Выбрать главу

Donne! Aludra era graziosa, però. E sapeva come fare i fuochi d’artificio. Un campanaro? Forse poteva rendere due giorni brevi. Sempre che Aludra non cominciasse a corrergli dietro. Un bel po’ di donne parevano farlo, di recente. Tylin aveva forse cambiato qualcosa in lui, per far sì che le donne lo inseguissero come lei stessa faceva? No. Era ridicolo. Il vento sferzò il suo mantello, facendolo guizzare dietro di lui, ma era troppo assorto per metterselo a posto. Due donne snelle — acrobate, pensò — gli rivolsero dei sorrisi maliziosi mentre passavano, e anche lui sorrise e fece il suo miglior inchino. Tylin non l’aveva cambiato. Era lo stesso uomo di sempre. Lo spettacolo di Luca era cinquanta volte più grande di quanto gli aveva detto Thom, forse più: un colossale agglomerato di tende e carri delle dimensioni di un grosso villaggio. Malgrado il maltempo, un bel po’ di artisti si stavano esercitando dove lui poteva vederli. Una donna in una fluente blusa bianca e brache attillate come le sue oscillò avanti e indietro su una corda sospesa fra due alti pali, poi si gettò giù e in qualche modo incastrò il piede nella corda proprio prima di schiantarsi a terra. Poi si contorse per afferrare la corda con le mani, si rimise a sedere e cominciò da capo. Non molto distante, un tizio stava correndo in cima a una ruota ovale che doveva essere lunga almeno venti piedi, montata su una piattaforma che, quando schizzava lungo l’estremità stretta, lo poneva più in alto della sciocca donna che presto si sarebbe rotta l’osso del collo. Mat guardò un uomo a torso nudo che stava facendo volteggiare tre palle luccicanti lungo le braccia e le spalle senza nemmeno toccarle con le mani. Quello era interessante. Forse poteva riuscirci anche lui. Almeno quelle palle non gli avrebbero spezzato nulla né lo avrebbero fatto sanguinare. Ne aveva avuto abbastanza per una vita intera. Quello che davvero catturò la sua attenzione, però, furono le linee dei cavalli. Lunghe file, dove due dozzine di uomini infagottati contro il freddo stavano spalando letame in alcune carriole. Centinaia di cavalli. A quanto pareva, Luca aveva dato rifugio a qualche addestratore di animali seanchan e la sua ricompensa era stata un’autorizzazione firmata dalla Somma Signora Suroth in persona che gli aveva consentito di tenere tutti i suoi animali. Lo stesso Pips, il cavallo di Mat, era al sicuro, salvato dalla lotteria ordinata da Suroth poiché si trovava nel palazzo di Tarasin, ma far uscire il castrone da quelle stalle andava oltre le sue possibilità. Era come se Tylin lo tenesse al guinzaglio, e non aveva intenzione di lasciarlo andare a breve.

Voltandosi dall’altra parte, prese in considerazione di far rubare a Vanin alcuni dei cavalli dello spettacolo nell’eventualità in cui le trattative con Luca fossero andate male. Da quello che Mat sapeva di Vanin, l’impresa sarebbe stata una passeggiata per quell’uomo così improbabile. Nonostante fosse grasso, Vanin poteva rubare e cavalcare qualunque cavallo, perfino un puledro. Sfortunatamente, Mat dubitava che lui stesso sarebbe potuto stare in sella per più di un miglio. Tuttavia, era un’idea da tenere presente. La sua situazione si stava facendo disperata.

Procedendo con andatura zoppicante, dando pigre occhiate ad acrobati e giocolieri che si esercitavano, si domandò come le cose fossero arrivate a questo punto. Sangue e ceneri! Era ta’veren! Si presumeva che plasmasse il mondo attorno a sé! Ma eccolo qua, bloccato a Ebou Dar, come animaletto e giocattolo di Tylin — la donna non l’aveva nemmeno lasciato guarire del tutto prima di balzare di nuovo su di lui come un’anatra su un coleottero! — mentre tutti gli altri se la stavano spassando. Con quelle donne della Famiglia che le saltellavano dietro, era probabile che Nynaeve stesse spadroneggiando su chiunque le stava attorno. Quando Egwene si fosse resa conto che quelle Aes Sedai completamente folli che l’avevano nominata Amyrlin non ne avevano davvero avuto l’intenzione, Talmanes e la Banda della Mano Rossa erano pronti a portarla via. Luce, se la conosceva bene, ormai Elayne poteva già indossare la Corona di Rose! Rand e Perrin probabilmente stavano oziando di fronte a un fuoco in qualche palazzo, tracannando vino e raccontandosi delle storielle. Fece una smorfia e si sfregò la fronte quando un flebile sprazzo di colori parve turbinargli in testa. Di recente gli succedeva quando pensava a uno di loro. Non sapeva perché e non voleva saperlo. Voleva solo che smettesse. Se solo fosse riuscito ad andarsene da Ebou Dar. E a portare il segreto dei fuochi d’artificio con sé, naturalmente, ma fra le due cose avrebbe comunque preferito la fuga. Thom e Beslan erano ancora dove li aveva lasciati, a bere con Luca di fronte al suo carrozzone con le complesse decorazioni, ma lui non si unì a loro immediatamente. Per qualche ragione, fin dal primo momento Luca aveva provato antipatia per Mat Cauthon. Mat gli restituiva il favore, ma per un motivo preciso. Luca aveva una faccia soddisfatta, compiaciuta di sé e l’abitudine di rivolgere sorrisetti a ogni donna in vista. E pareva pensare che a ogni donna al mondo piacesse guardarlo. Luce, quell’uomo era sposato!

Seduto in maniera scomposta su una sedia dorata che doveva aver rubato da un palazzo, Luca stava ridendo e facendo gesti ampi e altezzosi verso Thom e Beslan, accomodati su delle panche da entrambi i lati. Stelle e comete dorate ricoprivano la giacca e il mantello rosso di Luca. Un Calderaio si sarebbe vergognato! E il suo carrozzone l’avrebbe fatto piangere! Molto più grosso del carro da lavoro di Aludra, quella cosa sembrava essere stata laccata! Le fasi della luna si ripetevano in argento per tutto il carro, e stelle e comete dorate di ogni dimensione ricoprivano il resto della superficie rossa e blu. In quello scenario, Beslan pareva quasi ordinario in giacca e mantello lavorati con uccelli in picchiata. Thom, sfregandosi via il vino dai suoi lunghi baffi bianchi, sembrava addirittura incolore nell’abito di lana e nel mantello scuro.

Una persona che doveva trovarsi li non c’era, ma una rapida occhiata in giro rivelò un capannello di donne presso un carro nelle vicinanze. Erano di varie età, dalla sua fino ai capelli grigi, ma tutte ridacchiavano verso qualcosa in mezzo a loro. Sospirando, Mat le raggiunse.

«Oh, non riesco proprio a decidere.» Una voce stridula da ragazzo proveniva dal centro del gruppo. «Quando ti guardo, Merici, i tuoi occhi sono i più graziosi che io abbia mai visto. Ma quando guardo te, Neilyn, sono i tuoi a esserlo. Le tua labbra sono ciliegie mature, Gillin, e le tue mi fanno venir voglia di baciarle, Adria. E il tuo collo, Jameine, aggraziato come quello di un cigno...»

Soffocando un’imprecazione, Mat affrettò il passo quanto più poteva e si fece largo fra le donne borbottando scuse a destra e a sinistra. Olver si trovava in mezzo a loro, un basso ragazzo pallido che si atteggiava e sorrideva a una donna e poi all’altra. Solo quel sorriso tutto denti era sufficiente perché qualcuna di loro potesse decidere di dargli uno scapaccione da un momento all’altro.

«Per favore, perdonatelo» mormorò Mat, prendendo la mano del ragazzo. «Andiamo, Olver; dobbiamo tornare in città. Smettila di sventolare il tuo mantello. Non sa cosa dice, davvero. Non so dove impara quel genere di cose.»

Per fortuna, le donne risero e arruffarono i capelli di Olver mentre Mat lo conduceva via. Alcune sussurrarono che era un ragazzo dolce, perfino!

Una fece scivolare la mano sotto il mantello di Mat e gli pizzicò il sedere. Donne!