Dunque anche Verin aveva problemi a prendere sonno. Cadsuane non aveva avuto una buona notte di riposo da quando il ragazzo era fuggito dal Palazzo del Sole. Se non ci fosse riuscita presto, pensava che avrebbe davvero potuto mordere qualcuno. Nesune e le altre stavano scrutando Sorilea a disagio. Il ragazzo le aveva rese apprendiste delle Sapienti e avevano imparato che le Aiel prendevano questo molto sul serio. Uno schiocco delle dita ossute di Sorilea poteva porre fine alla loro oziosa mattinata. Harine si sporse in avanti dalla sua sedia e diede un brusco buffetto con le dita alla guancia di Cadsuane! «Tu non mi stai ascoltando» disse in tono aspro. Il suo volto era una nube temporalesca e quello della sua Maestra delle Vele era appena meno burrascoso. «Tu ascolterai!»
Cadsuane congiunse le proprie mani e guardò la donna. No. Non si sarebbe fatta mettere i piedi in testa dalla Maestra delle Onde qui e ora. Non avrebbe rimandato la donna in lacrime ai suoi appartamenti. Sarebbe stata diplomatica come avrebbe desiderato Coiren. In fretta analizzò quello che aveva udito. «Tu parli per la Maestra delle Navi degli Atha’an Miere, con tutta la sua autorità, che è più di quanto posso immaginare» disse in tono gentile. «Se la tua Cercavento non ti verrà restituita entro un’ora, farai in modo che il Coramoor mi punisca severamente. Tu esigi delle scuse per l’arresto della tua Cercavento. E che io faccia mettere da parte a Lord Dobraine la terra promessa dal Coramoor immediatamente. Credo che hai coperto tutti i punti essenziali.» Tranne quello sul farla fustigare!
«Bene» disse Harine, appoggiandosi all’indietro comodamente con l’atteggiamento di chi ha in mano il comando. Il suo sorriso era tanto compiaciuto da essere disgustoso. «Apprenderai che...»
«Non mi importa un fico secco del tuo Coramoor» continuò Cadsuane, la sua voce ancora gentile. Tutti i fichi al mondo per il Drago Rinato, ma neanche uno per il Coramoor. Non alterò il suo tono nemmeno un po’. «Se mi toccherai di nuovo senza permesso, ti farò spogliare, frustare, legare e riportare alle tue stanze in un sacco.» Be’... la diplomazia non era mai stata il suo forte. «Se non la smetti di importunarmi su tua sorella... Be’, potrei arrabbiarmi per davvero.» Alzandosi in piedi, ignorò gli sbuffi e la bocca spalancata della donna del Popolo del Mare e alzò la voce per essere udita dall’altro capo della stanza. «Sarene!»
La snella Tarabonese si tirò su dal suo ricamo, le trecce piene di perline che tintinnavano, e si affrettò al fianco di Cadsuane, esitando un poco prima di allargare le sue gonne grigie in una riverenza. Le Sapienti avevano dovuto insegnar loro a scattare quando una parlava, ma nel suo caso era qualcosa di più delle usanze a farla scattare. C’erano davvero dei vantaggi nell’essere una leggenda così imprevedibile.
«Scorta queste due alle loro stanze» ordinò Cadsuane. «Desiderano digiunare e meditare sull’educazione. Assicurati che lo facciano. E se accennano una parola scortese, sculacciale entrambe. Ma sii diplomatica al riguardo.»
Sarene ebbe un sussulto, con la bocca mezza aperta come per protestare alla mancanza di logica della sua frase, ma bastò un’occhiata al volto di Cadsuane perché subito si voltasse verso le donne degli Atha’an Miere, e facesse loro cenno di alzarsi.
Harine balzò in piedi, il volto scuro, duro e accigliato. Ma prima che potesse pronunciare una parola della sua invettiva — senza dubbio furibonda — Derah le toccò il braccio sporgendosi per sussurrarle qualcosa all’orecchio pieno di piccoli anelli coprendosi le labbra con la mano ricoperta di tatuaggi scuri. Qualunque cosa la Maestra delle Vele le avesse detto, Harine chiuse la bocca. La sua espressione di certo non si attenuò, tuttavia osservò le Sorelle all’altro capo della stanza e dopo un momento fece a Sarene un secco gesto per invitarla a guidare. Harine poteva pure far finta che la decisione di andarsene fosse sua, ma Derah la seguì tanto da presso che pareva spingerla e lanciò uno sguardo inquieto dietro di sé prima che la porta la togliesse dalla vista.
Cadsuane si pentì quasi di aver dato quell’ordine frivolo. Sarene avrebbe fatto esattamente come le era stato chiesto. Le donne del Popolo del Mare erano irritanti, e finora inoltre erano state inutili. Doveva eliminare quell’irritazione in modo da potersi concentrare su ciò che era importante, e se avesse trovato un uso per l’oro, gli attrezzi andavano comunque modellati, in un modo o nell’altro. Era troppo arrabbiata con loro per curarsi di come andava fatto, e tanto valeva cominciare ora invece che più tardi. No, era arrabbiata col ragazzo, ma non poteva ancora mettere le mani su di lui. Schiarendosi sonoramente la gola, Sorilea, che aveva osservato Sarene e gli Atha’an Miere andarsene, si voltò e diresse il proprio cipiglio verso le Sorelle riunite all’estremità del solarium. I braccialetti le tintinnavano ai polsi mentre si aggiustava lo scialle. Un’altra donna dal difficile temperamento. Il Popolo del Mare aveva idee peculiari sui ‘selvaggi aiel’ — anche se per la verità non erano molto diverse da alcune di quelle che aveva nutrito Cadsuane stessa prima di incontrare Sorilea — e alla Sapiente non piacevano neanche un po’. Cadsuane le andò incontro con un sorriso. Sorilea non era una donna che potesse essere costretta ad avvicinarsi. Tutti pensavano che stessero diventando amiche — cosa che poteva essere vera, si rese conto con sua sorpresa — ma nessuno sapeva della loro alleanza. Eben apparve col suo vassoio e sembrò sollevato quando lei vi appoggiò sopra il suo calice semivuoto.
«La scorsa notte, sul tardi» disse Sorilea mentre il ragazzo con la giacca rossa si affrettava a tornare da Daigian «Chisaine Nurbaya ha chiesto di servire il Car’a’carn. » Nella sua voce c’era pesante disapprovazione. «Prima dell’alba, lo hanno chiesto Janine Pavlara, poi Innina Darenhold, poi Vayelle Kamsa. Non era stato consentito che si parlassero fra loro. Non ci poteva essere alcuna collusione. Ho accettato le loro suppliche.»
Cadsuane emise un verso contrariato. «Suppongo che tu abbia già assegnato loro delle penitenze» mormorò, riflettendo a fondo. Diciannove sorelle erano state prigioniere nel campo aiel, diciannove Sorelle mandate da quella sciocca di Elaida per rapire il ragazzo, e ora avevano tutte giurato di seguirlo! Queste ultime erano le peggiori. «Cosa potrebbe portare delle Sorelle Rosse a giurare fedeltà a un uomo che può incanalare?»
Verin fu sul punto di fare un’osservazione, ma restò in silenzio per far parlare la Aiel. Stranamente, Verin aveva preso il proprio apprendistato forzato come un airone in una palude. Passava più tempo dentro l’accampamento aiel che fuori di esso.
«Non penitenze, Cadsuane Melaidhrin.» Sorilea fece un gesto per scacciare quelle parole con una mano vigorosa sempre facendo tintinnare i suoi braccialetti d’oro e d’avorio. «Stanno cercando di onorare toh che non può essere onorato. A modo loro è sciocco innanzitutto quanto l’averle nominate da’tsang, ma forse, se sono disposte a provare, non sono irrecuperabili» ammise a malincuore. Sorilea provava più che semplice antipatia verso quelle dodici Sorelle. Esibì un esile sorriso. «In ogni caso, insegneremo loro quello che devono apprendere.» Quella donna sembrava credere che a tutte le Aes Sedai avrebbe fatto bene un po’ di apprendistato sotto le Sapienti.
«Spero che continuerai a sorvegliarle tutte da vicino» disse Cadsuane.
«Specialmente queste ultime quattro.» Era sicura che avrebbero mantenuto quel ridicolo giuramento, anche se non sempre in modi che il ragazzo avrebbe apprezzato, ma continuava a esserci la possibilità che una o due fossero dell’Ajah Nera. Una volta aveva pensato di essere sul punto di sradicare la Nera solo per vedere la sua preda sfuggirle tra le dita come fumo, il suo fallimento più amaro, tranne forse non essere stata in grado di apprendere quello che la cugina di Caraline Damodred stava facendo nelle Marche di Confine finché non erano passati troppi anni perché quell’informazione fosse utile ad alcunché. Ora, perfino l’Ajah Nera sembrava un diversivo da ciò che era davvero importante.