D’improvviso percepì Birgitte. L’altra donna era arrabbiata — lo era spesso, di recente — e si stava avvicinando. Molto vicina, e stava venendo molto velocemente. Una sinistra combinazione che fece scattare degli allarmi nella testa di Elayne.
Ordinò immediatamente di tornare a palazzo per la strada più diretta — Birgitte stava venendo da quella direzione: il legame l’avrebbe condotta dritta da Elayne — e presero la svolta successiva verso sud, su Via dell’Ago. In realtà si trattava di una strada piuttosto ampia, anche se serpeggiava come un fiume, che scendeva per una collina e risaliva sulla successiva, ma generazioni prima era stata piena di agorai. Ora alcune piccole locande e taverne erano incassate fra coltellinai e sarti e ogni genere di negozianti tranne gli agorai.
Prima che giungessero alla Città Interna, Birgitte li trovò che salivano su per Vicolo delle Pere, dove una manciata di fruttivendoli rimanevano ancora in negozi tramandati dai giorni di Ishara, anche se c’era ben poco di prezioso nelle loro vetrine in questo periodo dell’anno. Malgrado la calca, Birgitte si avvicinò al piccolo galoppo, il mantello rosso che le si allargava dietro, disperdendo le persone davanti a lei a destra e a sinistra, e rallentò il suo slanciato grigio soltanto quando ormai era davanti a loro. Come per compensare la sua fretta, si prese un momento per studiare le guardie e restituire il saluto a Caseine prima di voltare il suo destriero per procedere accanto a quello di Elayne. A differenza loro, non portava né spada né armatura. Le memorie delle sue vite passate stavano sbiadendo — diceva di non potersi ricordare chiaramente di nulla prima della fondazione della Torre Bianca, ora, anche se c’erano ancora dei frammenti vaganti — ma affermava di ricordare con certezza una cosa. Ogni volta che aveva cercato di usare una spada, si era quasi fatta uccidere, e le era accaduto più di una volta. Il suo arco incordato era in una custodia da sella di cuoio, però, con una faretra stracolma di frecce dall’altro lato.
La rabbia ribolliva in lei, e il suo volto corrucciato non fece che peggiorare mentre parlava.
«Un piccione semicongelato è volato nel ricovero del palazzo poco fa con notizie da Aringill. Gli uomini che scortavano Naean ed Elenia sono caduti in un’imboscata e sono stati uccisi a meno di cinque miglia fuori dalla città. Per fortuna uno dei loro cavalli è tornato indietro con sangue sulla sella, altrimenti non avremmo saputo nulla per settimane. Dubito che la nostra fortuna arrivi fino al fatto che quelle due siano tenute in ostaggio da briganti per un riscatto.»
Cuore di fuoco si impennò per alcuni passi ed Elayne diede un brusco strattone alle redini. Qualcuno nella folla urlò quello che poteva essere un grido per Trakand. Oppure no. I negozianti che cercavano di attirare i clienti facevano baccano sufficiente a soffocare le parole. «Dunque abbiamo una spia a palazzo» disse lei, poi serrò le labbra, mordendosi la lingua per aver parlato davanti a Sareitha.
A Birgitte sembrò non importare. «A meno che non ci sia in giro un ta’veren di cui non siamo a conoscenza» replicò in tono secco. «Forse ora lascerai che ti assegni una scorta. Solo alcune guardie, accuratamente selezionate e...»
«No!» Il palazzo era casa sua. Non avrebbe avuto scorte li. Lanciando un’occhiata alla Marrone, sospirò. Sareitha stava ascoltando con molta attenzione. Non c’era motivo di nascondere delle cose ora. Non questo. «Hai informato la prima cameriera?»
Birgitte le rivolse un’occhiata di traverso che, combinata con uno scatto di moderato oltraggio attraverso il legame che condividevano, le disse di andare a insegnare a sua nonna a fare la calza. «Intende interrogare ogni servitore che non sia stato al servizio di tua madre da almeno cinque anni. Non sono sicura che non intenda farlo lei stessa. Dallo sguardo sul suo viso quando gliel’ho detto, sono stata lieta di uscire dal suo studio tutta intera. Io mi sto occupando di altri.» Intendeva le guardie, ma non l’avrebbe detto mentre Caseille e le altre potevano udire. Elayne non lo reputava possibile. Tutto il reclutamento dava a chiunque una perfetta opportunità di introdurre i propri occhi e le proprie orecchie, anche se senza alcuna assicurazione che si sarebbero trovate dove potevano apprendere qualcosa di utile.
«Se ci sono spie a palazzo,» disse piano Sareitha «potrebbe esserci di peggio. Forse dovresti accettare il suggerimento di lady Birgitte e prenderti una scorta. C’è un precedente.» Birgitte mostrò i denti alla Sorella Marrone: come sorriso, era un miserabile fallimento. Per quanto detestasse che si rivolgessero a lei col suo titolo, comunque, rivolse occhi speranzosi verso Elayne.
«Ho detto no e intendo no!» sbottò Elayne. Un mendicante che si era avvicinato al lento cerchio di cavalli con un ampio sorriso sdentato e il cappello in mano, sussultò e si allontanò in tutta fretta nella folla prima che lei potesse solo pensare di allungare la mano verso il borsellino. Non era sicura di quanta rabbia fosse sua e quanta di Birgitte, ma era appropriata.
«Sarei dovuta andare a prenderle io stessa» brontolò con amarezza. Invece aveva intessuto un passaggio per il messaggero e aveva trascorso il resto della giornata in riunione con mercanti e banchieri. «Almeno avrei portato via l’intera guarnigione di Aringill come scorta. Dieci uomini morti per un mio stupido errore! Peggio — la Luce mi aiuti, è peggio! — per questo ho perso Elenia e Naean!»
La spessa treccia dorata di Birgitte, che le pendeva fuori dal mantello, oscillò mentre scuoteva la testa con enfasi. «In primo luogo, le regine non se ne vanno in giro a fare tutto per conto loro. Sono maledette regine!» La sua rabbia stava scemando un poco, ma l’irritazione ardeva in superficie, e il suo tono rifletteva entrambe. Lei voleva davvero che Elayne avesse una scorta, che la seguisse perfino in bagno. «I tuoi giorni di avventure sono finiti. Chissà, potresti sgattaiolare via da palazzo travestita, forse addirittura andare in giro di notte, quando qualche ceffo sbucato dal nulla potrebbe fracassarti il cranio.»
Elayne si raddrizzò sulla sella. Birgitte sapeva, naturalmente — lei non conosceva alcun modo per aggirare il legame, anche se era sicura che ce ne doveva essere uno — ma quella donna non aveva alcun diritto di tirarlo fuori ora. Se Birgitte avesse fatto abbastanza allusioni, presto altre Sorelle avrebbero cercato di seguirla coi loro Custodi e, possibilmente, anche squadre di guardie. Tutti erano così ridicoli nel volerla tenere al sicuro. C’era da pensare che non fosse mai stata a Ebou Dar, tanto meno a Tanchico o Falme. Inoltre, l’aveva fatto una volta sola. Finora. E Aviendha era andata con lei.
«Fredde strade buie non possono essere paragonate a un fuoco caldo e un libro interessante» si intromise pigramente Sareitha, come parlando fra sé. Studiando i negozi davanti a cui stavano passando, sembrava concentrata su di loro. «A me non piace affatto camminare su un pavimento gelato, specie al buio, senza neanche una candela. Giovani donne carine spesso pensano che abiti semplici e una faccia sporca le rendano invisibili.» Il cambio fu così repentino, senza alcuna variazione nel tono, che da principio Elayne non si rese conto di quello che stava udendo. «Essere stese a terra e trascinate in un vicolo da teppisti ubriachi è un modo duro per imparare altrimenti. Certo, se sei tanto fortunata da avere con te un’amica anche lei in grado di incanalare, se è tanto fortunata che il ceffo non la colpisce forte come dovrebbe... Be’, non si può essere sempre fortunate. Non sei d’accordo, lady Birgitte?»