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«La lenta, duplice eclisse di sole causata dalle due lune del pianeta» mi spiegò in un bisbiglio Dem Loa. «Dura diciannove minuti esatti. La ragione primaria per cui abbiamo scelto questo pianeta.»

«Ah» dissi. Non capivo, ma non mi pareva una cosa importante, al momento. «I militari della Pax hanno dei sensori per scoprire buchi da cecchino come questo» bisbigliai alla donna che mi precedeva. «Hanno radar di profondità per frugare attraverso la solida roccia. Hanno…»

«Sì, sì» intervenne Alem, alle mie spalle. «Ma per qualche minuto saranno trattenuti dal sindaco e dagli altri.»

«Il sindaco?» ripetei come uno sciocco. Mi reggevo ancora a stento sulle gambe, per i due giorni di letto e di sofferenza. Avevo male alla schiena e al basso ventre, ma era un dolore secondario, irrilevante, a paragone di ciò che avevo passato (e di ciò che era passato dentro di me) nell’ultimo paio di giorni.

«Il sindaco sta contestando il diritto della Pax a fare perquisizioni» bisbigliò Dem Ria. Il passaggio si allargò e proseguì, dritto, per almeno cento metri. Oltrepassammo due passaggi trasversali. Non era una via di scampo, era una maledetta catacomba. «La Pax riconosce l’autorità del sindaco a Chiusa Childe Lamonde» bisbigliò Dem Ria. Le vesti di seta azzurra dei cinque membri della famiglia frusciavano contro l’arenaria, mentre percorrevamo rapidamente il passaggio. «Abbiamo ancora leggi e tribunali, su Vitus-Gray-Balianus B, perciò alla Pax non sono concessi diritti illimitati di perquisizione e di arresto.»

«Ma quelli si faranno dare il permesso da qualsiasi autorità sia preposta» replicai, correndo per tenere il passo. Giungemmo a un altro incrocio e girammo a destra.

«Alla fine, sì» disse Dem Loa. «Ma ora le vie di Chiusa Childe Lamonde sono piene di tutti i colori dell’elemento locale dell’Elica, rossi, bianchi, verdi, gialli, ebano, migliaia di persone del nostro villaggio. E molte altre giungono da Chiuse vicine. Nessuno rivelerà in quale casa eri tenuto. Padre Clifton è stato attirato con un pretesto lontano dal villaggio, così non sarà di aiuto alla polizia della Pax. La dottoressa Molina è stata trattenuta a Keroa Tambat da alcuni di noi e al momento non può mettersi in contatto con i suoi superiori. E il lusiano dormirà almeno per un’altra ora. Da questa parte.»

Girammo a sinistra in un passaggio più ampio, ci fermammo alla prima porta che trovammo, aspettammo che Dem Ria azionasse il lucchetto palmare e passammo in un ampio locale pieno d’echi scavato nella roccia. Ci trovammo in cima a una scala metallica che dava su quello che pareva un garage sotterraneo: cinque o sei veicoli lunghi e sottili, con grosse ruote sproporzionate, parafanghi posteriori, vele e pedali raggruppati per colori primari. Quegli aggeggi parevano carrozze a quattro ruote, con sedile scoperto; si reggevano su sospensioni molto sottili, erano chiaramente spinti dal vento e dai muscoli, avevano rivestimenti di legno, di tessuto polimero serico e brillante, di perspex.

«Eolocicli» disse Ces Ambre.

Alcune persone, uomini e donne, in vesti verde smeraldo e alti stivali, preparavano per la partenza tre di quei veicoli. In fondo al cassone di uno di essi era legato il mio kayak.

Dem Loa e gli altri cominciarono a scendere la scaletta metallica, ma io rimasi fermo in cima. Il mio arresto fu così improvviso che il povero Bin e Ces Ambre rischiarono di urtarmi.

«Cosa c’è?» disse Alem Mikail.

Mi ero infilato nella cintura la pistola a fléchettes e ora allargai le braccia. «Perché vi prendete tanto disturbo? Perché tutti mi aiutano? Cosa succede?»

Dem Ria risalì di un gradino e si appoggiò alla ringhiera. Aveva occhi luminosi come quelli della figlia. «Se ti prendono, Raul Endymion, ti uccidono.»

«Come lo sai?» Non avevo alzato la voce, ma l’acustica del garage sotterraneo era tale che uomini e donne in verde alzarono gli occhi verso di noi.

«Hai parlato nel sonno» disse Dem Loa.

Piegai di lato la testa, senza capire. Avevo sognato la conversazione con Aenea. Che cosa poteva significare, per quelle persone?

Dem Ria risalì di un altro gradino e mi toccò il polso. «La Spettroelica di Amoiete ha profetizzato quella donna, Raul Endymion. Quella Aenea. Noi la chiamiamo Colei che insegna.»

Mi venne la pelle d’oca, in quel momento, nella livida luce dei fotoglobi di quel posto sotterraneo. Il vecchio poeta, zio Martin, aveva parlato della mia giovane amica come di un messia, ma il suo cinismo filtrava in tutto ciò che diceva o faceva. La comunità di Taliesin West aveva rispettato Aenea, ma come potevo credere che quella energica ragazza di sedici anni fosse davvero una Figura storica mondiale? Pareva inverosimile. Inoltre, Aenea e io ne avevamo parlato nella vita reale e nei miei sogni sotto ultramorfina, però, oddio, mi trovavo in un pianeta distante decine e decine di anni luce da Hyperion e un’eternità dalla Piccola Nube di Magellano dove era nascosta la Vecchia Terra. Come facevano, quelle persone, a…

«Quando compose la sinfonia Elica, Halpul Amoiete sapeva di Colei che insegna» disse Dem Loa. «Tutta la gente dello Spettro discende da ceppo empatico. L’Elica era ed è un modo di raffinare la capacità empatica.»

Scossi la testa. «Mi spiace, non capisco…»

«Per favore, Raul Endymion, cerca di capire almeno questo» disse Dem Ria, stringendomi il polso quasi dolorosamente. «Se non scappi da qui, la Pax avrà il tuo corpo e la tua anima. E Colei che insegna ha bisogno di tutt’e due queste cose.»

Fissai a occhi socchiusi Dem Ria, pensando che scherzasse. Ma il suo viso piacevole e liscio era serio, deciso.

«Per favore» disse il piccolo Bin, posando la manina sulla mia e tirandomi. «Per favore, Raul, fai presto.»

Scesi in fretta la scala. Un uomo in verde mi diede una veste rossa. Alem Mikail mi aiutò a indossarla sopra i vestiti. Con una decina di rapidi colpi mi sistemò il burnus rosso e il cappuccio: non sarei mai stato capace di avvolgerlo correttamente. Mi accorsi con sorpresa che l’intera famiglia, le due donne, Ces Ambre e il piccolo Bin, si era tolta le vesti azzurre e indossava vesti rosse. Capii allora di essermi sbagliato a pensare che assomigliassero ai lusiani: anche se erano di statura inferiore alla media della Pax e avevano grande muscolatura, erano perfettamente proporzionati. Gli adulti non avevano peli, né in testa né altrove. La cosa rendeva più attraente il loro corpo compatto, perfettamente intonato.

Distolsi lo sguardo, rendendomi conto d’essere arrossito. Ces Ambre si mise a ridere e mi diede di gomito. Adesso eravamo tutti in rosso. Alem Mikail fu l’ultimo a vestirsi. Una sola occhiata al suo torace muscoloso mi disse che non avrei resistito quindici secondi in un combattimento contro di lui, anche se era più basso di me. Ma non avrei resistito trenta secondi neanche contro Dem Loa o Dem Ria.

Porsi ad Alem Mikail la pistola a fléchettes, ma lui mi fece segno di tenerla e mi mostrò come infilarla in una delle fasce del burnus. Pensai che, come armi, nello zaino non avevo molto, un coltello da caccia navajo e la piccola torcia laser, e lo ringraziai con un cenno.

Fui spinto, con le donne e i bambini, in fondo al cassone dell’eolociclo che già conteneva il mio kayak; un telone rosso fu teso sui montanti, sopra di noi. Fummo costretti ad accovacciarci, perché un secondo strato di tessuto, alcune assi di legno e varie casse e barili furono sistemati intorno a noi e sopra di noi. Riuscivo appena a scorgere un barlume di luce fra la sponda ribaltabile e la copertura del cassone. Ascoltai il rumore di passi sulla pietra, quando Alem salì davanti e si sistemò su una delle due selle a pedali. Sentii anche uno degli altri uomini, adesso in rosso pure loro, unirsi a lui sul sellino da ciclista dall’altro lato della barra centrale.

Con l’albero maestro ancora abbassato su di noi e le vele di stoffa terzarolate, cominciammo a risalire un lungo piano inclinato che portava fuori del garage.

«Dove andiamo?» bisbigliai a Dem Ria, distesa accanto a me. Il legno profumava di cedro.

«L’arcata teleporter a valle del canale» mi rispose in un bisbiglio.