— Sono Briscola — rispose il nano. — Con me è il Re supremo di Narnia che viene dal passato.
I tassi annusarono le mani dei ragazzi ed esclamarono: — Finalmente, finalmente!
— Fateci luce, amici — chiese Briscola.
I tassi trovarono una torcia proprio sotto l’arco. Peter l’accese e la porse a Briscola. — Meglio che il P.C.A. ci guidi — disse Peter. — Non conosciamo la strada, qui dentro.
Briscola afferrò la torcia e si mise alla testa della compagnia, lungo il tunnel avvolto nelle tenebre. Era un luogo gelido, buio, con un forte odore di muffa. Un pipistrello, ospite occasionale, svolazzava intorno alla torcia e c’erano molte ragnatele. I ragazzi, che fin da quel mattino alla stazione ferroviaria avevano trascorso quasi tutto il tempo all’aperto, si sentirono in trappola, come in prigione.
— Ehi, Peter, da’ un’occhiata alle incisioni sulle pareti. Non ti sembrano antichissime? Eppure noi siamo ancora più vecchi: l’ultima volta che siamo stati qui, non c’erano.
— Eh, sì, è proprio una cosa che fa pensare — rispose Peter.
Il nano continuò a fare strada. Girarono a destra, poi a sinistra, scesero delle scale e di nuovo a sinistra. Finalmente scorsero una luce che filtrava da sotto una porta. Arrivati davanti all’ingresso della stanza centrale, sentirono delle voci concitate. Parlavano così forte che nessuno sentì il nano e i ragazzi avvicinarsi.
— Tira una brutta aria — sussurrò Briscola a Peter. — Sentiamo cosa dicono. — Restarono immobili davanti alla porta, in religioso silenzio.
— Sai benissimo perché non ho suonato il corno di primo mattino — disse una voce. (- È il re — spiegò Briscola con un sussurro.) — Hai dimenticato che Miraz ci ha assalito non appena Briscola si è messo in marcia, e abbiamo dovuto vender cara la pelle per ben tre ore, forse più? Ho suonato il corno appena ho avuto un attimo di respiro.
— Oh, non posso certo dimenticare che i miei nani hanno risposto all’attacco e che cinque di loro sono caduti — rispose una voce inferocita. (- Questo è Nikabrik — disse Briscola parlando a bassa voce.)
— Vergogna, nano — si intromise una voce cavernosa. (- Ecco Tartufello — proseguì Briscola che faceva il cronista.) — Abbiamo fatto tutti del nostro meglio, come i nani, e comunque nessuno più del re.
— Raccontala a qualcun altro. Per quel che me ne importa… — ribatté Nikabrik. — Non so se il corno è stato suonato troppo tardi o se non è magico affatto. Quel che è certo è che nessun aiuto è arrivato. Tu, gran cancelliere e grande mago, tu che sai sempre tutto: hai ancora il coraggio di chiederci di riporre le nostre speranze in Aslan, re Peter e sciocchezze simili?
— Sono profondamente deluso dall’esito dell’operazione e non posso darti torto — ammise un’altra voce. (- Questo dev’essere il dottor Cornelius — spiegò Briscola.)
— Tanto per parlar chiaro — continuò Nikabrik — hai il portamonete vuoto, le uova ti si sono marcite, il pesce non ha abboccato… le tue promesse non sono state mantenute. Chiaro? Ti consiglio di farti da parte e di lasciar lavorare gli altri. Questo perché…
— L’aiuto arriverà — lo interruppe Tartufello. — Sono certo che Aslan non si farà aspettare. Devi solo aver pazienza, come noi animali, L’aiuto ci sarà. Potrebbe essere già dietro quella porta.
— Puah! — ringhiò Nikabrik. — Voi tassi sareste capaci di farci aspettare e andare a caccia di allodole finché il cielo cade. Vi dico che non verrà nessuno. Il cibo comincia a scarseggiare, abbiamo perso e continuiamo a perdere più uomini del previsto, i nostri si ritirano…
— Ah, sì? E vuoi sapere perché? — ribatté a questo punto Tartufello. — Sono venuti a sapere che abbiamo chiamato l’antico re e che lui non ha risposto all’appello. Le ultime parole che Briscola ha pronunciato prima di partire, andando quasi certamente incontro alla morte, sono state: «Se avete deciso di suonare il corno, fate che l’esercito non sappia il perché e neppure che sperate in qualcosa.» Ma guarda caso, la sera stessa tutti lo sapevano.
— Faresti meglio a ficcare il grugno in un nido di vespe, invece di darmi della spia! — rispose Nikabrik. — Rimangiati quello che hai detto, altrimenti…
— Volete smetterla, voi due? — disse re Caspian. — Vorrei sapere da Nikabrik cosa dovremmo fare, secondo lui. Ma prima ancora, vorrei sapere chi sono i due estranei che ha portato al gran consiglio, e che stanno con le orecchie bene aperte e la bocca chiusa.
— Sono amici miei — ribatté Nikabrik. — Del resto, dovreste ricordare che voi stesso siete qui solo perché amico di Briscola e del tasso. Inoltre dovreste spiegarmi cosa ci fa quel vecchio rimbambito vestito di nero. Non è un vostro compare? Perché dovrei essere l’unico a non portare amici?
— Guarda che Sua Maestà è il re a cui hai giurato fedeltà — gli ricordò Tartufello in tono severo.
— Voi e la mania del cerimoniale! Ma qui dentro bisogna dire le cose come stanno. Sai bene, e anche lui lo sa, che il ragazzo della terra di Telmar perderà scettro e corona in meno di una settimana, se non lo aiuteremo a uscire dalla trappola in cui si è cacciato.
— Ma forse — intervenne Cornelius — i tuoi amici vogliono prendere la parola. Ehi, voi due, fatevi avanti. Chi siete?
— Molto onorevole dottore — rispose una voce flebile e piagnucolosa — sono solo una povera donna, molto grata all’onorevole nano per l’amicizia che mi ha dimostrato. Sua Maestà, sia benedetto il suo bel volto, non ha alcun motivo di temere una povera donna piegata in due dai reumatismi e che non ha due pezzi di legno da mettere sotto la pentola. Ammetto, dottore, che forse non sarò abile come voi negli incantesimi e anatemi che spero di usare contro i nostri nemici… sempre che siate tutti d’accordo. Sì, perché io li odio. Nessuno li odia più di me.
— Tutto questo è molto interessante e… ehm, soddisfacente — disse il dottor Cornelius. — Credo di aver capito chi siete, signora. Ma forse, Nikabrik, anche l’altro amico vuole presentarsi.
Rispose una voce tetra e soffocata che fece rabbrividire Peter.
— Io sono la fame, io sono la sete. Se mordo qualcuno posso tenere la presa fino a morire, e anche da morto dovranno strappare il boccone dal corpo del mio nemico e seppellirlo insieme a me. Posso resistere secoli senza mangiare, posso dormire notti e notti all’addiaccio e non congelarmi. E posso bere fiumi di sangue senza scoppiare. Avanti, ditemi dov’è il nemico.
— È alla presenza di questi due che vuoi spiegarci il tuo piano? — chiese Caspian.
— Sì — rispose Nikabrik. — E conto di portarlo a termine con il loro aiuto.
Per un minuto o due Briscola e i ragazzi sentirono Caspian parlare con i suoi a bassa voce, quindi non capirono quello che diceva. Poi il principe alzò la voce.
— Bene, Nikabrik, sentiamo il piano.
Seguì una pausa così lunga che i due ragazzi si chiesero se Nikabrik avesse ancora intenzione di parlare. Quando cominciò sussurrava appena, come se lui stesso temesse quello che stava per dire.
— Partiamo dal fatto che nessuno conosce la verità sull’antica Narnia. Lo stesso Briscola non crede a quelle storie, ma nonostante questo io per primo ho voluto tentare. Abbiamo suonato il corno e non abbiamo ottenuto risultati. Se mai sono esistiti un Re supremo di nome Peter, la regina Susan, re Edmund e la regina Lucy… be’, si vede che non ci hanno sentito o che non possono venire. O che ci sono ostili.
— Oppure che stanno arrivando — lo interruppe Tartufello.
— Puoi continuare con questa nenia fino a che Miraz non ci avrà dato in pasto ai cani — rispose Nikabrik. — Dunque, come ho detto, abbiamo provato con le vecchie leggende ma non ha funzionato. E va bene. Ma quando si rompe la spada afferri il pugnale. Le leggende di Narnia accennano ad altri poteri, oltre a quelli degli antichi re. Che ne direste di invocarli?