Una bassa donna grassoccia che veniva lungo la strada infagottata in uno scuro mantello all’improvviso svoltò verso di lui. Quando gli si fermò di fronte e sollevò il capo, vide che era Verin.
«Allora sei qui, dopotutto» disse lei. Gocce di pioggia scivolavano sul suo volto proteso verso l’alto, ma Verin non sembrava notarlo. «La tua locandiera pensava che intendessi camminare fino all’Avharin, ma non ne era certa. Temo che comare Keene non presti molta attenzione all’andirivieni degli uomini. Ed eccomi qui con le scarpe e le calze completamente zuppe. Ero solita camminare nella pioggia quand’ero ragazza, ma pare che abbia perso il suo fascino nel frattempo.»
«Ti ha mandata Cadsuane?» chiese lui, cercando di impedire alla sua voce di suonare speranzosa. Aveva tenuto la sua stanza a La Consigliera in capo dopo che Alanna se n’era andata in modo che Cadsuane potesse trovarlo. Non poteva certo mantenerla interessata se avesse dovuto dargli la caccia locanda per locanda. Specialmente poiché non aveva dato segno che gli avrebbe dato la caccia.
«Oh, no; non lo farebbe mai.» Verin suonò, sorpresa a quell’idea. «Ho solo pensato che forse volevi sapere le novità. Cadsuane è fuori a cavalcare con le ragazze.» Si accigliò pensierosa, inclinando il capo. «Anche se ritengo che non dovrei chiamare Alivia ‘ragazza’. Una donna intrigante, fin troppo vecchia per diventare una novizia, sfortunatamente. Oh, sì, una vera sfortuna. Assorbe tutto quello che le viene insegnato. Immagino che conosca quasi ogni modo esistente per distruggere qualcosa col Potere, ma non sa quasi nulla di tutto il resto.»
Lui la condusse da un lato della strada, dove gli ampi cornicioni sporgenti di una casa di pietra a un solo piano offrivano un piccolo riparo dalla pioggia, anche se non molto dal vento. Cadsuane era con Min e le altre?
Può darsi che non volesse dire nulla. Aveva visto Aes Sedai affascinate da Nynaeve prima, e, stando a Min, Alivia era perfino più forte. «Quali notizie, Verin?» disse lui con calma. La piccola e rotondetta Aes Sedai sbatté le palpebre come se si fosse dimenticata che c’erano delle notizie, poi d’improvviso sorrise. «Oh, sì. I Seanchan. Sono a Illian. Non la città, non ancora; non c’è bisogno di impallidire. Ma hanno attraversato il confine. Stanno costruendo accampamenti fortificati lungo la costa e nell’entroterra. So poco delle questioni militari. Salto sempre le battaglie quando leggo un libro di storia. Ma mi sembra che non sia questo ciò a cui mirano, che siano già in città o meno. Le tue battaglie non sembrano aver fatto molto per rallentarli. Ecco perché non leggo delle battaglie. Sembra che di rado mutino qualcosa nel lungo periodo, solo nel breve. Stai bene?»
Lui si costrinse ad aprire gli occhi. Verin lo scrutò dal basso in alto come un passero grassoccio. Tutte quelle battaglie, tutti quegli uomini morti, uomini che aveva ucciso, e non aveva cambiato nulla. Nulla!
Ha torto, mormorò Lews Therin nella sua testa. Le battaglie possono mutare la storia. Non ne sembrava compiaciuto. Il problema è che a volte non si può dire come la storia ne verrà cambiata finché non è troppo tardi.
«Verin, se andassi da Cadsuane, parlerebbe con me? Di qualcosa di diverso, oltre al fatto che i miei modi non le aggradano? Sembra che sia solo quello a cui tiene.»
«Oh, cielo. Temo che per alcuni versi Cadsuane sia molto tradizionalista, Rand. Non l’ho mai sentita definire un uomo arrogante, ma...» Appoggiò la punta delle dita contro la bocca con fare pensieroso per un momento, poi annuì mentre le gocce di pioggia le scivolavano giù per il viso. «Credo che ascolterà quello che hai da dire, se riesci a cancellare la cattiva impressione che le hai fatto. O almeno a smussarla il più possibile. Poche Sorelle sono impressionate da corone o titoli, Rand, e Cadsuane meno di ogni altra che io conosca. Le importa molto di più se le persone siano o meno sciocche. Se puoi dimostrarle di non essere uno sciocco, lei ascolterà.»
«Allora dille...» Trasse un profondo respiro. Luce, voleva strangolare Kisman, Dashiva e tutti loro con le sue mani nude! «Dille che lascerò Far Madding domani e spero che verrà con me come mia consigliera.» Lews Therin emise un sospiro di sollievo alla prima parte di quella frase; se fosse stato qualcosa di più di una voce, Rand avrebbe detto che si era irrigidito sentendo la seconda. «Dille che accetto i suoi termini; mi scuso per il mio comportamento a Cairhien e farò del mio meglio per stare attento al mio comportamento in futuro.» Questo non lo irritò affatto. Be’, un poco, ma, a meno che Min fosse in errore, aveva bisogno di Cadsuane e Min non si sbagliava mai con le sue visioni.
«Perciò hai trovato quello che cercavi qui?» Lui la guardò accigliato, e lei gli sorrise di rimando e gli diede una pacca sul braccio. «Se tu fossi venuto a Far Madding pensando di poter conquistare la città annunciando chi sei, te ne saresti andato non appena ti fossi reso conto che qui non puoi incanalare. Quindi rimane solo trovare qualcosa, o qualcuno.»
«Forse ho trovato quello che mi occorre» disse tagliando corto. Solo non quello che voleva.
«Allora stasera vieni al palazzo di Barsalla, sulle Alture, Rand. Chiunque può dirti come trovarlo. Sono davvero certa che sarà disposta ad ascoltarti.» Aggiustandosi il mantello, parve notare per la prima volta che la lana era zuppa. «Oh, cielo. Devo andare ad asciugarmi. Ti suggerisco di fare lo stesso.» Sul punto di andarsene, indugiò e si girò a guardarlo. Le palpebre dei suoi occhi scuri erano immobili. All’improvviso non sembrava affatto stralunata. «Potrebbe capitarti molto peggio di Cadsuane come consigliera, Rand, ma dubito che tu possa avere di meglio. Se lei accetta, e davvero tu non sei uno sciocco, ascolterai i suoi suggerimenti.» Lei scivolò via attraverso la pioggia sembrando proprio un cigno tozzo.
Alle volte quella donna mi spaventa, mormorò Lews Therin, e Rand annuì. Cadsuane non lo spaventava, ma lo rendeva cauto. Qualunque Aes Sedai che non si fosse votata a lui lo rendeva cauto, tranne Nynaeve. E non era sempre certo neanche di lei.
La pioggia si smorzò mentre stava percorrendo le due miglia per tornare a La Consigliera in capo, ma il vento crebbe e l’insegna sopra la porta, dipinta con il severo viso di una donna che indossava il diadema ingioiellato di una Prima Consigliera, dondolava su cardini cigolanti. La sala comune era più piccola di quella de La ruota dorata, ma i pannelli alle pareti erano intarsiati e lucidati e i tavoli sotto le rosse travi del soffitto non erano così ammassati insieme. Anche la soglia per la Stanza delle Donne era rossa e intagliata come un intricato merletto, così come gli architravi dei caminetti di marmo pallido. A La Consigliera in capo, i servitori legavano i propri lunghi capelli con lucidi fermagli d’argento. Se ne potevano vedere solo due, in piedi accanto alla porta della cucina, ma c’erano solo tre uomini ai tavoli, mercanti stranieri seduti distanti fra loro, ognuno occupato col proprio vino. Concorrenti, forse, dato che ogni tanto l’uno o l’altro si agitavano sulla sedia e guardavano accigliati gli altri due. Uno, un uomo ingrigito, indossava una giacca di seta grigio scuro, e un tizio ossuto dal volto duro aveva all’orecchio una pietra rossa delle dimensioni di un uovo di piccione. La Consigliera in capo provvedeva ai mercanti stranieri più ricchi, e al momento non c’erano molti di loro a Far Madding.