Выбрать главу

Aenea: Deve proprio saperlo, colonnello? Non c’è peggiore inferno che conoscere gli esatti particolari del proprio…

Fedmahn Kassad (piano): Del proprio futuro? Della propria morte? Lo so, Aenea, figlia della mia amica Brawne Lamia. So che hai portato con te queste terribili certezze e visioni fin da prima della nascita, fin dai giorni in cui tua madre e io attraversammo i mari e le montagne di Hyperion verso quello che ritenevamo il nostro destino con lo Shrike. So che è stato molto difficile per te, Aenea, mia giovane amica… più difficile di quanto chiunque di noi qui possa immaginare. Nessuno di noi sarebbe potuto nascere con un simile fardello.

Ma voglio sapere comunque questa parte del mio destino. E credo che i miei anni di servizio alla causa di questa battaglia, anni passati e anni ancora da venire, mi abbiano fatto guadagnare il diritto a una risposta.

Lo Shrike si basa sulla personalità di un ben preciso guerriero umano?

Aenea: Sì.

Fedmahn Kassad: La mia? Dopo la mia morte in battaglia, elementi del Nucleo… o altri poteri… incorporeranno la mia volontà, la mia anima, la mia personalità, in quel… mostro… e la manderanno indietro nel tempo mediante il Monolito di Cristallo?

Aenea: Sì, colonnello. Alcune parti della sua personalità, ma solo alcune parti, saranno incorporate nel manufatto vivente chiamato Shrike.

Fedmahn Kassad (ridendo): Ma posso anche vivere per vincerlo in battaglia?

Aenea: Sì.

Fedmahn Kassad (ridendo più forte, ora, con tono che suona sincero, non forzato): Per Dio… per il volere di Allah… se l’universo ha un’anima, è l’anima dell’ironia! Uccido il mio nemico, gli mangio il cuore e quel nemico diviene me… e io divengo lui. (Seguono vari altri minuti di silenzio. Vedo che la nave-albero Yggdrasill si è girata e che ci avviciniamo di nuovo alla grande curvatura della biosfera Albero Stella.)

Rachel Weintraub: Amica Aenea, amata maestra, negli anni in cui ti ho ascoltato insegnare e ho imparato da te, sono stata tormentata da un grande mistero.

Aenea: Quale, Rachel?

Rachel Weintraub: Nel Vuoto che lega tu hai udito le voci degli Altri, le specie senzienti al di là del nostro spaziotempo, le cui memorie e personalità risuonano nell’ambiente del Vuoto. Con la comunione col tuo sangue, alcuni di noi hanno appreso a udire il bisbiglio dell’eco di quelle voci… Leoni e Tigri e Orsi, alcuni li chiamano.

Aenea: Tu sei una dei miei migliori studenti, Rachel. Un giorno udrai chiaramente quelle voci. E imparerai a sentire la musica delle sfere e a muovere quel primo passo.

Rachel Weintraub (scuotendo la testa): La mia domanda non è questa, amica Aenea. Il mistero per me è la presenza nello spazio umano di uno o più osservatori inviati da quegli… Altri… quei Leoni e Tigri e Orsi… a studiare la specie umana e a fare rapporto a quelle specie lontane. La presenza di un osservatore… o di osservatori… è reale?

Aenea: Sì.

Rachel Weintraub: E gli osservatori sono in grado di assumere la forma di un essere umano o di un Ouster o di un templare?

Aenea: L’osservatore o gli osservatori non sono in grado di cambiare forma, Rachel. Hanno scelto di venire fra noi in una sorta di forma umana, è vero… un po’ come mio padre era umano ma cìbrido per nascita.

Rachel Weintraub: E questi osservatori ci osservano da secoli?

Aenea: Sì.

Rachel Weintraub: Uno di questi osservatori… è qui con noi, oggi, su questa nave-albero o a questo tavolo?

Aenea (esita): Rachel, è meglio che non dica altro, per il momento. Ci sono coloro che ucciderebbero all’istante un simile osservatore, per proteggere la Pax o per difendere ciò che ritengono significhi essere "umano". Anche solo ammetterne l’esistenza mette in grande pericolo quell’entità. Mi spiace… Ti prometto che questo… questo mistero… sarà svelato in un futuro non troppo lontano e che sarà rivelata l’identità dell’osservatore o degli osservatori. Non da me, ma da lui o da loro stessi.

Vera Voce dell’Albero Ket Rosteen: Fratelli nel Muir, rispettati alleati Ouster, onorati ospiti umani, amati amici senzienti, riverita maestra, termineremo questa discussione in un altro momento e in un altro luogo. Ritengo che nessuno abbia obiezioni alla richiesta della signora Aenea di andare sulla nave-albero Yggdrasill nello spazio della Pax fra tre giorni standard. Mi auguro quindi che, con fortuna e coraggio, così si compiano le antiche profezie templari dell’Albero della Sofferenza e del tempo della redenzione finale per tutti i figli della Vecchia Terra.

Ora proseguiremo il pranzo e parleremo di altro. La seduta ufficiale è aggiornata: ciò che rimane del nostro breve viaggio sia quindi amichevole conversazione, buon cibo e il sacramento di vero caffè cresciuto da baccelli raccolti sulla Vecchia Terra, nostra patria comune, la buona Terra.

La seduta è aggiornata. Ho detto.

Più tardi quella sera, nella calda luce del nostro cantuccio privato, Aenea e io facemmo l’amore, parlammo di cose personali e consumammo uno spuntino notturno, vino, formaggio di zigocapra e pane fresco.

Aenea era andata per un attimo allo scomparto cucina; tornò con due bulbi di cristallo pieni di vino. Me ne offrì: «Tieni, Raul, amore mio… prendi e bevi».

«Grazie» dissi, senza riflettere, e cominciai a portarmi il bulbo alle labbra. Poi mi bloccai. «È… ci hai messo…»

«Sì» disse Aenea. «La comunione che per te ho rimandato così a lungo. Ora è a tua disposizione, se decidi di bere. Ma non sei obbligato, amore mio. Ciò che provo per te non cambierà, anche se non berrai.»

Guardandola negli occhi, bevvi fino all’ultima goccia. Sapeva solo di vino.

Aenea si era messa a piangere. Scostò la testa, ma avevo già visto le lacrime nei suoi magnifici occhi neri. La strinsi nelle mie braccia e insieme galleggiammo nella luce calda come un grembo.

«Ragazzina?» mormorai. «Cosa c’è?»

Sentivo un peso sul cuore, mi domandavo se lei pensasse all’altro uomo nel suo passato, al matrimonio, al figlio… Il vino mi aveva intontito e un po’ nauseato. O forse non era colpa del vino.

Aenea scosse la testa. «Ti amo, Raul.»

«Ti amo, Aenea.»

Mi baciò sul collo, si aggrappò a me. «Per ciò che hai appena fatto, per me, in nome mio, ti daranno la caccia e ti perseguiteranno…»

Ridacchiai controvoglia. «Ehi, ragazzina, mi hanno dato la caccia e mi hanno perseguitato dal giorno che volammo insieme sul tappeto Hawking per fuggire dalla valle delle Tombe del Tempo. Non c’è niente di nuovo. Se la Pax smettesse di darci la caccia, mi sentirei sperso.»

Aenea non sorrise. Sentii le sue lacrime contro la gola e il petto, mentre lei mi stringeva più forte. «Sarai il primo fra coloro che mi seguono, Raul» disse Aenea. «Sarai il capo carismatico, nei decenni e decenni di lotta che verranno. Sarai rispettato e odiato, ubbidito e disprezzato… di te vorranno fare un dio, amore.»

«Stronzate» mormorai fra i capelli della mia amata. «Sai che non sono un capo, ragazzina. Non ho fatto niente, a parte seguirti, in tutti gli anni da quando ci conosciamo. Diavolo… passo la maggior parte del tempo solo a cercare di starti dietro.»

Aenea alzò il viso e mi guardò negli occhi. «Prima ancora che io nascessi, Raul Endymion, tu eri già il mio prescelto. Quando cadrò, continuerai per noi. Tutt’e due dobbiamo vivere tramite te…»