Pescando le borse di cuoio con l’acqua calda da sotto le coperte e lasciandole cadere sui tappeti per non iniziare di nuovo ad arrostire, Elayne fu percorsa da un tremito.
I giorni dopo che Ronde Macura aveva somministrato la radice biforcuta a lei e a Nynaeve erano stati un tormento che aveva cercato di dimenticare. Qualunque erba Nynaeve le avesse dato, non si sentiva più debole di quanto l’avrebbe resa la radice biforcuta. Riteneva di poter camminare, sempre che non dovesse andare troppo lontano o stare in piedi troppo a lungo. E riusciva a pensare con chiarezza. Le finestre a battenti mostravano solo una flebile luce lunare. Che ora di notte era?
Abbracciando di nuovo la Fonte, incanalò quattro filamenti di Fuoco per accendere prima una lampada, poi una seconda. Le piccole fiamme riflesse ravvivarono molto la stanza dopo l’oscurità e Birgitte sollevò una mano per schermarsi gli occhi, all’inizio. La giubba del capitano generale le si addiceva proprio; avrebbe davvero impressionato i mercanti.
«Non dovresti incanalare ancora» protestò Nynaeve, guardando di traverso la luce improvvisa. Indossava ancora lo stesso abito blu scollato che Elayne le aveva visto prima, con il suo scialle con la frangia gialla trattenuto fra i gomiti. «Pochi giorni per recuperare le forze sarebbero la cosa migliore, con tanto sonno.» Guardò corrucciata le borse dell’acqua calda ruzzolate sul pavimento. «E devi rimanere al caldo. Meglio evitare una febbre che doverla Guarire.»
«Credo che Dyelin abbia dimostrato la propria lealtà oggi» disse Elayne, spostando i cuscini per potersi appoggiare contro la testiera, e Nynaeve sollevò le mani dal disgusto. Sopra un vassoietto d’argento su uno dei due comodini a fianco del letto c’era un’unica tazza d’argento piena di vino scuro a cui Elayne rivolse una breve occhiata diffidente. «Un duro modo per provarla. Penso di avere toh verso di lei, Aviendha.»
Aviendha scrollò le spalle. Al loro arrivo a Caemlyn era tornata a indossare gli indumenti aiel con rapidità quasi comica, rinunciando alle sete per bluse di algode e voluminose gonne di lana come se all’improvviso temesse il lusso degli abitanti delle terre bagnate. Con uno scialle scuro legato attorno alla vita e un fazzoletto bruno che le teneva indietro i lunghi capelli, era l’immagine dell’apprendista di una Sapiente, anche se l’unico suo gioiello era una complessa collana d’argento fatta di dischi con motivi intricati, un regalo di Egwene. Elayne ancora non capiva la sua fretta. Melanie e le altre erano sembrate disposte a lasciarle fare a proprio modo finché indossava vestiti da abitanti delle terre bagnate, ma ora l’avevano di nuovo nella loro stretta come ogni novizia nelle mani delle Aes Sedai. L’unica ragione per cui le consentivano di stare quanto volesse a Palazzo — o in città, se era per quello — era che lei ed Elayne erano sorelle prime.
«Se pensi che sia così, è così.» Il suo tono di evidenziare l’ovvio si tramutò in un affettuoso rimprovero. «Ma un piccolo toh, Elayne. Avevi ragione di dubitare. Non puoi assumerti degli obblighi per ogni pensiero, sorella.» Rise come capendo all’improvviso una spiritosa battuta. «In questo c’è troppo orgoglio e io dovrò essere troppo orgogliosa con te, solo che non sarà a te che le Sapienti verranno a chiedere di renderne conto.»
Nynaeve roteò gli occhi con ostentazione, ma Aviendha scosse semplicemente il capo, sopportando con pazienza l’ignoranza dell’altra donna. Non aveva studiato solo il Potere con le Sapienti.
«Be’, noi non vogliamo certo che voi due siate troppo orgogliose» disse Birgitte con quello che suonò in modo sospetto come allegria repressa. Il suo volto era fin troppo piatto, quasi rigido dallo sforzo di non ridere. Aviendha squadrò Birgitte con circospezione, col volto inespressivo. Dato che lei ed Elayne si erano adottate a vicenda, in un certo senso anche Birgitte aveva adottato Aviendha. Non come Custode, certo, ma con lo stesso atteggiamento da sorella maggiore che dimostrava spesso verso Elayne. Aviendha non era del tutto certa di come prendere la cosa o come rispondere. Entrare nella cerchia ristretta di coloro che sapevano chi era davvero Birgitte non aveva aiutato. Passava da una fiera determinazione di mostrare a Birgitte Arco d’Argento di non esserne atterrita a una sconcertante mansuetudine, con strane tappe nel mezzo. Birgitte le sorrise, un sorriso divertito, ma questo svanì non appena prese uno stretto involto dal grembo e cominciò a spiegare il panno con gran cura. Per quando ebbe rivelato un pugnale con l’elsa rivestita di cuoio e una lunga lama, la sua espressione si era fatta severa e una solida rabbia fluiva attraverso il legame. Elayne riconobbe il pugnale all’istante: aveva visto il suo gemello in mano all’assassino coi capelli di stoppa.
«Non stavano cercando di rapirti, sorella» disse piano Aviendha. Il tono di Birgitte era cupo. «Dopo che Mellar ha ucciso i primi due — il secondo infilzandolo con la spada che ha scagliato nella stanza come qualcuno nel racconto di un dannato menestrello,» tenne il coltello in verticale per l’estremità dell’elsa «lo ha preso dall’ultimo tizio e lo ha usato per ucciderlo. Tutti loro avevano quattro pugnali quasi identici. Questo è avvelenato.»
«Quelle macchie marroni sulla lama sono finocchio grigio misto a nocciolo di pesca in polvere» disse Nynaeve, sedendosi sul bordo del letto, e il suo volto si contrasse in una smorfia di disgusto. «Mi è bastato uno sguardo ai suoi occhi e alla lingua per capire che era stato quello a ucciderlo, non il coltello.»
«Bene» disse con calma Elayne dopo un momento. Bene davvero. «Radice biforcuta per impedirmi di incanalare, o perfino alzarmi, e due uomini a reggermi in piedi mentre il terzo mi conficcava un pugnale avvelenato. Un piano complicato.»
«Agli abitanti delle terre bagnate piacciono i piani complicati» disse Aviendha. Lanciando un’occhiata imbarazzata verso Birgitte, cambiò posizione contro la parete e aggiunse: «Ad alcuni, almeno.»
«Semplice, per certi versi» disse Birgitte avvolgendo di nuovo il pugnale con la stessa cura che aveva mostrato nel dispiegare il panno. «Era facile raggiungerti. Tutti sanno che consumi il suo pasto di mezzogiorno da sola.» La sua lunga treccia dondolò mentre scuoteva il capo. «Una fortuna che non ce l’avesse il primo a raggiungerti: una pugnalata e saresti morta. Una fortuna che Mellar stesse passando per caso e che abbia sentito un uomo imprecare nelle tue stanze. Una fortuna da ta’veren. »
Nynaeve sbuffò. «Potresti essere morta anche con un taglio abbastanza profondo sul braccio. Il nocciolo è la parte più velenosa della pesca. Dyelin non avrebbe avuto speranze se anche le altre lame fossero state avvelenate.»
Elayne si guardò attorno verso le facce piatte e inespressive delle sue amiche e sospirò. Un piano molto complicato. Come se le spie a palazzo non fossero un male sufficiente. «Una piccola scorta, Birgitte» disse infine. «Qualcosa di... discreto.» Avrebbe dovuto sapere che la donna sarebbe stata preparata. Il volto di Birgitte non cambiò nemmeno un po’, ma un minuscolo getto di soddisfazione guizzò attraverso il legame che condividevano.
«Le donne che ti hanno sorvegliato oggi, per iniziare,» disse, senza neanche far finta di soffermarsi a pensare «e poche altre che sceglierò io. Forse una ventina in totale. Troppo poche per proteggerti giorno e notte, e che io sia folgorata se non è necessario» aggiunse con fermezza, anche se Elayne non aveva opposto alcuna protesta. «Delle donne possono sorvegliarti dove degli uomini non possono, e saranno discrete solo essendo ciò che sono. Molta gente penserà che facciano parte dell’etichetta — le tue personali Fanciulle della Lancia — e noi daremo loro qualcosa, una fusciacca, forse, perché lo sembrino ancora di più.» Questo le procurò un’occhiataccia tagliente da Aviendha che lei fece finta di non notare. «Il problema è chi mettere al comando» disse, corrucciandosi pensierosa. «Due o tre nobili, Cacciatori, stanno già discutendo per ottenere un grado ‘adeguato al loro rango’. Quelle dannate donne sanno come dare ordini, ma non sono sicura che sappiano quali sono i maledetti ordini da dare. Potrei promuovere Caseille a tenente, ma dentro di sé è più una portabandiera, ritengo.» Birgitte scrollò le spalle. «Forse una delle altre mostrerà del potenziale, ma penso che siano più brave a obbedire che a comandare.»