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Stallieri in giubbe rosse col leone bianco ricamato su una spalla accorsero fuori dalla stalla, anche se in effetti non c’era granché da fare per loro. Le guardie smontarono senza far rumore a un ordine di Birgitte e cominciarono a condurre i loro cavalli attraverso le alte porte. Lei stessa balzò giù di sella e lanciò le redini a una degli stallieri, e quella non fu più veloce di Yarman, che si affrettò a prendere le briglie di Sareitha mentre smontava. Era quello che alcune Sorelle chiamavano ‘appena catturato’, ovvero legato da meno di un anno — la definizione risaliva a un tempo in cui ai Custodi non veniva sempre chiesto se volessero o no il legame — ed era molto assiduo nei suoi compiti. Birgitte se ne stette lì e basta, con lo sguardo cupo e i pugni sulle anche, apparentemente intenta a osservare gli uomini che avrebbero pattugliato la Città Interna per le quattro ore successive allontanarsi incolonnati in fila per due. Elayne si sarebbe sorpresa se quegli uomini fossero stati qualcosa di più di un pensiero fugace nella mente di Birgitte. In ogni caso, aveva le sue, di preoccupazioni. Cercando di non farsi notare, esaminò la donna magra che teneva le briglie di Cuore di fuoco e l’uomo tozzo che mise a terra uno sgabellino da monta coperto di cuoio e le tenne la staffa mentre smontava. Tanto lui era ponderato e impassibile, quanto lei era presa ad accarezzare il muso del castrone e a sussurrargli parole dolci. Nessuno dei due guardò davvero Elayne: si limitarono a un rispettoso cenno del capo; i cerimoniali erano meno importanti di assicurarsi che lei non venisse disarcionata da un cavallo imbizzarrito a causa degli inchini della gente. Non importava che lei non avesse bisogno del loro aiuto. Non era più in campagna, e c’erano delle formalità da seguire. Nondimeno, cercò di non accigliarsi. Si allontanò mentre conducevano via Cuore di fuoco e non guardò indietro. Ma voleva farlo.

La sala d’ingresso priva di finestre oltre il colonnato sembrava scura, anche se alcune delle lampade a specchio erano accese. Lampade prive di ornamenti, qui, il ferro dei sostegni lavorato in semplici spirali. Tutto era funzionale, i cornicioni intonacati disadorni, le bianche pareti di pietra lisce e spoglie. Si era diffusa voce del loro arrivo e, prima che si potessero addentrare di più, apparve mezza dozzina di uomini e donne, tutti inchini e riverenze, i quali presero i loro mantelli e i loro guanti. Le loro livree erano diverse da quelle del personale delle stalle poiché avevano maniche e colletti bianchi, e il leone di Andor sulla sinistra del petto invece che sulla spalla. Elayne non riconobbe nessuno in servizio quel giorno. Molti dei servitori a palazzo erano nuovi e altri erano tornati dalla pensione per prendere i posti di quelli che erano fuggiti dallo spavento quando Rand aveva preso la città. Un tizio calvo e con la faccia schietta non incontrò proprio i suoi occhi, ma poteva aver pensato di essere stato troppo insolente. Una giovane donna snella un po’ strabica mise un po’ troppo entusiasmo nella sua riverenza e nel suo sorriso, ma forse voleva solo mostrare entusiasmo. Elayne si allontanò seguita da Birgitte prima che lei cominciasse a guardarli torva. Il sospetto aveva un sapore amaro.

Sareitha e il suo Custode le lasciarono dopo pochi passi: la Marrone mormorò una scusa su dei libri che voleva consultare nella biblioteca. La collezione non era piccola, anche se non era nulla a paragone delle grandi biblioteche, e lei vi passava ore ogni giorno, di frequente attardandosi su volumi consunti dall’età che sosteneva fossero sconosciuti altrove. Yarman la seguì da vicino quando lei svoltò a un’intersezione, come un tozzo cigno scuro che si tirasse dietro una cicogna stranamente aggraziata nella sua scia. Lui portava ancora il suo sconcertante mantello, ripiegato con cautela su un braccio. Di rado i Custodi li lasciavano da parte per lungo tempo. Quello di Kosaan era probabilmente nelle sue bisacce.

«Non ti piacerebbe un mantello da Custode, Birgitte?» chiese Elayne, continuando a camminare. Non era la prima volta che invidiava Birgitte per i suoi pantaloni voluminosi. Perfino le gonne divise rendevano difficile tutto tranne un passo posato. Almeno invece delle scarpette aveva ai piedi gli stivali per cavalcare. Se avesse indossato quelle, si sarebbe congelata i piedi sulle nude piastrelle rosse e bianche. Non c’erano abbastanza tappeti da stendere per i corridoi come nelle stanze: e comunque si sarebbero logorati in breve tempo, soltanto per l’andirivieni incessante dei servitori che si occupavano del palazzo. «Non appena Egwene avrà la Torre, te ne farò fare uno. Dovresti averlo.»

«Non mi interessa un dannato mantello» replico Birgitte torva. Un cipiglio che non lasciava presagire nulla di buono contrasse la sua bocca in una linea dura. «È finito tutto così in fretta che credevo che fossi maledettamente inciampata e avessi battuto la tua dannata testa. Sangue e ceneri!

Gettata a terra da teppisti di strada! Solo la Luce sa cosa poteva succedere!»

«Non c’è bisogno di scusarsi, Birgitte.» Oltraggio e indignazione cominciarono a fluire come una piena attraverso il legame, ma lei aveva intenzione di impadronirsi del vantaggio. I rimproveri di Birgitte erano già sgradevoli in privato; non aveva intenzione di sorbirselo lì nei corridoi, coi servitori tutt’intorno che si affrettavano per le loro faccende, lucidavano i pannelli intarsiati alle pareti, si occupavano delle lampade sui sostegni dorati. Si soffermavano a malapena per offrire silenziose riverenze a Birgitte e a lei, ma senza dubbio tutti si chiedevano perché il capitano generale sembrasse una nuvola temporalesca e avevano le orecchie ben aperte ad afferrare tutto il possibile. «Non eri lì perché non ti ci volevo. Scommetto che Sareitha non aveva Ned con sé.» Pareva quasi impossibile che il volto di Birgitte potesse rabbuiarsi di più. Forse menzionare Sareitha era stato un errore. Elayne cambiò argomento. «Devi fare davvero qualcosa per il tuo linguaggio. Cominci a suonare come il peggior genere di sfaccendato.»

«Il mio... linguaggio» mormorò Birgitte in tono pericoloso. Anche le sue falcate cambiarono, per assomigliare a quelle misurate di un leopardo.

«Proprio tu vieni a parlarmi di linguaggio? Almeno conosco sempre il significato delle parole che uso. Almeno io so cosa si adatta a quale contesto, e cosa no.» Elayne arrossì e il suo collo si irrigidì. Lo sapeva davvero!

Molto spesso. Abbastanza spesso, per lo meno. «Per quanto riguarda Yarman,» proseguì Birgitte, la sua voce ancora sommessa e ancora pericolosa «è un brav’uomo, ma non ha ancora smesso di avere gli occhi stralunati per essere un Custode. Probabilmente quando Sareitha schiocca le dita salta. Io non ho mai avuto gli occhi stralunati, e non salto. È questo il motivo per cui mi hai bardato con un titolo? Pensavi di incastrarmi con quello? Non sarebbe stata la prima sciocchezza che il tuo cervello ha elaborato. Per qualcuno che pensa così chiaramente la maggior parte del tempo... Bene. Ho una scrivania sepolta da maledetti resoconti che mi devo sorbire se hai intenzione di ottenere perfino la metà delle guardie che vuoi, ma faremo un lunga e bella chiacchierata stanotte, mia signora...» concluse, fin troppo rigida. Il suo inchino era quasi beffardamente formale. Andò via impettita, e la sua lunga treccia dorata si sarebbe potuta rizzare come la coda di un gatto arrabbiato. Elayne pestò i piedi per la frustrazione. Il titolo per Birgitte era una ricompensa meritata, guadagnata almeno dieci volte tanto da quando si era legata a quella donna! E diecimila volte prima di allora. Be’, aveva pensato ai possibili risvolti, ma non completamente. E non era servito a molto, comunque. Che venissero dalla sua signora o dall’Aes Sedai, Birgitte sceglieva a quali comandi obbedire. Non quando era importante — non quando lei pensava che fosse importante, comunque — ma su tutto il resto, specialmente in merito a quelli che lei chiamava rischi inutili o comportamenti inappropriati. Come se Birgitte Arco d’Argento fosse una persona che non correva rischi! E riguardo al comportamento inappropriato, Birgitte faceva baldoria nella taverne! Beveva e giocava d’azzardo, per non parlare del fatto che lanciava sguardi languidi agli uomini che le piacevano! Era attratta in genere da quelli carini ma in particolare da quelli che parevano aver ricevuto colpi in testa. Elayne non voleva cambiarla: ammirava quella donna, le piaceva, la considerava un’amica; ma desiderava che la loro relazione fosse più simile a quella tradizionale che si stabiliva fra Custode e Aes Sedai. E meno come in un rapporto fra una sorella maggiore più accorta e quella più giovane birichina.