«Il Ritorno» mormorò Thom, e se Mat non fosse stato proprio contro la sua spalla non avrebbe sentito. «Mentre ce la prendevamo comoda con Luca, il Corenne è arrivato.»
Mat aveva pensato a questo Ritorno di cui i Seanchan continuavano a parlare come a un’invasione, un esercito. Uno dei guidatori di carri urlò e sventolò la sua frusta col lungo manico verso alcuni ragazzi che erano strisciati su per un lato del veicolo per curiosare quelli che sembravano vitigni interrati in mastelli di legno. Un altro carro conteneva una lunga pressa da stampa e un altro ancora, che riusciva appena a girarsi nel tunnel, portava quelle che sembravano tinozze da birra e un flebile aroma di luppolo. Casse con polli, anatre e oche dagli strani colori adornavano alcuni di quei carri, non uccelli in vendita ma il bestiame di un contadino. Era proprio un esercito, solo non del tipo che aveva immaginato. Questo genere di esercito sarebbe stato più difficile da combattere di uno costituito da soldati.
«Che io possa rimanere cieco all’istante, in una situazione del genere dovremo farci strada a spintoni!» borbottò Beslan disgustato, sollevandosi in punta di piedi per guardare più in alto oltre la folla. «Quanto prima di riuscire a trovare una strada sgombra?»
Mat si ritrovò a ricordare quello che non aveva realmente visto quand’era stato di fronte ai suoi occhi, il porto pieno di navi. Stracolmo di navi. Forse due o tre volte il numero dei vascelli che c’erano stati quando si erano diretti all’accampamento di Luca all’alba, alcuni di essi che stavano ancora manovrando a vele spiegate. Il che significava che potevano essercene altre ancora ad aspettare di entrare nel porto. Luce! Quante potevano aver riversato il loro carico dalla mattina? Quante dovevano ancora essere scaricate? Per la Luce, quante persone potevano essere trasportate su così tante navi? E perché erano venute tutte qui invece che andare a Tanchico? Un brivido gli corse giù lungo la schiena. Forse queste non erano tutte.
«Farete meglio a cercare di passare fra strade secondarie e vicoli» disse, alzando la voce in modo che potessero sentirla sopra la cacofonia. «Altrimenti non riuscirete a raggiungere il palazzo prima di notte.»
Beslan si voltò verso di lui accigliato. «Non torni con noi? Mat, se cerchi di procurarti di nuovo un passaggio su una nave... Sai che stavolta non te la farà passare liscia.»
Mat rispose all’occhiataccia del figlio della regina con una uguale. «Voglio solo fare una passeggiata» mentì. Non appena fosse tornato a palazzo, Tylin avrebbe cominciato a vezzeggiarlo e coccolarlo. Non sarebbe stato così male, davvero — non proprio — tranne che a lei non importava chi la vedeva carezzargli le guance e sussurrargli smancerie nelle orecchie, perfino se si trattava di suo figlio. E se poi i dadi nella sua testa si fossero fermati quando l’avesse raggiunta? In questi giorni la parola ‘possessiva’ descriveva a malapena Tylin. Sangue e ceneri, quella donna poteva aver deciso di sposarlo! Lui non voleva sposarsi, non ancora, ma sapeva chi avrebbe preso in moglie, e non era Tylin Quintara Mitsobar. Solo, cos’avrebbe potuto fare se lei avesse deciso diversamente?
All’improvviso si ricordò del sussurro di Thom riguardo ‘affari rischiosi’. Conosceva Thom e conosceva Beslan. Olver stava fissando a bocca aperta i Seanchan come se fossero gli ultimi esseri rimasti sulla terra. Fece per schizzar via e dare un’occhiata più da vicino, ma Mat lo afferrò per una spalla appena in tempo e lo spinse nelle mani di Thom fra le sue proteste.
«Riporta il fanciullo a palazzo e impartiscigli le sue lezioni quando Riselle avrà finito con lui. Dimentica qualunque follia tu abbia in mente. Potresti far finire le vostre teste in mostra fuori dal cancello, e pure quella di Tylin.» E la sua. Meglio non dimenticarlo mai!
I due uomini lo fissarono senza alcuna espressione, come confermando i suoi sospetti.
«Forse dovrei venire con te» disse infine Thom. «Potremmo parlare. Tu sei straordinariamente fortunato, Mat, e hai una certa predisposizione per, come dire, l’avventura...» Beslan annuì. Olver si contorse nella stretta di Thom, cercando di fissare tutte quante le strane persone insieme e indifferente a quello di cui i suoi vecchi stavano parlando. Mat grugnì con irritazione. Perché la gente voleva sempre che lui fosse un eroe? Presto o tardi sarebbe rimasto stecchito per quel genere di cose.
«Non ho bisogno di parlare di nulla. Sono qui, Beslan. Se non avete potuto impedire loro di entrare, è chiaro come il sole che non sarete in grado di cacciarli via. Rand si occuperà di loro, se ci si può fidare delle dicerie.» Di nuovo, quei colori turbinanti mulinarono nella sua testa, quasi annullando per un istante il suono dei dadi. «Hai pronunciato quel maledetto giuramento di aspettare il Ritorno; l’abbiamo fatto tutti.» Rifiutarsi avrebbe significato essere messi in catene e mandati a lavorare ai moli o a pulire i canali nel Rahad. Il che, a suo modo di vedere, non lo rendeva affatto un giuramento. «Aspetta Rand.» I colori comparvero un’altra volta e svanirono. Sangue e ceneri! Aveva appena smesso di pensare a... a certa gente. Turbinarono di nuovo. «La situazione può ancora tornare a posto, se le si dà tempo.»
«Tu non capisci, Mat» continuò Beslan, tenace. «Mia madre siede ancora sul trono e Suroth dice che governerà tutta l’Altara, non solo il territorio attorno a Ebou Dar, e forse altro ancora, ma si è dovuta prostrare sulla faccia e ha dovuto giurare fedeltà a una qualche donna dall’altro lato dell’Oceano Aryth. Suroth dice che dovrei sposare una del loro Sangue e rasarmi i lati della testa, e mia madre le dà ascolto. Suroth può voler far credere che sono uguali, ma lei deve ascoltare quando Suroth parla. Non importa quel che dice Suroth, Ebou Dar non è più nostra, e non lo sarà neanche il resto. Forse non possiamo scacciarli con la forza delle armi, ma possiamo rendere il paese troppo caldo perché vi restino. I Manti Bianchi l’hanno sperimentato. Chiedi a loro cosa intendono per ‘mezzogiorno altarano’.»
Mat poteva indovinare senza chiederlo a nessuno. Si morse la lingua per trattenersi dal sottolineare che c’erano più soldati seanchan a Ebou Dar di quanti Manti Bianchi vi fossero mai stati in tutta l’Altara durante la Guerra dei Manti Bianchi. Una strada piena di Seanchan non era un buon posto per una lingua sciolta, anche se molti di loro sembravano contadini o artigiani. «Io capisco che tu sei caldo per far mettere la tua testa su una picca» disse piano. Tanto piano quanto poteva per essere comunque udito in quel frastuono di voci, muggiti di bestiame e starnazzare di anatre. «Sai dei loro Ascoltatori. Quel tizio laggiù che sembra uno stalliere potrebbe essere uno, oppure quella donna pelle e ossa col fagotto sulle spalle.»
Beslan lanciò occhiatacce tanto profonde verso quei due che Mat aveva indicato che, se fossero stati davvero Ascoltatori, avrebbero potuto solo per quello denunciarlo. «Forse cambierai solfa quando raggiungeranno l’Andor» mugugnò, e si fece strada fra la calca, spintonando chiunque gli si mettesse di mezzo. Mat non sarebbe stato sorpreso se ne fosse scoppiata una rissa. Sospettava che fosse ciò che quell’uomo andava cercando. Thom si voltò per seguirlo con Olver, ma Mat gli afferrò la manica.
«Raffredda il suo umore se puoi, Thom. E già che ci sei, raffredda anche il tuo. Penso che a quest’ora tu ne abbia avuto abbastanza di correre rischi insensati.»