«Comare Corly ha chiesto di vederti stamattina, mia signora.» La voce di Reene era cautamente neutrale. Anche lei aveva osservato le donne della Famiglia, e una traccia di cipiglio era rimasta sul suo ampio viso. Il Popolo del Mare era strano, tuttavia lei poteva far rientrare nella sua visione del mondo la Maestra delle Onde di un clan e il suo seguito, anche se non sapeva con precisione cosa fosse una Maestra delle Onde. Uno straniero di alto rango era uno straniero di alto rango, e si supponeva che gli stranieri fossero ‘strani’. Ma non riusciva a capire perché Elayne avesse dato rifugio a quasi centocinquanta mercanti e artigiane. Né ‘la Famiglia’ né ‘il Circolo della Maglia’ avrebbero avuto alcun significato per lei, se li avesse uditi, e non comprendeva le peculiari tensioni fra quelle donne e le Aes Sedai. Né comprendeva le donne portate dagli Asha’man, prigioniere a tutti gli effetti anche se non confinate nelle celle, tenute segregate e senza il permesso di parlare a nessuno tranne alle donne che le scortavano per i corridoi. La prima cameriera sapeva quando non era il caso di fare domande, tuttavia non le piaceva non capire cosa stava accadendo a palazzo. Il suo tono non cambiò neanche un po’. «Ha detto di avere buone notizie per te. Una specie, ha detto. Non ha fatto richiesta di un’udienza, però.»
Buone notizie di qualunque specie erano meglio di esaminare i conti, e aveva delle speranze su quali potessero essere queste notizie. Lasciando la cartella nelle mani della prima cameriera, disse: «Lasciala sul mio scrittoio, per favore. E di’ a mastro Norry che lo incontrerò a breve.»
Avviandosi nella direzione da cui le donne della Famiglia erano venute con la loro prigioniera, camminò di buon passo malgrado le sue gonne. Buone notizie o meno, Norry e i mercanti dovevano essere ricevuti, per non parlare dei conti da esaminare e firmare. Governare voleva dire incessanti settimane di duro lavoro e rari momenti in cui si poteva fare ciò che si voleva. Molto rare. Birgitte rimaneva in fondo alla sua testa, una palla contratta della più pura irritazione e frustrazione. Senza dubbio, stava scavando per il tavolo pieno di carte accatastate. Be’, il suo svago quest’oggi sarebbe consistito nel tempo richiesto per cambiarsi d’abito e consumare un frettoloso pasto. Perciò camminò molto veloce, persa nei pensieri e vedendo a malapena ciò che le stava di fronte. Cos’era che Norry considerava urgente? Di certo non le riparazioni stradali. Quante spie? Era poco probabile che comare Harfor le prendesse tutte. Mentre svoltava un angolo, solo l’improvvisa consapevolezza di altre donne in grado di incanalare le impedì di sbattere a capofitto contro Vandene che giungeva dall’altra parte. Si ritrassero con un sussulto. A quanto pareva, anche la Verde era persa nei propri pensieri. Le sue due compagne fecero trasalire Elayne.
Kirstian e Zarya indossavano disadorne vesti bianche e mantenevano un’andatura attenta dietro Vandene, le mani giunte umilmente in vita. I loro capelli erano tenuti indietro semplicemente e non indossavano gioielli. La gioielleria era fortemente scoraggiata fra le novizie. Erano state donne della Famiglia — in realtà Kirstian era stata nello stesso Circolo della Maglia — ma erano fuggitive dalla Torre, ed esistevano modi prestabiliti per trattare con persone come loro, previste dalla legge della Torre, non importa quanto fossero andate lontano. Alle fuggitive che facevano ritorno era richiesto di essere assolutamente perfette in ogni cosa che facevano, il modello stesso di un’iniziata che si sforza per il proprio scialle, e piccole sviste che per le altre potevano essere trascurate venivano invece punite in modo rapido ed energico. In aggiunta, quando tornavano alla Torre, dovevano affrontare una punizione molto più dura, una fustigazione pubblica, e anche allora dovevano attenersi al loro rigido e doloroso percorso per almeno un anno. Questo faceva in modo che una fuggitiva che faceva ritorno nel suo cuore non volesse più scappar via. Mai più! Le donne addestrate solo in parte erano troppo pericolose per essere lasciate libere. Elayne aveva provato a essere indulgente, le poche volte che era con loro — le donne della Famiglia non erano propriamente addestrate: avevano tanta esperienza col Potere Unico quanto qualunque Aes Sedai, ma non l’addestramento — aveva tentato, solo per scoprire che perfino molte delle altre donne della Famiglia disapprovavano. Quando veniva data loro un’altra opportunità di diventare Aes Sedai — quelle che potevano, almeno — seguivano tutte le leggi e le usanze della Torre con stupefacente fervore. Non era sorpresa per il sottomesso entusiasmo negli occhi delle due donne o per il modo in cui sembravano irradiare una promessa di comportarsi bene — volevano quell’opportunità con tanta forza quanto chiunque — ma solo per il fatto che fossero con Vandene. Fino a questo momento, lei aveva ignorato del tutto quelle due.
«Ti stavo cercando, Elayne» disse Vandene senza preamboli. I suoi capelli bianchi, raccolti sulla nuca con un nastro verde scuro, le avevano sempre dato un’aria anziana malgrado le sue guance lisce. L’assassinio di sua sorella aveva aggiunto un’espressione arcigna, facendola penetrare fin nelle ossa, perciò aveva l’aspetto di un giudice implacabile. Era stata snella; adesso era ossuta, le guance infossate. «Queste bambine...» Si interruppe, una debole smorfia le assottigliava la bocca. Quello era il modo adeguato per riferirsi alle novizie — il momento peggiore per una donna che andava alla Torre non era quando scopriva che non sarebbe stata considerata del tutto adulta finché non avesse ottenuto lo scialle, ma quando si rendeva conto che, fin quando avesse indossato il bianco da novizia, era davvero una bambina, che poteva fare del male a sé o agli altri per ignoranza o goffaggine. Il modo adeguato, tuttavia perfino per Vandene doveva sembrare strano qui. La maggior parte delle novizie giungeva alla Torre a quindici o sedici anni e, fino di recente, nessuna oltre i diciotto, tranne un gruppetto che era riuscito a farla franca con delle menzogne. A differenza delle Aes Sedai, la Famiglia usava l’età per stabilire la propria gerarchia, e Zarya — aveva assunto il nome di Garenia Rosoinde, ma Zarya Alkaese era il suo nome nel libro delle novizie, e a quello avrebbe risposto — col suo naso forte e la bocca larga, aveva più di novant’anni, anche se appariva ben più giovane della mezza età. Nessuna delle donne appariva di età indefinibile malgrado avessero usato per anni il Potere, e la graziosa Kirstian coi suoi occhi neri pareva poco più vecchia, pressappoco sui trent’anni. Aveva oltre trecento anni, più vecchia della stessa Vandene, era sicura Elayne. Kirstian era stata via dalla Torre per così tanto tempo che aveva ritenuto sicuro usare di nuovo il suo vero nome, o parte di esso. Non era certo il solito gruppo di novizie.
«Queste bambine» proseguì Vandene più decisa, la fronte corrucciata in un profondo cipiglio «hanno ripensato agli eventi a Ponte Harlon.» Era il luogo in cui sua sorella era stata assassinata. E Ispan Shefar, ma per quanto riguardava Vandene, la morte di una Sorella Nera contava come quella di un cane rabbioso. «Sfortunatamente, piuttosto che mantenere il silenzio sulle loro conclusioni, sono venute da me. Almeno non hanno blaterato dove chiunque poteva sentire.»
Elayne si accigliò un po’. Tutti a palazzo sapevano degli omicidi, a quest’ora. «Non capisco» disse lentamente. E attentamente. Non voleva dare a quelle due degli indizi se non avevano davvero scovato segreti sepolti meticolosamente. «Hanno capito che si è trattato di Amici delle Tenebre invece che di una rapina?» Questa era la versione che avevano fatto circolare: due donne in una casa isolata, uccise per i loro gioielli. Solo lei, Vandene, Nynaeve e Lan conoscevano una certa dose di verità. Almeno finora, sembrava. Dovevano essere arrivate fino a quello, o Vandene le avrebbe scacciate con una strigliata.