— La prego di accantonare le questioni personali, generale — disse Gregor nel suo miglior tono di Palazzo. Le formalità prive di vera sostanza erano un automatismo che gli consentiva di mimetizzare la confusione.
— Dobbiamo portarli immediatamente sulla Mano di Kurin - ripeté Metzov. — Lontano dagli orecchi e dagli occhi altrui. Continueremo la nostra conversazione in privato.
Furono messi in marcia al centro della squadra di armati. Miles si sentiva lo sguardo di Metzov nella schiena come un pugnale, che si affondava e si torceva. Oltrepassarono alcuni moli, anch'essi deserti, finché sbucarono in uno più vasto dove c'era una certa attività di uomini e macchinari per il carico. La nave ammiraglia, a giudicare dalle numerose sentinelle agli sbocchi di quattro ampi tubolari.
— Porta questi due in infermeria per l'interrogatorio — ordinò Cavilo all'ufficiale di guardia, che era scattato sull'attenti seguendola poi attraverso il compartimento stagno.
— Un momento — li fermò Metzov. Si volse a guardare il lungo corridoio interno, a destra e a sinistra. — Quelli della tua sicurezza sono forse sordi e muti?
— Non direi! — esclamò Cavilo, indignata per tutti i misteri che il suo nervoso subordinato stava facendo. — Nella stiva, allora.
— No — si oppose ancora Metzov. Esitante, suppose Miles, all'idea di far rinchiudere l'Imperatore in una cella. L'uomo infatti si rivolse a Gregor e gli chiese, con assoluta serietà: — Ho la sua parola d'onore che non tenterà nulla, sire… signore?
— Cosa? — gridò Cavilo. — Hai stappato qualche bottiglia di troppo, Stanis?
— La parola d'onore — rispose gravemente Gregor, — è un impegno che si può prendere anche con un nemico, purché degno. Sul suo onore io non discuto, generale. Ma lei si sta dichiarando nostro nemico?
Eccellente modo d'impostare la situazione, approvò Miles.
Metzov lasciò cadere lo sguardo su di lui. Strinse le labbra. — Forse non suo. Ma lei non ha la mano felice nella scelta degli amici. Tantomeno in quella dei consiglieri.
L'espressione di Gregor era illeggibile. — Alcune persone mi vengono imposte. Anche alcuni consiglieri.
— Nella mia cabina. — Metzov alzò una mano a prevenire l'obiezione di Cavilo, che aveva già aperto la bocca. — Per ora. Per la nostra conversazione preliminare. Senza testimoni né registrazioni per la sicurezza. Poi prenderemo una decisione, Cavy.
Cavilo, gli occhi socchiusi, annuì appena. — D'accordo, Stanis. Facci strada. Prego, voi due. — E allargando ironicamente un braccio accennò loro di precederla.
Metzov piazzò due mercenari di guardia fuori dalla sua cabina e mandò via gli altri. Quando la porta fu chiusa, tirò fuori un cordone, legò i polsi di Miles dietro la schiena e lo obbligò a sedere sul pavimento. Poi, con assurda deferenza, invitò Gregor a prendere posto sulla poltroncina imbottita davanti alla consolle di comunicazione, la più comoda di quell'alloggio spartano.
Cavilo, che era andata a sedersi sul letto a gambe incrociate, notò l'incongruenza della sua logica. — Perché leghi il piccolo e lasci libero di muoversi quello più grosso?
— Tieni lo storditore in pugno, se questo ti preoccupa — la consigliò Metzov. Respirando fra i denti si mise le mani sui fianchi e studiò Gregor. Scosse la testa, come se ancora non potesse credere ai suoi occhi.
— E tu perché non impugni lo storditore?
— Io non ho ancora deciso se estrarre un'arma o meno in sua presenza.
— Qui siamo soli, Stanis — gli ricordò Cavilo, con aperto sarcasmo. — Vuoi essere così gentile da darmi una spiegazione, ora? E sarà meglio che tu ne abbia una valida.
— Ah, sì. Questo individuo — e indicò Miles, — è Lord Miles Vorkosigan, il figlio del Primo Ministro di Barrayar. Presumo che tu abbia sentito nominare l'ammiraglio Aral Vorkosigan.
Cavilo aveva estratto lo storditore, una delle due armi che portava alla cintura. Corrugò le bionde sopracciglia. — Ma allora cosa stava facendo su Pol Sei, nei panni di un trafficante d'armi betano?
— Non saprei. L'ultima volta che ho sentito parlare di lui era stato arrestato dalla Sicurezza Imperiale, anche se nessuno credeva che fosse una cosa seria, ovviamente.
— Ero agli arresti — confermò Miles.
— Lui, invece — il dito di Metzov compì un semicerchio, — è Sua Altezza Imperiale Gregor Vorbarra, Imperatore di Barrayar. Cosa stia facendo qui, io non riesco a immaginarlo.
Cavilo impiegò qualche secondo per digerire la sorpresa. — Ne sei sicuro? — Al secco assenso di Metzov, si volse a scrutare Gregor con espressione calcolatrice. — Mmh… quant'è interessante. Sì, molto interessante.
— Ma dov'è la sua scorta? Dobbiamo agire con cautela, Cavy.
— Cosa può valere per loro? O per essere più concreti, qual è la somma più alta che possiamo chiedere?
Gregor le sorrise. — Io sono un Vor, signora. Anzi, il Vor. Il rischio nello svolgimento delle sue funzioni è il prezzo che un Vor deve pagare. Non presumerei che il mio valore in marchi sia elevatissimo, se fossi in lei.
La precisazione di Gregor conteneva una certa dose di verità, pensò Miles. Ma non poteva illudersi che quei due si sarebbero limitati a considerazioni puramente monetarie.
— Un'opportunità, certo — rifletté Metzov. — Ma se ci creiamo un nemico che non possiamo manovrare…
— Se lo teniamo in ostaggio, dovremmo riuscire a manovrarli senza difficoltà — disse pensosamente Cavilo.
— Un'alternativa più onorevole — suggerì Miles, — sarebbe di aiutarci a raggiungere in salvo la nostra meta, ottenendo sia la gratitudine del nostro governo che un generoso premio in denaro. Questa è ciò che io chiamo una strategia vincente su due fronti.
— Onorevole? — Metzov inarcò un sopracciglio e cadde in un silenzio imperscrutabile. Poi borbottò: — Ma cosa stanno facendo qui? E dov'è quel serpente di Illyan? In ogni caso il mutante lo voglio per me. Dannazione! Questa partita va giocata alla grande, oppure lasciata perdere del tutto. — Fissò malignamente Miles. — I Vorkosigan… sì. E cos'è adesso per me Barrayar? Un governo che mi dà un calcio nel sedere dopo trentacinque anni di… — Si portò una mano alla fondina con truce decisione ma, notò Miles, non se la sentì di estrarre l'arma in presenza dell'Imperatore. — Sì, falli sbattere in cella, Cavy.
— Non così in fretta — disse Cavilo, ancora pensosa. — Metti pure ai ferri il piccoletto, se vuoi. Lui non vale niente, è così?
L'unico figlio del più potente uomo politico di Barrayar tenne la bocca chiusa, con uno sforzo. Eppure, se… ma preferì onorevolmente ignorare i «se».
— Niente confronto a lui — temporeggiò Metzov, preoccupato all'idea di vedersi strappare dalle mani la sua preda.
— Molto bene. — Cavilo infilò nella fondina il prezioso storditore di piccolo calibro con cui aveva giocherellato e andò ad aprire la porta. I due mercenari si fecero avanti. — Portate costui nella Cabina Nove, sul Ponte G — ordinò, indicando Gregor. — Isolate l'impianto di comunicazione, e chiudetelo dentro. Voglio un uomo sempre di guardia all'esterno. Qualunque cosa chieda per la sua comodità può essergli data, purché entro limiti ragionevoli. — Si volse a Gregor. — È l'alloggio migliore per gli ufficiali in visita che la Mano di Kurin possa offrire, Vostra… uh…
— Mi chiami Greg, prego — sospirò lui.
— Greg. Che nome simpatico. La Cabina Nove è giusto accanto alla mia, sa, Greg? Mi auguro che possiamo proseguire questa interessante conversazione fra poco, dopo che lei si sarà… rinfrescato. Magari dopo cena, no? Provvedi tu che arrivi là senza altri ritardi, Stanis. — Mostrò imparzialmente ad entrambi la candida chiostra dei suoi denti, e con passo flessuoso veleggiò oltre la porta. In corridoio si volse a mezzo e indicò Miles. — Costui portatelo in cella, invece.