"No" disse Aenea. Salimmo in silenzio per vari minuti. Poi Aenea disse: "Con l’eccezione di mistici come Teilhard, quasi tutti i primi scienziati evoluzionisti stavano molto attenti a non pensare all’evoluzione in termini di ’mete’ o di ’fini’. Quella era religione, non scienza. Perfino l’idea di una direzione era anatema, per gli scienziati pre-Egira. Si poteva parlare solo in termini di ’tendenze’ evolutive, una sorta di vezzi statistici che continuavano a ripresentarsi".
"E allora?"
"E allora questo era il loro pregiudizio da miopi, proprio come il pregiudizio di Teilhard de Chardin era la sua fede. Ci sono realmente direzioni, nell’evoluzione."
"Come lo sai?" Non ero sicuro che avrebbe risposto.
Invece rispose subito. "Alcuni dei dati che vidi prima di nascere, tramite i collegamenti di mio padre col Nucleo. Le intelligenze autonome nel Nucleo hanno capito l’evoluzione umana per molti secoli, anche mentre gli esseri umani restavano nell’ignoranza. In quanto iper-iper-parassiti, le IA si evolvono solo verso un parassitismo superiore. Possono solo guardare le creature viventi e la loro curva evolutiva e assistere… o tentare di fermarla."
"In quali direzioni allora procede l’evoluzione? Verso una maggiore intelligenza? Verso una sorta di mente alveare divina?" Ero curioso di sapere come avrebbe spiegato la sua percezione di Leoni e Tigri e Orsi.
"Mente alveare… puah!" sbuffò Aenea. "Puoi concepire una cosa più noiosa o sgradevole?"
Rimasi zitto. Mi ero quasi convinto che proprio questa fosse la direzione dei suoi insegnamenti: apprendere il linguaggio dei morti e tutto il resto. Presi l’appunto mentale di ascoltare con maggiore attenzione, la prossima volta che avesse insegnato.
"Le cose interessanti nell’esperienza umana sono quasi tutte il risultato ottenuto da un individuo che prova, sperimenta, spiega e mette a disposizione di ciascuno" disse la mia giovane amica. "Una mente alveare sarebbe le antiche trasmissioni televisive oppure una vita al culmine della sfera dati: una idiozia collettiva."
"Va bene" dissi, ancora confuso. "Da quale parte si dirige allora l’evoluzione?"
"Verso altra vita" disse Aenea. "La vita gradisce la vita. È proprio così semplice. Ma, cosa più sorprendente, anche la non-vita gradisce la vita… e vuole entrarci."
"Non capisco."
Aenea annuì. "Nella Vecchia Terra pre-Egira, nel 1920, c’era un geologo di una nazione-stato detta Russia che capì questa faccenda. Si chiamava Vladimir Vernadsky e coniò il termine ’biosfera’ che, se le cose andranno come penso io, acquisterà presto nuovo significato per tutt’e due."
"Perché?"
"Capirai, amico mio" disse Aenea, toccandomi la mano. "Comunque, nel 1926 Vernadsky scrisse: ’Gli atomi, una volta attirati nel fiume di materia vivente, lo lasciano con difficoltà’."
Riflettei un momento su queste parole. Non avevo grande preparazione scientifica — le mie nozioni provenivano da nonna e dalla biblioteca di Taliesin — ma ci vedevo un certo senso.
"Il concetto fu espresso in maniera più scientifica dodici secoli fa, come legge di Dolio" continuò Aenea. "In sostanza, l’evoluzione non torna indietro. Eccezioni come la balena della Vecchia Terra, che tenta di tornare pesce dopo essere vissuta come mammifero terrestre, sono rare. La vita si muove in avanti, trova di continuo nuove nicchie da invadere."
"Già. Come quando l’uomo lasciò la Vecchia Terra nelle navi seminatrici e nei veicoli a propulsione Hawking."
"Non proprio. In primo luogo, abbiamo mosso prematuramente quel passo a causa del Nucleo e del fatto che la Vecchia Terra stava per morire per il buco nero nelle proprie viscere, sempre a causa del Nucleo. In secondo luogo, grazie alla propulsione Hawking potevamo balzare nel nostro braccio della galassia e trovare pianeti di tipo terrestre al livello più alto della scala Solmev, molti dei quali sono stati comunque terraformati e seminati con forme di vita della Vecchia Terra, a cominciare dai batteri del suolo e dai lombrichi, fino ad arrivare alle anatre che cacciavi nelle paludi di Hyperion."
Risposi con un cenno d’assenso, ma pensavo: in quale altro modo avremmo potuto fare, essendo una specie che si spostava nello spazio? Cosa c’è di male, nell’andare in luoghi che hanno una certa somiglianza con la patria, soprattutto quando la patria non è più lì per tornarci?
"C’è qualcosa di più interessante, nelle osservazioni di Vernadsky e nella legge di Dolio" disse Aenea.
"Cosa, ragazzina?" Pensavo ancora alle anatre.
"La vita non si ritira."
"Come mai?" Appena fatta la domanda, capii.
"Proprio così" disse Aenea, accorgendosi che avevo capito. "Appena la vita ha un appiglio da qualche parte, si ferma. Fai un nome a caso: gelo artico, i deserti ghiacciati del Vecchio Marte, sorgenti d’acqua bollente, una parete rocciosa a picco come qui su T’ien Shan, perfino nei programmi delle intelligenze autonome… Una volta che la vita infila il suo proverbiale piede nella porta di casa, vi resta per sempre."
"E quali sono le implicazioni?"
"Solo questa: lasciata ai propri progetti, che sono progetti intelligenti, la vita riempirà un giorno l’universo. Una galassia verde, per cominciare, e poi via negli ammassi stellari e nelle galassie vicine."
"Un pensiero che mette a disagio."
Aenea si fermò a guardarmi. "Perché, Raul? A me pare un pensiero bellissimo."
"Pianeti verdi ne ho visti. Un’atmosfera verde riesco a immaginarla, ma è irreale."
Aenea sorrise. "Non devono essere solo piante. La vita si adatta: uccelli, uomini e donne in macchine volanti, tu e io in parapendio, persone adattate per volare…"
"Questo non è ancora avvenuto. Ma volevo dire un’altra cosa: ecco, avere una galassia verde, persone e animali e…"
"E macchine viventi" disse Aenea. "E androidi, vita artificiale in migliaia di forme…"
"Già, persone, animali, macchine, androidi, quant’altro, dovrebbero adattarsi allo spazio… non vedo come…"
"Noi lo vediamo. E molti lo vedranno, fra poco." Terminammo altri trecento gradini e ci fermammo a prendere fiato.
"Nel processo evolutivo ci sono altre direzioni di cui non abbiamo parlato?" dissi, mentre riprendevamo la salita.
"Diversità e complessità crescenti" rispose Aenea. "Per secoli gli scienziati hanno discusso su queste direzioni, ma non c’è dubbio che l’evoluzione favorisca, alla lunga, tutt’e due questi attributi. E dei due, la diversità è il più importante."
"Perché?" Di sicuro cominciavo a stufarla, con i miei continui perché. Alle mie stesse orecchie parevo un bambino di tre anni.
"Gli scienziati hanno sempre pensato che i progetti evolutivi di base continuano a moltiplicarsi" disse Aenea. "Si chiama disparità. Ma saltò fuori che non era questo il caso. La varietà nei piani di base tende a decrescere, mentre il potenziale antientropico della vita, ossia l’evoluzione, aumenta. Guarda per esempio tutti gli orfani della Vecchia Terra: stesso DNA di base, ovviamente, ma anche stessi piani di base, evoluti da forme con viscere tubolari, simmetria radiale, occhi, bocca per nutrirsi, due sessi, proprio dallo stesso stampo."
"Non hai appena detto che la diversità è importante?"
"Ed è importante. Ma diversità e disparità del piano di base non sono la stessa cosa. Appena l’evoluzione ha un buon piano di base, tende a gettare via le varianti e a concentrarsi nella quasi infinita diversità all’interno di quel piano: migliaia… decine di migliaia… di specie correlate."
"Le trìlobiti." Cominciavo a capire.
"Sì" disse Aenea. "E quando…"
"Scarafaggi. Tutte le maledette specie di scarafaggi."