«Conosco gli scopi di Roedran, mastro Norry, e mira al Murandy stesso. Gli Andorani nel Murandy hanno accettato giuramenti dai nobili murandiani nel nord, il che rende gli altri nervosi. E c’è una grossa banda di mercenari — fautori del Drago, in realtà, ma Roedran pensa che siano mercenari — che lui ha assoldato in segreto, per restar lì e rappresentare una minaccia dopo che gli altri eserciti se ne saranno andati. Ha in programma di usarli per legare a lui i nobili in modo tanto stretto che ognuno tema di essere il primo a tirarsi indietro quando tutte le altre minacce saranno scomparse. Potrebbe costituire un problema in futuro, se il suo piano avesse successo — tanto per cominciare, vorrà indietro quei territori del nord — ma non rappresenta un problema immediato per l’Andor.»
Norry sgranò gli occhi e inclinò la testa prima da un lato, poi dall’altro, studiandola. Si umettò le labbra prima di parlare. «Questo spiegherebbe molto, mia signora. Sì, sì, davvero.» La sua lingua toccò di nuovo le labbra. «C’è un’altra informazione accennata dalla mia corrispondente a Cairhien che ho... uhm... dimenticato di menzionare. Come può darsi che tu sappia, la tua intenzione di rivendicare il Trono del Sole è ben nota lì, e gode di vasto sostegno. Sembra che molti Cairhienesi parlino apertamente di venire nell’Andor, per aiutarti a ottenere il Trono del Leone cosicché tu possa prendere il Trono del Sole più in fretta. Ritengo forse che non ti occorra il mio consiglio su offerte del genere?»
Lei annuì, in modo piuttosto gentile date le circostanze, pensò. Un aiuto da Cairhien sarebbe stato peggio dei mercenari, poiché c’erano state troppe guerre in passato tra Andor e Cairhien. Lui non se n’era dimenticato. Halwin Norry non si dimenticava mai di nulla. Allora perché aveva deciso di dirglielo, piuttosto che lasciare che venisse colta di sorpresa, forse dall’arrivo dei suoi sostenitori cairhienesi? Forse il suo sfoggio di conoscenza lo aveva impressionato? O gli aveva fatto temere che potesse venire a sapere che gliel’aveva tenuto nascosto? Lui rimase pazientemente in attesa, un airone rinsecchito che aspettava... un pesce?
«Fa’ preparare una lettera perché io la firmi e vi apponga il mio sigillo, mastro Norry, perché venga mandata a ogni casata principale di Cairhien. Inizia esponendo il mio diritto al Trono del Sole come figlia di Taringail Damodred e prosegui dicendo che andrò ad avanzare la mia rivendicazione quando gli avvenimenti nell’Andor saranno più stabili. Di’ che non porterò alcun soldato con me, poiché so che i soldati andorani sul suolo cairhienese inciterebbero tutta Cairhien contro di me, e a buon diritto. Termina con il mio apprezzamento per il sostegno offerto alla mia causa da così tanti Cairhienesi e la mia speranza che le divisioni interne a Cairhien possano essere sanate pacificamente.» Le persone intelligenti avrebbero letto il messaggio dietro le parole e, con un po’ di fortuna, l’avrebbero spiegato a quelli che non erano abbastanza svegli.
«Una risposta scaltra, mia signora» disse Norry, incurvando le spalle in una parvenza di inchino. «Provvederò. Se posso chiederlo, mia signora, hai avuto tempo di firmare i conti? Ah. Non importa. Manderò qualcuno a ritirarli più tardi.» Con un vero e proprio inchino, pur se non meno goffo di prima, si preparò per andare, poi esitò. «Perdonami l’audacia, mia signora, ma mi ricordi moltissimo la defunta regina tua madre.»
Osservando la porta chiudersi dietro di lui, Elayne si domandò se poteva annoverarlo nella sua fazione. Amministrare Caemlyn senza funzionari, per non parlare dell’Andor, era impossibile, e il primo funzionario aveva il potere di mettere in ginocchio una regina, se non veniva controllato. Un complimento non costituiva una dichiarazione di fedeltà. Non ebbe molto tempo per rimuginare sulla questione, perché pochi istanti dopo che fu uscito entrarono tre cameriere in livrea, portando vassoi con campane d’argento che appoggiarono in fila sul lungo tavolo laterale addossato a una delle pareti.
«La prima cameriera ha detto che la mia signora ha dimenticato di far arrivare il suo pasto di mezzogiorno,» disse una donna rotonda e coi capelli grigi, facendo una riverenza mentre con un cenno ordinava a una delle sue compagne più giovani di togliere le alte campane «perciò ha inviato alla mia signora una scelta.»
Una scelta. Scuotendo la testa, Elayne si ricordò di quanto tempo era passato dalla colazione, consumata all’alba. C’era sella di montone a fette con mostarda, cappone arrosto con fichi secchi, animelle con pinoli, una cremosa zuppa di porri e patate, rollé di cavoli con uvetta e peperoni, un tortino di zucca, per non parlare di un piattino con crostata di mele e una torta di mandorle al vino coperta di panna acida. Volute di vapore si alzavano da due tozze caraffe d’argento di vino, in caso preferisse un tipo di spezie a un altro. In un terzo recipiente c’era del tè caldo. E lasciato con disprezzo in un angolo di uno dei vassoi c’era il pasto che lei ordinava sempre a metà giornata, brodo liscio e pane. Reene Harfor lo disapprovava; affermava che Elayne era ‘magra come un corrimano’. La prima cameriera aveva fatto circolare il suo parere. La donna dai capelli grigi mostrò un’espressione di rimprovero mentre appoggiava pane, brodo e tè sul tavolo in mezzo alla stanza insieme a un bianco tovagliolo di lino, una scodella di porcellana azzurra con sottopiatto e un vasetto d’argento di miele. E alcuni fichi su un piatto. Lo stomaco pieno a mezzogiorno assicurava la testa lenta nel pomeriggio, come era solita dire Lini. La sua opinione non era condivisa, comunque. Le cameriere erano tutte donne ben pasciute e perfino le due più giovani avevano l’aria delusa mentre se ne andavano col resto del cibo.
Era un brodo molto buono, caldo e leggermente speziato, e il tè aveva un piacevole gusto di menta, ma non venne lasciata sola molto a lungo col suo pasto — e col desiderio di prendere un po’ di quella torta di mandorle. Prima che avesse mandato giù due bocconi, Dyelin si precipitò nella stanza come un turbine in un vestito verde per cavalcare, respirando a fatica. Appoggiando il suo cucchiaio, Elayne le offrì del tè prima di rendersi conto che c’era solo la tazza che stava già usando, ma Dyelin con un cenno rifiutò la proposta, il suo volto contratto in un sinistro cipiglio.
«C’è un esercito a Braem Wood» annunciò «come mai visto prima dalla Guerra Aiel. Un mercante proveniente da Nuova Braem ha portato la notizia stamattina. Tormon, un uomo serio, affidabile; un Illianese, non propenso a voli di fantasia o a spaventarsi per le ombre. Ha detto di aver visto Arafelliani, Kandori e Shienarani in luoghi diversi. Erano migliaia, complessivamente. Decine di migliaia.» Crollando su una sedia, si sventolò con una mano. Il suo volto era piuttosto rosso, come se avesse corso per portare quelle notizie. «Per la Luce, cosa stanno facendo uomini delle Marche di Confine quasi alla frontiera dell’Andor?»
«Si tratta di Rand, ci scommetto» disse Elayne. Soffocando una sbadiglio, bevette il resto del suo tè e riempì di nuovo la tazza. La sua mattinata era stata stancante, ma un bel po’ di tè le avrebbe ridato forza. Dyelin smise di sventolarsi e si sedette dritta. «Non pensi che li abbia mandati lui, vero? Per... aiutarti?»
A Elayne non era venuta in mente quella possibilità. Alle volte si pentiva di aver rivelato alla donna i suoi sentimenti per Rand. «Non riesco a pensare che lui sia stato... intendo possa essere... così sciocco.»
Luce, era proprio stanca! Talvolta Rand si comportava come se fosse il re del mondo, ma di certo non avrebbe... Non avrebbe... Quello che non avrebbe fatto sembrò scivolarle via.
Nascose un altro sbadiglio e all’improvviso sgranò gli occhi sopra la mano, fissando la tazza da tè. Un fresco tè al gusto di menta. Con attenzione appoggiò la tazza, o almeno ci provò. Mancò quasi del tutto il piattino e la tazza si rovesciò, versando tè sulla superficie del tavolo. Tè corretto con radice biforcuta. Anche sapendo che era inutile, tentò di protendersi verso la Fonte, cercò di riempirsi della vita e della gioia di saidar, ma era come se stesse provando ad afferrare il vento con una rete. L’irritazione di Birgitte, meno rovente di prima, albergava ancora in un angolo della sua mente. Freneticamente cercò di ammassare paura o panico. La sua testa sembrava imbottita di lana, del tutto intorpidita. Aiutami, Birgitte!, pensò. Aiutami!