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La sua mattinata fu occupata dalla notizia che Alivia era scomparsa durante la notte, una faccenda seria che mise la Famiglia in subbuglio. Fu solo dopo che Zaida apparve in uno stato di agitazione poiché Nynaeve non si era recata a una lezione con gli Atha’an Miere; e sempre quella mattina Elayne apprese anche che Nynaeve e Lan erano spariti dal palazzo, e nessuno sapeva come o quando. Non passò molto tempo prima che venisse a sapere che, dalla collezione di angreal e ter’angreal che aveva portato via da Ebou Dar, mancava il più potente dei tre angreal, nonché diversi altri oggetti. Alcuni di quelli, era certa, erano fatti per una donna che si aspettava di essere attaccata in qualunque momento con l’Unico Potere. Il che rese la nota scribacchiata da Nynaeve, che lei aveva lasciato nascosta, ancor più allarmante.

13

Notizie stupende

Il solarium del Palazzo del Sole era freddo malgrado fuochi che scoppiettavano nei caminetti a ogni angolo, pesanti strati di tappeti e un soffitto di vetro obliquo che lasciava entrare la brillante luce mattutina che i mucchietti di neve non riuscivano a schermare, ma era comunque adatto per tenere udienze. Cadsuane aveva pensato che fosse meglio non appropriarsi della sala del trono. Finora lord Dobraine non aveva detto nulla sul fatto che lei trattenesse Caraline Damodred e Darlin Sisnera — per Cadsuane non c’era modo migliore di impedire loro di proseguire con le loro malefatte che tenerli in una salda stretta — ma Dobraine avrebbe potuto protestare se lei si fosse spinta oltre a ciò che lui reputava appropriato. Era troppo vicino al ragazzo perché lei lo forzasse, e fedele ai propri giuramenti. Cadsuane poteva ripensare alla sua vita e ricordare fallimenti, alcuni rimpianti con amarezza, ed errori che erano costati delle vite, ma qui non poteva permettersi alcun errore o fallimento. Di certo nessun fallimento. Per la Luce, voleva mordere qualcuno!

«Esigo la restituzione della mia Cercavento, Aes Sedai!» Harine din Togara, tutta in broccato di seta verde, sedeva rigida di fronte a Cadsuane, la sua larga bocca serrata. Malgrado il volto senza rughe, i suoi capelli neri erano striati di bianco. Maestra delle Onde del suo clan per dieci anni, prima di diventarlo aveva comandato un grande vascello. La sua Maestra delle Vele, Derah din Selaan, una donna più giovane tutta in blu, era su una sedia attentamente posizionata un piede più indietro, in accordo col loro concetto di convenienza. Le due parevano scuri intagli di oltraggio e la loro stravagante gioielleria in qualche modo contribuiva all’effetto. Nessuna fece nemmeno guizzare un occhio verso Eben quando questi si inchinò e offrì calici d’argento di vino caldo e speziato su un vassoio. Il ragazzo non sembrava sapere cosa fare quando non presero nulla. Corrucciandosi con incertezza, rimase piegato finché Daigian gli tirò la giacca rossa e lo condusse via sorridendo, simile a un divertito piccione gozzuto in blu scuro con una sferzata di bianco. Era un ragazzo esile, con un grosso naso e grandi orecchie, che non poteva definirsi bello e tanto meno carino, ma lei era molto possessiva nei suoi confronti. Si misero a sedere insieme su una panca imbottita di fronte a uno dei caminetti e cominciarono a giocare a labirinto di fili.

«Tua sorella ci sta assistendo nel venire a sapere cos’è successo in quel giorno sventurato» disse Cadsuane in modo calmo e, per certi versi, distratto. Sorseggiando un po’ del proprio vino speziato, attese, incurante che si accorgessero della sua impazienza. Per quanto Dobraine brontolasse su come era impossibile onorare i termini di quell’incredibile Accordo che Rafela e Marana avevano stretto per conto del ragazzo al’Thor, lui stesso si sarebbe pure potuto occupare del Popolo del Mare. Lei poteva a malapena dedicargli metà dei suoi pensieri. Probabilmente era meglio anche per loro. Se si fosse concentrata sugli Atha’an Miere, le sarebbe stato difficile non schiacciarli come mosche, anche se non erano la vera causa della sua esasperazione. Cinque Sorelle erano schierate attorno al caminetto all’altra estremità del solarium rispetto a Daigian ed Eben. Nesune aveva un grosso volume rilegato in legno dalla biblioteca del palazzo, aperto su un leggio di fronte alla sua sedia. Come le altre, indossava un semplice abito di lana più adatto a un mercante che a una Aes Sedai. Se alcune di loro rimpiangevano la mancanza di sete, o di denaro per le sete, non lo davano a vedere. Sarene, con le sue sottili trecce decorate di perline, era in piedi a lavorare su un grande telaio per il ricamo, il suo ago intesseva i minuscoli punti di un altro fiore ancora in un campo di boccioli. Erian e Beldeine stavano giocando a sassolini, mentre Elza le osservava, in attesa del suo turno per sfidare la vincitrice. Avevano l’aria di chi si gode una mattinata di ozio, senza la minima preoccupazione. Forse sapevano di essere qui poiché lei voleva studiarle. Perché avevano giurato fedeltà al ragazzo al’Thor? Almeno Kiruna e altre erano state alla sua presenza quando avevano deciso di giurare. Lei era disposta ad ammettere che nessuno poteva resistere all’influenza di un ta’veren quando ti colpiva. Ma queste cinque avevano subito una severa punizione per averlo rapito e avevano raggiunto la decisione di prestargli giuramento prima di essere portate vicino a lui. All’inizio era stata incline ad accettare le loro varie spiegazioni, ma negli ultimi giorni quella propensione aveva subito forti colpi. Colpi preoccupanti.

«La mia Cercavento non è soggetta alla tua autorità, Aes Sedai» disse Harine seccamente, come rinnegando il legame di sangue. «Shalon dev’essermi restituita subito e lo sarà.» Derah fece un breve cenno d’assenso. Cadsuane pensava che la Maestra delle Vele avrebbe fatto lo stesso se Harine le avesse ordinato di gettarsi da una scogliera. Nella gerarchia degli Atha’an Miere, Derah era molto più in basso rispetto ad Harine. E questo era quasi tutto quello che Cadsuane sapeva su di loro. Il Popolo del Mare poteva rivelarsi utile o no, ma lei poteva trovare un modo per avere il controllo in ogni caso su di loro.

«Questa è un’inchiesta delle Aes Sedai» replicò in tono blando. «Dobbiamo seguire la legge della Torre», interpretata in modo estensivo, a dire il vero. Aveva sempre creduto che lo spirito della legge fosse molto più importante della lettera.

Harine si gonfiò come una vipera e cominciò ancora un’altra arringa elencando i suoi diritti e le sue richieste, ma Cadsuane la ascoltava a malapena. Poteva quasi capire Erian, una pallida Manese dai capelli neri, che insisteva ardentemente per essere a fianco del ragazzo quando avrebbe combattuto l’Ultima Battaglia. E Beldeine, così nuova allo scialle che non aveva neanche raggiunto l’età indefinibile, così determinata da comportarsi da vera Verde. Ed Elza, un’Andorana dal volto affabile i cui occhi quasi luccicavano quando parlava dell’assicurarsi che lui vivesse per affrontare il Tenebroso. Un’altra Verde, e molto più emotiva di molte. Nesune, incurvata in avanti per guardare con attenzione il suo libro, pareva un uccello dagli occhi scuri che esamina un verme. Quale Marrone sarebbe entrata in una scatola con uno scorpione se avesse voluto studiarlo. Sarene poteva essere tanto sciocca da stupirsi che qualcuno la considerasse bella o perfino affascinante, ma la Bianca insisteva sulla fredda precisione della sua logica: al’Thor era il Drago Rinato e, logicamente, doveva seguirlo. Ragioni turbolente, ragioni idiote: tuttavia avrebbe potuto accettarle, se non fosse stato per le altre. La porta per la sala si aprì per far entrare Verin e Sorilea. La Aiel dai capelli bianchi e la pelle simile a cuoio porse qualcosa di piccolo a Verin che la Marrone infilò in un borsello alla cintura. Verin indossava una spilla a forma di fiore sul suo semplice abito color bronzo, il primo gioiello che Cadsuane avesse mai visto su di lei a parte l’anello col Gran Serpente.

«Questo ti aiuterà a dormire,» disse Sorilea «ma ricorda: solo tre gocce nell’acqua o una nel vino. Un po’ di più e potresti dormire per un giorno o anche più. Molto di più e non ti sveglierai. Non c’è alcun sapore ad avvertirti, perciò devi stare attenta.»