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Nynaeve strinse la treccia e aprì bocca, come se volesse protestare. Alla fine però disse solo: «Sei sicura, Egwene? Non sappiamo neppure se sei davvero una Sognatrice e io posso incanalare più di te. Credo ancora che tocchi a me...»

«Puoi incanalare più di me solo se sei infuriata» tagliò corto Egwene. «Sei sicura d’essere infuriata, in un sogno? Avrai il tempo d’infuriarti, prima d’essere costretta a incanalare? Non sappiamo neppure se sia possibile, in sogno! Hai ragione, è l’unico legame che abbiamo; ma se una di noi deve approfittarne, quella sono io. Forse sono davvero una Sognatrice. E poi, Verin l’ha dato a me.»

Nynaeve parve voler discutere, ma alla fine annuì malvolentieri. «E va bene» concesse. «Ma Elayne e io saremo presenti. Non so cosa potremmo fare... ma se qualcosa va storto, forse possiamo svegliarti o... Insomma, saremo presenti.» Anche Elayne annuì.

Ottenuto il loro consenso, Egwene sentì uno sfarfallio alla bocca dello stomaco. Le aveva convinte... ma aveva una gran voglia che loro convincessero lei a non fare niente. In quel momento si accorse della donna ferma nel vano della porta, con la veste bianca delle novizie e due lunghe trecce.

«Non ti hanno insegnato a bussare, Else?» disse Nynaeve. Egwene nascose nel pugno l’anello di pietra. Aveva la bizzarra impressione che Else l’avesse fissato.

«Ho un messaggio per voi» disse Else, calma. Guardò il tavolo e i fogli sparpagliati, poi le tre donne. «Dall’Amyrlin.»

Egwene e le altre si scambiarono occhiate di stupore.

«Be’, cosa riguarda?» domandò Nynaeve.

Else inarcò il sopracciglio, divertita. «Gli effetti personali di Liandrin e delle altre sono conservati nel terzo ripostiglio a destra della scala principale, nel secondo seminterrato sotto la biblioteca» riferì. Diede ancora un’occhiata ai fogli e uscì, né in fretta né lentamente.

Egwene si sentì mancare il fiato: loro non si fidavano di nessuno e l’Amyrlin aveva deciso di fidarsi di Else Grinwell, fra tutte!

«Non ci si può fidare che quella sciocca non spettegoli con chiunque la stia a sentire!» esclamò Nynaeve, avviandosi alla porta.

Egwene si raccolse le sottane e la sorpassò di corsa. Le scarpe la facevano scivolare sulle piastrelle della balconata, ma lei colse un lampo di bianco svanire lungo la rampa più vicina e si precipitò da quella parte. Anche Else, si disse, andava di corsa, per essere già così lontano. Ma perché correva? Il lampo di bianco già scompariva giù per un’altra rampa. Egwene lo seguì.

In fondo alla rampa, una donna si girò a fronteggiarla: Egwene si fermò, confusa. Chiunque fosse, non era di sicuro Else. Vestita di seta bianca e argento, emanava sensazioni che Egwene non aveva mai provato prima. Era molto più alta di lei, molto più bella: lo sguardo di quegli occhi neri la faceva sentire brutta, piccola e non troppo pulita. E probabilmente poteva anche incanalare più Potere di lei, pensò Egwene. Probabilmente era più intelligente di loro tre messe insieme. Non era giusto che una sola donna... All’improvviso si rese conto della piega che prendevano i suoi pensieri. Arrossì e si scosse. Non si era mai sentita... inferiore... a un’altra e non intendeva cominciare adesso.

«Hai coraggio» disse la donna. «Hai coraggio a girare da sola dove sono stati compiuti molti assassinii.» Pareva quasi compiaciuta.

Egwene raddrizzò le spalle e si sistemò in fretta la veste, augurandosi che l’altra non lo notasse, sapendo che l’aveva notato e rimpiangendo d’essersi fatta vedere a correre come una ragazzina. «Chiedo scusa» disse «ma cerco una novizia che è andata da questa parte. Grandi occhi scuri e trecce nere. Grassoccia e graziosa a modo suo. Hai visto da quale parte è andata?»

La donna alta la squadrò, con aria divertita. Egwene non ne fu sicura, ma pensò che l’altra avesse fissato per un momento il pugno contro il fianco, dove teneva ancora l’anello di pietra. «Non credo che la raggiungerai» rispose la donna. «Correva velocemente. Ormai sarà molto lontano da qui.»

«Aes Sedai...» cominciò Egwene; ma non ebbe l’opportunità di domandare da quale parte fosse andata Else. Negli occhi neri dell’altra brillò un lampo che forse era di collera, forse di fastidio.

«Ho già sprecato troppo tempo con te. Devo sbrigare faccende più importanti. Vattene.» Indicò la parte da cui Egwene era arrivata.

Il tono di comando fu così imperioso che Egwene si girò e mosse tre passi senza rendersene conto. Arrabbiata, si girò di scatto: Aes Sedai o no, avrebbe...

La balconata era deserta.

Perplessa, Egwene scartò le porte più vicine (nessuno viveva in quelle stanze, a parte forse qualche topo) e scese di corsa la rampa; scrutò a destra e a sinistra, seguì la curva della balconata, guardando da tutte le parti. Scrutò anche dalla ringhiera, nel piccolo Giardino delle Ammesse, ed esaminò le altre balconate, superiori e inferiori. Vide due Ammesse, Faolain e un’altra che conosceva di vista, se non di nome. Ma non vide da nessuna parte la donna vestita di seta bianca e argento.

26

Dietro un lucchetto

Scuotendo la testa, Egwene tornò alle porte che aveva scartato. La donna era di sicuro da qualche parte. Nella prima stanza, i pochi mobili erano montagnole informi sotto impolverati teli di protezione e l’aria sapeva di chiuso, come se da tempo nessuno avesse aperto la porta. Con una smorfia, Egwene vide che per terra, nella polvere, c’erano davvero tracce di topi, ma non di piedi. Aprì frettolosamente altre due porte e vide due stanze simili Non c’era da stupirsi: nei quartieri delle Ammesse, le stanze vuote erano molto più numerose di quelle occupate.

Mentre si ritraeva dalla terza stanza, vide giungere senza fretta Nynaeve e Elayne.

«Si è nascosta?» domandò Nynaeve, stupita. «Lì dentro?»

«Mi è sfuggita» rispose Egwene. Guardò di nuovo a destra e a sinistra lungo la balconata. Si domandò dove fosse finita, ma non si riferiva a Else.

«Se avessi pensato che Else corre più velocemente di te» disse Elayne con un sorriso «l’avrei inseguita anch’io; ma mi è sempre sembrata troppo grassoccia per correre.» Però il suo sorriso era velato di preoccupazione.

«La troveremo dopo» disse Nynaeve. «E ci accerteremo che sappia di dover tenere chiusa la bocca. Come può fidarsi di lei, l’Amyrlin?»

«Credevo d’averla raggiunta» disse lentamente Egwene «ma si trattava di un’altra persona. Nynaeve, le ho girato la schiena per un istante e quella è scomparsa. Non parlo di Else... non l’ho nemmeno vista... ma della donna che credevo fosse Else. È sparita, così... e non so dove.»

«Una Senzanima?» ansimò Elayne. Subito si guardò intorno, ma nella balconata non c’era nessuno.

«Lei no» rispose Egwene, decisa. «Lei..» Non avrebbe detto che l’aveva fatta sentire come una bambina di sei anni, col vestito lacero, il viso sporco e il moccio al naso. «Lei non era un Grigio. Era alta e bella, con occhi e capelli neri. Risalterebbe anche in mezzo alla folla. Non l’avevo mai vista, ma penso che sia Aes Sedai. Per forza.»

Nynaeve aspettò che proseguisse. «Se la rivedi» sbottò infine, con impazienza «indicamela. Se ritieni che ci sia motivo. Non abbiamo tempo di star qui a parlare. Voglio vedere cosa c’è in quel ripostiglio, prima che Else ne parli alla persona sbagliata. Forse sono state negligenti. Non diamo loro l’opportunità di correggere eventuali errori.»

Affiancandosi a Nynaeve, con Elayne dall’altro lato, Egwene si rese conto di stringere ancora in pugno l’anello di pietra... il ter’angreal di Corianin Nedeal. Con riluttanza lo infilò nella borsa e annodò le cordicelle. Finché non fosse andata a dormire tenendo al dito il maledetto... Ma era proprio ciò che contava di fare, no?

Ma la sera era lontana e non aveva senso preoccuparsi adesso. Mentre percorrevano la Torre, continuò a cercare con gli occhi la donna in bianco e argento. Non sapeva perché, ma fu contenta di non vederla e di non incontrare nessuna che le assomigliasse anche vagamente. Più pensava a quella donna, più aveva l’impressione che in lei ci fosse qualcosa di... di sbagliato. Luce santa, si disse, cominciava a vedere Ajah Nera anche sotto il letto. Solo che forse c’era davvero!