Выбрать главу

Se i rinnegati avevano preso in affitto il piano alto dalla moglie del calzolaio, essere chiusi a chiave di notte non sarebbe stato un grosso inconveniente per loro. Verso sud, un vicolo separava la bottega del calzolaio da una casa a un solo piano, un salto pericoloso, ma dall’altra parte un edificio a due piani con una sarta a pianterreno era affiancato al calzolaio. L’edificio di Zeram non aveva finestre tranne sul lato anteriore — su quello posteriore c’era un altro vicolo per portar fuori la spazzatura; Rand aveva già controllato — ma doveva esserci una strada per il tetto in modo da poter riparare le tegole quando necessario. Da lì sarebbe stato solo un breve salto per il tetto della sartoria, con solo altri tre da attraversare prima di arrivare a un altro edificio basso, il negozio di un candelaio, e un facile balzo fino in strada o nel vicolo dietro i fabbricati. Non sarebbe stato un grosso rischio di notte, o perfino di giorno, tenendosi lontani dalla strada e stando attenti alle pattuglie delle guardie quando si saltava giù. Per via del modo in cui Via della Carpa Azzurra curvava, i posti di osservazione più vicini erano fuori vista.

Due uomini che si avvicinavano al negozio del calzolaio lo costrinsero a voltarsi e a far finta di scrutare attraverso la piccola vetrina piena di bolle del coltellinaio un’esposizione di forbici e coltelli assicurati a una tavola. Uno degli uomini era alto, anche se non quanto i potenziali Aiel. I profondi cappucci nascondevano i loro volti, ma nessuno di loro portava un paio di stivali e, anche se si tenevano i mantelli con entrambe le mani, il vento ne scuoteva le estremità mostrando il fondo di spade rinfoderate. Una folata spinse via il cappuccio dalla testa dell’uomo più basso e lui se lo rimise a posto, ma non prima che il danno fosse fatto. Charl Gedwyn aveva preso a portare i capelli raccolti sulla nuca con un fermaglio d’argento fissato con una grossa pietra rossa, ma era comunque un uomo dal volto duro e l’aria di sfida. La presenza di Gedwyn indicava l’altro come Torva! Rand era disposto a scommetterci. Nessuno degli altri era così alto. Aspettando finché i due non furono entrati nel negozio di Zeram, Rand si leccò via alcune briciole untuose dai guanti e andò in cerca di Nynaeve e Lan. Li trovò prima di allontanarsi lungo la curva della strada tanto da perdere di vista il calzolaio. La bottega del candelaio che lui aveva individuato come un punto per scendere dai tetti era poco dietro di lui, con un vicolo a un lato. Continuando, la stretta strada svoltava dall’altra parte. Non più di cinquanta passi più avanti c’era un punto di osservazione con in cima una guardia cittadina, ma un altro edificio a tre piani, la bottega di un falegname che condivideva il vicolo col candelaio, bloccava la vista al di là dei tetti.

«Mezza dozzina di persone ha riconosciuto Torval e Gedwyn,» disse Lan «ma nessuno degli altri.» Mantenne la voce bassa, anche se nessun passante rivolse più di un’occhiata a loro tre. Uno sguardo a due uomini che sotto i mantelli portavano delle spade era sufficiente perché chiunque notasse la cosa procedesse un po’ più veloce.

«Un macellaio lungo la strada dice che quei due fanno acquisti da lui,» disse Nynaeve «ma mai più di quello che serve per due.» Guardò di traverso Lan come se la sua fosse la vera prova.

«Li ho visti» disse Rand. «Ora sono dentro. Nynaeve, puoi sollevare me e Lan fino a quel tetto dal vicolo dietro l’edificio?»

Nynaeve guardò accigliata il caseggiato di Zeram, sfregando con una mano la cintura attorno alla sua vita. «Uno alla volta, potrei» disse infine.

«Ma ci vorrebbe più della metà di quello che il Pozzo contiene. Non sarei in grado di farvi scendere di nuovo.»

«In su è sufficiente» le disse Rand. «Ce ne andremo per i tetti e ci arrampicheremo giù accanto al candelaio.»

Lei protestò, ovviamente, mentre tornavano indietro lungo la strada verso la bottega del calzolaio. Nynaeve si opponeva sempre a ogni cosa a cui non avesse pensato lei stessa. «Vuoi forse che vi metta sul tetto e rimanga ad aspettare?» borbottò, lanciando occhiatacce tanto torve a destra e sinistra che molte persone si allontanarono sia da lei, sia dagli uomini ai suoi lati, spade o no. Lei protese la mano da sotto il mantello per mostrare il braccialetto di pietre rosso pallido. «Questo può ricoprirmi di armatura meglio di qualunque acciaio. Non sentirei nemmeno il colpo di una spada. Pensavo che sarei andata dentro con voi.»

«Per fare cosa?» chiese Rand piano. «Per trattenerli col Potere perché noi li uccidessimo? Per ucciderli tu stessa?» Lei guardò accigliata il selciato di fronte ai suoi piedi. Procedendo oltre il negozio di Zeram, Rand si soffermò di fronte alla casa bassa e si guardò attorno in modo più disinvolto possibile. Non c’erano guardie cittadine in vista, ma quando pungolò Nynaeve nello stretto vicolo, si mosse in fretta. Non aveva visto guardie nemmeno prima di seguire Rochaid.

«Sei molto silenziosa» disse Lan, seguendoli da presso.

Lei fece altri tre passi veloci prima di rispondere, senza rallentare o guardarsi indietro. «Non ci avevo pensato, prima» disse lei con calma. «La vedevo come un’avventura, affrontare Amici delle Tenebre, Asha’man rinnegati, mai voi state andando lassù per un’esecuzione. Li ucciderete prima che sappiano che siete lì, se possibile, non è vero?»

Rand lanciò un’occhiata sopra la spalla a Lan, ma l’uomo si limitò a scuotere il capo, tanto confuso quanto lui. Certo che li avrebbero uccisi senza avvertimento, se avessero potuto. Questo non era un duello: era un’esecuzione, come lei l’aveva definita. Almeno, Rand sperava davvero che lo sarebbe stata.

Il vicolo che correva dietro gli edifici era un po’ più ampio di quello che portava alla strada, il suolo roccioso solcato dalle tracce delle carriole dei rifiuti che venivano spinte lì ogni mattina. Muri di pietra nuda si ergevano attorno a loro. Nessuno voleva una finestra per osservare i carretti dei rifiuti. Nynaeve si fermò alzando lo sguardo verso il retro dell’edificio di Zeram, poi all’improvviso sospirò. «Uccideteli nel sonno, se potete» disse, con molta calma per tali parole feroci.

Qualcosa di invisibile si avvolse comodamente attorno al petto di Rand sotto le sue braccia, e lui si sollevò lento nell’aria, fluttuando sempre più in alto finché non levitò sopra il bordo del cornicione sporgente. L’imbracatura invisibile scomparve e i suoi stivali scesero sul tetto inclinato, scivolando un poco sulle umide tegole di ardesia. Accucciandosi, riprese terreno muovendosi a quattro zampe. Pochi attimi più tardi, anche Lan fluttuò all’insù per atterrare sul tetto. Anche il Custode si accucciò e scrutò nel vicolo sottostante. «Se n’è andata» disse infine Lan. Voltandosi per guardare Rand, indicò. «Ecco il tuo ingresso.»

Era una botola incassata fra le tegole in alto verso la sommità, con luccicante metallo per evitare infiltrazioni d’acqua nel solaio che videro aprendola. Rand si calò in un luogo polveroso, fiocamente illuminato dalla luce attraverso la botola. Per un attimo, penzolò dalle mani, poi si lasciò andare, cadendo per la distanza rimanente. Tranne per una sedia a tre gambe e una cassapanca col coperchio spalancato, la lunga stanza era vuota come la cassapanca stessa. Apparentemente Zeram aveva smesso di usare il solaio come magazzino quando sua moglie aveva cominciato a prendere dei locatari. Camminando piano, i due uomini esaminarono le assi del pavimento finché non trovarono un’altra botola più grande. Lan tastò i cardini di ottone e sussurrò che erano secchi ma non arrugginiti. Rand estrasse la spada e annuì e Lan aprì di colpo la botola.

Rand non era sicuro di ciò che avrebbe trovato quando balzò giù per l’apertura, usando una mano sulla cimasa per controllare la caduta. Atterrò lievemente sui talloni, in una stanza che sembrava aver preso il posto del solaio per i guardaroba e gli armadi ficcati contro le pareti, le cassapanche di legno impilate l’una sull’altra e i tavoli con le sedie sopra. L’ultima cosa che si aspettava, però, erano due uomini morti che giacevano scomposti sul pavimento come se fossero stati trascinati nello sgabuzzino e gettati giù. Le facce nere e gonfie erano irriconoscibili, ma il più basso dei due indossava un fermaglio per capelli d’argento fissato con una grossa pietra rossa.