Выбрать главу

«Meraviglioso» disse lui senza molto entusiasmo. Dunque Cadsuane se ne andava in giro con dei ter’angreal fra i capelli, eh? E molto probabilmente uno di questi ‘pozzi’ fra loro, altrimenti non l’avrebbe riconosciuto. Luce, Rand pensava che nessuno avesse mai trovato due ter’angreal con la stessa funzione. Incontrarla stanotte sarebbe stato già abbastanza sgradevole senza sapere che poteva incanalare, perfino qui. Stava per chiedere a Min di andare con lui, quando comare Keene si avvicinò, la bianca crocchia in cima alla testa tirata tanto che sembrava che stesse cercando di strapparle via la pelle dal viso. Lanciò una sospettosa occhiata piena di disapprovazione verso Rand e Lan e increspò le labbra, come riflettendo su cosa avessero fatto di male. Lui l’aveva vista rivolgere lo stesso sguardo ai mercanti che alloggiavano nella locanda. Gli uomini, per lo meno. Se la sistemazione non fosse stata così confortevole e il cibo così buono, probabilmente non avrebbe avuto alcun cliente.

«Questa è stata consegnata per tuo marito stamattina, comare Farshaw» disse, porgendo a Min una lettera sigillata con un’indistinta goccia di cera rossa. La locandiera sollevò il mento a punta. «E una donna ha chiesto di lui.»

«Verin» disse in fretta Rand, per prevenire domande e liberarsi della donna. Chi sapeva di mandargli una lettera qui? Cadsuane? Uno degli Asha’man con lei? Forse una delle altre Sorelle? Rand aggrottò le sopracciglia verso il quadrato ripiegato di carta in mano a Min, impaziente che la locandiera se ne andasse.

Le labbra di Min si contrassero e lei evitò di guardarlo tanto di proposito che Rand seppe di essere stato la causa del suo sorriso. Il divertimento di Min gocciolò attraverso il legame. «Grazie, comare Keene. Verin è davvero un’amica.»

Quel mento aguzzo si sollevò ancora più in alto. «Se lo chiedi a me, comare Farshaw, quando hai un marito grazioso devi tenere d’occhio anche le tue amiche.»

Osservando la donna ritornare a grandi passi verso l’arco rosso, gli occhi di Min luccicarono per l’allegria che fluiva lungo il legame, e la sua bocca si sforzò di non ridere. Invece di porgere il messaggio a Rand, lei stessa ruppe il sigillo col pollice e dispiegò la lettera, proprio come se fosse nata in questa pazza città.

Aggrottò lievemente le sopracciglia mentre leggeva, ma un breve vampa nel legame fu per Rand l’unico avviso. Accartocciando la lettera, Min si voltò verso il caminetto; si piegò dalla panca per carpirgliela di mano proprio un attimo prima che potesse gettarla fra le fiamme.

«Non fare lo sciocco» disse lei, afferrandogli il polso. Alzò lo sguardo verso di lui, i suoi grandi occhi scuri mortalmente seri. A Rand attraverso il legame non giunse altro che risoluta determinazione. «Per favore, non fare lo sciocco.»

«Ho promesso a Verin che avrei tentato» disse lui, ma Min non sorrise.

Rand lisciò la pagina sul proprio petto. La scrittura era in una calligrafia molto sottile che non riconobbe, e non c’era alcuna firma. So chi sei, e ti auguro buona fortuna, ma desidero anche che tu te ne vada da Far Madding. Il Drago Rinato semina morte e distruzione ovunque passi. Ora so anche perché sei qui. Hai ucciso Rochaid, e anche Kisman è morto. Torval e Gedwyn hanno affittato il piano superiore sopra un calzolaio di nome Zeram su Via della Carpa Azzurra, proprio sopra la Porta di Illian. Uccidili e vattene, e lascia in pace Far Madding. L’orologio nella Stanza delle Donne suonò l’ora. Rimanevano diverse ore di luce diurna prima che incontrasse Cadsuane.

33

Via della Carpa Azzurra

Min sedeva a gambe incrociate sul letto, una posizione non tanto confortevole se si indossa un abito per cavalcare rispetto piuttosto che delle brache, e faceva rotolare uno dei suoi coltelli lungo il dorso delle dita. Era una competenza assolutamente inutile, Thom glielo aveva fatto notare, ma alle volte attirava lo sguardo delle persone e catturava la loro attenzione senza bisogno d’altro. Nel mezzo della loro stanza, Rand stava tenendo in alto la sua spada rinfoderata per studiare i tagli che aveva fatto nel vincolo di pace, e non le prestava la minima attenzione. Le teste di drago sui dorsi delle sue mani luccicavano di rosso e d’oro metallico.

«Ammetterai che deve trattarsi di una trappola» ringhiò lei. «Lan lo ammette. Una capra mezza cieca a Seleisin ha abbastanza cervello da non infilarsi in una trappola! ‘Solo gli sciocchi baciano i calabroni o mordono il fuoco!’» citò lei.

«Una trappola non è davvero una trappola se sai che è lì» disse lui in tono assente, piegando un po’ uno dei fili tranciati per allinearlo con la sua continuazione. «Se sai che è lì, forse puoi trovare un modo per infilartici, in modo che non sia affatto una trappola.»

Lei scagliò il coltello più forte che poteva. Questo volò di fronte al volto di Rand per andarsi a conficcare vibrando nella porta e lei ebbe un piccolo sussulto ricordandosi dell’ultima volta che l’aveva fatto. Be’, non era stesa sopra di lui, ora, e Cadsuane non stava per entrare, sfortunatamente. Che fosse folgorato! Quel gelido nodo di emozioni nella sua testa non aveva tremato nemmeno quando il coltello gli era passato davanti, neanche un guizzo di sorpresa! «Anche se vedi solo Gedwyn e Torval, sai che gli altri saranno lì, nascosti. Per la Luce, potrebbero avere cinquanta mercenari ad attenderti!»

«A Far Madding?» Rand smise di osservare il coltello conficcato nella porta, ma solo per scuotere il capo e tornare a esaminare il vincolo di pace.

«Dubito che ci siano due mercenari nell’intera città, Min. Credimi, non intendo farmi uccidere qui. A meno che non riesca a capire come far scattare la trappola senza che mi catturi, non mi ci avvicinerò.» In lui non c’era più paura che in una roccia! E altrettanto buonsenso! Non aveva intenzione di farsi uccidere... come se chiunque l’avesse!

Scendendo dal letto, aprì il davanti del comodino per il tempo sufficiente a prendere la cinghia che comare Keene si assicurava fosse in ogni stanza, anche se l’affittava a dei forestieri. Era lunga come il suo braccio e larga quanto la sua mano, con un manico di legno a un’estremità e all’altra divisa in tre code. «Forse se ti dessi una ripassata con questa, ti schiarirebbe il naso quel che basta a odorare ciò che hai di fronte!» urlò. Fu in quel momento che Nynaeve, Lan e Alivia entrarono. Nynaeve e Lan indossavano il loro mantello, e Lan aveva al fianco la sua spada. Nynaeve aveva rimosso tutti i suoi gioielli tranne un braccialetto di gemme e una cintura ingioiellata, il Pozzo. Lan chiuse piano la porta. Nynaeve e Alivia rimasero a fissare Min con la cinghia sollevata sopra la testa. Lei si affrettò a lasciarla cadere sul pavimento a fiori e, dandole un calcio, la spinse sotto il letto. «Non capisco perché permetti che Lan faccia questo, Nynaeve» disse lei, con quanta più fermezza possibile. Ma in quel momento, il suo tono non era particolarmente deciso. Perché le persone entravano sempre al momento sbagliato?

«Una Sorella deve fidarsi del giudizio del suo Custode, talvolta» disse Nynaeve con freddezza, infilandosi i guanti. Il suo volto poteva appartenere a una bambola di porcellana, per quanta emozione mostrasse. Oh, era Aes Sedai fino alla punta dei piedi.

Non è il tuo Custode, è tuo marito, voleva dire Min, e almeno tu puoi continuare a badare a lui. Io non so se il mio Custode mi sposerà mai, e ha minacciato di legarmi, nel caso in cui tentassi di andare con lui! Non che lei avesse discusso con particolare forza su quel punto. Se lui voleva essere uno sciocco clamoroso, c’erano modi migliori per salvarlo di tentare di conficcare un coltello nel corpo di qualcuno.