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Oh, sì; tutto previsto. Una ventina? Avrebbe dovuto tenere d’occhio Birgitte per assicurarsi che quelle venti non diventassero cinquanta. O più. In grado di sorvegliarla dove degli uomini non potevano. Elayne trasalì. Questo avrebbe significato con tutta probabilità che l’avrebbero controllata mentre faceva il bagno, come minimo. «Caseille andrà bene di certo. Un portabandiera può gestire venti persone.» Era certa di poter convincere Caseille a mantenere la cosa non invadente. E a lasciar fuori le guardie mentre si faceva il bagno. «Quell’uomo che è arrivato proprio al momento giusto. Mellar? Cosa ne pensi di lui, Birgitte?»

«Doilin Mellar» disse Birgitte lentamente, mentre abbassava lo sguardo.

«Un tipo freddo, anche se sorride molto. In special modo alle donne. Dà pizzicotti alle servitrici, e se ne è portate a letto tre in quattro giorni, a quanto ne so — gli piace parlare delle sue ‘conquiste’ — ma non ha mai fatto pressioni su qualcuna che gli avesse detto di no. Afferma di aver fatto da scorta a un mercante e poi di essere stato un mercenario, e ora è un Cercatore del Corno e di certo ne ha le capacità. Abbastanza perché io lo promuovessi a tenente. È Andorano, da qualche parte a ovest, vicino Baerlon, e dice di aver combattuto per tua madre durante la Successione, anche se non poteva essere più di un ragazzo all’epoca. Comunque, conosce le risposte giuste — ho controllato — perciò forse ci ha avuto a che fare. I mercenari mentono sul proprio passato senza pensarci due volte.»

Incrociando le braccia sull’addome, Elayne ripensò a Doilin Mellar. Si ricordava solo l’impressione di un uomo asciutto con un viso tagliente, che strangolava uno dei suoi assalitori mentre lottavano per il pugnale avvelenato. Un uomo con capacità militari tali che Birgitte l’aveva promosso a ufficiale. Lei cercava di assicurarsi che almeno quanti più ufficiali possibile fossero Andorani. Un salvataggio giusto in tempo, un uomo contro tre e una spada scagliata attraverso la stanza come una landa; proprio come il racconto di un menestrello. «Si merita un’adeguata ricompensa. Una promozione a capitano e il comando della mia scorta, Birgitte. Caseille può essere il suo secondo.»

«Sei impazzita?» esplose Nynaeve, ma Elayne la zittì.

«Mi sentirò molto più al sicuro sapendo che è lì, Nynaeve. Non cercherà di dar pizzicotti a me, non con Caseille e altre venti come lei attorno a lui. Con la sua reputazione, lo osserveranno come falchi. Hai detto venti, Birgitte? Mi aspetto che sia così.»

«Venti» disse Birgitte in tono distratto. «Circa.» Non c’era nulla di distratto nello sguardo che tenne fisso su Elayne, però. Si sporse in avanti con fare deciso, mani sulle ginocchia. «Suppongo che tu sappia cosa stai facendo.» Bene: per una volta si stava comportando come un Custode invece di discutere. «Il tenente delle guardie Mellar diventa capitano delle guardie Mellar, per aver salvato la vita dell’erede al trono. Questo contribuirà alla sua boria. A meno che non pensi che sia meglio mantenere segreta tutta quanta la faccenda.»

Elayne scosse il capo. «Oh, no; proprio no. Lasciate che lo sappia l’intera città. Qualcuno ha cercato di assassinarmi e il tenente — capitano — Mellar mi ha salvato la vita. Terremo il veleno per noi, però. Nel caso in cui qualcuno magari si tradisca.»

Nynaeve si schiarì la gola con disapprovazione e le rivolse un’occhiataccia obliqua. «Un giorno sarai troppo intelligente, Elayne. Tanto acuta da tagliarti.»

«Ma lei è intelligente, Nynaeve al’Meara.» Alzandosi in piedi con grazia, Aviendha si sistemò le sue pesanti gonne, poi diede una pacca al suo pugnale con l’elsa di corno. Non era grande quanto la lama che aveva indossato come Fanciulla, tuttavia era un’arma affidabile. «E ha me a guardarle le spalle. Ho il permesso di stare con lei, ora.»

Nynaeve aprì la bocca con rabbia. E, cosa stupefacente, la richiuse, ricomponendosi visibilmente, lisciando le sue gonne e il suo viso. «Cosa state guardando tutte?» borbottò. «Se Elayne vuole che questo tizio le stia abbastanza vicino da pizzicarla quando gli pare, chi sono io per discutere?» Birgitte spalancò la bocca, ed Elayne si chiese se Aviendha stesse per soffocare. Di certo i suoi occhi erano strabuzzati.

Il flebile suono del gong che scandiva l’ora in cima alla torre più alta del palazzo la fece sobbalzare. Era più tardi di quanto pensasse. «Nynaeve, Egwene ci starà già aspettando.» Non vedeva nessuno dei suoi indumenti lì attorno. «Dov’è il mio borsellino? C’è dentro il mio anello.» Portava il suo anello col Gran Serpente al dito, ma non era quello a cui si riferiva.

«Vedrò Egwene da sola» disse Nynaeve con fermezza. «Non sei in condizioni di entrare in Tel’aran’rhiod. In ogni caso, hai dormito per tutto il pomeriggio. Non ti addormenterai presto, scommetto. E so che non hai avuto successo a entrare in una trance in stato di veglia, perciò non si discute.» Sorrise compiaciuta, certa della sua vittoria. Era stata lei a farsi strabica e in preda alle vertigini tentando di entrare nella trance in stato di veglia che Egwene aveva cercato di insegnar loro.

«Ci scommetti, eh?» mormorò Elayne. «E cosa? Perché io intendo bere quello» scoccò un’occhiata alla tazza d’argento sul comodino «e io scommetto che mi addormenterò subito. Certo, sempre che tu non ci abbia messo dentro qualcosa, sempre che non avessi intenzione di ingannarmi per farmelo bere... Be’, certo, non lo faresti. Allora cosa scommettiamo?»

Quell’insopportabile sorriso scivolò via dal volto di Nynaeve, e fu sostituita da vivide macchie di colore sulle sue gote.

«Una buona cosa» disse Birgitte, alzandosi in piedi. Pugni sulle anche, si piazzò ai piedi del letto, volto accigliato e tono critico. «Quella donna ti risparmia un mal di pancia e tu la apostrofi come comare Priss. Forse se bevi quella tazza, vai a dormire e ti dimentichi di andartene in giro per il Mondo dei Sogni stanotte, deciderò che sei cresciuta abbastanza da affidarti a meno di cento guardie per tenerti in vita. O devo tapparti il naso per farti bere?» Be’, Elayne non si era aspettata che Birgitte si sarebbe trattenuta a lungo. Meno di cento?

Aviendha si girò per fronteggiare Birgitte prima che potesse terminare e quasi non aspettò che l’ultima parola lasciasse la bocca dell’altra donna.

«Non dovresti parlarle così, Birgitte Trahelion» disse, drizzandosi per sfruttare al massimo il vantaggio dato dalla sua maggiore altezza. Dato che Birgitte indossava degli stivali con i tacchi alti, non era poi tanto, tuttavia Aviendha, con lo scialle teso sul seno, era molto più simile a una Sapiente che non a un’apprendista. Altre avevano volti non più anziani del suo. «Sei la sua Custode. Chiedi ad Aan’allein come ci si comporta. Lui è un uomo nobile, tuttavia obbedisce a ciò che gli dice Nynaeve.» Aan’allein era Lan, l’Unico Uomo, la sua storia ben nota e ammirata fra gli Aiel. Birgitte la squadrò da capo a piedi come se la stesse misurando e adottò una postura reclinata che le fece perdere i centimetri in più dei suoi stivali a tacco alto. Con un sogghigno beffardo, aprì la bocca, pronta a far scoppiare la bolla di sapone di Aviendha, se poteva. Di solito ci riusciva. Prima che potesse dire una parola, Nynaeve parlò con calma e fermezza.