Выбрать главу

Questa volta Elayne non disse nulla perché non sapeva cosa dire. La promessa doveva essere mantenuta; l’aveva fatta lei stessa. In nome di Egwene, vero, e per suo ordine, ma era stata lei a pronunciarla e non avrebbe mancato di parola. Solo non capiva come poterla mantenere, a meno che Egwene non escogitasse qualcosa di davvero stupefacente. Reanne Corly era proprio lì dove Elayne sapeva che sarebbe stata, in una cameretta con due anguste finestre che davano su un piccolo cortile con una fontana all’interno del palazzo, anche se in questo periodo dell’anno la fontana era asciutta e l’aria della stanza era un po’ viziata. Il pavimento era di semplici piastrelle scure senza tappeto, e come mobili c’erano solo uno stretto tavolo e due sedie. C’erano due persone con Reanne quando Elayne entrò. Alise Tenjile, in un semplice abito grigio a collo alto, in piedi all’estremità del tavolo, alzò lo sguardo. In apparenza di mezza età, era una donna di aspetto piacevole e poco appariscente, che in realtà era piuttosto degno di nota quando arrivavi a conoscerla e poteva diventare davvero molto spiacevole quando la situazione lo richiedeva. Una singola occhiata, e tornò a studiare quello che accadeva sul tavolo. Aes Sedai, Custodi ed eredi al trono non facevano impressione ad Alise, non più. Reanne stessa era seduta a un lato del tavolo, il volto corrucciato e i suoi capelli più grigi che altro, in un abito verde più elaborato di quello di Alise; era stata estromessa dalla Torre dopo aver fallito la prova da Ammessa e, ora che le era stata offerta una seconda opportunità, aveva già adottato i colori della sua Ajah preferita. Dall’altro lato rispetto a lei sedeva una donna grassoccia in semplice lana marrone, il suo volto irrigidito in un caparbio atteggiamento di sfida e i suoi occhi scuri fissi su Reanne, evitando il segmentato a’dam d’argento posato come un serpente sul tavolo fra loro. Le sue mani accarezzavano l’estremità del tavolo, però, e Reanne esibiva un sorriso sicuro di sé che accentuava le sottili rughe agli angoli degli occhi.

«Non dirmi che ne hai condotto alla ragione una» disse Nynaeve ancor prima che Lan potesse chiudere la porta dietro di loro. Lei si accigliò verso la donna in marrone come se volesse prenderla a schiaffi se non peggio, poi lanciò un’occhiata ad Alise. Elayne pensava che Nynaeve non fosse un po’ in soggezione davanti ad Alise. La donna non era affatto forte nel Potere — non avrebbe mai conseguito lo scialle — ma in qualche modo riusciva a prendere il comando quando voleva e a far sì che tutti attorno a lei lo accettassero. Incluse le Aes Sedai! Elayne stessa pensava di potere avere un po’ di soggezione di Alise.

«Negano ancora di poter incanalare» borbottò Alise, incrociando le braccia, e si accigliò verso la donna di fronte a Reanne. «Non ci riescono in realtà, suppongo, ma posso percepire... qualcosa. Non proprio la scintilla di una donna che ci è nata, ma quasi. È come se lei fosse quasi in grado di incanalare, con un piede sollevato per fare quel passo. Non ho mai percepito nulla del genere, prima. Be’, almeno non cercano più di prenderci a pugni. Penso di aver messo in chiaro quello, almeno!» La donna in marrone fece lampeggiare un’occhiataccia cupa e arrabbiata, ma distolse gli occhi dallo sguardo fisso di Alise, la sua bocca che si contorceva in una debole smorfia. Quando Alise metteva le cose in chiaro con qualcuno, erano davvero chiare. Le mani della donna continuarono a muoversi lungo la sommità del tavolo; Elayne pensò che lei non ne fosse consapevole.

«Continuano anche a negare di vedere i flussi, ma stanno solo cercando di convincere sé stesse» disse Reanne nella sua squillante voce musicale. Continuò a incontrare lo sguardo ostinato dell’altra donna con un sorriso. Qualunque Sorella avrebbe potuto invidiare la serenità e la presenza di Reanne. Era stata l’Anziana del Circolo della Maglia, l’autorità più elevata nella Famiglia. Stando alla loro Regola, il Circolo della Maglia esisteva solo a Ebou Dar, ma lei era comunque la più anziana fra quelle a Caemlyn, di cento armi più vecchia di ogni Aes Sedai a memoria d’uomo, e poteva eguagliare ogni Sorella col suo aspetto di placido comando. «Affermano che noi le inganniamo col Potere, che lo usiamo per far credere loro che l’ a’dam le può tenere avvinte. Presto o tardi, finiranno le menzogne.» Tirando l’ a’dam verso di sé, aprì il fermaglio del collare con un movimento svelto. «Vogliamo provare ancora, Marli?» La donna in marrone — Marli — evitava ancora di guardare il filo di metallo argenteo nelle mani di Reanne, ma si irrigidì e le sue mani si agitarono sul bordo del tavolo. Elayne sospirò. Che regalo che le aveva mandato Rand. Un regalo! Ventinove sul’dam dei Seanchan, accuratamente avvinte dagli a’dam, e cinque damane — odiava quella parola; voleva dire ‘incatenata’... ma questo era ciò che erano — cinque damane a cui non poteva essere tolto il collare per la semplice ragione che avrebbero tentato di liberare le dorme seanchan che le avevano tenute prigioniere. Dei leopardi legati con uno spago sarebbero stati un regalo migliore. Almeno loro non potevano incanalare. Erano state date in custodia alla Famiglia perché nessun altro aveva il tempo. Tuttavia, lei aveva capito subito cosa fare con le sul’dam. Convincerle che potevano imparare a incanalare, poi rimandarle dai Seanchan. A parte Nynaeve, solo Egwene, Aviendha e poche della Famiglia conoscevano il suo piano. Nynaeve ed Egwene erano dubbiose, ma per quanto le sul’dam potessero sforzarsi di nascondere chi erano, una volta restituite, alla fine una se lo sarebbe lasciato sfuggire, se non avessero semplicemente riferito tutto da subito. I Seanchan erano particolari; anche le Seanchan fra le damane credevano davvero che a ogni donna in grado di incanalare dovesse essere messo il collare per la sicurezza di tutti gli altri. Le sul’dam, con la loro capacità di controllare donne che indossavano l’ a’dam, erano assai rispettate fra i Seanchan. La consapevolezza che le sul’dam stesse fossero in grado di incanalare avrebbe scosso le credenze dei Seanchan fin nelle fondamenta, forse le avrebbe perfino fatte a pezzi. Era sembrato così semplice, all’inizio.

«Reanne, ho saputo che hai buone notizie» disse. «Se le sul’dam non hanno incominciato a cedere di cosa si tratta?» Alise si accigliò verso Lan, che stava di guardia in silenzio di fronte alla porta — disapprovava che lui sapesse dei loro piani — ma non disse nulla.

«Un momento, per cortesia» mormorò Reanne. Non era realmente una richiesta. Nynaeve aveva fatto il proprio lavoro davvero bene. «Non c’è bisogno che lei ascolti.» All’improvviso il bagliore di saidar risplendette attorno a lei. Mosse le dita mentre incanalava, come guidando i flussi di Aria che legavano Marli alla sua sedia, li legò e mise la mani a coppa come se, dal suo punto di vista, questo adattasse il sigillo che aveva intessuto attorno alla donna contro il suono. I gesti non facevano parte dell’incanalare, ovviamente, ma erano necessari per lei, dato che aveva imparato a intessere in quel modo. Le labbra della sul’dam si contorsero leggermente dal disprezzo. L’Unico Potere non la spaventava affatto.

«Prenditela comoda» si inserì Nynaeve acida, piantando le mani sui fianchi. «Non c’è fretta.» Reanne non la intimidiva quanto Alise. D’altra parte, nemmeno Nynaeve intimidiva più Reanne. Reanne se la prese comoda, studiando il suo operato, poi annuì con soddisfazione prima di sollevarsi. Le donne della Famiglia erano solite cercare di incanalare sempre il minimo necessario, e lei provava un’enorme soddisfazione nella libertà di usare saidar quanto spesso voleva, nonché orgoglio nell’intesserlo bene.