Comare Harfor rimase a bocca a fissare Min finché lei non sparì svoltando a un angolo, poi diede al suo tabarro uno strattone che in realtà non serviva a sistemarlo. Quindi rivolse la sua disapprovazione a Rand. Anche con la Maschera degli Specchi, vedeva un uomo torreggiare su di lei, ma Reene Harfor non era una donna che si lasciasse cogliere alla sprovvista da un’inezia come quella, nemmeno per un istante. «Non mi piace la tua faccia, Nuli» disse, le sopracciglia contratte verso il basso «quindi stai attento. Molto attento, se non sei uno stupido.»
Reggendo la cinghia del fagotto con una mano, lui si aggiustò un ricciolo con l’altra. «Sì, comare» borbottò con voce roca. La prima cameriera avrebbe potuto riconoscere la sua vera voce. Il piano prevedeva che Min si occupasse di parlare finché non avessero trovato Nynaeve e Mat. Che cosa avrebbe fatto, in nome della Luce, se lei fosse riuscita a portare Elayne? E forse Aviendha. Era probabile che anche lei si trovasse lì. Per la Luce!
«Perdonami, comare, ma dovremmo sbrigarci. È urgente che io veda Nynaeve al più presto.» Sollevò un poco il fagotto. «Voleva questa cosa davvero importante.» Se avesse finito per quando Min fosse tornata, forse sarebbe stato in grado di andarsene con lei prima di dover affrontare le altre due.
«Se Nynaeve Sedai lo avesse ritenuto urgente,» gli disse caustica la donna grassoccia, ponendo molta enfasi sul titolo onorifico da lui omesso «avrebbe fatto sapere che eri atteso. Ora seguimi, e tieniti i commenti e le opinioni per te.»
Si avviò senza attendere una risposta, senza guardarsi indietro, procedendo con grazia solenne. Dopotutto, cos’altro poteva fare lui se non quello che gli era stato detto? Da quel che ricordava, la prima cameriera era abituata che tutti facessero ciò che veniva detto loro. Camminando a grandi falcate per raggiungerla, fece solo un passo al suo fianco prima che il suo sguardo sbigottito lo facesse arretrare, spostandosi un ricciolo e borbottando delle scuse. Lui non era abituato a dover camminare dietro qualcuno. Questo non aiutava certo a migliorare il suo umore. Gli restava addosso ancora un po’ di stordimento e la lordura della contaminazione. Di recente sembrava essere di malumore piuttosto spesso, a meno che Min non fosse con lui.
Prima che fossero andati molto lontano, dei servitori in livrea cominciarono ad apparire nei corridoi, lucidando, spolverando e trasportando oggetti, affrettandosi in ogni direzione. Chiaramente l’assenza di persone dove lui e Min erano sbucati dal ripostiglio era un caso raro. Ta’veren di nuovo. Scesero per una stretta rampa di scale di servizio costruita nel muro e ce ne furono ancora di più. E qualcos’altro: molte donne non in livrea. Domanesi dalla pelle color rame, Cairhienesi basse e pallide, donne con carnagione olivastra e occhi scuri che di certo non erano Andorane. Lo fecero sorridere, un sorriso del tutto compiaciuto. Nessuna aveva quello che poteva essere considerato un volto dall’età indefinibile, e alcune avevano grinze e rughe che non apparivano mai sul viso di una Aes Sedai, ma qualche volta gli veniva la pelle d’oca quando passava vicino a qualcuna di loro. Stavano incanalando, o almeno tenendo saidar. Comare Harfor lo condusse oltre porte chiuse dove quel formicolio si fece ancora più insistente. Dietro quelle porte c’erano di certo altre donne che stavano incanalando.
«Perdonami, comare» disse nella voce roca che aveva adottato per Nuli.
«Quante Aes Sedai ci sono a palazzo?»
«Questo non ti riguarda» sbottò lei. Lanciandogli uno sguardo voltandosi appena, però, sospirò e rallentò. «Suppongo che non ci sia nulla di male a dirtelo. Cinque, contando lady Elayne e Nynaeve Sedai.» Una punta di orgoglio filtrò nella sua voce. «È passato molto tempo da quanto così tante Aes Sedai sono state ospiti qui allo stesso tempo.»
Rand avrebbe potuto ridere, pur senza divertirsi. Cinque? No, quello includeva Nynaeve ed Elayne. Trevere Aes Sedai. Tre! Chi fossero le altre non importava davvero. Aveva cominciato a credere che le dicerie di centinaia di Aes Sedai dirette verso Caemlyn con un esercito volesse dire che ce n’erano davvero molte pronte a seguire il Drago Rinato. Invece anche la sua speranza originaria di un paio di manciate di loro era stata esageratamente ottimistica. Le dicerie erano solo dicerie. Oppure qualche piano di Elaida. Per la luce, dov’era Mat? Dei colori gli guizzarono in testa — per un istante pensò che fosse la faccia di Mat — e inciampò.
«Se sei venuto qui ubriaco, Nuli,» disse comare Harfor con fermezza «te ne andrai pentendotene amaramente. Ci penserò io!»
«Sì, comare» mugugnò Rand, giocando con una ciocca di capelli. Dentro la sua testa, Lews Therin ridacchiava quasi alle lacrime. Era venuto qui — era necessario — ma stava già cominciando a pentirsene.
Circondate dalla luce di saidar, Nynaeve e Talaan erano l’una di fronte all’altra a quattro passi di distanza davanti al caminetto, dove una fiamma vivace era riuscita a scacciare tutto il freddo. O forse era stato lo sforzo che l’aveva riscaldata, pensò Nynaeve stizzita. Questa lezione durava già da un’ora, stando all’orologio sulla mensola intarsiata. Un’ora a incanalare senza sosta avrebbe riscaldato chiunque. Sareitha sarebbe dovuta essere qui, non lei, ma la Marrone si era allontanata dal palazzo lasciando un messaggio a proposito di una commissione da sbrigare in città. Careane si era rifiutata di tenere lezione due giorni di fila e Vandene si rifiutava ancora di impartirle ordini e lezioni tutto il tempo, con la ridicola argomentazione che insegnare a Kirstian e Zarya non le lasciava spazio per sé.
«Così» disse, sferzando col suo filamento di Spirito in modo da aggirare il tentativo di difendersi dell’apprendista del Popolo del Mare, snella come un ragazzo. Aggiungendo la forza del filamento della ragazza al suo, spinse quello di Talaan ancora più lontano e allo stesso tempo incanalò Aria in tre flussi separati. Uno solleticò le costole di Talaan attraverso la sua blusa di lino blu. Una manovra semplice, ma la ragazza restò senza fiato dalla sorpresa e, per un istante, il suo abbraccio della Fonte diminuì giusto un poco, un guizzo appena percettibile nel Potere che la riempiva. In quell’istante Nynaeve interruppe la spinta che aveva appena cominciato a esercitare sul filamento dell’altra donna e fece schioccare il proprio verso il suo bersaglio originario. Serrare lo schermo su Talaan era una sensazione molto simile a schiaffeggiare un muro — tranne che il bruciore si diffondeva egualmente in tutta la sua pelle e non solo nel palmo, non certo un miglioramento — ma il bagliore di saidar svanì proprio mentre gli ultimi due filamenti di Aria intrappolavano Talaan con le braccia contro i fianchi e le ginocchia strette insieme negli ampi pantaloni scuri. Davvero ben fatto, per come la vedeva Nynaeve. La ragazza era molto agile, molto svelta coi suoi flussi. Inoltre cercare di schermare qualcuno che teneva il Potere nella migliore delle ipotesi era un azzardo, e un gesto futile nella peggiore, se non quando — o se — si era molto più forti dell’avversario, e Talaan era a un livello tanto vicino al suo da non fare la differenza. Questo la aiutò a non lasciar trasparire un sorriso compiaciuto sul suo volto. Sembrava passato solo poco tempo da quando le Sorelle erano rimaste sbalordite dalla sua forza e credevano che solo quella di uno dei Reietti fosse superiore. Ma Talaan non si era ancora data per vinta; era poco più che una bambina. Quindici anni? Forse più giovane! Solo la Luce sapeva qual era il suo potenziale. Per lo meno, nessuna delle Cercavento ne aveva fatto menzione, e Nynaeve non era intenzionata a chiederlo. Non aveva nessun interesse a sapere quanto una ragazza del Popolo del Mare sarebbe diventata ancora più forte: proprio nessuno.