Выбрать главу

Grenouille era ritto sul podio e non ascoltava. Osservava con la massima attenzione l’effetto di un «fluidum» totalmente diverso, molto più reale: il proprio. Relativamente alle esigenze spaziali dell’aula, aveva messo una grossa quantità di profumo, e non appena era salito sul podio, l’aura del suo aroma si era irraggiata potentemente da lui. La vide — in effetti la vide proprio con i suoi occhi! — cogliere gli spettatori che sedevano in prima fila, diffondersi poi all’indietro e raggiungere infine le ultime file e la galleria. E chi ne era toccato — a Grenouille balzò il cuore in petto dalla gioia — si trasformava visibilmente. In balia del suo profumo, ma senza esserne consapevoli, gli uomini mutavano l’espressione del volto, l’atteggiamento, i sentimenti. Chi prima si era limitato a guardarlo a bocca aperta con grande stupore, ora lo guardava con occhi più miti; chi era stato immobile, appoggiato alla spalliera della sua sedia, con la fronte corrugata in atteggiamento critico e gli angoli della bocca significativamente all’ingiù, ora si sporgeva più liberamente in avanti con un’espressione rilassata da bambino; e persino nei volti degli ansiosi, degli spaventati, dei più sensibili, che avevano sopportato il suo precedente aspetto solo con orrore e sopportavano il suo aspetto attuale ancora con il dovuto scetticismo, apparivano tracce di cordialità, anzi di simpatia, quando il suo profumo li raggiungeva.

Alla fine della conferenza tutta l’assemblea si alzò e proruppe in frenetico giubilo. «Viva il ’fluidum vitale’! Viva Taillade-Espinasse! Viva la teoria fluidale! Abbasso la medicina ortodossa!» così gridavano i dotti di Montpellier, la città universitaria più importante del meridione francese, e il marchese de la Taillade-Espinasse visse l’ora più celebre della sua vita.

Ma Grenouille, quando scese dal podio e si mescolò tra la folla, sapeva che in realtà le ovazioni erano dirette a lui, soltanto a lui, Jean-Baptiste Grenouille, anche se nessuno di coloro che esultavano in sala lo sospettava.

34

Rimase ancora qualche settimana a Montpellier. Aveva raggiunto una certa fama ed era invitato nei salotti, dove lo interrogavano sulla sua vita nella caverna e sulla sua guarigione operata dal marchese. Doveva sempre raccontare la storia dei briganti che l’avevano rapito, e del cesto che gli veniva calato, e della scala. E ogni volta l’arricchiva splendidamente e aggiungeva nuovi dettagli. In tal modo riacquistò una certa abitudine al linguaggio — ovviamente molto limitata, perché con la lingua ebbe problemi per tutta la vita — e, cosa più importante, acquisì un’esperta pratica della menzogna.

In fondo, constatò, poteva raccontare alla gente ciò che voleva. Una volta che avevano preso confidenza con lui — e prendevano confidenza al primo respiro, perché inalavano il suo odore artificiale — credevano a qualsiasi cosa. Acquisì inoltre una certa sicurezza nei rapporti sociali, che non aveva mai posseduto. Si esprimeva persino nel suo fisico. Era come se fosse aumentato di statura. La sua gobba sembrava diminuita. Camminava quasi completamente dritto. E quando veniva apostrofato, non trasaliva più, ma restava dritto e fronteggiava gli sguardi rivolti a lui. Certo, in questo periodo non divenne un uomo di mondo, un idolo dei salotti o un brillantone in società. Ma in lui diminuì notevolmente quel tanto di compresso e di maldestro che aveva per dar luogo a un atteggiamento che fu interpretato come naturale modestia o tutt’al più come una lieve timidezza innata che suscitava commozione in molti signori e in più d’una signora: a quei tempi nei circoli mondani avevano un debole per la naturalezza e per una sorta di rozzo charme.

All’inizio di marzo prese le sue cose e se ne andò di nascosto, una mattina di buon’ora, non appena aprirono le porte della città, con indosso una modesta giacca marrone acquistata il giorno prima al mercato degli abiti usati e un cappello logoro, che gli nascondeva metà del viso. Nessuno lo riconobbe, nessuno lo vide o lo notò, perché quel giorno aveva rinunciato di proposito a mettersi il suo profumo. E quando il marchese verso mezzogiorno intraprese ricerche, le guardie giurarono e spergiurarono che in verità avevano visto gente di qualsiasi specie lasciare la città, ma non quel famoso uomo della caverna, che sicuramente avrebbe richiamato la loro attenzione. Di conseguenza il marchese fece sapere che Grenouille aveva lasciato Montpellier col suo consenso e si era recato a Parigi per questioni familiari. Ma in cuor suo si irritò terribilmente, perché si era proposto di intraprendere una tournée con Grenouille per tutto il regno, al fine di reclutare proseliti per la sua teoria fluidale.

Dopo qualche tempo si tranquillizzò di nuovo, perché la sua fama si diffuse anche senza tournée, quasi senza il suo intervento. Comparvero lunghi articoli sul «fluidum letale Taillade» nel Journal des Savans e persino nel Courier de l’Europe, e da lontano arrivarono pazienti mortalmente infetti per farsi guarire da lui. Nell’estate del 1764 fondò la prima Loggia del Fluidum Vitale, che a Montpellier contava centoventi membri, e fondò succursali a Marsiglia e a Lione. Poi decise di arrischiare il gran salto a Parigi, per poter conquistare da là tutto il mondo civilizzato alla sua dottrina, ma prima, per sostenere la sua campagna con la propaganda, volle compiere un’altra grande impresa fluidale, che mettesse in ombra la guarigione dell’uomo della caverna come pure tutti gli altri esperimenti, e all’inizio di dicembre si fece accompagnare da un gruppo di intrepidi adepti al Pic du Canigou, che si trovava sullo stesso meridiano di Parigi ed era considerato il monte più alto dei Pirenei. Quell’uomo sulla soglia dell’età senile voleva farsi portare sulla cima alta 2800 metri e là restare esposto tre settimane alla più pura, più fresca aria vitale, per poi, annunciò, ridiscendere la vigilia di Natale come un giovane arzillo di vent’anni.

Gli adepti rinunciarono già poco prima di Vernet, l’ultimo insediamento umano ai piedi della terribile montagna. Ma il marchese non si lasciò intimorire. Liberandosi dei vestiti nel freddo gelido ed emettendo alte grida di giubilo, cominciò la salita da solo. L’ultima cosa che videro di lui fu la sua silhouette che scompariva cantando nella tempesta di neve con le braccia estaticamente levate al cielo.

La vigilia di Natale i discepoli attesero invano il ritorno del marchese de la Taillade-Espinasse. Non tornò né vecchio né giovane. Anche all’inizio dell’estate dell’anno seguente, quando i più temerari si misero alla sua ricerca e scalarono la cima del Pic du Canigou ancora innevata, non si trovò più nulla di lui, non un capo di vestiario, non una parte del corpo, non un ossicino.