Baldini era fuori di sé. Si lamentava e urlava di disperazione. Si mordeva le mani dalla rabbia per la propria sorte. Ancora una volta i progetti del suo grande, immenso successo erano distrutti poco prima di arrivare alla meta. A suo tempo i colpevoli erano stati Pélissier e i suoi complici, con la loro inventiva. E ora questo ragazzo, con il suo fondo inesauribile di odori nuovi, questo piccolo mascalzone che valeva tant’oro quanto pesava, proprio adesso, nel momento dell’ascesa professionale, doveva prendersi il vaiolo sifilitico e il morbillo suppurativo in stadio ultimo! Proprio adesso! Perché non fra due anni? Perché non fra un anno? Fino allora avrebbe potuto sfruttarlo come una miniera d’argento, come un asino d’oro. Ma no! Moriva adesso, sacramento di un dio, fra quarantotto ore!
Per un breve istante Baldini si cullò nel pensiero di recarsi in pellegrinaggio a Notre-Dame, di accendere una candela e impetrare dalla Sacra Madre di Dio la guarigione per Grenouille. Ma poi lasciò cadere il pensiero, perché il tempo era troppo poco. Corse a prendere inchiostro e carta e allontanò la moglie dalla stanza del malato. Voleva vegliarlo lui stesso. Poi prese posto su una sedia accanto al letto, con i fogli per prendere appunti sulle ginocchia, la penna intinta d’inchiostro in mano, e cercò di carpire a Grenouille una confessione in tema di profumi. Non voleva certo, per l’amor di Dio, portarsi via zitto zitto i tesori che aveva dentro di sé! Piuttosto adesso, nelle sue ultime ore, doveva lasciare un testamento a mani fidate, affinché i posteri non fossero defraudati dei profumi migliori di tutti i tempi! Lui, Baldini, avrebbe conservato fedelmente questo testamento, questo canone formale dei profumi più sublimi mai sentiti al mondo, e l’avrebbe fatto prosperare. Avrebbe annesso gloria immortale al nome di Grenouille, sì, avrebbe deposto, — e qui lo giurò per tutti i santi — il migliore di questi profumi ai piedi del re in persona, in un flacone d’agata incastonato in oro cesellato e con incisa la dedica: «Da Jean-Baptiste Grenouille, profumiere in Parigi». Così disse o, meglio, così bisbigliò Baldini all’orecchio di Grenouille, scongiurando, supplicando, adulandolo senza tregua.
Ma era tutto inutile. Di sé Grenouille non dava altro se non secrezione acquosa e pus sanguinolento. Giaceva muto nel damasco e si liberava di questi umori disgustosi, ma non della più insignificante formula di un profumo. Baldini, avrebbe voluto strozzarlo, colpirlo a morte avrebbe voluto, avrebbe proprio avuto voglia di far uscire a forza di botte i preziosi segreti dal corpo morente, se avesse avuto una speranza di successo… e se la cosa non fosse stata in così lampante contraddizione con la sua concezione cristiana dell’amor del prossimo.
E così continuò a mormorare con voce flautata nei toni più dolci, e ad accarezzare il malato e a tamponare con pezze umide — per quanto gli costasse uno sforzo atroce — quella fronte bagnata di sudore e quei vulcani in eruzione che erano le sue ferite, e lo imboccò con cucchiaiate di vino, per indurre la sua lingua a parlare, tutta la notte… invano. All’alba rinunciò. Si gettò esausto in una poltrona all’altro capo della stanza e si mise a fissare, neppure più furibondo, bensì ormai soltanto in preda a una quieta rassegnazione, il piccolo corpo morente di Grenouille là sul letto, che non poteva né salvare né derubare, da cui non poteva ricavare più nulla per sé: era soltanto costretto ad assistere inattivo al suo sfacelo, come un capitano assiste all’affondamento della nave che porta con sé nel profondo tutte le sue ricchezze.
A un tratto le labbra del malato si aprirono, e con una voce che per limpidità e fermezza lasciava presagire ben poco l’imminente decesso, chiese: «Dica, Maître: esistono altri mezzi, oltre alla torchiatura e alla distillazione, per estrarre l’aroma da una sostanza?»
Baldini, pensando che la voce fosse scaturita dalla propria immaginazione o dall’al di là, rispose meccanicamente: «Sì, esistono».
«Quali?» si sentì chiedere dal letto. Baldini spalancò gli occhi stanchi. Grenouille giaceva immobile sul cuscino. Aveva forse parlato il suo «cadavere»?
«Quali?» sentì chiedere di nuovo, e questa volta Baldini individuò il movimento sulle labbra di Grenouille. «Ora è finita», pensò, «ora se ne va, questo è il delirio della febbre o l’agonia della morte.» E si alzò, si avvicinò al letto e si chinò sul malato. Questi aveva aperto gli occhi e guardava Baldini con lo stesso sguardo stranamente vigile con cui l’aveva fissato al primo incontro.
«Quali?» chiese.
Allora il cuore di Baldini ebbe un sussulto — non voleva negare a un morente l’ultima volontà — e rispose: «Ne esistono tre, figlio mio: l’enfleurage à chaud, l’enfleurage à froid e l’enfleurage à l’huile. Sotto molti aspetti sono superiori alla distillazione, e si usano per ottenere i migliori tra tutti i profumi: quello del gelsomino, della rosa e dei fiori d’arancio».
«Dove?» chiese Grenouille.
«Nel sud», rispose Baldini. «Soprattutto nella città di Grasse.»
«Bene», disse Grenouille.
E con ciò chiuse gli occhi. Baldini si rialzò lentamente. Era molto depresso. Raccolse qua e là i fogli per gli appunti, sui quali non aveva scritto una sola riga, e soffiò sulla candela per spegnerla. Fuori già albeggiava. Era stanco morto. Sarebbe stato meglio chiamare un prete, pensò. Poi si fece un rapido segno di croce con la destra e uscì.
Ma Grenouille era tutt’altro che morto. Si limitò a dormire sodo e a sognare profondamente, e ritrasse i suoi umori dentro di sé. Le vesciche cominciavano già a seccarsi sulla sua pelle, i crateri purulenti si asciugavano, le sue ferite già si stavano chiudendo. Nel giro di una settimana era guarito.
21
Avrebbe preferito recarsi subito al sud, dove si potevano imparare le nuove tecniche di cui gli aveva parlato il vecchio. Ma naturalmente non c’era neppure da pensarci. Era pur sempre soltanto un apprendista, cioé un niente. In realtà, gli spiegò Baldini — dopo aver superato la gioia iniziale per la risurrezione di Grenouille — in realtà era ancora meno di un niente, perché un apprendista regolare doveva avere un’origine senza macchia, cioé esser nato da un matrimonio, avere una parentela adeguata al proprio rango e un contratto d’apprendistato, tutte cose che Grenouille non possedeva. Tuttavia se lui, Baldini, un giorno avesse voluto fornirgli un diploma di garzone, ciò sarebbe avvenuto soltanto in considerazione del talento non comune di Grenouille nonché di un suo comportamento futuro ineccepibile, e dell’infinita generosità sua, di Baldini, che mai riusciva a rinnegare anche se spesso ne aveva avuto danno.
Naturalmente per adempiere questa generosa promessa occorreva ancora un po’ di tempo, cioé tre anni giusti. In questo periodo Baldini, con l’aiuto di Grenouille, realizzò i suoi sogni ambiziosi. Fondò la manifattura in Faubourg Saint-Antoine, s’impose a corte con i suoi profumi esclusivi, ottenne il privilegio del re. I suoi raffinati prodotti aromatici furono venduti fino a Pietroburgo, a Palermo, a Copenaghen. Persino a Costantinopoli, dove sa Dio se non avevano essenze a sufficienza, si ricercava la nota pregna di muschio di uno dei suoi profumi. Negli uffici eleganti della City di Londra, come alla corte di Parma, aleggiava il profumo di Baldini, lo stesso avveniva nel castello di Varsavia e nel palazzetto del conte von Lippe-Detmold nel luogo medesimo. Dopo essersi già rassegnato a trascorrere la vecchiaia a Messina povero in canna, Baldini a settant’anni era diventato incontestabilmente il profumiere più importante d’Europa e uno dei cittadini più ricchi di Parigi.