In simili circostanze non c’era proprio da meravigliarsi che il carillon persiano davanti alla porta del negozio di Baldini risuonasse sempre più di rado e che sempre più di rado gli aironi d’argento sprizzassero acqua di viole.
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«Chénier!» gridò Baldini da dietro il banco, dove era rimasto seduto per ore rigido come una colonna fissando la porta, «si metta la parrucca!» E tra barili d’olio d’oliva e prosciutti di Bayonne pendenti dal soffitto comparve Chénier, il garzone di Baldini, un po’ più giovane di quest’ultimo ma anche lui già anziano, e avanzò verso il reparto più elegante del negozio. Tolse la parrucca dalla tasca della giacca e se la calcò in testa. «Esce, signor Baldini?»
«No», disse Baldini, «mi ritiro per qualche ora nel mio studio e desidero non essere disturbato per nessun motivo.»
«Ah, capisco! Sta per creare un nuovo profumo.»
BALDINI È così. Servirà a profumare una pelle spagnola per il conte Verhamont. Vuole qualcosa di totalmente nuovo. Qualcosa come… come… credo si chiamasse «Amore e psiche» quello che voleva, e sembra che provenga da quel… quel guastamestieri di Rue Saint-André des Àrts, quel… quel…
CHÉNIER Pélissier.
BALDINI Già. Pélissier. Giusto. Così si chiama il guastamestieri. «Amore e psiche» di Pélissier. Lo conosce?
CHÉNIER Ma sì. Certo. Adesso lo si sente dappertutto. Lo si sente a ogni angolo di strada. Ma se vuole il mio parere: niente di speciale! Non si può comunque paragonare a quello che comporrà lei, signor Baldini.
BALDINI Naturalmente no.
CHÉNIER È un profumo estremamente comune, questo «Amore e psiche».
BALDINI Volgare?
CHÉNIER Proprio volgare. Come tutto quello che fa Pélissier. Credo che contenga olio di limoncello.
BALDINI Davvero? E che altro?
CHÉNIER Essenza di fiori d’arancio, forse. E forse tintura di rosmarino. Ma non posso dirlo con certezza.
BALDINI Mi è anche del tutto indifferente.
CHÉNIER Naturalmente.
BALDINI Me ne infischio di quello che ha diluito nel suo profumo quel guastamestieri di Pélissier. E neppure me ne lascerò ispirare!
CHÉNIER In questo ha ragione, Monsieur.
BALDINI Come sa, non mi lascio mai ispirare. Come sa, elaboro io stesso i miei profumi.
CHÉNIER Lo so, Monsieur.
BALDINI Li produco soltanto da me!
CHÉNIER Lo so.
BALDINI E sto meditando di creare qualcosa per il conte Verhamont che faccia davvero furore.
CHÉNIER Di questo sono convinto, signor Baldini.
BALDINI Si occupi del negozio. Ho bisogno di quiete. Tenga tutti alla larga da me, Chénier…
E con ciò si allontanò strascicando i piedi, non più statuario, bensì, come si conveniva alla sua età, curvo, quasi come se l’avessero picchiato, e salì lentamente la scala fino al primo piano, dove si trovava il suo studio.
Chérnier prese posto dietro il banco, assunse esattamente la stessa posizione del suo padrone in precedenza, e si mise a fissare la porta. Sapeva che cosa sarebbe successo nelle prossime ore: in negozio assolutamente niente, e su nello studio di Baldini la solita catastrofe. Baldini si sarebbe tolto la giacca blu, impregnata d’acqua di frangipani, si sarebbe seduto allo scrittoio e avrebbe atteso un’ispirazione. Quest’ispirazione non sarebbe venuta. Si sarebbe diretto rapidamente verso l’armadio che conteneva centinaia di bottigliette di campioni e avrebbe miscelato qualcosa a casaccio. La miscela non sarebbe riuscita. Lui avrebbe imprecato, avrebbe aperto la finestra e gettato la miscela giù nel fiume. Ne avrebbe provata un’altra, anche quella non sarebbe riuscita, avrebbe gridato e si sarebbe infuriato, e in quella stanza che già emanava un odore stordente avrebbe avuto una crisi di pianto. Verso le sette di sera sarebbe sceso in uno stato pietoso, tremante e piangente, e avrebbe detto: «Chénier, non ho più naso, non riesco a creare il profumo, non posso consegnare la pelle spagnola per il conte, sono perduto, sono morto dentro, voglio morire, la prego, Chénier, mi aiuti a morire!» E Chénier avrebbe proposto di mandare a prendere da Pélisser una boccetta di «Amore e psiche», e Baldini avrebbe acconsentito a condizione che nessuno venisse a sapere di questa vergogna. Chénier avrebbe giurato, e la notte in segreto avrebbero trattato la pelle per il conte Verhamont con il profumo altrui. Così sarebbe andata e non altrimenti, e Chénier desiderava soltanto che tutta quella commedia fosse già finita. Baldini non era più un grande profumiere. Sì, un tempo, da giovane, trenta, quarant’anni prima, aveva creato «Rosa del sud» e «Bouquet galante di Baldini», due profumi veramente riusciti, ai quali doveva il suo patrimonio. Ma adesso era vecchio e logoro, non conosceva più le mode del tempo e i nuovi gusti della gente, e quando comunque riusciva a raffazzonare un profumo suo, era roba completamente fuori moda e invendibile, che l’anno dopo diluivano dieci volte tanto e smerciavano come additivo per l’acqua delle fontane a zampillo. Peccato per lui, pensò Chénier, esaminando nello specchio la posizione della propria parrucca, peccato per il vecchio Baldini, peccato per il suo bel negozio, perché lo manderà in rovina; e peccato per me, perché quando l’avrà rovinato io sarò troppo vecchio per rilevarlo…
11
In effetti Baldini si era tolto la giacca profumata, ma soltanto per una vecchia consuetudine. Già da tempo non lo disturbava più sentire l’aroma dell’acqua di frangipani, già da decenni se lo portava in giro e non lo avvertiva nemmeno più. Aveva anche chiuso a chiave la porta dello studio e aveva preteso di essere lasciato in pace, ma non si era seduto allo scrittoio per meditare e attendere un’ispirazione, poiché sapeva molto meglio di Chénier che non avrebbe avuto ispirazione alcuna; in verità non ne aveva mai avute. Era, sì, vecchio e logoro, questo era vero, e non era più un grande profumiere; ma sapeva di non esserlo mai stato in vita sua. «Rosa del sud» l’aveva ereditato da suo padre e la ricetta del «Bouquet galante di Baldini» l’aveva acquistata da un droghiere genovese di passaggio. Gli altri suoi profumi erano miscele arcinote. Non aveva mai inventato niente. Non era un inventore. Era un fabbricante coscienzioso di aromi sperimentati, era come un cuoco, che con la pratica e con buone ricette fa una grande cucina, e tuttavia non ha mai inventato un piatto suo. Tutte quelle buffonate del laboratorio, dello sperimentare e dell’ispirazione e del fare in segreto le recitava soltanto perché questo faceva parte dell’immagine professionale di un maître parfumeur e gantier. Un profumiere era un mezzo alchimista che faceva miracoli, questo voleva la gente… e va bene! Che la sua arte fosse un mestiere come qualsiasi altro lo sapeva lui solo, e questo era il suo motivo d’orgoglio. Non voleva affatto essere un inventore. L’invenzione gli era molto sospetta, poiché significava sempre l’infrazione di una regola. Non si sognava neanche d’inventare un nuovo profumo per il conte Verhamont. Né certo la sera si sarebbe lasciato convincere da Chénier a procurarsi «Amore e psiche» da Pélissier. L’aveva già. Eccolo lì: sullo scrittoio davanti alla finestra, in un flaconcino di vetro con il tappo smerigliato. L’aveva acquistato già da qualche giorno. Naturalmente non di persona. Non poteva certo andare di persona da Pélissier e acquistare un profumo! Ma tramite un mediatore, il quale a sua volta tramite un mediatore… Bisognava essere prudenti. Infatti Baldini non voleva usare il profumo soltanto per la pelle spagnola, per quella non sarebbe neppure bastata la scarsa quantità. Aveva in mente qualcosa di peggio: voleva copiarlo.