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Elayne chiuse gli occhi per un momento. Aviendha aveva detto che qualcuno le stava seguendo, ma lei era sicura che si trattasse solo di un ladro. Comunque, non era andata così. Non esattamente. Lo sguardo torvo di Birgitte prometteva una chiacchierata, più tardi. Lei si rifiutava di capire che un Custode non rimproverava la sua Aes Sedai.

«In secondo luogo» proseguì Birgitte in tono truce «dieci uomini o quasi trecento, il dannato risultato sarebbe stato maledettamente lo stesso. Che io sia folgorata, era un buon piano. Pochi uomini avrebbero potuto portare Naean ed Elenia a Caemlyn inosservate. Svuotare la guarnigione avrebbe attirato ogni maledetto occhio nell’est di Andor, e chiunque le ha prese avrebbe portato abbastanza uomini armati da essere al sicuro. Molto probabilmente ora controllerebbero anche Aringill. Per quanto la guarnigione sia piccola, Aringill tiene lontano chiunque voglia muovere contro di te nell’est, e più guardie provengono da Cairhien, più la situazione migliora, dato che sono quasi tutte leali a te.» Per una persona che affermava di essere un semplice arciere, aveva una buona comprensione della situazione. L’unica cosa che aveva tralasciato era la perdita dei dazi doganali del commercio fluviale.

«Chi le ha prese, lady Birgitte?» chiese Sareitha, sporgendosi per guardare oltre Elayne. «Di certo questa è una domanda molto importante.»

Birgitte sospirò forte, quasi un gemito.

«Lo sapremo molto presto, temo» disse Elayne. La Marrone curvò un sopracciglio con aria dubbiosa nella sua direzione, e lei cercò di non digrignare i denti. Lo faceva spesso da quando era tornata a casa. Una Tarabonese in un mantello di seta verde si levò dalla strada dei cavalli e fece un profondo inchino, le sue sottili trecce ornate di perline le dondolavano fuori dal cappuccio. La sua cameriera, una donna minuta con le braccia colme di piccoli pacchetti, imitò in modo goffo la sua padrona. I due grossi uomini appena dietro, guardie che portavano bastoni con un puntale di bronzo, rimasero dritti e in allerta. Le loro pesanti giubbe di cuoio avrebbero deviato tutto tranne l’affondo più determinato di un coltello. Elayne inclinò la testa mentre cavalcavano per mostrare apprezzamento per la cortesia della Tarabonese. Non aveva ricevuto niente del genere da nessun Andorano nelle strade, finora. L’aggraziato volto dietro il velo trasparente della donna sembrava troppo anziano perché fosse di una Aes Sedai. Per la Luce, ora c’era troppo in ballo per preoccuparsi di Elaida!

«È molto semplice, Sareitha» disse con voce misurata. «Se le ha prese Jarid Sarand, Elenia offrirà a Naean una scelta: dichiarare Arawn per Elenia, corrompendo Naean dandole in cambio dei possedimenti, o altrimenti tagliarle la gola in una cella silenziosa da qualche parte e seppellirne il cadavere dietro un granaio. Naean non cederà facilmente, ma la sua casata sta discutendo su chi sia in carica finché lei non ritorna, perciò esiteranno; Elenia minaccerà di torturarla e forse lo farà e infine Arawn supporterà Sarand per Elenia. Presto Andhar e Baryn si uniranno a loro: andranno dove vedranno forza. Se invece è la gente di Naean ad averle, lei offrirà le stesse opzioni a Elenia, ma Jarid si scatenerà contro Arawn a meno che Elenia gli dica di non farlo, e lei non lo farà se pensa che lui abbia una qualche speranza di salvarla. Perciò dobbiamo sperare di sentire nelle prossime settimane che le tenute degli Arawn vengono date alle fiamme.» Altrimenti, pensò, avrò quattro casate unite da affrontare e non so ancora neanche se ne ho davvero due!

«Questo è... davvero un buon ragionamento» disse Sareitha, un po’ sorpresa.

«Sono sicuro che ci saresti arrivata anche tu, col tempo» disse Elayne, in modo troppo sdolcinato, e avvertì una punta di soddisfazione quando l’altra Sorella sbatté le palpebre incredula. Per la Luce, sua madre si aspettava questo da lei da quando aveva dieci anni!

Quello che rimaneva del tragitto di ritorno al palazzo trascorse in silenzio e lei notò a malapena le luccicanti torri mosaicate e le splendide vedute della Città Interna. Invece, pensava alle Aes Sedai a Caemlyn e alle spie nel Palazzo Reale, su chi avesse Elenia e Naean e quante persone Birgitte sarebbe riuscita a reclutare, e se fosse il momento di vendere l’argenteria del palazzo e il resto dei suoi gioielli. Una fosca lista su cui riflettere, ma lei mantenne il suo volto tranquillo e mostrò di notare le scarse acclamazioni che la seguivano. Una regina non poteva mostrarsi spaventata, specialmente quando lo era. Il Palazzo Reale era una composizione di puro bianco di balconate lavorate e percorsi disegnati da colonne. Si trovava sulla sommità del colle più alto della Città Interna, il punto più elevato di Caemlyn. Le sue guglie snelle e le sue cupole dorate si stagliavano contro il cielo di mezzogiorno, visibili per miglia e miglia, proclamando il potere dell’Andor. Superbi ingressi e partenze avvenivano sulla parte anteriore, nella Piazza della Regina, dove in passato enormi folle si erano radunate per ascoltare le proclamazioni di regine e urlare le loro acclamazioni per i regnanti dell’Andor. Elayne entrò dal retro del palazzo, gli zoccoli ferrati di Cuore di fuoco che risuonavano sulle pietre del selciato mentre avanzava al trotto verso le stalle principali. Era un ampio spazio fronteggiato su due lati da alte porte ad arco per le stalle, dominato da un unico lungo balcone di pietra bianca, semplice e solido. Molti degli percorsi fiancheggiati da colonne offrivano dall’alto una visione parziale, ma questo era un luogo di lavoro. Di fronte al semplice colonnato che dava accesso al palazzo stesso, alcune guardie che si stavano preparando a rimpiazzare quelle di servizio nella piazza erano in piedi rigide accanto ai loro cavalli, sotto l’ispezione del loro sottotenente, un tipo brizzolato claudicante che aveva servito come portabandiera sotto Gareth Bryne. Lungo il muro esterno, altri trenta stavano montando in sella, pronti a pattugliare a coppie la Città Interna. In giorni normali, ci sarebbero state guardie col compito principale di mantenere l’ordine nelle strade, ma coi numeri così ridotti quelli che proteggevano il palazzo dovevano fare anche quello. Anche Careane Fransi era lì, una donna robusta in un elegante abito a strisce verdi per cavalcare e un mantello blu e verde, seduta sul suo castrone grigio mentre uno dei suoi Custodi, Venr Kosaan, montava sul suo baio. Scuro, con spruzzate di grigio nella chioma e nella barba ricciute, l’uomo esile come una lama indossava un semplice mantello marrone. A quanto pareva non intendevano richiamare l’attenzione su di loro.

L’arrivo di Elayne portò uno sprazzo di sorpresa nella cortile delle stalle. Non per Careane o Kosaan, ovviamente. La Sorella Verde parve soltanto pensierosa al riparo del cappuccio del suo mantello, ma Kosaan neanche quello. Annuì semplicemente a Birgitte e Yarman, da Custodi a Custodi. Senza altre occhiate, si avviarono non appena l’ultimo membro del seguito di Elayne sgombrò i cancelli di ferro. Ma alcuni di quelli che stavano montando lungo il muro si fermarono, a fissarli, e le teste si voltarono verso i nuovi arrivati fra gli uomini sottoposti all’ispezione. Elayne non era attesa per almeno un’altra ora, e tranne pochi che non pensavano mai ad altro oltre a ciò che stavano facendo, tutti a palazzo sapevano che la situazione era instabile. Le dicerie si diffondevano fra i soldati ancora più velocemente che fra gli altri uomini e, per la Luce, questo la diceva lunga sul modo in cui gli uomini spettegolavano. Questi dovevano sapere perché Birgitte si era allontanata in tutta fretta, e ora tornava con Elayne prima del tempo. Una delle altre casate era in marcia su Caemlyn? Pronta ad attaccare? Sarebbero stati assegnati alle mura per cui il contingente non era sufficiente, anche con quello che Dyelin aveva in città? Momenti di sorpresa e preoccupazione, poi il rigido sottotenente sbraitò un comando e gli occhi scattarono dritti di fronte, braccia contro i petti in segno di saluto. Solo tre oltre all’ex portabandiera erano stati sul campo nei giorni passati, ma qui non c’erano reclute inesperte.