«Se lei ne viene a conoscenza...» Faile deglutì. La donna stava chiedendo loro di camminare su un precipizio che si stava sfaldando. No, glielo stava ordinando. Gli Aiel uccidevano le spie? Non aveva mai pensato di chiederlo a Chiad o a Bain. «Ci proteggerai, Sapiente?»
La donna dal volto severo afferrò il mento di Faile con dita d’acciaio, facendola fermare e sollevandola in punta di piedi. Gli occhi di Therava afferrarono altrettanto saldamente i suoi. A Faile si seccò la bocca. Quello sguardo prometteva dolore. «Se ne viene a conoscenza, gaishain, io stessa vi metterò a penzolare e vi cucinerò. Perciò assicuratevi che non lo faccia. Stanotte servirete nelle sue tende. Voi e un centinaio di altri, perciò non avrete molte faccende a distrarvi da quello che è importante.»
Therava passò un momento a studiare con attenzione loro tre, poi fece un cenno soddisfatto col capo. Vedeva tre molli abitanti delle terre bagnate, troppo deboli per far qualcosa di diverso dall’obbedire. Senza aggiungere altro, lasciò andare Faile e si voltò per andarsene, e in pochi istanti lei e le altre Sapienti vennero inghiottite dalla neve.
Per un po’, le tre donne procedettero a fatica in silenzio. Faile non menzionò di nuovo la questione di fuggire da sole, e men che meno diede ordini. Era certa che, se l’avesse fatto, le altre si sarebbero rifiutate di nuovo. A parte tutto il resto, acconsentendo ora sembrava proprio che Therava e la paura che generava avessero fatto cambiare loro idea. Faile ne sapeva abbastanza delle altre due donne da essere sicura che sarebbero morte prima di ammettere che quella donna le spaventava. Di certo Therava spaventava lei. E io mi mangerei la lingua prima di ammetterlo ad alta voce, pensò ironicamente.
«Mi chiedo cosa volesse dire con... cucinare» disse Alliandre infine.
«Gli Inquisitori dei Manti Bianchi talvolta fanno girare i prigionieri sopra un fuoco su uno spiedo, ho sentito.» Maighdin si strinse le braccia attorno al corpo, tremante, e Alliandre liberò una mano dalle sue maniche per un tempo sufficiente a darle una pacca sulla spalla. «Non preoccuparti. Se Sevanna ha cento servitori, potremmo non arrivare abbastanza vicino da udire nulla. E possiamo scegliere cosa riferire, in modo che non possano risalire a noi.»
Maighdin rise amaramente dentro il suo cappuccio bianco. «Tu pensi che abbiamo ancora delle piccole scelte. Non ne abbiamo nessuna. Devi imparare a non avere scelte. Quella donna non ci ha scelto perché abbiamo coraggio. » Quasi sputò la parola. «Scommetto che anche ognuno degli altri servitori di Sevanna ha ricevuto quella lezioncina da Therava. Se ci scappa una parola che avremmo dovuto sentire, puoi star certa che lo saprà.»
«Potresti aver ragione» ammise Alliandre dopo un momento. «Ma non mi parlerai di nuovo a quel modo, Maighdin. Le nostre circostanze sono difficili, a dir poco, ma tu ti ricorderai di chi sono io.»
«Finché non scappiamo» replicò Maighdin «sei la servitrice di Sevanna. Se non pensi a te stessa come a una serva ogni minuto, allora farai meglio a salire su quello spiedo. E a lasciar posto per tutte noi, perché sarà lì che ci farai finire.»
Il cappuccio di Alliandre le nascondeva la faccia, ma la sua schiena si faceva più rigida a ogni parola. Era intelligente e sapeva come fare ciò che doveva, ma aveva il caratteraccio di una regina quando non lo controllava. Faile parlò prima che lei potesse esplodere. «Finché non riusciamo a fuggire, siamo tutte servitrici» disse con fermezza. Per la Luce, l’ultima cosa di cui aveva bisogno era che quelle due bisticciassero. «Ma tu ti scuserai, Maighdin. Ora!» Allontanando la testa, la sua domestica borbottò qualcosa che poteva essere una scusa. Lei la reputò tale, almeno. «Per quanto riguarda te, Alliandre, mi aspetto che tu sia una brava serva.» Alliandre fece un rumore, una sorta di protesta che Faile ignorò. «Se vogliamo avere qualche opportunità di fuga, dobbiamo fare come ci viene detto, lavorare sodo e attirare meno attenzione possibile.» Come se non avessero già attirato quella che sembrava tutta l’attenzione del mondo. «E riferiremo a Therava ogni volta che Sevanna starnutisce. Non so cosa farà Sevanna se lo scopre, ma penso che abbiamo tutti una chiara idea di quello che farà Therava se non la accontentiamo.»
Tutto questo fu sufficiente a farle tornare nel mutismo. Avevano tutte una chiara idea di ciò che Therava avrebbe fatto, e ucciderle poteva non essere la parte peggiore.
La nevicata si attenuò in pochi fiocchi sparsi per mezzogiorno. Torbide nubi scure nascondevano ancora il sole, ma Faile decise che doveva essere circa mezzogiorno, poiché stavano distribuendo da mangiare. Nessuno smetteva di muoversi, ma centinaia di gai’shain erano passati attraverso la colonna con canestri e fagotti pieni di pane e manzo essiccato, e otri che stavolta contenevano acqua, tanto fredda da farle dolere i denti. Stranamente, non si sentiva più affamata di quanto avrebbe ritenuto dopo ore a camminare in mezzo alla neve. Sapeva che Perrin era stato Guarito, una volta, e per due giorni era stato famelico. Forse era perché lui era stato ferito in modo molto più serio. Notò che Alliandre e Maighdin non mangiarono più di lei. La Guarigione fece sì che pensasse a Galina, tutte le stesse domande che si riassumevano in un incredulo perché? Perché mai una Aes Sedai — doveva essere una Aes Sedai — avrebbe leccato i piedi a Sevanna e Therava? O a chiunque? Una Aes Sedai avrebbe potuto aiutarle a scappare. O forse no. Avrebbe potuto tradirle, se fosse convenuto ai suoi scopi. Le Aes Sedai facevano ciò che facevano, e non avevi alternative tranne accettarlo, a meno che non fossi Rand al’Thor. Ma lui era ta’veren, e oltretutto era il Drago Rinato; lei era una donna con pochissime risorse al momento e un considerevole pericolo che le pendeva sulla testa. Per non parlare delle teste di coloro di cui era responsabile. Ogni aiuto sarebbe stato ben accetto, da chiunque. La brezza pungente scemò mentre analizzava Galina da ogni angolo possibile, e la neve scese di nuovo, sempre più fitta, finché riuscì a vedere a soli dieci passi di distanza. Non arrivava a decidere se fidarsi di quella donna.
All’improvviso si accorse di un’altra donna vestita di bianco che la guardava, quasi nascosta dalla neve. Non c’era abbastanza neve da mascherare quell’ampia cintura ingioiellata, però. Faile toccò le sue compagne sul braccio e fece un cenno col capo verso Galina.
Quando Galina vide che era stata notata, si avvicinò arrancando a Faile e Alliandre. Ancora non si muoveva con grazia nella neve, ma sembrava più abituata di loro a camminarci. In lei ora non c’era traccia di servilismo. Il suo volto rotondo era duro nel suo cappuccio, i suoi occhi brillanti. Ma continuava a voltare la testa, scoccando sguardi circospetti per vedere chi altri fosse nelle vicinanze. Pareva un gatto domestico che fingeva di essere un leopardo. «Sapete chi sono?» domandò, ma con una voce che non sarebbe stata udibile a dieci piedi di distanza. «Cosa sono?»
«Sembri essere una Aes Sedai» disse Faile con cautela. «D’altro canto, hai un incarico molto singolare qui per essere una Aes Sedai.» Né Alliandre né Maighdin diedero il minimo segno di sorpresa. Era chiaro che avevano già visto l’anello col Gran Serpente con cui Galina stava giocherellando nervosamente. Le guance di Galina avvamparono, e lei cercò di farlo passare per rabbia. «Quello che faccio qui è di grande importanza per la Torre, figliola» disse in tono freddo. La sua espressione diceva che aveva motivi che loro non potevano neanche immaginare. I suoi occhi dardeggiarono, cercando di penetrare la nevicata. «Non devo fallire. Questo è tutto ciò che dovete sapere.»
«Ci occorre sapere se possiamo fidarci di te» disse Alliandre con calma.
«Devi esserti addestrata nella Torre o non conosceresti la Guarigione, ma delle donne ottengono l’anello senza ottenere lo scialle, e io non riesco a credere che tu sia una Aes Sedai.» Pareva che Faile non fosse stata l’unica a riflettere sulla donna.