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Rand si svegliò avvolto dalle tenebre e dal dolore, disteso sulla schiena. I suoi guanti erano scomparsi e poteva avvertire un rozzo pagliericcio sotto di lui. Avevano preso anche i suoi stivali. I suoi guanti erano scomparsi. Sapevano chi era. Cautamente, si mise a sedere. Si sentiva il volto contuso e ogni muscolo nel suo corpo gli doleva come se fosse stato percosso, ma pareva che non avesse nulla di rotto.

Mettendosi lentamente in piedi, procedette a tentoni lungo la parete di pietra accanto al pagliericcio, raggiungendo un angolo quasi immediatamente e poi una porta ricoperta con scabre listelle di ferro. Nell’oscurità le sue dita tracciarono il contorno di una finestrella, ma non poté aprirla. Nessuna traccia di luce filtrava attorno ai suoi bordi. Dentro la sua testa, Lews Therin cominciò ad ansimare. Rand proseguì a tentoni, le pietre del pavimento fredde sotto i suoi piedi nudi. L’angolo successivo giunse quasi subito, e poi un terzo, dove le dita dei suoi piedi colpirono qualcosa che sbatacchiò sul pavimento di pietra. Tenendo una mano sulla parete, si chinò e trovò un secchio di legno. Lo lasciò lì e si obbligò a completare il giro fino a tornare alla porta di ferro. Tutt’intorno. Era dentro una cassa nera lunga tre passi e larga poco più di due. Alzando una mano trovò il soffitto di pietra a meno di un piede sopra la testa. Rinchiuso, ansimò Lews Therin con voce roca. È di nuovo la cassa. Quando quelle donne ci hanno messo nella bara. Dobbiamo uscire! ululò. Dobbiamo uscire!

Ignorando la voce che urlava nella sua testa, Rand si ritrasse dalla porta finché non ritenne di essere al centro della cella, poi si sedette a gambe incrociate in terra. Era il più lontano possibile dai muri, e nel buio cercò di immaginarli più distanti, ma sembrava che se avesse allungato una mano, non avrebbe dovuto tendere del tutto il braccio per toccare la pietra. Poteva percepire i propri tremiti, come se fosse il corpo di qualcun altro a fremere in modo incontrollabile. Le pareti sembravano incombere proprio accanto a lui, il soffitto appena sopra la sua testa. Doveva combatterlo o sarebbe diventato pazzo come Lews Therin nel momento in cui fosse arrivato qualcuno a farlo uscire. Avrebbero dovuto lasciarlo uscire, alla fine, anche solo per consegnarlo a degli inviati di Elaida. Quanti mesi sarebbero trascorsi prima che un messaggio raggiungesse Tar Valon e gli emissari di Elaida arrivassero? Se ci fossero state delle Sorelle fedeli a Elaida più vicine di Tar Valon, sarebbe potuto accadere prima. Il terrore si aggiunse ai suoi tremiti quando si rese conto che stava sperando che quelle Sorelle fossero più vicine, addirittura già in città, in modo da poterlo tirar fuori da questa bara.

«Non mi arrenderò!» urlò. «Sarò forte quanto servirà!» In quello spazio ristretto, la sua voce rimbombò come un tuono.

Moiraine era morta perché lui non era stato abbastanza forte da fare quello che serviva. Il suo nome era sempre in cima alla lista scolpita nella sua testa, le donne che erano morte per causa sua. Moiraine Damodred. Ogni nome in quella lista gli generava un’angoscia tanto forte da fargli dimenticare tutti i dolori del suo corpo, obliare le parti di pietra appena oltre la punta delle sue dita. Colavaere Saighan che era morta perché lui l’aveva privata di ogni cosa a cui lei tenesse davvero. Liah, Fanciulla della Lancia, dei Cosaida Chareen, che era morta per causa sua poiché l’aveva seguito a Shadar Logoth. Jendhlin, una Fanciulla dei Miagoma di Cimafredda, che era morta per aver voluto l’onore di fare la guardia alla sua porta. Doveva essere forte! Uno a uno rievocò i nomi di quella lunga lista, forgiando pazientemente la sua anima nei fuochi del dolore.

Per i preparativi ci volle più di quanto Cadsuane avesse sperato, soprattutto poiché doveva inculcare a diverse persone che un salvataggio mirabolante come nella miglior tradizione dei racconti dei menestrelli era fuori questione, perciò fu notte prima che lei si ritrovasse a camminare lungo i corridoi illuminati da lampade della Sala delle Consigliere. Camminando con contegno, non affrettandosi. Affrettati, e le persone penseranno che sei in ansia, che sono loro ad avere una posizione di vantaggio. Se c’era un’occasione nella sua vita in cui le occorreva mantenere il vantaggio fin dall’inizio era stanotte. I corridoi a quest’ora sarebbero dovuti essere vuoti, ma gli avvenimenti di quel giorno avevano cambiato il normale corso delle cose. Funzionari in giacca blu si affrettavano ovunque, talvolta soffermandosi per osservare a bocca aperta le sue compagne. Era piuttosto probabile che non avessero mai visto quattro Aes Sedai tutte insieme — lei non era disposta a riconoscere a Nynaeve quel titolo finché non avesse pronunciato i Tre Giuramenti — e il trambusto di quel giorno avrebbe contribuito alla loro confusione. Anche i tre uomini in retroguardia attiravano quasi altrettanti sguardi, però. I funzionari potevano non conoscere il significato delle loro giubbe nere o delle spille sui loro alti colletti, ma era molto improbabile che chiunque di loro avesse mai visto tre uomini che portavano spade in questi corridoi. In ogni caso, con un po’ di fortuna, nessuno sarebbe corso a informare Aleis di chi stava arrivando per irrompere sulle Consigliere riunite in una sessione a porte chiuse. Era un peccato che non avesse potuto portare soltanto gli uomini, ma perfino Daigian aveva reagito con fermezza alla proposta. Un vero peccato che tutte le sue compagne non stessero mostrando la stessa compostezza esibita da Merise e dalle altre due Sorelle.

«Non funzionerà mai» borbottò Nynaeve, forse per la decima volta da quando avevano lasciato le Alture. «Avremmo dovuto colpire duro fin dal principio!»

«Ci saremmo dovute muovere più in fretta» bofonchiò Min in tono cupo.

«Posso sentirlo cambiare. Se prima era una roccia, ora è ferro! Per la Luce, cosa gli stanno facendo?» Portata solo perché era un collegamento al ragazzo, era stata incessante coi suoi rapporti, ognuno più tetro del precedente. Cadsuane non le aveva detto com’erano fatte le celle, non quando la ragazza si era abbattuta solo al dirle cosa avevano fatto al ragazzo le Sorelle che l’avevano rapito.

Cadsuane sospirò. Aveva messo insieme un esercito raffazzonato, ma anche a un’armata improvvisata occorreva disciplina. Specialmente con la battaglia che avveniva proprio davanti a loro. Sarebbe stato ancora peggio se non avesse costretto le donne del Popolo del Mare a rimanere indietro.

«Posso fare questo senza nessuna di voi due, se necessario» disse con fermezza. «No, non dire nulla, Nynaeve. Merise o Corele possono indossare quella cintura quanto te. Perciò se voi bambine non la smettete di piagnucolare, dirò ad Alivia di riportarvi sulle Alture e darvi qualcosa per cui frignare.» Quella era l’unica ragione per cui aveva portato la strana selvatica. Alivia aveva la tendenza ad assumere comportamenti molto docili nei confronti di coloro che non poteva sovrastare, ma fissava con molta ferocia quelle due chiacchierone cinguettanti.

Le loro teste ruotarono all’unisono verso la donna dai capelli dorati, e le chiacchierone fecero finalmente silenzio. Silenzio sì, ma non certo accettazione. Min poteva digrignare i denti quanto voleva, ma l’espressione imbronciata di Nynaeve irritava Cadsuane. La ragazza aveva una buona stoffa, ma il suo addestramento era stato interrotto fin troppo presto. La sua capacità di Guarire si discostava poco dal miracoloso, mentre per quasi tutto il resto era misera. E non le era stata impartita la lezione che quello che doveva essere sopportato poteva essere sopportato. In verità, Cadsuane simpatizzava con lei. Per certi versi. Era una lezione che non tutti riuscivano ad apprendere nella Torre. Lei stessa, piena di orgoglio nel suo nuovo scialle e nella sua forza, era stata istruita da una selvatica quasi senza denti a una fattoria nel cuore delle Colline Nere. Oh, era proprio un esercito improvvisato quello che aveva radunato per opporsi a Far Madding proprio nel suo cuore.

Funzionari e messaggeri riempivano per metà l’anticamera a colonne per la Camera delle Consigliere, ma, dopotutto, erano solo funzionari e messaggeri. I funzionari esitavano in ufficiosa perplessità, ognuno che aspettava che un altro parlasse per primo, ma i messaggeri in giacche rosse, che sapevano che non stava a loro dire alcunché, indietreggiarono sulle piastrelle azzurre verso i lati della stanza, e i funzionari si aprirono di fronte a lei, nessuno che osasse essere il primo ad aprire la bocca. Nondimeno, lei udì un rantolo collettivo quando aprì una delle alte porte istoriate con la mano e la spada.