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Arganda spinse il suo cavallo vicino e afferrò la manica di Perrin in un pugno guantato di maglia. «Ascoltami! La Prima Berelain dice che sono stati gli Aiel a prendere la regina Alliandre, e ci sono Aiel al riparo di quei tuoi arcieri. Ho degli uomini che sarebbero ben felici di interrogarli.» Il suo sguardo accalorato si mosse verso Edarra e Carelle per un momento. Forse stava pensando che c’erano Aiel senza arcieri a proteggerli.

«Il primo capitano è... agitato» mormorò Berelain, appoggiando una mano sull’altro braccio di Perrin. «Gli ho spiegato che nessuno degli Aiel qui era coinvolto. Sono sicura di poterlo convincere...»

Lui la scrollò via e liberò il suo braccio dalla stretta del Ghealdano. «Alliandre ha giurato fedeltà a me, Arganda. Tu hai giurato fedeltà a lei, e questo mi rende il tuo signore. Ti dico che troverò Alliandre quando avrò trovato Faile.» Il filo di un’ascia. Era viva. «Non interrogherete nessuno, non toccherete nessuno, se non lo dico io. Quello che farai è riportare i tuoi uomini al vostro accampamento, ora, e fare in modo che siano pronti a cavalcare quando darò l’ordine. Se non sarete pronti quando darò l’adunata, sarete lasciati indietro.»

Arganda lo fissò, respirando a fatica. I suoi occhi si allontanarono di nuovo, stavolta verso Grady e Neald, poi tornarono di nuovo al volto di Perrin. «Come comandate, mio signore» disse rigidamente. Facendo ruotare il suo roano, gridò ordini ai suoi ufficiali e stava già galoppando via prima che quelli cominciassero a impartire i loro. I Ghealdani cominciarono ad andarsene per colonne, cavalcando dietro il loro primo capitano. Verso il loro accampamento, anche se nessuno poteva dire se Arganda intendesse rimanervi. E se magari questo non sarebbe stato per il peggio.

«Te la sei cavata molto bene, Perrin» disse Berelain. «Una situazione difficile, e un momento doloroso per te.» Per nulla formale, ora. Solo una donna piena di pietà, il suo sorriso compassionevole. Oh, Berelain aveva proprio mille maschere.

Lei allungò una mano guantata di rosso e Perrin fece indietreggiare Resistenza prima che potesse toccarlo. «Smettila, dannazione!» ringhiò. «Mia moglie è stata catturata! Non ho tempo per i tuoi giochi infantili!»

Lei sussultò come se Perrin l’avesse colpita. Le sue guance acquistarono colore e cambiò di nuovo, diventando agile e slanciata sulla sella. «Non infantili, Perrin» mormorò, la sua voce profonda e divertita. «Due donne che si battono per te e tu sei il premio? Secondo me dovresti essere lusingato. Seguimi, lord capitano Gallenne. Suppongo che anche noi dovremo essere pronti a cavalcare al comando.»

L’uomo con un occhio solo indietreggiò verso le Guardie Alate al suo fianco, al piccolo galoppo per quanto la neve lo permetteva. Si sporse verso di lei come per ascoltare delle istruzioni. Annoura restò ferma dov’era, afferrando le redini della sua giumenta marrone. La sua bocca era una linea di rasoio sotto il suo naso adunco. «Alle volte sei davvero un enorme sciocco, Perrin Aybara. Piuttosto spesso, in effetti.»

Non sapeva di cosa lei stesse parlando e in fondo non gli importava. Alle volte sembrava rassegnata al fatto che Berelain desse la caccia a un uomo sposato, altre volte ne era divertita, e la aiutava perfino a fare in modo che restasse sola con lui. In quel momento, la Prima e l’Aes Sedai lo disgustavano entrambe. Percuotendo Resistenza ai fianchi, lo allontanò da lei al trotto senza proferire parola.

Gli uomini in cima alla collina si aprirono abbastanza da lasciarlo passare, borbottando fra loro e osservando i lancieri lì sotto che cavalcavano verso i rispettivi campi, poi si separarono di nuovo per lasciar passare Sapienti, Aes Sedai e Asha’man. Non ruppero la formazione e si assieparono attorno a lui, come si aspettava, e fu loro grato. L’intera sommità della collina odorava di cautela. Quasi tutta la collina. La neve in cima al colle era stata calpestata e in alcuni punti non c’era più, tranne qualche cumulo gelato e lastre di ghiaccio. Le quattro Sapienti rimaste indietro quando lui si era diretto ad Abila stavano di fronte a una delle basse tende aiel, alte donne imperturbabili con scuri scialli di lana attorno alle spalle, che osservavano le due Sorelle smontare insieme a Carelle ed Edarra, e pareva che non prestassero attenzione a ciò che accadeva attorno a loro. I gai’shain che fungevano da servitori erano affaccendati nei loro normali compiti in silenzio, umilmente, i volti nascosti nei profondi cappucci delle loro vesti bianche. Uno stava perfino battendo un tappeto che pendeva da una corda legata fra due alberi! Fra gli Aiel, l’unico segno che si erano trovati sull’orlo di un combattimento erano Gaul e le Fanciulle: accovacciati sui talloni, gli shoufa attorno alle loro teste e veli neri che lasciavano scoperti solo gli occhi, corte lance e scudi tondi di pelle di toro in mano. Mentre Perrin balzava giù di sella, si alzarono. Dannil Lewin trotterellò in avanti, mordicchiando con preoccupazione gli spessi baffi che facevano sembrare il suo naso ancora più grosso di quanto non fosse. Aveva il suo arco in una mano e stava rinfilando una freccia nella faretra alla sua cintura. «Non sapevo cos’altro fare, Perrin» disse con voce spasmodica. Dannil era stato ai pozzi di Dumai e aveva affrontato i Trolloc in patria, ma questo era fuori dalla sua visione del mondo. «Quando abbiamo scoperto cos’era accaduto, quei tizi del Ghealdan si stavano già dirigendo da questa parte, perciò ho mandato Jondyn Barran e un paio di altri, Hu Marwin e Get Ayliah; ho detto ai Cairhienesi e ai tuoi servitori di formare un cerchio coi carri e rimanere all’interno — sono quasi stato sul punto di legare quelli che seguono sempre lady Faile in giro; volevano andare a cercarla, e nemmeno uno di loro sa riconoscere un’impronta da una quercia — poi ho portato tutti quanti qui. Pensavo che quei Ghealdani potessero caricarci, finché non è arrivata la Prima coi suoi uomini. Devono essere pazzi a pensare che qualcuno dei nostri Aiel possa far del male a lady Faile.» Anche quando chiamavano lui semplicemente Perrin, gli uomini dei Fiumi Gemelli attribuivano quasi sempre a Faile il titolo onorifico.

«Hai agito bene, Dannil» disse Perrin, lanciandogli le redini di Resistenza. Hu e Get erano bravi boscaioli e Jondyn Barran poteva seguire il vento del giorno prima. Gaul e le Fanciulle stavano cominciando a partire, in fila per uno. Erano ancora velati. «Distacca qui un uomo su tre» disse Perrin a Dannil in tono sbrigativo. Solo perché aveva avuto la meglio su Arganda, non c’era ragione di credere che l’uomo avesse cambiato idea. E continuò:

«Fa tornare indietro il resto perché si preparino. Voglio che siano pronti a partire al mio ordine.»

Senza aspettare una replica, si affrettò per mettersi di fronte a Gaul e fermò l’uomo alto con una mano sul petto. Per qualche motivo, gli occhi verdi di Gaul si strinsero sopra il suo velo. Sulin e il resto delle Fanciulle disposte dietro di lui si alzarono sui calcagni.

«Trovala per me, Gaul» disse Perrin. «Tutti voi, per favore, scoprite chi l’ha presa. Se c’è qualcuno che può rintracciare gli Aiel, siete voi.»

La tensione negli occhi di Gaul svanì repentina com’era arrivata, e anche le Fanciulle si rilassarono. Per quanto potevano rilassarsi gli Aiel. Era molto strano. Non potevano pensare che lui desse loro la colpa in alcun modo.

«Ci sveglieremo tutti dal sogno, un giorno,» disse Gaul gentilmente «ma se lei ancora sogna, la troveremo. Se l’hanno presa gli Aiel, dobbiamo andare. Si muoveranno in fretta. Anche in... questo.» Mise un considerevole disgusto nella parola, dando un calcio a un monticello di neve. Perrin annuì e si fece rapidamente da parte, lasciando che gli Aiel si avviassero con passo veloce. Dubitava che riuscissero a mantenerlo per molto, ma era sicuro che potessero tenere quell’andatura più a lungo di chiunque altro. Mentre le Fanciulle lo superavano, ognuna premette velocemente le dita sul velo sopra le proprie labbra, poi gli toccò la spalla. Sulin, proprio dietro Gaul, gli rivolse un cenno col capo, ma nessuna disse una parola. Faile avrebbe saputo quello che intendevano con quel gesto. C’era qualcosa di strano sulla loro partenza, si rese conto mentre l’ultima Fanciulla lo superava. Stavano lasciano la guida a Gaul. Normalmente, ognuna di loro lo avrebbe trapassato con una lancia prima di permetterlo. Perché...? Forse... Chiad e Bain dovevano trovarsi con Faile. A Gaul non importava nulla di Bain, ma Chiad era tutta un’altra faccenda. Le Fanciulle certo non avevano incoraggiato la speranza di Gaul che Chiad abbandonasse la lancia per sposarlo... tutto tranne quello... ma forse era così. Perrin grugnì fra sé per il disgusto. Chiad e Bain, e chi altro? Anche se accecato dalla paura per Faile, avrebbe dovuto chiedere questo. Se aveva intenzione di riprenderla, doveva strangolare la paura e capire. Ma era come cercare di strangolare un albero. La piatta sommità della collina ora brulicava di attività. Qualcuno aveva già condotto via Resistenza, e gli uomini dei Fiumi Gemelli stavano lasciando l’anello attorno alla cima, affrettandosi verso il loro accampamento come un flusso confuso, gridandosi l’un l’altro quello che avrebbero fatto se i lancieri avessero caricato. Ogni tanto un uomo alzava la voce per chiedere di Faile, se qualcuno sapeva se la signora era al sicuro, se sarebbero andati a cercarla, ma altri lo zittivano sempre in fretta con occhiate preoccupate verso Perrin. I gai’shain continuarono con le loro faccende tranquillamente in mezzo a tutta la confusione. A meno che qualcuno non avesse ordinato loro di fermarsi, avrebbero continuato a farlo anche con una battaglia che imperversava attorno a loro, non sollevando una mano per ostacolare o aiutare. Tutte le Sapienti erano andate in una delle tende con Seonid e Masuri, e i lembi non solo erano abbassati, ma legati. Non volevano essere disturbate. Avrebbero discusso di Masema, senza dubbio. Forse avrebbero dibattuto su come uccidere quell’uomo senza che lui o Rand sapessero che l’avevano fatto. Per l’irritazione sbatté un pugno contro il palmo. Finora si era proprio dimenticato di Masema. Quell’uomo doveva aggregarsi a loro prima dell’imbrunire, con una guardia d’onore di cento uomini. Con un po’ di fortuna, gli esploratori mayenesi sarebbero tornati per allora, ed Elyas e gli altri subito dopo.