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«Lo farebbero, se glielo dicesse Masema» disse con calma Perrin. «Sarà meglio che ve lo ricordiate tutti.

Avete sentito come sono morti gli uomini di Berelain?» Dannil assentì deciso col capo e alcuni si mossero nervosamente sui loro stivali e borbottarono sottovoce in tono rabbioso. «Solo perché lo sappiate. Non ci sono prove di nulla, ancora.» Lem sbuffò, e gli altri parvero cupi quanto Dannil. Avevano visto i cadaveri che i seguaci di Masema si lasciavano dietro. La nevicata era sempre più fitta, grossi fiocchi che punteggiavano i mantelli degli uomini. I cavalli tenevano le code in dentro per il freddo. Ci sarebbe stata di nuovo una grossa tormenta entro poche ore, se non prima. Non era ancora il caso di allontanarsi dal calore dei fuochi. Né di mettersi in marcia.

«Fate scendere tutti dalla collina e avviatevi verso il luogo dell’imboscata» ordinò. Era una delle decisioni che aveva preso camminando. L’aveva ritardata fin troppo, non importa chi o cosa ci fosse là fuori. Gli Aiel rinnegati avevano già fin troppo vantaggio e, se fossero stati diretti in qualunque direzione tranne sud o est, qualcuno gliel’avrebbe riferito, a quest’ora. A quest’ora si aspettavano che lui fosse già all’inseguimento. «Cavalcheremo finché non avrò un’idea migliore di dove siamo diretti, poi Grady o Neald ci porteranno lì attraverso un passaggio. Inviate degli uomini da Berelain e Arganda. Voglio che anche i Mayenesi e i Ghealdani si muovano. Mandate avanti esploratori e fiancheggiatori, e dite loro di non cercare gli Aiel così tanto da dimenticare che ci sono altri che potrebbero tentare di ucciderci. Non voglio imbattermi in nulla senza sapere prima che è lì. E chiedete alle Sapienti di starci vicino.» Non si sarebbe stupito se Arganda avesse cercato di interrogarle malgrado i suoi ordini. Se le Sapienti avessero ucciso alcuni dei Ghealdani per difendersi, quell’uomo avrebbe potuto contrattaccare per conto suo, fedeltà o meno. Aveva la sensazione che avrebbe avuto bisogno di ogni combattente che poteva trovare. «Siate più risoluti possibile.»

Dannil recepì la fiumana di ordini con calma, ma alla fine la bocca gli si contrasse in una smorfia di disgusto. Probabilmente, avrebbe preferito cercare di essere risoluto con il Circolo delle Donne in patria. «Come comandi, lord Perrin» disse in tono formale, toccandosi la fronte con le nocche prima di balzare in sella dall’alto arcione e cominciare a urlare ordirti. Circondato da uomini che montavano in sella, Perrin afferrò Kenly Maerin per la manica mentre il giovane aveva ancora un piede nella staffa e gli chiese di sellargli Stepper e portarglielo.

Con un ampio sorriso, Kenly toccò con le nocche la sua fronte. «Come comandi, lord Perrin. All’istante.»

Perrin borbottò fra sé, mentre Kenly si avviava a piedi verso le linee dei cavalli tirandosi dietro il suo castrone bruno. A quel giovane ribelle non sarebbe mai cresciuta una vera barba se continuava a grattarsela in quel modo tutto il tempo. E comunque gli stava crescendo irregolare. In attesa del suo cavallo, si mosse vicino al fuoco. Faile diceva che doveva convivere con tutta la gente che lo chiamava lord e gli faceva da leccapiedi, e buona parte delle volte riusciva a ignorarla, ma oggi non era che un’altra goccia di bile. Poteva percepire un divario sempre più ampio fra lui e gli altri suoi compatrioti, e sembrava essere l’unico a volerlo superare. Gill lo trovò che borbottava fra sé mentre teneva le mani verso le fiamme.

«Perdonami se ti disturbo, mio signore» disse Gill, inchinandosi e togliendosi brevemente il cappello floscio per rivelare una testa con pochi capelli. Il cappello tornò subito a posto per tener lontana la neve. Cresciuto in città, soffriva molto il freddo. L’uomo corpulento non era ossequioso — pochi osti di Caemlyn lo erano — ma sembrava preferire una certa dose di formalità. Di certo si era adattato al suo nuovo lavoro tanto bene da soddisfare Faile. «Si tratta del giovane Tallanvor. Alla prima luce, ha sellato il suo cavallo ed è partito. Ha detto che tu gli hai dato il permesso, se... se le squadre di ricerca non fossero tornate per allora, ma io mi sono stupito, dato che non avevi lasciato andare nessun altro.»

Quello sciocco. Tutto in Tallanvor indicava che fosse un soldato competente, anche se non era mai stato molto chiaro sui suoi trascorsi, ma da solo contro gli Aiel era come una lepre che inseguisse le donnole. Per la Luce, voglio essere a cavalcare con lui! Non avrei dovuto ascoltare quello che ha detto Berelain sulle imboscate. Ma c’era stata un’altra imboscata. Gli esploratori di Arganda potevano aver fatto la stessa fine. Però lui doveva muoversi. Doveva.

«Sì» disse ad alta voce. «Gli ho detto che poteva.» Se avesse detto altrimenti, avrebbe dovuto prendere provvedimenti più tardi. I lord dovevano fare quel genere di cose. Semmai quell’uomo fosse stato ancora vivo. «Pare che tu stesso voglia metterti in caccia.»

«Sono... molto affezionato a Maighdin, mio signore» rispose Gill. Una calma dignità traspariva dalla sua voce insieme a una certa rigidità, come se Perrin avesse detto che era troppo vecchio e grasso per quel compito. Di certo odorava di contrarietà, un aroma tutto pruriginoso e simile allo zenzero, anche se il suo volto arrossato dal freddo era sereno. «Non come Tallanvor — niente del genere, certo — ma molto affezionato lo stesso. E a lady Faile, ovviamente» si affrettò ad aggiungere. «È solo che mi sembra di conoscere Maighdin da tutta la vita. Merita di meglio.»

Il sospiro di Perrin si condensò in una nebbiolina davanti alla sua bocca.

«Capisco, mastro Gill.» Capiva. Lui stesso voleva salvare tutti quanti, ma sapeva che, se avesse dovuto scegliere, avrebbe preso Faile e lasciato perdere gli altri. Avrebbe lasciato perdere tutto quanto, per salvarla. L’odore di cavallo era pesante nell’aria, ma lui fiutò qualcun altro che era irritato e si guardò alle spalle.

Lini in mezzo al trambusto lo guardava torva, spostandosi quanto bastava per non essere travolta accidentalmente da uomini che si spintonavano in file irregolari. Una mano ossuta stringeva l’orlo del suo mantello e l’altra teneva un randello borchiato di ottone lungo quasi quanto il suo braccio. C’era da stupirsi che non fosse andata con Tallanvor.

«Lo saprai non appena lo saprò io» le promise. Un brontolio allo stomaco gli ricordò all’improvviso e con forza lo stufato che aveva rifiutato. Poteva quasi sentire il sapore del montone e delle lenticchie. Un altro sbadiglio gli fece spalancare le mascelle. «Perdonami, Lini» disse quando riuscì a parlare. «Non ho dormito molto la scorsa notte. Né mangiato. Non c’è qualcosa? Del pane o qualsiasi cibo disponibile?»

«Tutti hanno mangiato da un bel pezzo» sbottò lei. «Sono finiti anche gli avanzi e le pentole sono state ripulite e messe via. Mangia da troppi piatti e ti prenderai un mal di pancia che ti spaccherà in due. Specialmente quando non sono i tuoi piatti.» Abbassando la voce fino a un brontolio, lo guardò scura in volto ancora per un po’ prima di andarsene a grandi passi, infuriata col mondo.

«Troppi piatti?» borbottò Perrin. «Non ho preso nulla da mangiare neanche da uno; ecco il mio problema: altro che mal di pancia.» Lini stava procedendo attraverso l’accampamento, facendosi strada fra carri e cavalli. Tre o quattro uomini le parlarono mentre passava, e lei sbraitò a ognuno, agitando il suo randello quando non capivano l’antifona. La donna doveva essere fuori di sé per Maighdin. «O era uno dei suoi proverbi? Di solito hanno più senso.»

«Ah... be’, a questo proposito, ecco...» Gill si tolse di nuovo il cappello e fece capolino dentro, poi se lo rimise in testa. «Io... uh... Devo controllare i carri, mio signore. Devo accertarmi che sia tutto pronto.»

«Un uomo cieco potrebbe vedere che i carri sono pronti» gli disse Perrin. «Cosa c’è?»

La testa di Gill girò fino a farlo impazzire in cerca di un’altra scusa. Non trovandone nessuna, la abbassò. «Io... Suppongo che lo verrai a sapere, prima o poi» borbottò. «Vedi, mio signore, Lini...» Trasse un profondo respiro. «Lei si è diretta all’accampamento dei Mayenesi stamattina, prima dell’alba, per vedere come stavi e...ehm... perché non eri rientrato. La tenda della Prima era buia, ma una delle sue servitrici era sveglia, e ha detto a Lini... le ha fatto capire... intendo dire... Non guardarmi in quel modo, mio signore.»