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«Oh, il proclama di una Amyrlin ha valore di legge» disse Egwene.

«Finché il Consiglio non trova un modo per aggirarlo. La lamentela più recente è che abbiamo solo sedici Ammesse. Anche se molte delle Sorelle trattano Faolain e Theodrin come se fossero ancora delle Ammesse. Ma anche diciotto non sono sufficienti per provvedere alle lezioni delle novizie, compito che si suppone sia delle Ammesse. Devono darle le Sorelle, invece. Penso che alcune stessero sperando che le intemperie impedissero l’arrivo di altre novizie, ma così non è stato.» Sorrise d’improvviso, un guizzo scaltro nei suoi occhi scuri. «C’è una novizia che mi piacerebbe che incontrassi, Nynaeve. Sharina Melloy, un’anziana. Penso che converrai che si tratta di una donna eccezionale.»

La sedia di Nynaeve scomparve del tutto e lei colpì il pavimento con un sonoro tonfo. Quasi sembrò non notarlo e rimase seduta lì a fissare Egwene con aria stupita. «Sharina Melloy?» disse con voce tremante. «È una novizia?» il suo abito era di uno stile che Elayne non aveva mai visto prima: maniche fluenti e profonda scollatura a barchetta, fiori ricamati e perline. I suoi capelli le fluivano fino alla vita, tenuti da una cuffietta di pietre lunari e zaffiri su maglie dorate dello spessore dei fili. C’era una semplice banda dorata sul suo indice sinistro. Solo il ki’sain e il suo anello col Gran Serpente rimanevano immutati.

Egwene sbatté le palpebre. «Conosci quel nome?»

Rialzandosi in piedi, Nynaeve fissò il suo abito. Sollevò la mano sinistra e toccò il semplice anello d’oro quasi con esitazione. Stranamente lasciò tutto com’era. «Può darsi che non sia la stessa donna» borbottò. «Non può essere!» Creando un’altra sedia come quella di Egwene, la guardò corrucciata come per ordinarle di rimanere, ma aveva ancora uno schienale alto e degli intarsi quando vi si sedette. «C’era una Sharina Melloy... È stato durante la mia prova da Ammessa» disse di getto «ma non posso parlarne: è la regola!»

«Ma certo» disse Egwene, anche se lo sguardo che rivolse a Nynaeve era di certo strano quanto quello che Elayne stessa sapeva di avere. Tuttavia, non c’era nulla da fare; quando Nynaeve voleva essere testarda, poteva dare lezioni ai muli.

«Dato che hai nominato la Famiglia, Egwene,» disse Elayne «hai ripensato al bastone dei giuramenti?»

Egwene sollevò una mano come a fermarla, ma la sua replica fu calma e inespressiva. «Non c’è bisogno di ripensarci, Elayne. I Tre Giuramenti, pronunciati con quel bastone, sono ciò che ci rende Aes Sedai. All’inizio non l’avevo capito, ma ora sì. Il primo giorno che avremo la Torre, pronuncerò i Tre Giuramenti, sul bastone dei giuramenti.»

«Ma è follia!» scoppiò Nynaeve, sporgendosi in avanti sulla sua sedia. Sorprendentemente, era ancora la stessa sedia. E ancora lo stesso abito. Molto sorprendente. Le sue mani erano pugni posati in grembo. «Sai cosa provoca: la Famiglia ne è la prova! Quante Aes Sedai hanno superato i trecento anni? O li hanno raggiunti? E non dirmi che non dovrei parlare di età. È un’usanza ridicola, e tu lo sai. Egwene, Reanne era chiamata l’Anziana perché era la donna della Famiglia più vecchia a Ebou Dar. La più vecchia al mondo è una donna di nome Aloisia Nemosni, una mercante d’olio a Tear. Egwene: lei ha quasi sei... cento... anni! Quando il Consiglio ne verrà a conoscenza, scommetto che saranno pronte a riporre il bastone dei giuramenti su uno scaffale.»

«Solo la Luce sa se trecento anni sono un tempo lungo» si inserì Elayne «ma non posso dire di essere contenta alla prospettiva di poter tagliare la mia vita a metà, Egwene. E come concilierai il bastone dei giuramenti e la tua promessa alla Famiglia? Reanne vuole essere Aes Sedai, ma cosa succederà quando giurerà? E Aloisia? Cadrà a terra morta? Non puoi chiedere loro di giurare, non sapendolo.»

«Io non chiedo nulla.» Il volto di Egwene era ancora calmo, ma la schiena si era raddrizzata, la voce raffreddata. E indurita. I suoi occhi sondavano a fondo. «Ogni donna che vuole essere una Sorella giurerà. E chiunque si rifiuterà e continuerà a definirsi Aes Sedai sperimenterà il peso della giustizia della Torre.»

Elayne deglutì forte sotto quello sguardo fisso. Il volto di Nynaeve impallidì. Non ci si poteva sbagliare su quello che Egwene voleva dire. Non stavano ascoltando un’amica ora, ma l’Amyrlin Seat, e l’Amyrlin Seat non aveva amiche quando si trattava di emettere giudizi.

Apparentemente soddisfatta di ciò che vide in loro, Egwene si rilassò.

«Conosco il problema» disse in tono più normale. Più normale, ma che comunque non incoraggiava alla discussione. «Mi aspetto che ogni donna il cui nome è nei libri delle novizie vada più avanti che può, ottenga lo scialle se ci riesce, e serva come Aes Sedai, ma non voglio che nessuna muoia per questo quando può vivere. Quando il Consiglio saprà della Famiglia — una volta che avranno ricomposto le differenze — penso di poter fare in modo che siano d’accordo che, se una Sorella vuole ritirarsi, dovrebbe essere in grado di farlo. Con i Giuramenti rimossi.» Avevano stabilito molto tempo fa che il bastone poteva essere usato per slegare come per legare, altrimenti come avrebbero potuto mentire le Sorelle Nere?

«Suppongo che andrebbe bene» ammise Nynaeve con giudizio. Elayne si limitò ad annuire; era certa che ci fosse dell’altro.

«Ritirarsi nella Famiglia, Nynaeve» disse Egwene con gentilezza. «In tal modo, anche la Famiglia sarà legata alla Torre. Le donne della Famiglia manterranno le loro usanze, ovviamente, la loro Regola, ma dovranno acconsentire che il Circolo della Maglia sia subordinato all’Amyrlin, forse anche al Consiglio, e che il loro rango sia inferiore a quello delle Sorelle. Intendo fare in modo che siano parte della Torre, non che se ne vadano per la loro strada. Ma penso che accetteranno.»

Nynaeve annuì di nuovo, soddisfatta, ma il suo sorriso scomparve quando si rese conto dell’intero significato. Si mise a farfugliare in tono indignato. «Ma... il rango nella Famiglia è determinato dall’età! Avrai delle Sorelle che prenderanno ordini da donne che non hanno raggiunto neanche il rango di Ammesse!»

«Ex Sorelle, Nynaeve.» Egwene tastò l’anello col Gran Serpente sulla sua mano destra e sospirò debolmente. «Anche le donne della Famiglia che hanno conseguito l’anello non lo indossano. Perciò anche noi dovremo abbandonarlo. Saremo donne della Famiglia, Nynaeve: non più Aes Sedai.»

Dal suo tono pareva che potesse già sentire quel giorno lontano, quella perdita distante, ma tolse la mano dall’anello e trasse un profondo respiro.

«Ora. C’è altro? Mi aspetta una lunga notte e gradirei un po’ di vero sonno prima di dovermi confrontare di nuovo con le Adunanti.»

Corrucciata, Nynaeve aveva serrato stretto il pugno e vi aveva appoggiato sopra l’altra mano per coprire i suoi anelli, ma pareva pronta a lasciar perdere la discussione sulla Famiglia. Per adesso. «Soffri ancora per quei mal di testa? Se i massaggi di quella donna sono serviti a qualcosa, potrebbero essere cessati.»

«I massaggi di Halima fanno meraviglie, Nynaeve. Non potrei dormire affatto senza di lei. Ora, c’è...?» Lasciò morire la frase, fissando le porte di ingresso alla sala del trono, ed Elayne si voltò a guardare. C’era un uomo li che le osservava, alto quanto un Aiel, con i capelli rosso scuro lievemente striati di bianco, ma la sua giubba blu a collo alto era un indumento che un Aiel non avrebbe mai indossato. Aveva un aspetto muscoloso e la sua faccia dura pareva in qualche modo familiare. Quando si accorse che l’avevano visto, si voltò e corse lungo il corridoio scomparendo dalla visuale. Per un istante, Elayne rimase a bocca aperta. Non era capitato in Tel’aran’rhiod sognando per caso, altrimenti sarebbe già svanito, ma lei poteva sentire i suoi stivali rimbombare sulle piastrelle del pavimento. O era un camminatore dei sogni — raro fra gli uomini, a quello che avevano detto le Sapienti — o anche lui aveva un ter’angreal. Balzando in piedi, lei gli corse dietro, ma, per quanto fosse veloce, Egwene lo era di più. Un istante Egwene era dietro, quello dopo era sulla porta, scrutando nella direzione verso cui l’uomo era andato. Elayne cercò di pensare a sé stessa in piedi accanto a Egwene, e fu lì. Il corridoio era silenzioso, ora, e vuoto, tranne per le lampade, i forzieri e gli arazzi, tutti cangianti e mutevoli.