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«Hai saputo qualcosa, Eldrith?» chiese educatamente Asne. Chesmal era una sciocca. Anche se il mondo sembrava in quel momento a brandelli, le cose sarebbero andate a posto, in un modo o nell’altro.

«Cosa? Oh! Solo la salsa al pepe non era buona come ricordavo. Ma certo, cinquant’anni fa.»

Asne represse un sospiro. Dopotutto forse era ora che a Eldrith capitasse un incidente.

La porta si aprì e Temaile si introdusse nella stanza tanto silenziosamente che vennero tutte colte di sorpresa. La minuta Grigia dal profilo di volpe aveva una veste ricamata con dei leoni gettata sulle spalle, ma sul davanti era aperta, e rivelava un camicia da notte di seta che le modellava le forme in modo scabroso. Da una mano le ciondolava un braccialetto fatto di anelli di vetro incatenati. All’occhio e al tatto sembravano di vetro, per lo meno, ma un martello non avrebbe potuto nemmeno scalfirli.

«Sei stata in Tel’aran’rhiod» disse Eldrith, accigliandosi alla vista del ter’angreal. Non parlò in tono energico, però. Erano tutte un po’ spaventate da Temaile da quando Moghedien le aveva costrette a osservare, mentre quello che rimaneva di Liandrin veniva spezzato. Asne aveva perso il conto di quanto spesso lei stessa aveva ucciso o torturato nei centotrenta e rotti anni da quando aveva ottenuto lo scialle, ma di rado aveva visto qualcuno tanto... entusiasta... quanto Temaile. Osservando Temaile e fingendo di non farlo, Chesmal sembrò non accorgersi che si stava umettando le labbra con fare nervoso. Asne ritirò in tutta fretta la lingua dietro ai denti e sperò che nessuna l’avesse notato. Eldrith no di certo. «Eravamo d’accordo di non usare quelli» disse lei in tono non molto diverso da una supplica. «Sono certa che è stata Nynaeve a ferire Moghedien, e se lei può avere la meglio su uno dei Prescelti in Tel’aran’rhiod, che possibilità abbiamo noi?»

Passando attorno alle altre, cercò di assumere un tono di rimprovero. «Voi due lo sapevate?» Era riuscita a sembrare stizzita.

Chesmal incontrò lo sguardo di Eldrith con aria indignata, mentre Asne rispose con un’espressione di sbigottita innocenza. Lo sapevano, ma chi si sarebbe messo sulla strada di Temaile? Dubitava sul serio che Eldrith avrebbe opposto più di una protesta simbolica, se fosse stata lì. Temaile sapeva con esattezza che effetto faceva loro. Avrebbe dovuto vergognarsi per la ramanzina di Eldrith, per quanto timida, e scusarsi per essere andata contro i suoi voleri. Invece sorrise. Quel sorriso non raggiungeva mai i suoi occhi, però, grandi, scuri e fin troppo accesi. «Avevi ragione, Eldrith. Sul fatto che Elayne sarebbe venuta, e che Nynaeve sarebbe stata con lei, sembra. Erano insieme ed è chiaro che sono entrambe a palazzo.»

«Sì» disse Eldrith, leggermente in imbarazzo sotto lo sguardo di Temaile. «Bene.» Fu lei a umettarsi le labbra e mosse anche i piedi nervosamente. «Tuttavia, finché non troveremo un modo per arrivare a loro superando tutte quelle selvatiche...»

«Sono selvatiche, Eldrith.» Temaile si lasciò cadere su una sedia, e il suo tono si indurì. Non tanto da sembrare imperioso, ma comunque più che semplicemente deciso. «Ci sono solo tre Sorelle che potrebbero impensierirci, e possiamo sistemarle. In cambio possiamo prendere Nynaeve e forse Elayne.» Si sporse in avanti bruscamente, le mani sui braccioli della sedia. Scomposta e in disordine, in lei non c’era nemmeno un briciolo di indolenza. Eldrith fece un passo indietro come respinta dagli occhi di Temaile.

«Altrimenti perché siamo qui, Eldrith? È quello per cui siamo venute.»

Nessuna ebbe qualcosa da replicare. Dietro di loro si stendeva una serie di fallimenti — a Tear, a Tanchico — che poteva costar loro la vita quando il Consiglio Supremo fosse intervenuto. Ma non se avevano uno dei Prescelti a sostenerle, e se Moghedien desiderava così tanto Nynaeve, forse anche un altro di loro l’avrebbe voluta. La vera difficoltà sarebbe stata trovare uno dei Prescelti a cui offrire il loro dono. Nessuna tranne Asne sembrava aver preso in considerazione quella parte.

«C’erano altri, lì» proseguì Temaile, appoggiandosi di nuovo all’indietro. Suonava quasi annoiata. «Che spiavano le nostre due Ammesse. Un uomo che ha lasciato che lo scoprissero e qualcun altro che non sono riuscita a vedere.» Irritata, mise il broncio. Almeno sembrava un broncio, tranne per gli occhi. «Sono dovuta rimanere dietro una colonna in modo che le ragazze non mi vedessero. Questo dovrebbe soddisfarti, Eldrith. Il fatto che non mi abbiano visto: sei soddisfatta?»

Eldrith quasi balbettò.

Asne fece in modo di percepire i suoi quattro Custodi, che si avvicinavano sempre più. Aveva smesso di camuffarsi da quando avevano lasciato Samara. Solo Powl era un Amico delle Tenebre, ovviamente, tuttavia gli altri avrebbero eseguito qualunque suo ordine, creduto a ogni sua parola. Sarebbe stato necessario mantenerli nascosti dalle altre a meno che non fosse stato assolutamente necessario, ma voleva degli uomini armati a portata di mano. I muscoli e l’acciaio erano molto utili. E se si fosse arrivati al peggio, avrebbe sempre potuto rivelare la lunga verga scanalata che Moghedien non aveva nascosto così bene come credeva.

La luce del primo mattino alle finestre del soggiorno era grigia; di solito Lady Shiaine si alzava a un’ora più tarda, ma stamattina era già vestita mentre era ancora buio. Si considerava lady Shiaine, ora. Mili Skane, la figlia del sellaio, era quasi completamente dimenticata. In ogni aspetto importante, era davvero lady Shiaine Avarhin, e lo era stata per anni. Lord Willim Avarhin si era impoverito e ridotto a vivere in una cascina cadente, incapace di mantenere perfino quella in buono stato. Lui e la sua unica figlia, ultima di una dinastia in declino, erano rimasti in campagna, lontano da qualunque posto in cui la loro indigenza potesse venire allo scoperto, e adesso erano solo ossa sepolte nella foresta vicino alla cascina; ora era lei lady Shiaine, e se anche questa casa di pietra alta e ben arredata non era una villa, era stata proprietà di una danarosa commerciante, anche lei morta molto tempo prima, dopo aver ceduto tutto l’oro alla sua ‘erede’. Il mobilio era ben fatto, i tappeti sontuosi, la tappezzeria e anche i cuscini delle sedie erano ricamati con fili d’oro, e il fuoco crepitava in un ampio caminetto di marmo con venature azzurre. Lei aveva fatto intarsiare l’architrave, una volta disadorna, col cuore e la mano degli Avarhin, pezzo per pezzo.

«Altro vino, ragazza» disse bruscamente, e Falion si affrettò con la caraffa d’argento per riempirle il calice con fumante vino speziato. La livrea di una cameriera, col cuore rosso e la mano dorata sul petto, si addiceva a Falion. Il suo lungo viso era una maschera rigida mentre si sbrigava a rimettere a posto la caraffa sull’alta cassettiera e riprendeva il suo posto accanto alla porta.

«Il tuo è un gioco pericoloso» disse Marillin Gemalphin, giocando con il suo calice tra le dita. Una donna scarna, con i capelli di un castano pallido piuttosto smorto, la Sorella Marrone non sembrava una Aes Sedai. Il suo viso stretto e il naso importante sarebbero stati più adatti abbinati alla livrea di Falion, piuttosto che sopra il suo elegante abito di lana blu, e si addicevano più a un mercante qualsiasi che a lei. «È schermata in qualche modo, lo so, ma quando potrà incanalare di nuovo, ti farà urlare.» Le sue esili labbra si incresparono in un sorriso privo di divertimento. «Potresti ritrovarti a desiderare di urlare.»