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Kenzo Isozaki alzò gli occhi e incrociò lo sguardo severo dell’altro. «Sì, consigliere» replicò. «Se il Nucleo esisteva ancora, era di estrema importanza che io, che la Pax Mercatoria, prendesse contatto personale. Il virus telotattista era programmato per autodistruggersi se individuato dai programmi antivirus della Pax e per inocularsi solo se avesse ricevuto una inconfondibile risposta del Nucleo.»

Il consigliere Albedo si mise a ridere. «Il vostro virus telotattista IA era discreto come il metaforico stronzo nella proverbiale coppa da ponce, Isozaki-san.»

Il PFE della Pax Mercatoria batté le palpebre, sorpreso da tanta grossolanità.

Albedo si lasciò cadere nella cuccetta d’accelerazione, si stiracchiò e disse: «Si sieda, amico mio. Si è dato un gran daffare per trovarci. Ha rischiato la tortura, la scomunica, la condanna alla vera morte e la perdita del posto riservato nel parcheggio degli skimmer del Vaticano. Voleva parlare? Parli».

Preso per un attimo in contropiede, Isozaki cercò un’altra superficie su cui sedersi. Si accomodò su una zona sgombra del quadro per i grafici di rotta. Detestava l’assenza di gravità e quindi aveva modificato il rozzo campo di contenimento interno in modo che mantenesse nel grillo un differenziale di 1 g simulato, ma l’effetto era piuttosto discontinuo e lui si sentiva sempre sull’orlo della vertigine. Ora trasse un profondo respiro e raccolse le idee.

«Voi servite il Vaticano…» cominciò.

Albedo lo interruppe subito. «Il Nucleo non serve nessuno, uomo della Pax Mercatoria.»

Isozaki trasse un altro respiro e ricominciò: «I vostri interessi e quelli del Vaticano si sono sovrapposti al punto che il TecnoNucleo fornisce consulenza e tecnologia vitali alla sopravvivenza della Pax…».

Il consigliere Albedo sorrise e aspettò che l’altro proseguisse.

Pensando: "Per ciò che dirò adesso, Sua Santità mi darà in pasto al Grande Inquisitore e sarò sulla ruota della tortura per cento vite", Isozaki disse: «Alcuni di noi nel consiglio esecutivo della Lega pancapitalista delle organizzazioni commerciali transtellari cattoliche indipendenti hanno la sensazione che gli interessi della Lega e quelli del TecnoNucleo abbiamo maggiori punti in comune degli interessi del Nucleo e del Vaticano. Riteniamo che una… indagine di queste mete comuni e di questi interessi vada a beneficio di tutt’e due le parti».

Il consigliere Albedo sorrise, mettendo in mostra la perfetta dentatura, senza fare commenti.

Con l’impressione di sentire intorno al collo la scabrosità del cappio di canapa in cui si infilava da solo, Isozaki disse: «Per quasi tre secoli le autorità civili della Chiesa e della Pax hanno sostenuto ufficialmente che il TecnoNucleo era stato distrutto nella Caduta dei teleporter. Nei pianeti dello spazio della Pax, milioni di persone vicine al potere sono al corrente delle voci riguardanti la sopravvivenza del Nucleo…».

«C’è molta esagerazione nelle voci sulla nostra morte» ammise il consigliere Albedo. «E allora?»

«Allora, con la piena consapevolezza che questa alleanza fra personalità del Nucleo e il Vaticano è stata vantaggiosa a tutt’e due le parti, consigliere, la Lega avrebbe il piacere di suggerire modi in cui una simile alleanza diretta con la nostra organizzazione commerciale porterebbe benefici più immediati e più tangibili alla vostra… società.»

«Suggerisca pure, Isozaki-san» disse Albedo, allungandosi contro lo schienale del sediolo di pilotaggio.

«Primo» disse Isozaki, con voce ora più ferma «la Pax Mercatoria si espande in modi che nessuna organizzazione religiosa può auspicare per sé, per quanto possa essere gerarchica o universalmente accettata. Il capitalismo riacquista potere in tutta la Pax. È il vero collante che tiene insieme le centinaia di pianeti.»

Prese fiato. «Secondo, la Chiesa continua a portare avanti la sua infinita guerra con gli Ouster e con elementi ribelli all’interno della sfera di influenza della Pax. La Pax Mercatoria considera simili conflitti uno spreco di energia e di preziose risorse umane e materiali. Cosa ancora più importante, questo spreco coinvolge il TecnoNucleo in litigi umani che non possono assecondare gli interessi del Nucleo né far avanzare i suoi progetti.»

Esitò brevemente. «Terzo, mentre la Chiesa e la Pax utilizzano tecnologie chiaramente derivate dal TecnoNucleo come il motore Gideon e le culle di risurrezione, la Chiesa non dà al TecnoNucleo alcun credito per queste invenzioni. In realtà la Chiesa presenta ancora il Nucleo come un nemico dei suoi miliardi di fedeli, dipinge le entità del Nucleo come se fossero state distrutte perché erano in lega col demonio. La Pax Mercatoria può fare a meno di simili pregiudizi e artifici. Se dopo l’alleanza con noi, il Nucleo decidesse di continuare a tenersi nascosto, onoreremmo tale politica, sempre disponibili a presentare il Nucleo come visibile e apprezzato socio, quando e se prendeste questa decisione. Nel frattempo, tuttavia, la Lega si muoverebbe per porre fine, una volta per tutte, alla demonizzazione del TecnoNucleo nella storia, nelle consuetudini e nella mente degli esseri umani in qualsiasi punto dello spazio.»

Il consigliere Albedo parve riflettere. Per qualche istante guardò dall’oblò il movimento del piccolo asteroide. Poi disse: «Così ci renderete ricchi e per giunta rispettabili?».

Kenzo Isozaki non rispose. Intuiva che il suo futuro personale e l’equilibrio del potere nello spazio dell’uomo era appeso a un filo. Non riusciva a interpretare l’espressione di Albedo: il sarcasmo del cìbrido poteva anche essere il preludio a un negoziato.

«Cosa ce ne faremmo, della Chiesa?» domandò Albedo. «Dopo più di due secoli e mezzo di silenziosa associazione?»

Con uno sforzo di volontà, Isozaki calmò di nuovo i battiti del suo cuore. «Non desideriamo interrompere qualsiasi relazione che il Nucleo trovi utile o vantaggiosa» disse piano. «In quanto gente d’affari, noi della Lega riconosciamo i limiti di qualsiasi società interstellare basata sulla religione. Dogma e gerarchia sono tipici di simili strutture, sono anzi le strutture di ogni teocrazia. Come gente d’affari consacrata al comune profitto nostro e dei nostri associati, vediamo modi in cui un secondo livello di cooperazione tra il Nucleo e la specie umana, per quanto segreto o limitato, dovrebbe essere e sarebbe vantaggioso a tutt’e due le parti.»

Il consigliere Albedo annuì. «Isozaki-san, ricorda quando nel suo ufficio privato nel toroide lei chiese alla sua collega Anna Pelli Cognani di spogliarsi?»

Isozaki mantenne un’espressione neutra, ma solo col massimo sforzo di volontà. Scoprire che il Nucleo guardava nel suo ufficio privato e registrava ogni transazione, gli gelò letteralmente il sangue.

«Quel giorno la sua collega le domandò perché avevamo aiutato la Chiesa a perfezionare il crucimorfo» continuò Albedo. «"A quale scopo?" mi pare avesse detto. "Dov’è il guadagno del Nucleo?"»

Isozaki osservò l’uomo in grigio e più che mai provò l’impressione di essere chiuso nel piccolo grillo in compagnia di un cobra che si fosse rizzato e avesse dilatato il collo.

«Ha mai avuto un cane, Isozaki-san?» domandò Albedo.

Pensando ancora ai cobra, il PFE della Pax Mercatoria rimase perplesso e fissò il suo interlocutore. «Un cane?» ripeté dopo qualche istante. «No, non ne ho mai avuti. I cani non erano molto diffusi sul mio pianeta natale.»

«Ah, già» disse Albedo, mostrando di nuovo la candida, perfetta dentatura. «Nella sua isola, gli animali da compagnia erano gli squali. Mi pare che lei, a sei anni standard, avesse un giovane squalo e cercasse di addomesticarlo. L’aveva chiamato Keigo, se non sbaglio.»

Isozaki non sarebbe riuscito a spiccicare una parola nemmeno se da quella fosse dipesa la sua stessa vita in quell’istante.

«E come impediva al giovane squalo di mangiarsi il padroncino, quando nuotavate insieme nella laguna di Shioko, Isozaki-san?»

Dopo alcuni tentativi, Isozaki riuscì a dire: «Collare».