Выбрать главу

Un cambiamento importante, almeno per Faile. Conosceva la tensione tirata come una corda d’arpa quando la vedeva, e l’odio reciproco. Una debolezza che poteva essere sfruttata, se fosse riuscita a scoprire come. E sembrava che gli Shaido non fossero tutti qui, dopotutto. Anche se parevano più che sufficienti, a giudicare dall’incessante fiumana che stava passando. Allora Galina la raggiunse e qualunque altra cosa abbandonò la sua mente.

Spianando il suo volto fino a una grossolana sembianza di compostezza, Galina afferrò la testa di Faile con tutte e due le mani senza dire una parola. Forse Faile annaspò; non poteva esserne sicura. Il mondo sembrò volarle davanti mentre si tirava quasi in piedi con un sussulto. Le ore si susseguirono, oppure gli istanti passarono lenti. La donna vestita di bianco fece un passo indietro e Faile cadde distesa a faccia in giù sulla coperta marrone ansimando contro la ruvida lana. I suoi piedi non le facevano più male, ma la Guarigione causava sempre fame e lei non mangiava dalla colazione di ieri. Avrebbe potuto divorare interi vassoi di qualunque cosa sembrasse cibo. Non si sentiva più stanca, ma i suoi muscoli erano acqua invece di budino. Tirandosi su con le braccia che volevano piegarsi sotto il suo peso, con fare incerto raccolse di nuovo la coperta striata di grigio. Si sentiva anche sbalordita da quello che aveva visto sulla mano di Galina proprio prima che lei la afferrasse per Guarirla. Con riconoscenza, lasciò che fosse l’uomo sfregiato a portare la tazza fumante alla sua bocca. Non era sicura che le sue dita potessero reggerla.

Galina non stava perdendo tempo. Una stupefatta Alliandre stava appena cercando di sollevarsi dalla sua posizione a faccia in giù, la coperta a strisce era inavvertitamente scivolata a terra. I segni delle sferzate erano svaniti, ovviamente. Maighdin giaceva ancora scomposta fra le sue due coperte, gli arti che uscivano in tutte le direzioni e si contraevano mentre lei cercava debolmente di riprendersi. Chiad, con le mani di Galina sulla testa, riuscì a rimettersi in piedi barcollando, le braccia spalancate, il fiato che la abbandonava in un flusso rumoroso. Il gonfiore ingiallito sulla sua faccia svanì proprio mentre Faile osservava. La Fanciulla cadde come se fosse stata atterrata quando Galina passò a Bain, anche se iniziò a muoversi quasi subito. Faile si occupò del tè e di pensieri furiosi. L’oro sul dito di Galina era un anello col Gran Serpente. Avrebbe potuto reputarlo uno strano regalo di chiunque le avesse dato gli altri gioielli, se non fosse stato per la Guarigione. Galina era una Aes Sedai. Doveva esserlo. Ma cosa stava facendo lì una Aes Sedai, in vesti da gai’shain? Per non parlare del fatto che, a quanto pareva, era pronta a leccare le mani di Sevanna e baciare i piedi di Therava! Una Aes Sedai!

In piedi sopra una fiacca Arrela, l’ultima della fila, Galina ansimò leggermente dallo sforzo di Guarire così tante persone in così breve tempo e osservò Therava come se sperasse in una parola di lode. Senza nemmeno degnarla di un’occhiata, le due Sapienti si avviarono verso la fiumana di Shaido, le loro teste vicine, che parlavano. Dopo un istante, l’Aes Sedai aggrottò le sopracciglia e si sollevò le vesti, affrettandosi dietro di loro più veloce che poteva. Lanciò degli sguardi indietro più di una volta, però. Faile ebbe la sensazione che lo stesse facendo anche quando la nevicata l’aveva celata alla sua vista.

Altri gai’shain giunsero dall’altra parte, una dozzina di uomini e donne, e solo uno era Aiel, un tipo dinoccolato coi capelli rossi e una sottile cicatrice bianca dall’attaccatura dei capelli fino alla mascella. Faile riconobbe bassi Cairhienesi pallidi e altri che pensò potessero essere Amadiciani o Altarani, più alti e più scuri, e perfino una Domanese dalla pelle color del bronzo. La Domanese e una delle altre donne indossavano ampie cinture di lucente catena dorata strette attorno alla vita, e collari di piatti anelli attorno al collo. Anche uno degli uomini portava gli stessi ornamenti. In ogni caso, i gioielli sui gai’shain non parevano importanti se non come una stranezza, specialmente se accostati al cibo e ai vestiti che indossavano. Alcuni dei nuovi arrivati portarono canestri con pagnotte, formaggio giallo e manzo essiccato, e i gai’shain già lì con i loro otri di tè fornirono da bere per accompagnare il cibo. Faile non fu la sola a rimpinzarsi con indecorosa fretta perfino mentre si vestiva, in modo goffo e pensando più alla rapidità che al decoro. La veste bianca con cappuccio e due spesse sottovesti sembrava meravigliosamente calda, anche solo per tenere lontana l’aria, così come le pesanti cake di lana e i soffici stivali aiel allacciati alle ginocchia — perfino gli stivali erano stati candeggiati! — ma non riempiva il buco che aveva nello stomaco. La carne era dura come cuoio, il formaggio quasi come una roccia e il pane non era certo più molle, tuttavia le sembrava di banchettare! Aveva l’acquolina in bocca a ogni morso. Masticando un boccone di formaggio, si legò l’ultimo laccio dello stivale e si alzò in piedi, lisciandosi le vesti. Mentre faceva per prendere altro pane, una delle donne che portava dell’oro, paffuta, schietta e dagli occhi stanchi, prese un’altra catena dorata da un sacco di tela che le pendeva da una spalla. Deglutendo rapidamente, Faile fece un passo indietro. «Preferirei non averla, grazie.» Aveva la brutta sensazione di aver fatto male ad accantonare gli ornamenti senza importanza.

«Quello che vuoi non conta» replicò in tono stanco la donna grassoccia. Il suo accento era amadiciano e acculturato. «Servi lady Sevanna, ora. Indosserai quello che ti viene dato e farai quello che ti viene detto, oppure verrai punita finché non vedrai l’errore nelle tue azioni.»

A pochi passi di distanza, Maighdin stava cercando di respingere la Domanese, opponendosi al suo tentativo di metterle il collare. Alliandre stava indietreggiando dall’uomo che indossava catene dorate, le sue mani sollevate e un’espressione smorta sul viso. Lui le tendeva una delle cinture. Per lo meno, stavano entrambe guardando Faile, però. Forse quelle sferzate nella foresta avevano portato qualcosa di buono.

Espirando con forza, Faile fece loro un cenno col capo, poi consentì alla paffuta gai’shain di allacciarle l’ampia cintura. Seguendo il suo esempio, le altre due lasciarono cadere le mani. Parve essere la goccia che fa traboccare il vaso per Alliandre, che rimase a fissare il nulla mentre l’uomo le metteva la cintura e il collare. Maighdin fece del suo meglio per lanciare uno sguardo omicida alla magra Domanese. Faile cercò di sorridere per incoraggiarle, ma le risultava difficile. Per lei lo schiocco del fermo del collare che si richiudeva suonava come la porta di una prigione che veniva chiusa a chiave. Cintura e collare potevano essere rimossi tanto facilmente come erano stati indossati, ma i gai’shain che servivano ‘lady Sevanna’ sarebbero stati certo osservati molto da vicino. Il disastro si sommava al disastro. Le cose dovevano migliorare d’ora in poi. Assolutamente.

Presto Faile si ritrovò ad arrancare in mezzo alla neve su gambe traballanti con una Alliandre dagli occhi vacui che non faceva che incespicare e una Maighdin corrucciata, circondate da gai’shain che conducevano animali da soma, portavano grossi canestri coperti sulla schiena, trainavano carriole legate a slittini di legno. Anche i carri grandi e piccoli avevano slittini o ampi pattini, con le ruote legate sopra il carico ammantato di neve. Gli Shaido potevano non aver familiarità con la neve, ma avevano imparato qualcosa su come viaggiarci. Né Faile né le altre due portavano alcun carico, ma la grassoccia Amadiciana mise in chiaro che dall’indomani in poi sarebbe stato richiesto loro di trasportare o di trainare. Per quanti Shaido erano incolonnati, sembravano un’enorme città in movimento, se non una nazione. I bambini fino a dodici o tredici anni stavano su carri e carretti, ma tutti gli altri camminavano. Gli uomini indossavano il cadin’sor, ma molte donne vestivano gonne, bluse e scialli come le Sapienti, e molti uomini portavano soltanto un’unica lancia o nessuna arma, e parevano meno duri degli altri. Nel senso che esistono anche pietre meno dure del granito.