Выбрать главу

Al momento, Birgitte era occupata in colloqui con altre donne per arrivare alle venti per la scorta. Elayne poteva sentirla concentrarsi, senza segno di attività fisica, quindi doveva trattarsi di quello, a meno che non stesse leggendo o giocando a sassolini, e di rado sottraeva ai suoi doveri qualche momento per sé. Elayne sperava che si sarebbe limitata a venti. Sperava che Birgitte fosse tanto occupata da non farci caso finché non fosse troppo tardi, quando avesse camuffato il legame. E pensare che era stata tanto preoccupata che Birgitte percepisse quello che lei voleva tenere per sé, quando la soluzione stava in una semplice domanda a Vandene. La risposta era stata un cocente promemoria di quanto poco sapesse in verità sull’essere Aes Sedai, in special modo le parti che altre Sorelle davano per scontate. Apparentemente ogni Sorella che aveva un Custode sapeva come, perfino quelle che rimanevano nubili.

Era strano come le cose si aggiustassero, a volte. Se non fosse stato per le guardie del corpo, se non si fosse chiesta come poter sfuggire a loro e a Birgitte, non le sarebbe mai venuto in mente di chiedere e non avrebbe mai appreso come camuffare il legame in tempo per questo. Non che avesse in programma di sfuggire alla sua scorta a breve, ma era meglio essere pronti in anticipo, in caso. Birgitte di certo non avrebbe più permesso a lei e ad Aviendha di girovagare per la città da sole, né di giorno né di notte. Il loro arrivo alla porta di Nynaeve scacciò del tutto i pensieri di Birgitte dalla sua mente. Tranne che non doveva camuffare il legame fino all’ultimo istante possibile. Rand era dall’altra parte di quella porta. Rand che talvolta affollava i suoi pensieri fino a che lei si domandava se non fosse come una di quelle sciocche donne nei racconti che sbattevano la testa contro il muro per un uomo. Aveva sempre pensato che quelle storie dovevano essere state scritte da uomini. Alle volte Rand la faceva davvero sentire sciocca, però. Almeno non se ne rendeva conto, grazie alla Luce.

«Aspettate qui fuori e non fate entrare nessuno» ordinò alle guardie. Ora non poteva permettersi interruzioni o protocolli. Con un po’ di fortuna, la sua scorta era tanto nuova che nessuno avrebbe riconosciuto neanche cosa significavano quelle eleganti uniformi. «Ci metterò solo pochi minuti.»

Le guardie fecero un rapido saluto, un braccio al petto, e presero posizione a entrambi i lati della porta: Caseille col volto impassibile e una mano sull’elsa della sua spada, Deni afferrando con entrambe le mani il suo lungo randello e con un debole sorriso. Elayne era certa la donna pensava che Min l’avesse portata qui per incontrare un amante segreto. Sospettava che Caseille pensasse lo stesso. Di fronte alle due donne non erano state tanto discrete quanto avrebbero potuto; nessuna aveva menzionato il suo nome, ma c’erano stati fin troppi ‘lui questo’ e ‘lui quello’. Almeno nessuna delle due guardie aveva cercato di inventare una scusa per andare a far rapporto a Birgitte. Se erano la sua scorta, allora dovevano essere la sua, non di Birgitte. Tranne il fatto che non avrebbero tenuto fuori Birgitte se lei avesse camuffato il legame troppo presto.

Si rese conto che stava tremando. L’uomo che sognava ogni notte era dall’altro lato di quella porta, e lei se ne stava lì come una stupida. Aveva atteso così tanto, l’aveva desiderato così tanto, e ora era quasi spaventata. Non avrebbe lasciato che questo andasse storto. Con uno sforzo, si ricompose.

«Siete pronte?» La sua voce non era tanto forte quanto aveva sperato, ma almeno non tremava. Farfalle delle dimensioni di volpi svolazzavano nel suo stomaco. Non le succedeva da molto tempo.

«Ma certo» asserì Aviendha, ma prima dovette deglutire.

«Sono pronta» disse Min con voce flebile.

Entrarono senza bussare, affrettandosi a chiudere la porta alle loro spalle. Nynaeve balzò in piedi con gli occhi sgranati prima che fossero del tutto nel salotto, ma Elayne quasi non notò né lei né Lan, anche se il dolce aroma della pipa del Custode impregnava la stanza. Rand si trovava davvero lì; era difficile credere che ci sarebbe stato. Quell’orrendo travestimento che Min aveva descritto era svanito, tranne per gli indumenti logori e i rozzi guanti, ed era... bellissimo.

Anche lui alla sua vista balzò dalla sedia, ma prima che fosse completamente dritto, vacillò e afferrò il tavolo con entrambe le mani, conati secchi che lo fecero soffocare e ansimare. Elayne abbracciò la Fonte e fece un passo verso di lui, poi si fermò costringendosi a lasciar andare il Potere. La sua abilità con la Guarigione era minima, e comunque Nynaeve si era mossa veloce quanto lei, il bagliore di saidar d’improvviso attorno a lei, le mani sollevate verso Rand.

Lui si tirò indietro, scacciandola con un gesto. «Non è nulla che tu possa Guarire, Nynaeve» disse con voce roca. «Comunque sia, sembra che tu abbia vinto la discussione.» Il suo volto era una maschera rigida che celava le emozioni, ma a Elayne sembrava che lui volesse inglobare lei con lo sguardo. E anche Aviendha. Fu sorpresa di sentirsi allietata da ciò. Aveva sperato che andasse a quel modo, di potercela fare per sua sorella, e ora non doveva neanche sforzarsi per questo. Per lui raddrizzarsi costituì un’evidente fatica, così come distogliere lo sguardo da lei e da Aviendha, anche se cercò di nascondere entrambe le cose. «Ce ne saremmo già dovuti andare da un pezzo, Min» disse.

La mascella di Elayne si spalancò. «Pensi di potertene andare senza neanche parlare a me, a noi?» riuscì a dire.

«Uomini!» sbuffarono Min e Aviendha quasi nello stesso istante, e si guardarono a vicenda con aria stupita. In fretta sciolsero le braccia, che tenevano incrociate. Per un istante, malgrado fossero diverse quasi in tutto, furono come immagini speculari di disgusto femminile.

«Gli uomini che hanno cercato di uccidermi a Cairhien trasformerebbero questo palazzo in un cumulo di macerie se sapessero che sono qui» disse Rand con calma. «Forse anche se lo sospettassero soltanto. Suppongo che Min vi abbia detto che sono stati gli Asha’man. Non fidatevi di nessuno di loro. Forse solo di tre potreste fidarvi: Darner Flinn, Jahar Narishma ed Eben Hopwil. Per quanto riguarda gli altri...» Serrò i pugni nei guanti d’arme contro i fianchi, in un gesto quasi inconsapevole. «Alle volte una spada si rivolta in mano, ma mi serve comunque una spada. State semplicemente alla larga da ogni uomo con una giubba nera. Ascoltate, non ho tempo per parlare. È meglio che me ne vada in fretta.» Si era sbagliata. Rand non era esattamente come l’aveva sognato. Ogni tanto in lui c’era stato un certo infantilismo, ma ora era svanito, come bruciato. Lei se ne rammaricò per lui. Non pensava che Rand lo facesse, o che potesse farlo.

«Ha ragione su una cosa» disse Lan attorno al cannello della sua pipa con la stessa calma. Un altro uomo che sembrava non essere mai stato un ragazzo. I suoi occhi erano ghiaccio azzurro sotto il cuoio intrecciato che circondava le sue sopracciglia. «Chiunque accanto a lui è in grave pericolo: chiunque.» Per qualche motivo, Nynaeve sbuffò. Poi mise la sua mano su un fagotto di cuoio con delle dure protuberanze sul tavolo e sorrise. Ma dopo un momento il suo sorriso vacillò.

«Mia sorella prima e io temiamo il pericolo?» domandò Aviendha, piantando i pugni sui fianchi. Lo scialle le scivolò dalle spalle e cadde sul pavimento, ma lei era così concentrata che sembrò non accorgersene.

«Quest’uomo ha toh nei nostri confronti, Aan’allein, e noi nei suoi. Dev’essere risolto.»

Min allargò le mani. «Non so cosa sia questo toh di cui va cianciando Aviendha, ma non andrò da nessuna parte finché non avrai parlato con loro, Rand!» Lei fece finta di non notare l’occhiataccia indignata di Aviendha. Sospirando, Rand si appoggiò contro un angolo del tavolo e fece passare le dita guantate attraverso gli scuri riccioli rossicci che gli pendevano sul collo. Parve discutere con sé stesso sottovoce.