La conferenza ebbe un enorme successo. Il dotto pubblico applaudì con passione il relatore e quindi sfilò sul podio sul quale si trovava Grenouille. Con la trascuratezza che aveva conservato e con le sue vecchie cicatrici e deformazioni, in effetti Grenouille aveva un’aria così impressionante e terribile che ognuno lo ritenne semiputrefatto e irrimediabilmente perduto, sebbene lui stesso si sentisse del tutto sano e in forze. Alcuni dei signori lo picchiettarono con le dita alla maniera degli specialisti, gli presero le misure, gli guardarono in bocca e negli occhi. Altri gli rivolsero la parola, s’informarono della sua vita nella caverna e della sua condizione attuale. Ma lui si attenne rigidamente a una disposizione impartitagli in precedenza dal marchese e rispose a simili domande soltanto con un rantolo forzato, facendo nel contempo con tutte e due le mani gesti d’impotenza in direzione della propria laringe, per far capire in tal modo che anche quella era stata rosa dal «fluidum letale Taillade».
Alla fine della manifestazione Taillade-Espinasse lo infagottò di nuovo e lo trasportò a casa nel sottotetto del suo palazzo. Là, in presenza di alcuni dottori selezionati della facoltà di medicina, lo chiuse nell’apparecchio di ventilazione ad aria vitale, una gabbia costruita con tavole d’abete rosso a tenuta stagna, la quale, per mezzo di un camino posto in alto, molto distante dal tetto, veniva inondata d’aria d’alta quota, priva del gas letale, e quest’aria poteva poi fuoriuscire tramite una valvola a farfalla di cuoio applicata sul pavimento. L’impianto era tenuto in funzione da una squadra di domestici, che giorno e notte sorvegliavano i ventilatori del camino affinché non si fermassero. E mentre Grenouille in tal modo era circondato da una corrente d’aria purificante continua, dalla porticina di una camera di compensazione costruita a fianco con doppie pareti gli somministravano cibi dietetici di provenienza distante dalla terra: brodo di piccioni, pasticcio di allodole, ragù di anitre catturate in volo, frutta in conserva proveniente da alberi, pane fatto con tipi di grano dalla crescita particolarmente alta, vino dei Pirenei, latte di camoscio e crema di spuma d’uovo di polli allevati nella soffitta del palazzo.
Questa cura combinata di disinfezione rivitalizzazione durò cinque giorni. Poi il marchese ordinò di fermare i ventilatori e portò Grenouille in un lavatoio, dove lo immersero per parecchie ore in bagni d’acqua piovana tiepida e infine lo lavarono da capo a piedi con sapone d’olio di noci proveniente dalla città di Potosí, sulle Ande. Gli tagliarono le unghie delle mani e dei piedi, gli pulirono i denti con calcare delle Dolomiti ridotto in polvere, lo rasarono, gli tagliarono i capelli, li pettinarono, li misero in piega e li incipriarono. Furono chiamati un sarto e un calzolaio, e Grenouille ricevette una camicia di seta con jabot bianco e ruches bianche ai polsini, calze di seta, giacca, pantaloni, panciotto di velluto blu e scarpe eleganti con fibbia di cuoio nero, la destra delle quali nascondeva abilmente la deformità del piede. Unicamente con le proprie mani, il marchese cosparse con bianchetto di talco il viso pieno di cicatrici di Grenouille, gli applicò il carminio sulle labbra e sulle guance e diede alle sue sopracciglia una curva veramente nobile con l’aiuto di una matita morbida di carbone di tiglio. Poi lo spruzzò col suo profumo personale, un aroma alla violetta molto semplice, fece qualche passo indietro e per lungo tempo non riuscì a esprimere la propria gioia in parole.
«Monsieur», cominciò a dire infine, «sono entusiasta di me stesso. Sono sconvolto dalla mia genialità. In verità non ho mai dubitato della giustezza della mia teoria fluidale, naturalmente, ma il trovarla così brillantemente confermata nella terapia pratica mi sconvolge. Lei era un animale, e io ne ho fatto un uomo. Un’impresa addirittura divina. Permetta che io sia commosso! Si avvicini a questo specchio, e si guardi! Per la prima volta in vita sua riconoscerà di essere un uomo; non un uomo particolarmente straordinario o comunque eccezionale, ma pur sempre un uomo più che discreto. Vada, Monsieur! Si guardi; e ammiri il miracolo che ho compiuto in lei!»
Era la prima volta che qualcuno chiamava Grenouille «Monsieur».
Si diresse verso lo specchio e vi guardò dentro. Fino allora non aveva mai guardato in uno specchio. Davanti a sé vide un signore in elegante abito blu, con camicia bianca e calze di seta, e si inchinò in modo del tutto istintivo, come sempre si era inchinato di fronte a simili signori eleganti. Ma anche il signore elegante s’inchinò, e mentre Grenouille si rialzava, il signore elegante fece la stessa cosa, e poi entrambi rimasero immobili a fissarsi.
Quello che sconcertò più di tutto Grenouille fu il fatto di avere un aspetto così incredibilmente normale. Il marchese aveva ragione; non era niente di speciale, non bello, ma neanche particolarmente brutto. Era un po’ piccolo di statura, il suo atteggiamento era un po’ goffo, il viso era poco espressivo: in breve, era come mille altri uomini. Se ora fosse sceso per strada, nessuno si sarebbe voltato a guardarlo. E neppure lui sarebbe stato colpito da qualcuno simile al suo attuale lui, se l’avesse incontrato. A meno che non si fosse accorto che questo qualcuno, a parte il profumo di violetta, non aveva odore, proprio come il signore dello specchio e lui stesso, che gli stava dinanzi.
E tuttavia, dieci giorni prima, i contadini erano ancora scappati via gridando alla sua vista. Allora non si era sentito diverso da adesso, e adesso, se chiudeva gli occhi, non si sentiva minimamente diverso da allora. Inspirò l’aria che saliva attorno al suo corpo e annusò il profumo scadente e il velluto e il cuoio incollato di fresco delle sue scarpe; annusò il tessuto di seta, la cipria, il belletto, l’aroma tenue del sapone di Potosí. E d’un tratto seppe che non erano stati il brodo di piccione e i miracoli della ventilazione a fare di lui un uomo normale, bensì soltanto un paio di vestiti, il taglio dei capelli e la piccola mascherata con i cosmetici.
Aprì gli occhi ammiccando e vide che Monsieur, nello specchio, gli ammiccava di rimando, e che sulle sue labbra rosso-carminio aleggiava un lieve sorriso, proprio come se avesse voluto segnalargli che non lo trovava del tutto antipatico. E anche Grenouille trovò che Monsieur nello specchio, quella figura inodore, mascherata e travestita da uomo, non era poi così male, per lo meno gli sembrò che essa potesse — se solo avessero perfezionato la sua maschera — fare al mondo esterno un effetto quale lui, Grenouille, non avrebbe mai pensato di poter fare. Fece un cenno alla figura, e mentre essa a sua volta rispondeva con un cenno, vide che di soppiatto dilatava le narici…
31
Il giorno seguente, mentre il marchese stava insegnandogli le pose, i gesti e i passi di danza indispensabili per l’imminente ingresso in società, Grenouille finse un capogiro e si lasciò cadere su un divano, apparentemente privo di forze e come se fosse minacciato da un soffocamento.
Il marchese era fuori di sé. Gridò per chiamare i servi, gridò che portassero ventagli e ventilatori mobili, e mentre i servi accorrevano, s’inginocchiò a fianco di Grenouille e gli fece vento col suo fazzoletto profumato alla violetta e lo scongiurò, lo implorò e lo supplicò in ogni modo di rimettersi in piedi, di non esalare l’anima in quel momento, ma, se era possibile, di aspettare a farlo ancora due giorni, perché altrimenti la sopravvivenza della teoria del «fluidum letale» sarebbe stata estremamente compromessa.