«Quest’uomo afferma di avere qualcosa che vuoi con urgenza» disse comare Harfor dopo aver fatto delle brevi riverenze. Molto brevi, seppur appropriate; non le sprecava per nessuno tranne Elayne. Parlò con un tono di uguale disapprovazione per Nynaeve e per il tizio col porro. «Non ho remore a dirti che non mi piace il suo aspetto.»
Per quanto Nynaeve fosse stanca e abbracciare la Fonte andasse oltre le sue forze, ci riuscì in un lampo, spronata da pensieri di assassini e la Luce sapeva cosa. Lan doveva aver colto qualche cambiamento nel suo volto, poiché fece un passo verso il tizio col porro; non toccò la propria spada, ma all’improvviso la sua intera posizione fece sembrare la sua lama come già estratta. Lei non poteva dire come lui a volte riuscisse a leggere la mente quand’era legato a un’altra, ma ne era compiaciuta. Era riuscita a eguagliare Talaan — in quanto a forza, per lo meno! — ma in quel momento non era sicura di poter incanalare abbastanza da rovesciare una sedia.
«Non ho mai...» cominciò.
«Perdonami, comare» si affrettò a borbottare il tizio bitorzoluto, strattonando il suo ricciolo unto. «Comare Thane ha detto che volevi vedermi immediatamente. Faccende della Cerchia delle Donne, ha detto. Qualcosa su Cenn Buie.»
Nynaeve si diede una scrollata e dopo un momento si ricordò di chiudere la bocca. «Sì» disse lentamente, fissando il tizio. Vedere altro tranne quell’orrendo porro era difficile, ma era certa di non aver mai posato prima gli occhi su di lui. Faccende della Cerchia delle Donne. A nessun uomo sarebbe stato permesso di saperne anche solo dei particolari. Erano segrete. Trattenne saldar, però. «Io... ricordo, ora. Grazie, comare Harfor. Sono sicura che avete molte cose di cui occuparvi.»
Invece di cogliere il suggerimento, la prima cameriera esitò, accigliandosi verso di lei con diffidenza. Fece scorrere quel cipiglio verso l’uomo bitorzoluto, poi lo posò su Lan e allora l’espressione svanì. Annuì fra sé e sé, come se la sua presenza facesse in qualche modo la differenza! «Me ne andrò, allora. Sono sicura che lord Lan può occuparsi di questo tipo.»
Soffocando la propria indignazione, Nynaeve attese appena che la porta si chiudesse prima di girare attorno al tizio bitorzoluto con quel suo porro.
«Chi sei?» domandò. «Come conosci quei nomi? Non vieni dai Fiumi Gem...»
L’uomo si... increspò. Non c’erano altre parole per descriverlo. Si increspò e si distese fino a diventare più alto, e all’improvviso fu Rand: faceva smorfie e deglutiva, con sgualciti abiti di lana, quelle orrende teste che luccicavano di rosso e oro sui dorsi delle sue mani e un fagotto di cuoio sulla spalla. Dove l’aveva imparato? Chi gliel’aveva insegnato? Resistette all’idea di camuffarsi lei stessa, solo per un momento, per dimostrargli che sapeva fare altrettanto.
«Vedo che non hai seguito il tuo stesso consiglio» disse Rand a Lan, come se lei non fosse lì. «Ma perché lasci che faccia finta di essere una Aes Sedai? Anche se le vere Aes Sedai glielo lasciano fare, potrebbe farsi male.»
«Perché lei è una Aes Sedai, pastore» replicò con calma Lan. Anche lui non la guardò. E sembrava ancora pronto a estrarre la spada in un batter d’occhio. «Quanto all’altra... alle volte è più forte di te. Capito?»
Allora Rand la guardò. Per accigliarsi incredulo. Perfino quando lei si aggiustò di proposito lo scialle per far dondolare la frangia gialla. Ma quello che lui disse, scuotendo lentamente la testa, fu: «No, hai ragione. Talvolta si è troppo deboli per fare ciò che è necessario.»
«Cosa andate blaterando voi due?» disse lei in tono aspro.
«Cose da uomini» replicò Lan.
«Tu non capiresti» disse Rand.
Lei arricciò il naso: pettegolezzi e chiacchiere inutili, ecco le cose da uomini, nove volte su dieci come minimo. Stancamente, lasciò andare saidar, con riluttanza. Non aveva bisogno di proteggersi contro Rand, certo, ma le sarebbe piaciuto trattenerlo un po’ più a lungo, solo per toccarlo, stanchezza o meno.
«Sappiamo di Cairhien, Rand» disse lei, affondando piacevolmente in una sedia. Quelle maledette donne del Popolo del Mare l’avevano spossata!
«È per questo che sei qui, conciato in quel modo? Se stai cercando di nasconderti da chiunque sia stato...» Lui pareva stanco. Più duro di come se lo ricordava, ma molto stanco. Rimase in piedi, però. Stranamente, pareva molto simile a Lan, pronto a estrarre una spada che non stava portando. Forse quel tentativo di ucciderlo sarebbe stato sufficiente a farlo ragionare.
«Rand, Egwene può aiutarti.»
«Non mi sto esattamente nascondendo» disse lui. «Almeno, solo finché non avrò ucciso alcuni uomini che devono morire.» Luce, lo diceva in tono pragmatico come Alivia! Perché lui e Lan continuavano a squadrarsi facendo finta di niente? «Comunque, come potrebbe aiutarmi Egwene?» continuò, posando il fagotto sul tavolo. Questo emise un suono smorzato ma deciso, probabilmente per il peso che conteneva. «Suppongo che anche lei sia una Aes Sedai...» Suonava divertito. «È qui anche lei? Voi tre e due vere Aes Sedai. Solo due! No, non ho tempo per questo. Ho bisogno che tu custodisca qualcosa finché...»
«Egwene è l’Amyrlin Seat, sciocco zuccone» brontolò lei. Era bello essere in grado di interrompere qualcun altro, tanto per cambiare. «Elaida è un’usurpatrice. Spero che tu abbia avuto tanto buonsenso da non avvicinarti a lei! Non saresti uscito da quell’incontro sulle tue gambe, te lo assicuro!
Ci sono cinque vere Aes Sedai qui, inclusa me, e con Egwene ce ne sono altre trecento insieme a un esercito, pronte a scalzare Elaida. Ma guardati!
Fai tanto lo spavaldo, ma qualcuno ti ha quasi ucciso e tu te ne vai in giro di soppiatto vestito come uno stalliere! Quale posto è più sicuro per te che con Egwene? Anche quei tuoi Asha’man non si azzarderebbero ad affrontare trecento Sorelle!» Oh, sì: molto bello davvero. Lui cercò di mascherare la propria sorpresa, ma non gli riuscì molto bene e rimase a fissarla.
«Saresti sorpresa di quello che i miei Asha’man si azzarderebbero a fare» disse seccamente dopo un minuto. «Suppongo che Mat sia con l’esercito di Egwene.» Mettendosi una mano sulla testa, barcollò all’indietro. Solo mezzo passo, ma lei si alzò dalla sedia prima che lui potesse raddrizzarsi. Abbracciando saidar con uno sforzo, si allungò per afferrargli la testa fra le mani e con fatica intessé una Sonda attorno a lui. Aveva cercato di trovare un modo migliore per scoprire cosa affliggeva qualcuno, finora senza successo. Fu sufficiente. Quasi non fece in tempo a poggiare il flusso su di lui che le si bloccò il respiro. Sapeva della ferita al fianco che lui aveva ricevuto a Falme, mai guarita del tutto e che resisteva a tutti i tentativi di Guarigione che lei conosceva, come una pustola di malvagità inflitta nella sua carne. Ora c’era un’altra ferita parzialmente curata sopra la vecchia, e anche quella pulsava di malvagità. Un diverso tipo di malvagità, in qualche modo, come uno specchio dell’altra, ma altrettanto virulenta. E non poteva neanche toccarla col Potere. Non voleva farlo — solo pensarci le faceva accapponare la pelle! — ma ci provò. E qualcosa di invisibile glielo impedì. Come un sigillo. Un sigillo che non poteva vedere. Un sigillo di saidin?
Questo la indusse a smettere di incanalare e a fare un S passo indietro. Si aggrappò alla Fonte; non aveva importanza quanto fosse stanca, bastava uno sforzo di volontà e l’avrebbe lasciato andare. Nessuna Sorella poteva pensare alla metà maschile del Potere senza nemmeno un pizzico di paura. Lui abbassò lo sguardo verso di lei con calma e questo la fece tremare. Sembrava un uomo del tutto diverso da quel Rand al’ Thor che aveva visto crescere. Era davvero lieta che Lan fosse lì, per quanto fosse difficile da ammettere. All’improvviso si rese conto che lui non si era rilassato nemmeno un poco. Poteva pure chiacchierare con Rand di birra e canzoni, come due uomini, ma pensava che Rand fosse pericoloso. E intanto Rand guardava Lan come se lo sapesse, e lo accettava.