All’improvviso si rese conto che se ne stava lì in piedi, accigliata e fissa a guardare il nulla. I servitori esitavano mentre passavano e piegavano in basso la testa come se temessero che potesse guardarli con occhi furiosi. Placando il suo viso, fece un gesto a un ragazzo allampanato e con la faccia butterata che arrivava per il corridoio. Questi si inchinò in modo così profondo e goffo che quasi barcollò ruzzolando a terra.
«Trova comare Harfor e dille di farmi visita immediatamente nei miei appartamenti,» gli disse, poi aggiunse con tono non scortese «e farai bene a ricordarti che i tuoi superiori non saranno contenti se ti trovano a contemplare il palazzo come uno sciocco quando dovresti lavorare.» La sua bocca si spalancò come se lei gli avesse letto nel pensiero. Forse pensava che l’avesse fatto. I suoi occhi sgranati guizzarono al suo anello col Gran Serpente: lui squittì e si profuse in un inchino ancor più profondo prima di schizzare via a rotta di collo.
Lei sorrise, malgrado tutto. Era stata una stoccata casuale, ma era troppo giovane per essere la spia di qualcuno e troppo nervoso per non essere intento a qualcosa che non doveva fare. D’altro canto... Il suo sorriso si spense: d’altro canto, non era molto più giovane di lei.
8
Il Popolo del Mare e la Famiglia
Per Elayne non fu una sorpresa incontrare la prima cameriera mentre raggiungeva i suoi appartamenti. Dopotutto, erano dirette entrambe allo stesso posto. Comare Harfor fece la riverenza e si mise al passo con lei, portando sottobraccio una cartella di cuoio. Di certo si era alzata presto come Elayne, se non prima, ma il suo tabarro scarlatto appariva stirato di fresco, il leone bianco sul davanti pulito e pallido come neve appena caduta. I servitori si muovevano più in fretta e lucidavano in modo più energico quando la vedevano. Reene Harfor non era severa, ma manteneva una stretta disciplina sul palazzo come Gareth Bryne aveva sempre fatto con le guardie.
«Temo di non aver catturato ancora nessuna spia, mia signora,» disse in risposta alla domanda di Elayne, la sua voce impostata per raggiungere solo le orecchie di Elayne «ma credo di averne scoperte un paio. Un uomo e una donna, entrambi presi in servizio durante gli ultimi mesi di regno della regina tua madre. Hanno lasciato il palazzo non appena si è sparsa la voce che stavo interrogando tutti. Senza neanche prendere nulla dei loro effetti personali, nemmeno un mantello. Questo vale come ammissione, secondo me. Ameno che non temessero di essere scoperti per qualche altro affare losco» aggiunse riluttante. «Ci sono stati casi di furtarelli, temo.»
Elayne annuì pensierosa. Naean ed Elenia erano state molto a palazzo durante gli ultimi mesi di regno di sua madre. Avevano avuto opportunità più che sufficienti per piazzare i loro occhi e orecchie. Quelle due che erano state a palazzo e altre che si erano opposte alla rivendicazione al trono di Morgase Trakand, avevano accettato la sua amnistia dopo che lei l’aveva ottenuto, poi l’avevano tradita. Lei non avrebbe commesso lo stesso errore di sua madre. Oh, ci doveva essere l’amnistia ove possibile — agire altrimenti avrebbe arginato una guerra civile — ma aveva in mente di osservare molto da vicino coloro che avrebbero accettato il suo perdono. Come un gatto che osserva un topo che ha affermato di non essere più interessato al granaio. «Erano spie» disse. «E potrebbero essercene altre. Non solo per le casate. Anche le Sorelle a Il cigno d’argento possono aver comprato occhi e orecchie a palazzo.»
«Continuerò a cercare, mia signora» rispose Reene, inclinando leggermente il capo. Il suo tono era perfettamente rispettoso; non alzò neanche un sopracciglio, ma di nuovo Elayne si ritrovò a pensare che stava insegnando a sua nonna a fare la calza. Se solo Birgitte avesse potuto gestire le faccende come comare Harfor.
«Sei anche tornata presto» proseguì la donna grassoccia. «Hai un pomeriggio pieno, temo. Per cominciare, mastro Norry vuole parlarti. Una faccenda urgente, dice...» La sua bocca si irrigidì per un istante. Voleva sempre sapere perché la gente desiderava incontrare Elayne, in modo da poter separare la pula piuttosto che lasciare che Elayne ne venisse sepolta, ma il primo funzionario non riteneva mai opportuno dare neanche un accenno delle sue faccende. Certo lei non gli raccontava le sue. Entrambi erano gelosi dei propri feudi. Scrollando la testa, mise da parte Halwin Norry.
«Dopo di lui, una delegazione di mercanti di tabacco ha fatto richiesta di vederti, e un’altra di tessitori, entrambe per chiedere il condono delle tasse in questi tempi duri. Alla mia signora non occorre il mio consiglio per dir loro che i tempi sono duri per tutti. Anche un gruppo di mercanti stranieri sta attendendo; un gruppo piuttosto vasto. Solo per portarti i loro omaggi in un modo che non sia loro d’ostacolo, ovviamente — vogliono rientrare nelle tue grazie senza inimicarsi nessun altro — ma suggerisco di incontrarli brevemente.» Appoggiò delle dita paffute sulla cartella che aveva sottobraccio. «Inoltre, i conti del palazzo richiedono la tua firma prima di poter andare da mastro Norry. Lo faranno lamentare, temo. Non me l’aspettavo certo in inverno, ma gran parte della farina è piena di tarme e farfalle e metà dei prosciutti salati è andata a male, così come il pesce affumicato.»
Piuttosto rispettoso. E piuttosto deciso.
‘Io governo l’Andor’, aveva detto sua madre a Elayne una volta, in privato, ‘ma alle volte penso che Reene Harfor governi me’. Sua madre aveva riso, ma aveva anche l’aria di averlo inteso per davvero. A pensarci bene, comare Harfor come Custode sarebbe stata dieci volte peggio di Birgitte. Elayne non voleva incontrare Halwin Norry o i mercanti. Voleva sedere in silenzio e pensare alle spie, e a chi aveva Naean ed Elenia, e come poter controbattere. Tranne che... mastro Norry aveva tenuto in vita Caemlyn da quando sua madre era morta. Per la verità, da ciò che poteva vedere dai vecchi conti, lo aveva fatto fin dal giorno in cui lei era caduta nelle grinfie di Rahvin, anche se Norry era restato vago riguardo a quello. Sembrava offeso dagli eventi di quei giorni, in un modo piuttosto oscuro. Lei non poteva semplicemente sottrarsi a lui. Inoltre, non aveva mai espresso urgenza su nulla. E non bisognava prendere alla leggera il favore dei mercanti, perfino di quelli stranieri. E i conti dovevano essere firmati. Tarme e farfalle?
E prosciutti andati a male? In inverno? Quello era decisamente strano. Avevano raggiunto le alte porte dei suoi appartamenti, decorate con lo stemma del leone. Erano leoni più piccoli di quelli che stavano sulle porte degli appartamenti di sua madre, e anche le stanze erano più piccole, ma non aveva mai preso in considerazione di utilizzare le camere della regina. Sarebbe stato arrogante quanto sedersi sul Trono del Leone prima che il suo diritto alla Corona di Rose fosse riconosciuto.
Con un sospiro, allungò la mano per prendere la cartella. Lungo il corridoio notò Solain Morgeillin e Keraille Surtovni che si affrettavano più velocemente che potessero senza dar l’impressione di correre. Bagliori argentei apparivano al collo della cupa donna compressa fra loro, anche se le donne della Famiglia le avevano drappeggiato intorno una lunga sciarpa verde per nascondere il guinzaglio dell’ a’dam. Quello sì che avrebbe provocato delle chiacchiere, e sarebbe stato visto presto o tardi. Meglio se lei e le altre non si sarebbero dovute trasferire, ma non c’era modo di evitarlo. Fra donne della Famiglia e Cercavento del Popolo del Mare, le stanze negli alloggi della servitù erano state usate per contenere l’eccedenza anche con due o tre per letto, e il palazzo aveva sotterranei da usare come magazzini, non come prigioni. Come riusciva Rand a far sempre la cosa sbagliata? Essere un maschio non era una scusa sufficiente. Solain e Keraille scomparvero dietro un angolo con la loro prigioniera.