tirò giù il suo viso per un bacio che gli fece rattrappire le dita negli stivali. «Questo» disse ansante quando infine l’ebbe lasciato andare «è per mostrarti quanto mi mancherai.» Senza il minimo cambiamento di espressione, lo schiaffeggiò così forte che davanti ai suoi occhi cominciarono a fluttuare chiazze argentee. «E questo è per aver cercato di sgattaiolare via mentre io non c’ero.» Voltandogli le spalle, si tirò la chioma di capelli corvini sopra una spalla. «Slaccia i bottoni per me, mia graziosa piccola volpe. Siamo arrivate così tardi che ho deciso di non svegliare le mie cameriere, ma queste unghie mi rendono impossibile slacciare i bottoni. Un’ultima notte insieme, e domani ti lascerò andare per la tua strada.»
Mat si sfregò la guancia. Quella donna poteva avergli rotto un dente!
Almeno gli aveva riscosso i pensieri. Se Suroth era a La donna errante, non era nel Palazzo di Tarasin per vedere ciò che non avrebbe dovuto. La sua fortuna era ancora buona. Doveva solo preoccuparsi della donna che aveva di fronte. L’unico modo era andare avanti.
«Me ne andrò stanotte» disse, mettendo le mani sulle spalle di Tylin. «E quando lo farò, porterò un paio di Aes Sedai dall’attico. Vieni con me. Manderò Thom e Juilin a trovare Beslan, e...»
«Venire con te?» disse incredula, allontanandosi e voltandosi per guardarlo. Il suo volto orgoglioso era carico di disprezzo. «Piccioncino, non mi ci vedo a diventare la tua favorita, e non ho intenzione di diventare una fuggitiva. O di lasciare l’Altara a chiunque i Seanchan scelgano per rimpiazzarmi. Sono la regina dell’Altara, la Luce mi aiuti, e non abbandonerò il mio paese ora. Intendi davvero provare a liberare le Aes Sedai? Ti auguro buona fortuna, se devi — auguro buona fortuna alle Sorelle — ma sembra un buon modo perché la tua testa finisca su un palo, dolcezza. È una testa troppo graziosa per essere tagliata e ricoperta di catrame.»
Cercò di prenderla di nuovo per le spalle, ma lei fece un passo indietro con uno sguardo penetrante che gli fece ricadere le mani. Lui mise nella sua voce ogni briciolo di urgenza che poteva trovare. «Tylin, mi sono assicurato che tutti sapessero che me ne stavo andando ed ero ansioso di essere via prima che tu tornassi, in modo che i Seanchan sapessero che tu non avevi avuto nulla a che fare con questo, ma ora...»
«Sono tornata e ti ho sorpreso,» lo interruppe con vigore «e tu mi hai legata e mi hai lasciata sotto il letto. Quando verrò scoperta domattina, sarò furiosa con te. Oltraggiata!» Sorrise, ma i suoi occhi scintillarono, non così lontani dall’oltraggio ora, qualunque cosa avesse detto sulle volpi e sul mandarlo per la sua strada. «Offrirò una ricompensa per te, e dirò a Tuon che potrà comprarti quando verrai preso, se ti vuole ancora. Sarò il perfetto Sommo Sangue nella mia rabbia. Mi crederanno, paperotto. Ho già detto a Suroth che ho intenzione di rasarmi i capelli.»
Mat sorrise debolmente. Di certo le credeva. Lo avrebbe davvero venduto se fosse stato preso. «Le donne sono un labirinto fra i rovi nella notte» recitava il vecchio detto, e perfino loro non conoscevano la strada. Tylin insistette sul fatto di supervisionare il modo in cui veniva legata. Sembrava andarne fiera. Doveva essere legata con delle strisce tagliate dalle sue gonne, come se lei l’avesse sorpreso lì e lui l’avesse sopraffatta. I nodi dovevano essere stretti, in modo che per quanto lottasse non potesse fuggire, e lei si divincolò contro di essi una volta che furono legati, dimenandosi attorno tanto forte da sembrare che stesse davvero cercando di liberarsi. Forse era così; quando fallì, la sua bocca si contorse in un ringhio. Le caviglie e i polsi dovevano essere legate insieme nell’incavo della sua schiena, e un guinzaglio correva dal suo collo a una gamba del letto, in modo che non potesse strisciare lungo il pavimento e uscire in corridoio. E naturalmente, non poteva essere nemmeno in grado di urlare aiuto. Quando lui le premette gentilmente uno dei suoi fazzoletti di seta in bocca e ne legò un altro per tenerlo fermo, lei sorrise, ma i suoi occhi erano feroci. Un labirinto fra i rovi nella notte.
«Mi mancherai» le disse piano mentre la spingeva sotto l’orlo del letto. Con sua sorpresa, si rese conto che gli sarebbe mancata davvero. Per la Luce! Si affrettò a raccogliere mantello, guanti e lancia e spense le lampade uscendo. Le donne potevano intrappolare un uomo in quel labirinto prima che lui se ne rendesse conto.
I corridoi erano ancora vuoti e silenziosi, tranne per il suono dei suoi passi zoppicanti, ma quando raggiunse l’anticamera che dava sul cortile della stalla, ogni sollievo che aveva provato scomparve. L’unica lampada accesa proiettava una luce tremolante su quei drappeggi a fiori, ma Juilin e la sua donna non erano lì, né vi si trovavano Egeanin e gli altri. Col tempo che ci aveva messo con Tylin, sarebbero dovuti essere tutti lì ad aspettarlo a quest’ora. Oltre al camminamento fiancheggiato da colonne, la pioggia stava scrosciando in una compatta cortina nera che nascondeva ogni cosa. Potevano essere andati alle stalle? Quell’Egeanin sembrava cambiare il suo piano quando più le piaceva.
Borbottando sottovoce, avvolse il mantello attorno a sé e si preparò a farsi strada verso le stalle attraverso l’acquazzone. Per stanotte ne aveva avuto abbastanza delle donne.
«Allora hai davvero intenzione di andartene. Non posso permetterlo, giocattolo.»
Con un’imprecazione, si girò sui tacchi e si ritrovò di fronte Tuon, il suo volto scuro e severo dietro il lungo velo trasparente. Lo stretto cerchio che teneva il velo sulla sua testa rasata era una massa di gocce di fuoco e perle, un’altra fortuna che andava a unirsi con l’ampia cintura ingioiellata che le cingeva la vita e la sua lunga collana. Era proprio un bel momento per notare dei gioielli, per quanto ricchi. Per la Luce, cosa ci faceva ancora sveglia? Sangue e ceneri, se fosse scappata via, urlando alle guardie di fermarlo... Allungò disperatamente una mano verso la scarna ragazza, ma lei si ritrasse dalla sua stretta e, con un colpo che gli intorpidì in parte il polso, gli fece volar via l’ ashandarei. Lui si aspettava che fuggisse, ma invece fece piovere colpi su di lui, percuotendolo con le nocche ripiegate, calando le sue mani come lame d’ascia. Mat aveva mani veloci, le più rapide che Thom avesse mai visto, stando al vecchio menestrello, ma tutto ciò che riusciva a fare era tenerla a bada, non poteva certo pretendere di afferrarla. Se non fosse stato occupato così tanto a cercare di impedirle di spaccargli il naso — o forse qualcos’altro: colpiva proprio duro per essere una ragazzina tanto minuta — tranne per quello, avrebbe potuto trovare risibile l’intera situazione. Mat torreggiava sopra di lei, anche se non era molto più alto della media, ma Tuon gli si avventava contro con una furia concentrata, come se fosse lei la più alta e la più forte e si aspettasse di sopraffarlo. Per qualche ragione, dopo alcuni momenti le sue labbra carnose si piegarono in un sorriso, e, se lui non avesse saputo che era impossibile, avrebbe detto che quei grandi occhi liquidi avevano assunto un bagliore di piacere. Che fosse folgorato, pensare a quanto poteva essere graziosa una donna in una situazione come questa era stupido quanto cercare di valutare le sue gemme!
All’improvviso lei guizzò lontano da lui, usando entrambe le mani per riaggiustarsi il cerchietto di gemme che assicurava il suo velo. Sul suo volto in quel momento non c’era alcuna traccia di piacere. La sua espressione era di completa concentrazione. Piantando con attenzione i piedi, non distogliendo mai gli occhi dal viso di Mat, cominciò lentamente a raccogliere fra le mani le sue bianche gonne pieghettate, ripiegandosele sopra le ginocchia. Mat non riusciva a capire perché non stesse già gridando aiuto, ma sapeva che stava per prenderle a calci. Be’, non se lui avesse avuto voce in capitolo! Balzò verso di lei e tutto accadde all’unisono. Una fitta di dolore all’anca lo fece cadere in ginocchio. Tuon si strappò le gonne quasi fino ai fianchi e le sue esili gambe avvolte nelle calze bianche guizzarono verso di lui in un calcio che passò sopra la sua testa mentre all’improvviso lei si sollevava in aria. Pensò di dover essere più sorpreso di lei nel vedere le braccia di Noal avvolte attorno alla ragazza, ma riuscì a reagire più rapidamente. Mentre Tuon apriva la bocca per urlare, Mat si tirò in piedi e cominciò a infilarle il velo fra i denti, facendo cadere il cerchietto ingioiellato sul pavimento con un colpo della mano. Ovviamente, lei non cooperò come aveva fatto Tylin. Una salda stretta sulla sua mascella era tutto ciò che le impediva di affondargli i denti nelle dita. Suoni irosi provenivano dalla sua gola, e i suoi occhi mostravano una furia che non avevano mai avuto nemmeno nei momenti peggiori del suo attacco. Si contorceva nella stretta di Noal e dibatteva le gambe, ma lo sciupato vecchio riuscì a spostare il suo fardello e sé stesso per evitare ogni calcio dei suoi talloni. Sciupato o no, sembrava non avere difficoltà a trattenerla.