«Mi spiace che le sul’dam e le damane siano finite a voi» disse infine. Suonava dispiaciuto, ma non molto; era come se si rammaricasse per il freddo. «Taim, avrebbe dovuto consegnarle alle Sorelle che pensavo fossero con voi. Ma suppongo che chiunque possa commettere un errore del genere. Forse pensava che tutte quelle Sapienti dei villaggi e Donne Sapienti che Nynaeve aveva radunato fossero Aes Sedai.» Il suo sorriso era tranquillo. Ma non coinvolgeva il suo sguardo.
«Rand» chiamò Min in un tono basso di avvertimento.
Lui ebbe la sfacciataggine di guardarla con aria interrogativa, come se non capisse. «Comunque, sembra che ne abbiate abbastanza per trattenerle con un manipolo di donne finché non le potrete consegnare alle... alle altre Sorelle, quelle con Egwene. Le cose non vanno mai nel modo che ci si aspetta, vero? Chi avrebbe pensato che poche Sorelle in fuga da Elaida sarebbero arrivate ribellarsi contro la Torre Bianca? Con Egwene come Amyrlin! E la Banda della Mano Rossa come suo esercito. Suppongo che Mat possa star lì ancora per un po’.» Per qualche ragione sbatté le palpebre e si toccò la fronte, poi proseguì con quell’irritante tono di noncuranza. «Bene. In tutti i sensi, una strana svolta degli eventi. A questo punto, non sarei sorpreso se i miei amici nella Torre trovassero abbastanza coraggio da venire allo scoperto.»
Inarcando un sopracciglio, Elayne lanciò un’occhiata a Nynaeve. Sapienti dei villaggi e Donne Sapienti? La Banda era l’esercito di Egwene e Mat era con lei? Il tentativo di sgranare gli occhi per proclamare la propria innocenza fece sembrare Nynaeve la personificazione della colpa inchiodata a una porta. Elayne pensò che non importava. Lui avrebbe appreso presto la verità, se l’avessero convinto ad andare da Egwene. In ogni caso, lei aveva faccende più importanti da discutere. Quell’uomo stava blaterando, per quanto provasse a sembrare improvvisato, gettando loro qualunque amo a cui potessero aggrapparsi nella speranza di sviare la loro attenzione.
«Non funzionerà, Rand.» Elayne serrò le mani sulle gonne per impedirsi di agitargli un dito contro. O un pugno; non era sicura. Le altre Sorelle? Le vere Aes Sedai, stava per dire. Come osava? E i suoi amici nella Torre!
Poteva davvero credere ancora alla strana lettera di Alviarin? La sua voce era fredda, decisa e ferma, e non tollerava sciocchezze. «Nulla di questo ha la minima importanza, ora. Tu, Aviendha, Min e io siamo tutto ciò di cui dobbiamo parlare. E lo faremo. Lo faremo tutti, Rand al’Thor, e tu non lascerai il palazzo finché non l’avremo fatto!»
Per un tempo lunghissimo, lui rimase semplicemente a guardarla, la sua espressione immutata. Poi trasse un profondo respiro e il suo volto si fece di granito. «Io ti amo, Elayne.» Proseguì senza esitare, le parole che gli scorrevano fuori come acqua da una diga infranta. Il suo volto era un muro di pietra. «Io ti amo, Aviendha. Io ti amo, Min. E neanche un briciolo di meno delle altre due. Non voglio solo una di voi, voglio tutte e tre. Dunque ecco qua. Sono un libertino. Ora potete andar via e non guardarvi indietro. È follia, comunque. Non posso permettermi di amare nessuno!»
«Rand al’Thor,» strillò Nynaeve «questa è la cosa più scandalosa che ho mai sentito dalla tua bocca! L’idea stessa di dire a tre donne che tu le ami!
Tu sei peggio di un libertino! E adesso, chiedi scusa!» Lan si era tolto la pipa di bocca e stava fissando Rand.
«Ti amo, Rand,» disse Elayne semplicemente «e anche se non l’hai chiesto, voglio sposarti.» Arrossì un poco, ma intendeva essere subito dopo molto più diretta, perciò pensò che quelle parole quasi non contassero. La bocca di Nynaeve si contrasse, ma non ne uscì alcun suono.
«Il mio cuore è nelle tue mani, Rand» disse Aviendha, trattando il suo nome come qualcosa di raro e prezioso. «Se farai una ghirlanda nuziale per mia sorella prima e per me, io l’accetterò.» Anche lei arrossì, cercando di nascondere la cosa piegandosi a raccogliere il suo scialle da terra e aggiustandoselo sulle braccia. Secondo le usanze degli Aiel, niente del genere poteva essere detto così. Nynaeve riuscì finalmente a emettere un suono. Uno squittio.
«Se non hai capito finora che ti amo,» disse Min «allora sei cieco, sordo e morto!» Lei non arrossì di certo; c’era una luce birichina nei suoi occhi scuri e sembrava pronta a ridere. «E, per quanto riguarda il matrimonio, be’, la risolveremo fra noi tre: perciò ecco qua!» Nynaeve afferrò la sua treccia con entrambe le mani e diede un bello strattone, respirando affannosamente attraverso il naso. Lan aveva cominciato uno studio approfondito del contenuto del fornello della sua pipa. Rand le squadrò tutte e tre come se non avesse mai visto prima una donna e si chiedesse cosa fossero. «Siete tutte matte» disse infine. «Io sposerei chiunque di voi — tutte voi, che la Luce mi aiuti! — ma non può accadere, e lo sapete.» Nynaeve crollò su una sedia, scuotendo il capo. Borbottò fra sé, ed Elayne riuscì a capire che diceva qualcosa sulla Cerchia delle Donne, che si sarebbero mangiate la lingua.
«C’è qualcos’altro di cui dobbiamo discutere» disse Elayne. Luce, era come se Min e Aviendha stessero guardando un pasticcino! Con uno sforzo riuscì a rendere il suo stesso sorriso un po’ meno... bramoso. «Nelle mie stanze, ritengo. Non c’è bisogno di disturbare Nynaeve e Lan.» O meglio, temeva che Nynaeve, se avesse sentito, avrebbe cercato di fermarle. Quella donna era molto svelta a usare la propria autorità quando si trattava di faccende da Aes Sedai.
«Sì» disse Rand lentamente. E poi inaspettatamente aggiunse: «Direi che hai vinto, Nynaeve. Non me ne andrò senza averti rivista.»
«Oh!» Nynaeve ebbe un sussulto. «Sì. Certo che no. Io l’ho visto crescere» farfugliò, rivolgendo un debole sorriso a Elayne. «Quasi dall’inizio. Ho visto i suoi primi passi. Non può andarsene che dopo una bella chiacchierata con me.»
Elayne la guardò con diffidenza. Luce, sembrava proprio una vecchia balia. Tranne che Lini non aveva mai farfugliato così. Sperò che Lini fosse viva e stesse bene, ma temeva molto che nessuna delle due cose fosse vera. Perché Nynaeve si stava comportando in questa maniera? Quella donna stava architettando qualcosa e, se non aveva intenzione di metterla in pratica avvalendosi della propria posizione, doveva trattarsi di qualcosa che perfino lei sapeva essere sbagliato.
All’improvviso Rand sembrò tremolare, come se l’aria tutt’intorno a lui stesse luccicando per il calore, e tutto il resto scomparve dalla mente di Elayne. In un istante lui fu... qualcun altro, più basso e tozzo, rozzo e volgare. E tanto repellente alla vista che lei non prese nemmeno in considerazione il fatto che stava usando la metà maschile del Potere. Untuosi capelli neri ricadevano su un volto di un pallore malsano, dominato da porri coperti di peli, e un naso bitorzoluto sopra labbra grosse e molli che sembravano sul punto di sbavare. Lui strizzò gli occhi e deglutì, le mani che afferravano i braccioli della sedia, come se non potesse sopportare di essere guardato.
«Sei ancora bellissimo, Rand» disse lei con gentilezza.
«Ah!» sbottò Min. «Quella faccia farebbe svenire una capra!» Be’, era vero, ma non avrebbe dovuto dirlo.
Aviendha rise. «Tu hai senso dell’umorismo, Min Farshaw. Quella faccia farebbe svenire un gregge di capre!» Oh, Luce, era proprio vero! Elayne soffocò una risatina giusto in tempo.
«Sono ciò che sono» disse Rand, alzandosi dalla sedia. «È solo che non lo vedete.»
Non appena Deni vide Rand nel suo travestimento, il sorriso le scivolò via dalla faccia. La bocca di Caseille si spalancò. E tanti saluti alle ipotesi di amanti segreti, pensò Elayne, sorridendo fra sé divertita. Era certa che lui attirasse tante occhiate quanto le guardie, avanzando fra loro con un’andatura dinoccolata e un cupo cipiglio. Di certo nessuno poteva sospettare chi fosse. I servitori nel corridoio probabilmente pensavano che fosse stato arrestato per qualche crimine. Di certo ne aveva l’aria. Caseille e Deni lo fissavano con occhi severi come se anche loro pensassero lo stesso.