Padre Farrell fece notare che tutte le otto le navi torcia della task force sistema Marte si trovavano in un raggio di cinquecento chilometri dalla Jibriclass="underline" un raggruppamento difensivo molto serrato, secondo gli standard spaziali. Il Grande Inquisitore capì che c’era in ballo qualcosa di serio.
La navetta del cardinale Mustafa fu la prima ad attraccare; Wolmak incontrò il Grande Inquisitore e il suo gruppo nell’anticamera del portello stagno. Il campo di contenimento interno forniva la gravità.
«Mi scuso per avere interrotto la sua inquisizione, eccellenza» cominciò il capitano Wolmak.
«Lasci perdere le scuse» disse il cardinale Mustafa, togliendosi granelli di sabbia dalle pieghe della tonaca. «Cosa c’è di così importante, capitano?»
Wolmak lanciò un’occhiata all’entourage che usciva dalla camera stagna alle spalle del Grande Inquisitore: padre Farrell, naturalmente, e poi il comandante della sicurezza, Browning, tre aiutanti del Sant’Uffizio, il sergente dei marines Nell Kasner, il cappellano di risurrezione vescovo Erdle, il maggiore Piet, ex comandante delle forze terrestri che il cardinale Mustafa aveva fatto esentare dal servizio del governatore Clare Palo.
Il Grande Inquisitore notò l’esitazione del capitano Wolmak. «Parli pure liberamente, capitano. Tutti in questo gruppo hanno il permesso del Sant’Uffizio.»
Wolmak annuì. «Eccellenza, abbiamo trovato la nave.»
Il cardinale Mustafa lo fissò, senza capire.
«Il cargo pesante che lasciò l’orbita di Marte il giorno del massacro, eccellenza» spiegò il capitano Wolmak. «Sapevamo che quel giorno le navette avevano un appuntamento spaziale con una nave.»
«Ma avevamo supposto che la nave si fosse già allontanata da tempo… che fosse traslata nel sistema al quale era diretta.»
«Sissignore. Però, nell’improbabile caso che la nave non fosse mai entrata in C-più, ho ordinato alle navette di fare una ricerca nel sistema planetario. Abbiamo trovato il cargo nella fascia degli asteroidi.»
«Era quella la destinazione?» domandò il cardinale Mustafa.
Il capitano scosse la testa. «Non credo, eccellenza. Il cargo è freddo e morto. Gira nello spazio. Non mostra segno di vita, non ha niente di acceso, neppure il propulsore a fusione.»
«Ma è davvero un cargo interstellare?» domandò padre Farrell.
Il capitano Wolmak si girò dalla sua parte. «Sì, padre» rispose. «Si tratta dell’astronave mercantile di Sua Santità Saigon Maru. Un cargo che stazza tre milioni di tonnellate, adibito al trasporto di minerale grezzo e di carico misto, in servizio fin dai tempi dell’Egemonia.»
«La Pax Mercatoria» mormorò il Grande Inquisitore.
«In origine, eccellenza» disse Wolmak, cupo. «Secondo i nostri dati, otto anni standard fa l’APM Saigon Maru è stata eliminata dalla flotta della Pax Mercatoria e mandata in rottamazione.»
Il cardinale Mustafa e padre Farrell si scambiarono un’occhiata.
«È già salito a bordo della nave, capitano?» domandò il comandante Browning.
«No» rispose il capitano Wolmak. «Viste le implicazioni politiche, ho ritenuto più opportuno che sua eccellenza fosse qui e autorizzasse la perquisizione.»
«Molto bene» disse il Grande Inquisitore.
«Inoltre» proseguì il capitano Wolmak «volevo prima a bordo l’intero complemento di marines e di guardie svizzere.»
«Perché, signore?» domandò il maggiore Piet. La sua uniforme pareva sformata, sopra l’ingessatura.
«Qualcosa non quadra» disse il capitano Wolmak, guardando il maggiore Piet e poi il Grande Inquisitore. «Non quadra proprio.»
A più di duecento anni luce da Marte, la task force Gedeone completava il compito di distruggere Lucifero.
Il settimo e ultimo sistema Ouster bersaglio della spedizione punitiva fu il più difficile da eliminare. Il sistema aveva al centro una stella gialla tipo G, con sei pianeti, due dei quali abitabili anche senza preventivo terraforming, e brulicava di Ouster: basi militari al di là degli asteroidi, planetoidi incubatrice nella cintura, ambienti per angeli intorno al pianeta d’acqua più interno, depositi di rifornimento in orbita bassa intorno alla gigante gassosa, una foresta orbitale in crescita fra quelle che nel sistema del Vecchio Sole sarebbero state le orbite di Venere e della Vecchia Terra. La task force Gedeone impiegò dieci giorni a individuare e distruggere la maggior parte di quei nodi di vita Ouster.
Al termine, l’ammiraglio Aldikacti chiamò a bordo dell’ASS Uriele i sette capitani e rivelò che i piani erano stati cambiati: la missione aveva avuto un grande successo, perciò si sarebbe messa alla ricerca di nuovi bersagli e avrebbe proseguito l’attacco. L’ammiraglio aveva inviato nel sistema di Pacem una navetta automatica a propulsione Gideon ed era stato autorizzato a proseguire la missione. Le sette Arcangelo sarebbero traslate nella più vicina base della Pax, nel sistema Tau Ceti, dove avrebbero provveduto a riarmarsi, riattrezzarsi e rifornirsi e dove sarebbero state raggiunte da altre cinque navi della stessa classe. Le sonde avevano già individuato una decina di sistemi Ouster, nessuno dei quali era informato del massacro sul percorso spaziale della task force Gedeone. Calcolato anche il tempo per la risurrezione, entro dieci giorni standard le Arcangelo avrebbero potuto ricominciare l’attacco.
I sette capitani tornarono alla propria nave e si prepararono per la traslazione dal sistema bersaglio Lucifero alla base centrale di Tau Ceti.
A bordo dell’ASS Raffaele, il comandante Hoagan "Hoag" Liebler era a disagio. Oltre ad avere l’incarico di comandante in seconda della nave, era pagato per tenere d’occhio il padre capitano de Soya e riferire ogni comportamento sospetto, in primo luogo al capo della sicurezza del Sant’Uffizio a bordo della nave ammiraglia di Aldikacti e poi (per quanto ne sapeva) lungo tutta la scala di comando fino al leggendario cardinale Lourdusamy. Al momento aveva un bel problema: si era insospettito, ma non riusciva a stabilire la causa dei suoi sospetti.
Non poteva certo trasmettere alla Uriele la pericolosa notizia che l’equipaggio della Raffaele si confessava troppo di frequente, ma questa era proprio una delle cause della sua preoccupazione. Hoag Liebler non era una spia per addestramento o per inclinazione: era un gentiluomo in cattive condizioni finanziarie, che le ristrettezze avevano costretto prima a fare la scelta dei gentiluomini di Rinascimento Minore, cioè arruolarsi nell’esercito, e poi (per lealtà verso la Pax e la Chiesa, cercava di convincersi, più che per la costante necessità di denaro per riscattare e reintegrare le sue tenute) a spiare il proprio capitano.
Le confessioni non erano fuori dell’ordinario (l’equipaggio era composto di cristiani rinati che andavano in chiesa e si confessavano, naturalmente, e le circostanze in cui si trovavano, la possibilità della vera morte nel caso che una delle armi a fusione o a raggi cinetici degli Ouster fosse penetrata nel campi di contenimento difensivi, contribuiva di sicuro a quel pressante bisogno di fede) ma Liebler intuiva un fattore supplementare in tutte quelle confessioni, la cui frequenza era aumentata dopo la distruzione dal sistema bersaglio Mammone. Durante le pause dello spietato combattimento nel sistema bersaglio Lucifero, tutto l’equipaggio e il complemento di guardie svizzere della Raffaele (ventisette persone, senza contare lo sconcertato comandante in seconda) erano passati dal confessionale con la frequenza di spaziali in un bordello portuale della Periferia.