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L’anno precedente, al tempo dei delitti, non aveva ancora subito simili tentazioni funeste. Il fascino che a quell’epoca sua figlia aveva esercitato su di lui era stato — così almeno gli sembrava — un fascino ancora infantile. E anche per questo non aveva mai seriamente temuto che Laure potesse diventare vittima di quell’assassino che, com’era noto, non aggrediva né donne né bambine, ma esclusivamente adolescenti in età virginale. In verità aveva intensificato la sorveglianza della sua casa, aveva fatto mettere nuove inferriate alle finestre del piano terreno e incaricato la cameriera di dividere la stanza da letto con Laure. Ma era restio a mandarla via, come facevano i suoi parigrado con le loro figlie, anzi persino con tutta la loro famiglia. Trovava questo comportamento spregevole e indegno di un membro del Consiglio e secondo console che, pensava, per i suoi concittadini avrebbe dovuto essere un modello di pacatezza, di coraggio e d’inflessibilità. Inoltre era un uomo che non si lasciava dettare decisioni da altri, non da una folla in preda al panico e meno che mai da un solo cialtrone anonimo d’un assassino. E così per tutto quel terribile periodo era stato uno dei pochi in città a restare immune dalla febbre della paura e a serbare la mente fredda. Ma ora, stranamente, tutto cambiò. Cioè, mentre gli altri là fuori, come se avessero già impiccato l’assassino, festeggiavano la fine delle sue imprese e presto dimenticarono del tutto i tempi infausti, nel cuore di Antoine Richis si annidò la paura, come un orribile veleno. Per molto tempo non volle ammettere che era la paura che lo portava a differire viaggi a lunga scadenza, a lasciare la casa malvolentieri, ad abbreviare le visite e le sedute per poter rientrare presto. Si giustificava di fronte a se stesso adducendo un’indisposizione o un eccesso di lavoro, ammetteva anche di essere un po’ preoccupato, proprio come qualsiasi padre che ha una figlia in età da marito, una preoccupazione del tutto normale… La fama della bellezza di Laure non era forse di pubblico dominio? Non si allungavano già forse i colli, quando la domenica qualcuno l’accompagnava in chiesa? E certi membri del Consiglio non facevano già delle avance, a nome proprio o dei loro figli?…

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Poi, un giorno di marzo, Richis era seduto in salotto e osservava Laure passeggiare fuori in giardino: la ragazza indossava un abito blu su cui ricadevano i suoi capelli rossi, fiammeggianti alla luce del sole; Richis non l’aveva ancora mai vista così bella. La scorse sparire dietro una siepe. E poi attese un po’ più a lungo di quanto si era aspettato, forse soltanto il tempo di due battiti del cuore in più, prima che lei ricomparisse… e si spaventò a morte, perché in quei due istanti aveva pensato di averla persa per sempre.

Quella notte stessa si destò da un sogno terribile, del quale non riuscì più a ricordare il contenuto, ma sapeva che aveva a che fare con Laure, e si precipitò nella sua stanza, convinto che fosse morta, che giacesse nel letto assassinata, violentata, coi capelli tagliati… e la trovò incolume.

Tornò nella sua camera, bagnato di sudore e tremante di eccitazione, no, non d’eccitazione, bensì di paura, ora finalmente confessò a se stesso che era stato soltanto un attacco di paura e, mentre se lo confessava, la sua mente divenne lucida e tranquilla. Se doveva essere onesto, fin dall’inizio non aveva creduto alla scomunica del vescovo; né aveva creduto che l’assassino si fosse poi spostato a Grenoble; e neppure che avesse lasciato definitivamente la città. No, viveva sempre lì, tra i cittadini di Grasse, e un giorno o l’altro avrebbe colpito ancora. In agosto e in settembre Richis aveva visto alcune delle fanciulle assassinate. Quella vista l’aveva orripilato e affascinato a un tempo, doveva ammetterlo, perché tutte, e ognuna in modo molto particolare, erano di una notevole bellezza. Mai avrebbe pensato che a Grasse esistesse tanta bellezza nascosta. L’assassino gli aveva aperto gli occhi. L’assassino aveva un gusto squisito. E aveva un sistema. Non soltanto perché tutti i delitti erano eseguiti con la stessa tecnica metodica, ma anche la scelta delle vittime rivelava un proposito, per così dire, di pianificazione economica. In verità Richis non sapeva che cosa realmente volesse l’assassino dalle sue vittime, infatti non poteva certo averle depredate della loro cosa migliore, la bellezza e il fascino della loro giovinezza… oppure sì? Comunque gli pareva che l’assassino, per quanto assurdo potesse sembrare, non fosse uno spirito distruttivo, bensì un meticoloso collezionista. Vale a dire: immaginando — rifletteva Richis — tutte le vittime non più come singole creature, bensì come elementi di un principio superiore, e pensando in modo idealistico alle loro diverse qualità come fuse in un tutto unitario, ne derivava che l’immagine composta da simili pezzi di mosaico doveva essere l’immagine della bellezza per antonomasia, e il fascino che emanava da essa non era più di specie umana, bensì divina. (Come si vede, Richis era un uomo dalla mente illuminata, che non indietreggiava neppure di fronte a conclusioni blasfeme, e pur se pensava per categorie non olfattive, bensì ottiche, giungeva molto vicino alla verità.)

Ora, posto il caso — continuava a riflettere Richis — che l’assassino fosse un simile collezionista di bellezza e agisce per creare l’immagine della perfezione, foss’anche soltanto nella fantasia del suo cervello malato; posto inoltre che fosse un uomo di gusto sublime e con un metodo perfetto, come in effetti sembrava essere, non si poteva supporre che rinunciasse all’elemento più prezioso che esisteva sulla terra per completare quell’immagine, alla bellezza di Laure. Tutto il suo lavoro omicida fino a oggi non avrebbe avuto senso senza di lei. Lei era l’elemento conclusivo della sua costruzione.

Mentre formulava quest’orrendo pensiero, Richis era seduto sul suo letto in camicia da notte e si stupiva della propria calma. Non rabbrividiva e non tremava più. La paura indeterminata, che lo aveva tormentato per settimane, era scomparsa per dar luogo alla consapevolezza di un pericolo concreto: le intenzioni e le mire dell’assassino erano dirette con estrema chiarezza verso Laure, fin dall’inizio. E tutti gli altri assassinii erano stati accessori di quest’ultimo delitto, quello culminante. In verità lo scopo materiale dei delitti e comunque l’esistenza di un tale scopo restavano oscuri. Ma l’essenziale, cioé il metodo sistematico dell’assassino e il suo movente ideale, Richis l’aveva intuito. E quanto più vi rifletteva, tanto più gli piacevano entrambe le cose e tanto più cresceva la sua considerazione per l’assassino: una considerazione, certo, che subito riverberava come da un nitido specchio anche su di lui, perché comunque era stato lui, Richis, con la sua mente sottile e analitica, a scoprire i trucchi dell’avversario.